Capitolo 6

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Riprendo conoscenza dopo questo accesso di panico. Il suolo sembra ancora poco stabile sotto miei piedi e sudore freddo su brividi allungo la spina, mi accompagnano per continuare questa missione. Il dossier Kepsah non e ancora chiuso e non sapiamo cosa fare per congiurare la sorte dopo "Stack", magari disegnare un pentagramma per terra o sacrificare piccoli animaletti su un altare pagano in sala siluri potrà tirarci fuori dello stress generato da un album trita-budella. EP 2013 accoglie Hippogenia & Giuda II di Scarpinsky in cover. Tutti i titoli son strani perché rappresentano un gruppo di 5 numeri... nessuna sequenza tipo 666, pero son anche pronto ormai, a farmi inchiodare i piedi. Per "18105" , il primo titolo siamo più vicino a System of a Dawn e gli Deftones che altro. Uno, otto, cento cinque e urlato a squarcia gola su raffiche di snare drum e chitarre dure, facciamo un gioco? C'è come un  momento di sollievo, Kepsah si avventura verso un rock potente su questo EP. "30 965" e un bel rock arruffato che offre come lyrics due testi scanditi in modo confuso da due voci che battagliano per raggiungere il livello per essere percepite, il tono sale fino a urlare i testi. "60845" e un macchinario potente portato dal basso e dalla batteria per descrivere "un’esplosione a catena nella nostra atmosfera” anche qua, una voce sgridata al limite dello strappo, porta avanti la rabbia e la potenza generata. L'EP si conclude con la forza di Lorenz che comincia con un calmo crescendo di basso e chitarra e cambia di tessitura allungo le 10 minuti di una lunga ascensione verso ritmi più sostenuti, sembra finire verso gli 6 minuti ma entra in un meandro di sintonizzazioni radiofoniche, per ripartire perdersi nello spazio sugli urli di "non ho più peso". Tutti gli titoli di questo EP sono quasi dello stesso tono, e questo rende accessibile l'ascolto, "Nuanda" su "Stack" per esempio e un bellissimo pezzo melodico e planante ma troppo seppellito in altre atmosfere nere. Finalmente questo EP e accessibile a un audienza MOLTO più larga. Ma se siete pronti a perdervi nella nebbia, circondati da ombre strane, dopo un film del orrore il Wyznoscaffo raccomanda l'ascolto di "Stack" e un allucinogeno di scelta vostra.

Siamo a portata di sonar dei Zeroids, un trio pop/rock, che ha già rilasciato due Veri LP di 10 titoli ogni uno e annuncia l'uscita del terzo album sicuramente al momento in quale leggerete queste righe. Il livello d'ossigeno sembra risalire a bordo e l'equipaggio riprende colori a l'ascolto di "Zeroids" l'album eponimo del 2010. New York" e "1922" aprono l'opus e sembrano essere gli primi titoli registrati dal gruppo. "Maybe baby" fa anche scrollare certe teste in ritmo. C'è come una corrente d'aria fresca che passa da un compartimento a l'altro e l'equipaggio sorride di nuovo. Cosa dire sulla loro musica? Bene, non portano innovazioni, né nuove formule, niente di rivoluzionario, né trendy: direi anche che un Pop/rock del più classico, normalissimo, quasi di serie, leggermente accademico, limite banale. Come spiegare? Non sono come il gruppo di un genere "X" mettiamo, ma che prova di diventare "X+1", non sono quelli che prendono per esempio una referenza nel rock Inglese e che provano di fare più distorto, o più rapido, o anche più violento. No, fanno la loro musica, al loro modo, ma la sorpresa totale e che portano con essa anche tante emozioni giovanile, innocente, fresche, frizzante, estive. Il tipo di roba che ti fa andare a scrollare, a 50 anni passati in mezzo alla folla, senza chiederti né il perché, né il come mai... allora è il momento di lasciarsi andare su "Johnny" o di notare un bello "Just another man" e di cantare con il gruppo in Yogurt* su "Someday" o saltare in tempo su "She can play the guitar" perché ci si vive una volta sola e che dopo lo sfogo, gli risultati si vedono: Luminosità +17%, Elasticità +23%, lisciatura totale della pelle +43%, meno rughe, come riempito da l'interno e il tutto clinicamente provato.

 

*(specie di inglese fonetico, masticato di traverso ed incomprensibile a tutti cittadini oltre Manica)

"Once again" promette già nelle prime secondi una bella promesse Rock: al 10imo secondo la chitarra entra in scena con un rumore bianco e lo "scratch" di un jack che scende in presa. Non si poteva far meglio. "I saw you dancing (with my girl)" e bello campato li, al inizio album perché aggancia l'orecchio... Il secondo opus del gruppo sale di un gradino in qualità di registrazione, di esecuzione pura dei pezzi, la voce e più stabile e ricorda un po Liam Gallager. "I wanna see you cry" porterà le udienze a sostenere della voce il ritornello di questo gioiellino. Ci si può guardare il video di "Sharon" su you tube. "Get off the phone" sembra essere destinato a tutta la nuova generazione, che non sa staccare la faccia del cellulare, anche quando sono in coppietta! Il bellissimo "Totentanz" deriva quasi da solo sul reggae. Mentre slittate di bottle neck aprono l'ultima traccia di "TN cowboys" che invita al ballo. MOLTO promettente i due titoli che potete ritrovare in ante prima sulla loro pagina facebook: "Going to the disco" fa anche un altro passo in qualità nella strutturazione del pezzo, canto, strumentazione e del tutto ANCORA meglio. Credo che sarà disponibile in Vinile e in CD dal 5 marzo in poi. Da NON MANCARE.

Capitolo 7

Finalmente scarico a prezzo libero, La casa del Mirto "The remixes" pensando che, chi inizia cronologicamente il suo percorso da "Acafulcro" su bandcamp, non pensa proseguire più avanti ed e un peccato. Sono piuttosto sensibile sulla corda "remix" per avere incrociato il ferro con macellai di tutti pelli ed origine, nella colonna commenti su you tube, Beni Benassi compreso, ed ha ancora un’orecchia che fischia dopo il mio intervento. Secondo miei gusti pochissimi remixatori hanno VERAMENTE portato qualcosa di meglio ad un pezzo, rarissimi sono quelli che mi hanno fatto volare. Il resto e un esercito di massacratori della domenica, solo capaci di sovrapporre ad una struttura pre-tagliata e riordinata, il beat del loro genere musicale preferito e di vomitare 8 minuti di "remix" su you tube. Ecco che Mirto si attacca a miei monumenti personali preferiti, a sapere un remix di Phoenix, gruppo francese di Versailles che sono andato al "collège" con quei due di "Air" e quei due altri di "Daft Punk". (Pensate al professore di geografia o matematica, che le ha avuti tutti quanti in corso, nello stesso anno!!!! Continuando, decida di farsi la facciata Nord di "Relax" dei "Frankies" ed avere abbastanza fegato per avventurarsi verso "Who's affraid of" o anche "In the battle with" per estrare "Moments in Love" dei miei "Art of noise" e presentare un affettatrice sopra quel monumento, e per finire di guardare in modo interessato verso gli "Korgis" e il loro "Everybody's got to learn sometime". Son li guardare la playlist ed a dire: Ok, carino, fai un passo di traverso e mi sentirai passare. Beh..... Marco Ricci passa, alta la mano, lo giudizio spietato del capitan. Veramente. E non solo perché e Trentino...

Prima perché ci ammorbidisce con 11 minuti del l'Etere di "1D Session", rivisita planante di uno dei loro pezzi. Poi trasforma "Moments in love" dei "Art Of Noise" per una esperienza upbeat, che mi ricorda suoni e il tempo di "Big in Japan" di "Alphaville" a certi momenti. Il tutto sostenuto dalla partitura sequenziata di basso. Non me l'aspettavo. Il Remix di "Relax" e piuttosto fatto bene ma penso che niente può seriamente aggiungere alla deflagrazione di massiva energia sessuale, di puro lucro e peccato mortale del originale. Perché e già oltre la cima delle nuvole. Gli Korgis sono negoziati come una bella curva abbordo di una macchina convertibile di lusso, una bella domenica di estate. Anzi, non e un remix e una cover, cantato da “La Casa del mirto" in persona.  Poi "Phoenix", e su quella, il bestione si e lasciato andare alla grande! Conosco bene la canzone per avere la discografia completa del gruppo. Ma ecco che hanno aggiunto al ritmo già micidiale del remix,  la linea di percussione in "cowbell" estratta da "Relax" dei "Frankies" ed e proprio quella li che ti incolla al soffitto per la mezza giornata che segue l'ascolto. FE-NO-ME-NA-LE. Il resto dell’album sembra essere una rivisita di pezzi della casa c'è anche un remix di "Fake" della "Casa del mirto" fatto da un certo Lorenzo Marinelli su di quale non ho informazioni. Cercando gruppi trentini underground ho anche scoperto un gruppo che sembra avere una fama Europea nel quel genere dance/electro.

 

Sick & simpliciter mi arriva da Bandcamp attraverso due EP il primo: "Speculation" del Novembre 2013 e la sua ombra "Speculation RMX". Due compositori Luca Patarnello e Roberto Girardi si scambiano chitarre, basso e tastiere a vicenda, per creare un EP che rimane nel genere electro. "Got" gira intorno a un loop vocale su di quale una chitarra quasi reggae viene satellizzarsi. "Tracy" può pretendere a essere il hit del EP cantato in inglese, voce registrate da un film attirano l'attenzione altrove... : Somewhere. "Saved" si articola su la parola: "you" e sembra rappresentare un loop a l'interno di un altro loop sostenuto da voci che cercano armoniche intorno al tema principale. "Speculation" conclude l'EP con un suono di piano retro. Una chitarra magra e senza effetti porta pazientemente verso un coro a due voci.

Speculation RMX colpisce dal suo suono molto più in rilievo, molto più pieno e ampio. Tre traccie dei "Sicks" rivisitate da altri e la seconda traccia "Glitter" dei "Galleria Margo" remixata dagli "Sick & simpliciter". "Tracy" che apre questo EP e cantato da una voce femminile (Olivia Denis) e guadagna tanto dal rilievo insufflato dal canto, dal raddoppiamento della voce, bel Auto-remix. "Got" gradisce di un beat più sostenuto e del onnipresenza di una sequenza che sopporta il ritmo, e di una serie di rumorini digitali che punteggiano il tutto. "Saved"e pimentato da la stessa ricetta ritmica su un sottofondo di voci deformati da effetti. "Glitter" e lo più lavorato dei 4 pezzi. E un mid tempo su qualle due voci cantano sostenute da percuzioni vocali e un basso giu nelle frequenze. Bel EP di Remix e dicendo questo mi sto chiedendo se sto diventando un po troppo morbido su la corda "RMX" e se il Trentino rinserra nelle sue frontiere gente di gusto in questa disciplina.

Stacchiamo per il momento per un ritorno verso la base, nuovi dati sono arrivati da "Death by pleassure" e "Resando" ma ci sarà una grossa missione in vista una volta che l'intel avrà radunato la totalità della discografia dei Squirties, i Nuovi "Bob and the apple", " Zeroids", "Little finger", e il nuovo "Bastard". Faremo missione più corte ma più speso, chi lo sa?

Capitolo 8

"What, really?" Si manifesta da se davanti al sonar, appena l'immersione iniziata, quasi a l'uscita della base. Esito un po a considerare un EP di 4 traccie notando sulla loro pagina facebook che si tratta di un gruppo di Bologna. L'intel stipola per lo meno che un membro del gruppo sembra essere di Roveretto. Sicuramente un gruppo "ibrido" nato da incontri universitari. Un incursione nello Smart Lab del Menegoni di Camp Lion da il diritto immediato a una considerazione meritata. La copertina del disco e una foto presa dalla finestra di un treno in Giappone. "Ophelia (among the flowers)" apre, con un bel riff di chitarra pop, le ostilità. Siamo sul festivo, il gioioso, il saltellante, Dai! scrolliamo in tempo che la vita e corta... diciamo subito che questa band a preso cura del accessoriato musicale durante la registrazione: una voce timida ma tenera e sostenuta intelligentemente da cori che sanno sottolineare appositamente la sessione vocale e portare a l'insieme elementi solidi che si inseriscono precisamente nella costruzione. Senza dimenticare il dialogo due chitarre (tastierino)/batteria/basso su di quale l'esercizio vocale si appoggia. Il tutto e distribuito molto bene e ugualmente su questa registrazione. "Dandy Hobo" e un mezzo tempo che decolla al ritornello, li ancora, un duo di cori strappa a l'attrazione terrestre la totalità del pezzo, semplice ma efficace, come la lead guitar che arpeggia allungo. "Ninja expert" ci scrolla con un up beat di buona power pop. "Clouds" saluta l'uditore con un bel tono aereo. La discreta voce di Ale (ssio? ssandro?) manca un po di sostanza qua e la, ma il sostegno di Manga al basso e Paz alla chitarra e qua per colorare il tutto. A dire la verità non abbiamo bisogno di un Freddy Mercury o un Andrea Boccelli ad ogni angolo di strada, il tono discreto del cantante da un colore giovane e carino a l'insieme. Sono sicuro che le future registrazioni mostreranno progressi in tutti campi.

 

Resando era apparso qua e là nel passato durante le prime missioni, sopra tutto durante l'esplorazione del antro "Matteo Scotton" complice di due collaborazioni: "Secrets" e "The end" girato a Londra e costa inglese sud. La band si articola intorno a Filippo de Asmundis alla tastiera e canto e Michele Ceola al Basso. Sembra che la line-up si è leggermente modificata durante il rischioso trasloco fatto da Trento fino a Londra, storia di realizzare pienamente il pieno potenziale della band. Due lavori sono stati rilasciati dal gruppo: prima un Album di 9 tracce nel 2011 "Secrets" e un EP nel 2013 "New religion". L’Intel conferma che la band e originale di Trento come e vari video sembrano sopportare questa tesi. Per il genere musicale siamo su "L'indus" o rock energetico appoggiato su una struttura di tastiere programmate o suonate: "Sin", "Gravity kills", "Nine inch nails" sono referenze nel genere. Vari titoli, magari nel periodo Trentino, sembrano precedere l'album "Secrets" ma il sito internet del gruppo, non ricorda nulla della loro storia. "Change" e "The end" aprono le ostilità, la chitarra sottolinea melodicamente una struttura elettronica onnipresente, su tutto l'album. Il batterista martella precisamente il tutto, per dare vita biologica ad ogni pezzo. L'insieme suona a l'orecchio molto più che un rock attuale: la voce e pregiata potente e giusta, gli arrangiamenti sono di alto livello (senza superare Elio e le sue storie) e si suda qualità per ogni porro. Ho sentito poca presenza di drum machines e sicuramente, il loro utilizzo e stato sottilmente dosato. Effetti vari di post produzione, punteggiano qua e là, o la chitarra, o la voce. "Snake" e il primo pezzo calmo perso in mezzo ad un oceano di energia e sequenze. Mette bene in evidenza il canto di Filippo, precede "Still alive" e suoi suoni distorti e lascia posto pulito prima di "Secrets" che si impone come hit per portare avanti l'album eponimo. Sul Video di Matteo Scotton mi sembra di riconoscere Il batterista dei Vetrozero, informazione confermata da l’Intel. Bel riff di chitarre comunque, che risorge in mezzo a una giornata in immersione: invade subito la memoria dopo la sveglia o viene in mente a l'improvviso. "Catchy" come dicono oltre manica... "Evil" e "Demon" sono due mezzo tempo sincopati e triturati. "Purple sky" si gira definitivamente verso un Rock potente e rabbioso a forma di sberla sotto i 3 minuti. L'album si conclude con "I am with you" che rimane il più orchestrato e il più melodico dei pezzi proposto in questo album.

L’EP “New religion" esce nel 2013, suoi titoli son più LIBERI perché più lunghi. Intendiamo: meno sul "formato-radio-che-non-deve-eccedere-tot-minuti-e-tot-secondi". Abbiamo, intorno a noi, Radio e Tivù che agiscono come se un mercante d'arte potesse andare da Picasso e dirli: "Adesso dipingi solo in blu", o da Manet e stipolare: "Adesso espongo solo quadri di 65x55" o anche avere abbastanza fegato per imporre a Rodin: "Te faccio un’esposizione pero tutte le statue non devono eccedere 80cm di altezza". Pero nel mondo mediatico di oggi siamo arrivati li. Proprio lì: l'accesso al pubblico deve passare da un formato preciso che piega la creatività alla voglia spietata del mercantilismo. "New religion" si distingue da una sequenza ossessiva che sostiene il ritornello e si lancia verso spazzi aperti dopo il terzo minuto della traccia, invitando a ballare. Salta fuori del branco "Never again" e il suo assolo di chitarra stratosferico che precede un ritornello ripetuto ad libitum nella seconda parte del pezzo. "Frozen heart" si estende ancora di più verso spazi liberi, lascia la chitarra esprimersi, lascia le tastiere l'onnipresenza della trama, e le percussioni sottolineare le frasi giuste. "Supernatural" parte come un cane senza guinzaglio in un campo libero, e conclude il primo movimento dell’opera verso 3:39. Il basso apre la seconda parte, dei bei 5 minuti di strumentale, che tira la reverenza verso le vere capienze compositive di Resando. Ancora a Londra, Filippo de Asmundis conferma in una conversazione segreta che il gruppo sta per sfornare qualche titolo perché e in studio mentre questo articolo viaggia verso il Trentino.... stay tuned... Ghe roba sul foc'.

Per le trippe di Lux interior e di Wendy O’Williams! Ecco gli “Death by pleasure”! Avevo fino ad ora sentito parlare poco di "low fi" e di garage (di capanna di giardino, si pero!). Perché sub-coscientemente vedo un ingegnere del suono con occhiali e cravatta dire durante la registrazione: "Hmm... non va bene ... bisogna rifare.... l'ago va nel rosso qua e là.... non si può..." e due altri riderli in faccia. Mi ricorda ancora una volta questa voglia di uscire della scatola, di fare qualcosa non per far bene, ma per andare al contrario di quello che si fa generalmente, altrove, dappertutto. Come nel periodo in quale negli 80 la band in quale suonavo appoggiava un radio tape recorder della Philips per terra fra batteria, l'amp chitarra, l'amp basso, e l'amp voce e con due dita premere "Record e Play"... Casomai si sentiva troppo l'uno o l'altro si muoveva il recorder di 20cm più in là e si suonava il pezzo di nuovo. Centro! Bull eye!  Siamo li... nei due pezzi che aprono la paletta di carta vetrata per timpani vergini, preferiscono "Points of view" perché in mezzo al passaggio della rapa a legno da un orecchia a l'altra, viene fuori melodie cantate, sapientemente combinate, e bei cori. "Spontaneous combustion" sembra essere la scelta del gruppo per portare questo' EP di (quasi) 6 tracce. E per il rispetto del genere tutto l'EP e registrato distorto in proporzione elegantemente teatrale.  "Shy, shine" avanza per blocco, intercalati da arpeggi di chitarra. Ci si rigioca di nascosto con i fiammiferi, e nelle scale, per "Find a fire that burns" e la sua voce urlata su martellamento ripetuto di piatti. "Waiting, Wasting" e il quasi pezzo dell’eponimo EP, intermezzo di 26 secondi verso "LBMB" che ribadisce un tema di chitarra alternato da cambiamenti di sonorità. Dopo qualche secondi di respiro cristallino alla superficie per ovvi motivi di sopravvivenza, il pezzo ci riporta verso le profondità distorte del suo abisso. Il gruppo sembra registrare di nuovo per portare turbamenti in questa ricca primavera musicale. Energia, potenza, attrito.

Ritorno alla base. Devo procurarmi certe discografie complete per le prossime missioni.... come fare segretamente e in immersione questo lavoro di nascosto????

Capitolo 9

Rientro del periscopio e riempimento dei ballasti, il Wyznoscafo punta del naso e sparisce verso la massa nera delle profondità. La missione copre un gruppo solo. Difficile di parlare di Next Point senza graffiare un po’ la loro immagine iniziale, per l'onesta del punto di vista, poi magari mette anche più in evidenza la perla preziosa che è uscita recentemente.

"Maxima 30" esce come uno scherzetto il primo aprile 2006 ed e cantato in inglese. Vero che il lato conciso di questa lingua semplifica la scrittura del testo. Un’immagine chiara può essere distillata in un verso. Apre anche orizzonti più larghi a chi vuole girare l'Europa. Ma e un’arma a doppio taglio.  Se gli inglesi sentono un pezzo e tendono l'orecchia chiedendo "Eeeeh???" per via della pronuncia, impone spontaneamente, li sul posto, un livello di traduzione. Se poi Italiani vogliono approfondire un po’ il messaggio devono superare un secondo livello di traduzione. Bisogna essere un VERO fan per farlo, ma pochi nell’udienza stanno lì con il mantello del super eroi decodificatore. In fondo mette un po’ una barriera fra il gruppo e le persone che vengono alla loro prima uscita su un palco. Poi l'inglese e anche un effetto di moda: non capisco quelle necessita che certe radio (Pubblicità, Tivu, etc…) di parlare agli giovani in inglese "perché fa meglio" (rimane una moda mediaset, a dire la verità). "New sound generation". Colpisce? Ti da un’identità? Ti tira fora del branco? O fa rientrare in riga la gente nella fila verso l’Hollywood mangime, a strafogarsi di caca colo obbligatoria e carne per cani tritata lavata a l'ammoniaca, mentre abbiamo Chinotto e pan buon con la luganega, che ne basta la meta??? E chi cavolo siamo, EH?

Comunque si può cantare in inglese: e una libertà, bisogna prenderla se si sente cosi. Dovrei star zito anch'Io su l'argomento scrivendo in italiano con formule grammaticale da far "sciopar dal rider" usando la sintassi come una mucca spagnola. Un gusto di Green day ricopre le 6 tracce. "Nightmare", "WC cleaner", "Generation sound" e Il bello "September" che conclude l'EP. Sono dei pezzi rock energetici e musicalmente di corretta qualità, con un retro gusto adolescente. "The savior" e un mezzo tempo "brutta-la-guerra" con un discorso di George W Bush per punteggiare l'opinione della band. "Ninna nanna" e un acustico lento in "flat picking”, che lascia dopo il minuto e venti un campo bello largo al basso. Si impone fra le 6 tracce come un pezzo dove “Next point” rivela il talento di strumentista di ogni membro. Su questo non ci fioca.

"Destroy the social media mask" sale di un gradino qualitativo nei primi secondi di "Wunderkammer". Più di due anni sono passati e la maturazione musicale si fa sentire, c'è stato sudore in sala prove. Ogni traccia porta i calcoli architettonici di una strutturazione più pensata, opposta al "grezzo di forma" energetico di "Maxima 30": peccato che si canta in Yogurt, ci si richiede troppa energia da l'uditore per focalizzarsi sugli testi cantati. Ma già la sessione vocale si organizza e corri sottolineano sapientemente il ritornello di "Arenas". "Sala prove" su "Rock TV" offre una buona versione di "Song written under a Psycotherapy" su you tube. Qualità c'è... non sono arrivati lì per caso o fortuna. "Destroy..." riprende cadenze rock classiche dopo la sua introduzione acustica. "Peanuts dance", "Rhinoceros", "Damasco way" formano un mattone Rock compatto in mezzo a l'album per lasciar posto al mezzo tempo di "Galapagos", composizione calma che si energizza nei suoi ultimi secondi. "Larches of gold" e un bellissimo acustico orchestrato con cori in Italiano. Magari la chiave che porta verso il prossimo LP.

"Next Point" si calla finalmente nel suo stile con "America". E come sedersi in una poltrona dagli cuscini morbidissimi: Ci si sente avvolto dalla materia e ci si scende piacevolmente nel conforto liberando una leggera quantità d'aria.  Poi per archiviare un risultato completo la gravita ti spinge giù un altro centimetro, stai troppo bene e pensi: " Di qua non mi muovo più".   Ogni traccia può anche pretendere essere il single per promuovere il capo lavoro che è quest'album. Allora che cos'è "America"? Magari e la bestia nera della copertina che uno gnomo attacca a l'asta, o melodie cantate depositate liricamente su composizioni di alto livello? Una voce piena e solida sboccia, messa in evidenza, su testi maturi, pensati e in Italiano con cori giusti e giudiziosi. Sei anni completi sono passati da l'ultima realizzazione. Siamo di fronte a una traiettoria alla "Vetrozero": "America" e "Temo solo la malattia" sono cugini, sono cresciuti nello stesso cortile, si sono graffiati le ginocchia insieme, sono caduti dalla bici sulle stesse irregolarità di terreno. Sono spettinati nello stesso modo, pero son cresciuti molto bene! Due destini paralleli come binari in stazione. Dalla concisione pratica dell’uso dell’inglese, ci si salta per "America" a l'Italiano, per aprire altri campi: lirismo e poesia. Questo cd e un piatto da leccare con maleducazione, ma che ti lascia un bel sorriso e labbra macchiate golosamente di salsa. "Emicrania" apre l'album con un tema di chitarra ripetuto ad libitum, il ritmo sincopato delle chitarre lascia posto a un bel ponte musicale al secondo minuto, cori vocali scortano quel gioiello verso l'uscita. L'immagine alla Pinocchio del "Ultima luce nel paese" rimane in testa per "La morte del Fabbro" sostenuto da l'unico ritornello cantato in buon inglese. Siamo sul monumentale per "Mille nani" e il suo ritornello da cantare a squarcia gola da una folla compatta, il pugno alzato in piazza, storia di svegliare una nazione confusa e disorientata, abusata e rubata quotidianamente da un mezzo secolo. "Ma gli nostri figli non so chi le disarmerà"... Monumentale, ANCORA di più, e la "Matiz cabriolet" portata da forme ritmiche classiche e stacchi intuitivi. Ma sto pezzo ti fa veramente volare. "L'antica forma di potere temporale" che è il possesso di una macchina e ridimenzionato-con-il-tempo-dalle-necessita. Dopo questa canzone comprare un immenso 4X4 per spalmare in faccia della gente una bella riuscita sociale, diventa un atto incivile e arrogante, e prende ancora più significato dopo "Mille nani". Bella commemorazione potente e rockeggiante per "Morire giovane" che accompagna la "Trincea" dei "Bastards sons of Dionisio" e marcare il centenario del più grande macello volontario di questa civilizzazione. Si può salire su la nostalgica "Altalena blu" per goderci una magnifica partitura di basso, de quelle rare e che ti rimangono in testa, semplicemente perché il pezzo si appoggia di tutto il suo peso su le quattro corde. Bellissima partitura del lead guitar che sgranocchia note in sotto fondo. "America" entra con un bel riff di chitarra batteria e basso. Un altro tesoro di testo, voce, cori, percussioni... una perfezione. Anche se dopo tutta questa qualità mancano parole e formule a uno scrittore straniero e immerso per descrivere il piacere di ascoltare, in loop, quest'album da più di una settimana e mezza. "Dentidoro" rimane la traccia la più rock di questo miracolo primaverile. "Dublino Est" prende tutta la sua dimensione nel suo ritornello e le acrobazie del batterista che brilla, del resto, su tutta questa produzione. "Le nuvole di Bangkok" e portato avanti dalla doppia voce nel ritornello e tutta questa eccellente musica fa sembrare quest'album troppo corto, come volato via, come tutte le cose buone. Per curare questo sentimento l'auto replay e di rigore. Vorrei battere sulla tavola delle carte sottomarine ed urlare che questo e l'album del 2014, ma devo mostrare un po’ di consistenza davanti a l'equipaggio, sapendo che è solo maggio, che "Bob and the apple" sta per sfornare una galletta e che in una sala prova di Pieve di bono, tre piccoli geni stano con la biro febbrilmente in mano...