Capitolo 10

Incrociare la traiettoria di produzione come quelle di "America" di Next point da il cuore leggero per ritornare a disturbare Nettuno e il suo tridente. Sono allegro, mi sento come pulito, docciato di recente, ascella purificata, razzato da vicino, alito freschissimo, leggermente profumato, mutande stirate, pettinato bene, biro quattro colore, prima fila, attento. E quasi da dicembre scorso che programmo un tuffo nella discografia dei sQuirties. Ma l'intel manca di porre documentazione sul primo album e il secondo. Promette che andrà a sollecitare agenti dormenti in altri gruppi locali, anche se non possono rivelare la loro copertura, per fornire la documentazione necessaria.

I primi contati con gli schizzati della Valsugana rissale a 2012 quando l'ex corista/tastierista dei Nibraforbe, la deliziosa Anna Berlofa, mi ha mandato un link tramite lo SCOP di profondità. Il video di "Rosie” e la sua musichetta di giostra score sullo schermo.  A l'epoca non avevo idea di chi era Jacopo, ne Stefano Bellumat che realizza questo video magico. Ero molto più impressionato dagli effetti speciali e la post produzione del "Origin of the species" che avevo visto brevemente attraverso la pagina you tube del inossidabile e onnipresente Matteo Scotton. Poi basta una discesa nella colonna di destra per arrivare a "Scivolerò" e il suo video divertente, ancora di Bellumat, masterizzato da Jacopo Broseghini dei Bastards, unico titolo in Italiano a conoscenza del intel.

Poi ovviamente l'attesissimo EP del 2014 con il suo video "Time to change"  per annunciare l'evento. Mi ricordo avere scritto su You tube: “Questa band e una combinazione chimica d’eccezione, come una congiunzione planetaria rarissima, che sia nel talento musicale e strumentale di ogni suoi membri che nella capacita teatrale di incarnare un personaggio in ogni uno dei loro video. (notare le espressioni portate avanti da Azza nel ruolo del Bambino, quelle di Carmelo al volante della macchina, o il sospiro davanti alla culla di Sung). Floriozzy e maestrale nel ruolo della donna incinta e Joe Barba a grande capacita di regista”. Questa band a raggiunto una solida autonomia semplicemente con il multi talento di suoi membri, di fatti, gli sQuirties sono personaggi rari e unici con capacita artistiche che vanno oltre la musica.

Poi fanno un "rock 'n roll fiammeggiante puzzolente entusiasmante" e il dialogo delle due chitarre porta pezzi a forza di braccia. Joe Barba sa perfettamente sottolineare le frase musicale o lasciare piccoli vuoti nelle sue partiture di batteria per avvolgere la melodia del canto, o accentuare riff di Chitarra o di basso. Il risultato è equilibrato, pieno, e piu che professionale. E cosa ci portano queste "Fairy tales for thousand ladies"? Al meno "Time to change" e le sue chitarre alla "Pulp fiction" per aprire il ballo. Il ritmo e sostenuto: e un Twist dopato alle ormone di crescenza. Lasciare il video dietro di se e facile basta focalizzarsi sugli cori di Carmelo dopo il ponte musicale. Impacchettato professionalmente il fioco finale risplende di rilievo e lascia posto a "Mister grown up" che e il mio pezzo preferito. Sicuramente il più lavorato, al l'immagine di  questi cambiamenti di effetti sulla voce fra versi e ritornelli, o magari nel elaborazione della partitura di basso, sicuramente nella virtuosità del batterista dopo il secondo minuto. "It's easy for you" e quasi un classico di ferita di cuore aperte,  salta da calmo e melodico, a rock corposo e respira l'elaborazione acuta che rappresenta, del resto, quella di questo EP di 6 traccie. "What the Hell" offre la versione studio di un bello video lacustre, di quelli suonati con le cicche e il bicher di birra prima della spinta finale e l'uscita di Simone dello schermo. Notare che un video dal vivo ancora più energizzante gira su you tube. "Satellite" ci riporta in orbita con una partitura di percussione elaboratissima  e il suo ritornello accattivante: questo e un rock calibrato. "Rubarbroots" arriva troppo presto, lo strumentale e un esercizio un po difficile per la maggior parte dei gruppi rock, una volta tolta la presenza del front man e sua voce, rimane solo melodie portate da strumenti che si esprimono senza coperture. Facile! Su questo pezzo il basso sostiene il corpo forte della fondazione, mentre la batteria impila sapientemente gli mattoni e il dialogo delle chitarre forma volte e architrave, per poi dare sberle a chi ne vuole, dopo il terzo minuto: se vuoi della bella potenza, qua c'è n'è... e servita con classe. L'intel mi assicura che un agente dormente procurerà la produzione discografica della band ma non deve alterare la sua copertura. Comunque gli sQuirties hanno raggiunto questo livello con lavoro e perseveranza e il risultato si sente. Ottimo CD indispensabile.

 

Nel ritorno alla base becchiamo un eco timido, distante ma distinto. Calavino nella val dei laghi e la sede degli Stargazers. Un trio molto giovane che raggiunge a pena 18 anni di età media. Cecilia (Batteria e cori), Daniele, suo fratello, (Basso e cori) formano una base ritmica solida per la chitarra e la voce angelica di Laura. La band e formata da 5 anni(!) e si piazza regolarmente al primo o secondo posto negli concorsi a quali partecipano. Che sia cover o composizione originale ogni pezzo sembra essere lavorato fino alla perfezione. Niente registrazioni disponibili al pubblico ma L’Intel provvede tre tracce direttamente dal trio. Due sono cantate in Italiano una in Inglese. "Sguardi" e un pop alla chitarra acustica di buona fattura, con un buonissimo bassista accurato e cori di voci femminile calibrati alla grande! La struttura del pezzo non è monolitica ma si articola intorno ad introduzione, break, introduzione di versi di diverse tessiture e cambi di ritmo. E un vero invito. "Heartstrings" invita al ballo, ed e quasi quattro o cinque giorni che mi sveglio con il ritornello in testa. L'aggiunzione di tastiere da rilievo alla composizione ed inchioda irrimediabilmente il tutto. "Frammenti" inizia con una chitarra acustica in “flat picking” e una bella voce messa in evidenza. E sempre questo basso che fa maglia sottile su un bel pezzo pop.  Diamo un po’ di tempo alla formazione per portare in studio qualche composizioni fatte in casa che non potranno essere altro che lavorate, precise e di qualità.

Nelle ultime miglia nautiche prima di ritrovare la nostra base, un allarme silenzioso non identificato ci raggiunge dal gavitello di fondo lasciato nella val delle Giudicarie. Pieve di bono esattamente... ed e molto strano. Non proviene dall’Eco del Baratro....

Capitolo 11

Da l'uscita del porto, Il Wyznoscafo segue il segnale del gavitello di fondo lasciato nella Val delle Giudicarie. È stato lasciato da quasi un anno li, per sorvegliare le attività del “Eco del Baratro”, prima dell’uscita di "Azione", il loro ultimo album. Le ultime notizie provenendo dal gruppo mostrava una fase di scrittura, ma entrare già in studio sembrava per il momento, un po’ prematuro, al gusto del Intel. Un’attività e stata registrata nella zona, ma informazioni mancano. Poi, la firma sonar del segnale non corrisponde a niente nella nostra banca di dati.

- "Ripassatemi tutto allo scanner" ordino dalla poltrona del comandante, in mezzo al centrale operativo.

- "Non capisco, capitano, e un segnale .... silenzioso...  e proviene di Pieve di Bono, ma non è dell’Eco del Baratro"

- "Rota nel 195, profondità 300, Avanti tre quarti!" rispondo prima di affondare di nuovo nella mia perplessità.

Arrivati sul gavitello le cose si precisano: e "Silent Carrion" entità mono-celebrale ma poli-tastierista veramente esperimentale e scura. Sembra che a Pieve, se c'è un modo comune di fare musica, o al meno di avere idee musicale, loro devono fare in un altro modo. E come sapere che, se c'è una direzione presa da quasi tutti gruppi circondanti, loro imboccano volontariamente la direzione opposta. Nettuno stridente! A Pieve ci si nuota a contro corrente. Mettiamo che, con una tastiera e un computer, il primo riflesso sarebbe di fare ballare: Invece "Silent carrion" ti fa incubare, con il tipo di musica di ambiente che potrebbe corrispondere a un film dell’orrore, nel momento in quale l'assassino (con la potenza muscolare di Hulk, il cervello della Santanchè, cannibale, affamato, sfigurato, vendicativo e violentatore) passa con gioia il varco aperto davanti a lui, per venire nella tua direzione: "Groucho, per favore, non dimenticare la pistola!"

4 album hanno visto il giorno (No! scusate... La notte la più scura!) dal 2010: Andras, Ruins, Suprematism I e II, e contengono i titoli gli più evocatori: "Fear spread like plague”, “Krieg", "Blind creatures, asteroids and jokes", " Human Maggots Swarming Round Her Bed of Death", "Homicide" e la mia serie preferita: "The psyco suite": Manure, Cyanide, Filth e Leprosy". Questi strumentali mi ricordano un concerto stranissimo di musica elettro-acustica, che avevo sentito da teenager negli anni 70, composto da rumori bizzarri che traversano una stanza senza che l'udienza potesse determinarne l'origine o la provenienza. O ancora del "Electro grind" come lo fa un amico mio qui; in un gruppetto mono cilindro di Lincoln, e che si chiama "Friend cull". Secondo me "Friend Cull" e "Silent Carrion" devono entrare elettronicamente in contatto per sfornare una traccia esperimentale da brivido.

Difficile di descrivere le atmosfere anche se "Red box", il titolo il più strutturato dell’ultimo album "Suprematism II", e un pezzo che riprende le stesse frasi musicali di "Blue box" del secondo album "Ruins". Per lo meno notiamo la presenza di Stefano Nicolini, chitarrista del "Eco del Baratro", come comparsa e autore del video che illustra questa traccia su you tube: E un fumetto di "slide show" in nero e rosso che finisce in un fracasso di vetro e denti, ma valle la pena di essere visto.

Per lo meno le raffiche di Bass drum di "Mist", Il trash drumming di "Malphas", o anche la destrutturazione sincopata di "Faust" non sono a portata di tutti. Disturba... è enigmatico... Come certi titoli che si ripetono da un album a l'altro, come capitoli da seguire: tre "Suprematism" (Sickness, Mercy, e Strength) si seguono al filo degli album. Musica da tenere lontano da depressi.

Continuano la missione con una rivisita di routine nella data base musicale Trentina, per scoprire altri nuovi gruppi inseriti da poco: Ancora una nuova serie di formazioni di vari orizzonti che posticipano la lista già lunga dei gruppi di quale devo assolutamente parlare, per riuscire a non dimenticare nessuno. A pensarci bene la musica locale e del tutto ricca di varietà e di generi, ma soprattutto il numero delle formazioni e molto più importante di quello pensavo al momento di iniziare le immersioni.

Anche se la loro presenza in queste colonne può essere discussa dagli puristi e gli esperti della musica regionale, gli "Ome brothers", due fratelli di 12 e 14 anni, hanno registrato nel 2013, un album intero di 10 tracce: "In the beat" che contiene una cover dei Beach Boys e 9 Pezzi originali scritti, composti, suonati, e registrati da Nonna Carla studio (!!!) sul auto-costruito label "Ome records". Sebastiano (mezza batteria, cori) e Edoardo (chitarra e canto) Omezzolli sono di Arco e passano il più chiaro del loro tempo a suonare. You tube provvede un canale a quale consiglio di sottoscrivere. Magari per vederli nel video sottostante a fare, due anni fa, una cover dei Beatles, o per scoprire lo studio di registrazione in quale lo scooter e lo scaffale per la pittura sono disposti appositamente per ragioni acustiche. Magari per vedere cos'è una mezza batteria o sentire Sebastiano punteggiare gli versi delle canzoni di "Yeah!", " wuuuu!" o "wua!". Tutto questo valle la pena di passare un ora davanti al monitor del vostro computer. Considerando un margine di progressione sicura, possiamo considerare che il futuro del Rock Trentino e in buone mani, senza essere tenero o incoraggiante: Sebastiano ha veramente raggiunto un serio livello alla chitarra e vederlo negoziare certe partiture lascia a bocca aperta. Del resto, so che you tube propone video di ragazzi più giovani (magari più frustati dagli genitori) che sono diventati più virtuosi, e questo, su vari strumenti. Gli Ome Brothers sono Trentini e devono essere assicurati che le orecchie regionale ascolteranno con attenzione le loro prossime mosse. Lascio un altro gavitello sul fondo e l'equipaggio accoglie con gioia il nostro ritorno alla base.

Capitolo 12

- Equipaggio al completo, capitan.

- Bene, sganciate gli ormeggi. Al posto di manovra!

A pensarci bene non ho mai graffiato nessuno in queste colone, cioè non ho preferito non parlare di gruppi o artisti che non mi piacevano piuttosto che scrivere recensioni che potevano anche essere prese male. Dopo tutto devo semplicemente solo descrivere miei gusti... Poi, sono una referenza in che cosa, Io??? E questo Wyznoscafo che si muove di nascosto fra delle partiture montagnose e il Nautilus o ottobre rosso? Ma in fine, cosa vale una recensione piena di complimenti se e persa in mezzo ad altre recensioni piene di complimenti? Come descrivere ciò che e entrato nel raggio del Sonar ma che mi ha fatto cigolare dei denti?? Finora le immersioni sono state piacevole, magari un po’ tormentate verso gli Kepsah e Silent Carrion. Ma cercando bene dopo 5 o 6 ascolti con le cuffie ho finito per trovare qualcosa di interessante in tutto.

- Pronti a l'immersione capitan.

- Procedere, profondità 300, rota nel 180, avanti un quarto. Secondo, vi lascio il centrale operativo!

Mettiamo che tutti hanno veramente il diritto di esprimersi e di mettere in lignea album e prove o studi vari come, e quando vogliono, tocca a l'udienza poi, a giudicare. Osvaldo Cibils e il primo a utilizzare pienamente questo diritto: e propone su Bandcamp 5 album completi di suoni vari. Non posso descriverle in un altro modo perché sono solo rumori... "Goplana 14: BOD is mman: Nubifragio", "Goplana desalambrafundita", "Goplana SK si slider movement", "Goplana: t44t y el sol: o0o0o" e "s:pt-Goplana15" sono in scarico gratuito (ci mancherebbe!) su Bandcamp. Non vedo un obiettivo in tutto questo ma un gatto camminando accidentalmente o addormentandosi su una tastiera può ottenere un risultato equivalente. Consiglio le 11 minuti e 12 secondi di "Curaggio CRI I47 continue" per apprezzare pienamente.

 

Reazione suina segue un cammino parallelo come due binari in stazione (inspirazione?) ma utilizza chitarre e tastiere. "Ad esempio", Starci" "4,33" e "Impro 24" che scarifica vostri neuroni per 10 minuti e 22 secondi sono graziosamente disponibili sullo stesso provider di musica internet: Bandcamp.

Ci sono poi quelli che registrano e che sono soddisfatti del risultato nonostante sbandate clamorose di batteria, canto inglese di una provincia sconosciuta, voce esperimentale, cori come gatti giù dalla grondaia, solo di chitarra pre pubere. False Friends e il loro primo album sono di questo colore o magari sono di cattivo gusto e cattivo. Ma potete incontrarli in the SuUuUUuuuuuuUUuuUuUn.... che apre l'album. Felicemente chiudono queste 9 tracce da "Only Rock n' Roll will survive us". Ho 200 Euro in tasca dimmi dove posso scommettere. L’Intel non sa se hanno fatto un altro album ma spero che hanno fatto progressi.

L'ascolto di "Tre verticale" disturba un tantino l'orecchio. Ci si cerca, dopo un momento, cosa può portare questo sentimento. La risposta viene dopo un po: sembra che 80% degli versi finiscono in "EeeEEEEeE" e trascinano in lunghezza. Voglio dire in VERA lunghezza. Non ci sono piedi negli versi, e piuttosto un testo scandito e Francesco Dal Corso e poco spinto alla gioia. E un po malato con il mondo intero, cioè: piange più che Marco Massini. Primo movimento in pubblico (con gente che applaude) secondo movimento accompagnato da un bassista :Nicola Brentari. Terzo movimento con Stefano Roveda: violino, piano e theremin. (strumento elettromagnetico che emette suoni senza contato ma passando la mano fra due antenne, lo disturbo del campo magnetico genera dei UioIuIUUiUIoIIioOOOoo.) Ero molto attratto dal un titolo del ultimo album "Sopratutto niente sotto" che e una frase che dico spesso, ma il mio umore salace e stato rimesso a posto, dopo 8 misure. Ci si nota per lo meno una progressione nella qualità generale, scommetto che il prossimo album sarà buono.

C'è poi ci sono gruppi che potrebbero essere veramente bravi a poco di un dettaglio piccolo, piccolo. Free mind ad esempio: il loro album live in theatre esce nel 2013 e per i fan degli Doors questo e il paradiso. Veramente tutti bravissimi. Veramente. Suono buono, batterista buono, tastiere buono, basso buono, chitarrista buono. Veramente. Buono, buono. Ma non ho capito una sola e unica parola uscendo da la bocca del cantante. (Non è vero, sono lingua di vipera: ho capito "get", "so" e "now"). Ho dovuto aspettare una jam session locale con vari amici e un vicino di casa: ex bassista e chitarrista degli "Red Lorry Yellow Lorry" per capire che Free mind canta in "Jack Daniels" dopo avere sentito Gary, mio vicino, articolare gli stessi suoni bucali dopo una bottiglia intera del prezioso distillato. Fiero di questa rivelazione sono tornato in casa subito per scrivere, prima che lo stesso distillato mi facesse dimenticare.

Arrivo nella mia cabina e mi sdraio sul letto. Il secondo di bordo non mancherà di svegliarmi con l'intercom se succede qualcosa...

Capitolo 13

Non so se e il fatto di essere nato negli anni 60, o il fatto di non avere figli per seguire da vicino le mode e le evoluzioni del tempo, ma devo dire che ho sempre un po’ di difficoltà ad adattarmi agli correnti che definiscono quello che "in" o quello che è "out”. Per esempio apostrofo speso giovani per strada e pensando farli un servizio dico: “Ueila! ciao, te se vede le mutande, sat!" Gli sguardi poi, la dicono lunga su il livello a quale sono destinato nella loro estima. O ancora ultimamente: "Huei, scusa! passando sotto quel balcone ti è cascato un moccio sulla testa..." per rimpiangermi ancora di più dopo, peggiorando il mio caso chiedendo: "Ma come fai a pettinarti?"

Arrivo nel reggae Trentino senza prendere troppo cura degli episodi ovvi. Tipo Anansi che incrocio regolarmente da due anni in video sia a San Remo, sia in intervista con Johnny Mox, o in intervista parallela su Samba radio con gli Rebel, appunto. La decisione di esplorare finalmente queste acque tropicale viene da l'inserzione dei “Guanabana” nella database musicale Trentina, e la visione del video Di Bruce Gil e Rebel RootZ "Non c'è più Tempo" su You tube. Non serve tirar fuori, per consultazione, tutta la serie di pressature Giamaicane single, nel mio possesso, né "Steel pulse", né "Third world", né "Linton Kwesi Johnson" per referenza. Nonostante il manco di ascolti recenti, la roba e ancora bella presente in mente.

La copertina del primo album dei Guanabana "Reggae Trentin" dà il tono sul contenuto e rivela in ante prima la personalità del disco, comunque la voglia di cantare in dialetto deve essere salutata. Pero la profondità del primo album rimane un po’ "adolescente" nella sostanza del suo messaggio. “Guanabana” si calla confortevolmente nel Reggae calmo: siamo sul down tempo a ritmo di onde su spiagge bianche (Sarca roots, La scatola). Pero a dichiarare apertamente miei gusti non ho veramente agganciato, non c'è niente che mi disturba neanche, ma non n'è vado pazzo. Mi sembra che manca sale, manca pepe, e magari un toc de peperoni. Anche se le orchestrazioni cercano di incollare al meglio al suono tradizionale Giamaicano. Si deve aspettare la fine dell’album per trovare un po’ di ritmo con la canzone "Marco" che mette in avanti gli talenti del chitarrista e cori giudiziosi. Se volete, mettiamo che Guanabana e Rebel Rootz fanno Yogurt: Buon... l'uno fa yogurt natura (buono, puro, genuino, non sbagliamoci) gli altri fanno yogurt alla frutta... con pezzi di frutta dentro…. senza coloranti, ne agenti di conservazione… e magari mettono dentro anche un po’ di "Coco pops" che crocchia sotto il dente e che dà al tutto un gusto di "Torniamoci".

 

"Radici ribelle", e "Sotterraneo" sono due album di alta qualità registrati al Guliver studio da Alex Carlin. Visto da lontano "Sotterraneo" sembra molto più sostenuto da cori belli, buoni, efficienti e postati sapientemente. Tutti due hanno un buon reggae punteggiato da piccole frasi di percussioni, di tastiere o chitarra... alla moda dentella, ci si fa maglia, ci si cerca il dettaglio che aggancia l'orecchio, quale cambio di suono o quale sottile stacco nel ritmo farà girar la testa. Cioè, il tutto e lavoratissimo senza perdere un grammo di spirito e di significato. "Tu lo sai" e le sue raffichette di woodblocks, che distribuiscono virgole e punti di esclamazione nelle frasi musicale, sono qua per sostenere questa tesi. Comunque, bestia di batterista su tutto due gli album... Veramente. "Fragile" per esempio e introdotto da una chitarra acustica romantica, che a sentirla da sola, non sembra portarci a un reggae. L'eco messo sullo "snare drum" rincentra da solo il punto e la destinazione del pezzo... Su un colpo del genere ci si sente la guida di una produzione acuta.  Appare Anansi nel ponte musicale come un invitato di prestigio, o magari perché hanno lo stesso parrucchiere. Non so ben miga... ci si sembra scivolare nel Jazz per "Big man" ma e solo per un’introduzione che sbava leggermente la sua tinta negli versi: il coro rimane un reggae puro. "Esiste un fuoco" e la traccia la più festiva di tutte, la più piena di "coco pops" appunto: scoppia di Ska, di gioia e di colori. Sti zoveni son delle bestie! "Musica" e un esempio di fusione pura. Chitarre rock, miscela jazz fusion, roots, breaks, stacchi... che introduce "Politico" quasi naturalmente. Poi, non so più spiegare: a 2:20 questa traccia parte nella Dub Step ad esplorare frontiere generalmente vietate a qualsiasi gruppi reggae di questo pianeta fino ad ora, per a la fine, tornare a casa come niente fosse. Il tutto cade da l'alto per atterrare come un gatto sempre sulle sue zampe. Fischia! che musica! Poi ovviamente basta seguire il pendio creato per scivolare su "No Militation", "Maesta" e "Tu sei Musica". E come arrivare, con un sorriso da un’orecchia a l'altra, a Malga Mezzavia essendo partito dal Palon, con una sosta a metà strada per una birrota in terrazza e sentirsi "Pappagalli verdi" con il calmo dovuto, prima di ripartire. Fantastica traccia fantasma; scommetto che sia il "tastierista bello" ad essere responsabile per la voce su questo occhiolino umoristico.

Sotterraneo, come lo dicevo sopra, sembra più ricco in cori pieni e calibrati. Tonalità data senza aspettare con "Lontano" e suoi backing vocals presenti da cima a fondo. Raduno! Distribuzione di microfoni per tutti! Stesso motivo, stessa punizione per "Unico fiore" un pezzo che brilla, perché ogni strumento sa stare silenzioso al momento giusto. Cioè, tutto e messo bene in evidenza, ogni partitura lascia spazio a uno o due strumenti per esprimersi, perché sa che un po’ più lontano viene il momento per un altro strumento di brillare. Il risultato e una traccia leggera perché aerata, ma solida di coesistenza. Sono in possesso di pressature giamaicane che non sono neanche a un quarto in qualità di scrittura e in qualità di registrazione di questo pezzo.  Voliamo alto su "Jungla” anche lì con sti cori aggiustati per incollare al corpo come un vestito tagliato su misura, partitura di chitarra che raffica note corte allungo la traccia, tastiere in-quale-si-può-soffiar-dentro per rendere la sessione rami più vera che vera. Cado li, un ginocchio per terra, inchinato davanti al colpo maestrale. Uppercut al mento per "Come goccia" che mi lascia sdraiato sul ring, con la voce di Francisca e cori femminile che non devono vergognarsi neanche davanti alle "I threes". L'arbitro mi conta fino a 10 su "Stella" che mi strappa la lacrimuccia, che solo capo lavori sano estrarre da uomini senza vergogne: colpito, KO. Il tappo parte a baciare il soffitto e le bollicine riempiono lo spazio su "Don't tell me", un reggae ibrido, influenzato da chi sa che cosa, ma che dopo, cosa importa? Sto surfando neve verde, rossa, e gialla con uno snowboard arcobaleno, e de mez alla festa che ho nelle cuffie, garantisco che non sarò lì a cercar: Precedenza alla vita. Quella organica. "Non sento più" accoglie un certo "Rootsman I" non schedato da l’Intel per un altro pezzo storico. Poi, sono a corto di parole per salutare "Tu mi chiedi se" e "Stand up for revolution" sicuramente perché il mio Italiano scritto e povero di vocabolari. "Solo tu" conclude l'album come una ciliegia sulla torta. Un bel sorriso finale, bello e festivo, con una partiture di trombe che sono ancora a chiedermi se sono vere o fatte alla tastiera che-si-può-soffiar-dentro. E devo dire che, facendomi ballare, cantare, volare, surfare, ridere, piangere, sono stati ben pochi i gruppi che mi hanno letteralmente sbudellato cosi prima. Credo che gli "Next point" hanno qui, un concorrente serio che può pretendere a l'album dell’anno. Ma a pensarci bene: E l'album di "Bob and the apple"??? cosa stanno facendo??? A quale punto sono???

Sulla via del ritorno alla base incontriamo le profondità le più mosse mai registrate in vita di sotto marinaio. Correnti contrari, salenti o scendenti, punteggiano il nostro turbolente ritorno: "Wolf", "Gazebo", "Love gang", "Junow" e "Amethyst" arrivano al momento in quale "Wooden collective" e "Candiru" sono imposti da l’Intel come missione urgente, e che "Le origine della specie" sono in ascolto da settimane. "The Matleys", "Babamandub", "Adele Pardi" e "South punk", "maTTeo abaTTi" entrano al improvviso nel fascio del sonar. "Humus" e schedato come "Mezzopalo" che promuove il loro ultimo CD. Senza dimenticare che destinazioni come "Sabung", "Mamalbao" o "Rude runner" e altri "Cateblepa" o " Train in Spain" e "N.A.N.O" sono sul planning, da ormai, una vita. Poi sfortuna: l’Intel comunica che Denis il batterista de "L'eco del Baratro" lascia il suo posto lasciando la scrittura del terzo album in sospeso. Siamo mossi da tutte le parte e incidenti fanno parte della nostra vita di discreti sottomarini. Durante il ritorno alla base, noto che un membro dell’equipaggio, malmenato dalle turbolenze, e leggermente ferito sopra l'occhio. Un pezzo di metallo brillante, sicuramente in provenienze della sala propulsione, sporge ancora da ogni parte delle sopracciglia, attraverso la pelle. Mi porto subito al suo soccorso beccando al volo le pinze che l'elettricista a lasciato sulla console del centrale operativo. Di un gesto preciso afferro il corpo straniero che lo sfigura e tiro di un colpo secco. Certo che urla, ma cavolo, siamo fra maschi! Poi contento della mia operazione li lascio:

"Non ringraziarmi marinaio, ma vai subito in infermeria per un po’ di disinfestante."