Capitolo 14

Mi permetto un’immersione segreta a l'insaputa del Intel. L' equipaggio ha bisogno di rilassare dopo il ritorno movimentato dell’ultima missione. Lo studio di un album non ancora ufficialmente uscito il un privilegio che tocca profondamente il capitano. Non è che da un po’ di lustro al mio ego smisurato pero: Si! Per ridimensionare la mia parata di pavone nel centro operativo, incrocio, un po’ imbarazzato, lo sguardo furibondo di un marinaio con un cerotto esagerato sopra l'occhio. Li faccio l'occhiolino puntando le due indici nella sua direzione, mandando un po’ di stima con un click dei pollici. Sembra che sospira parole per sé stesso, non so bene leggere sulle labbra ma sembra che brontola " Era un piercing, coglione" o qualcosa del genere.

A poi parlare dei Matleys ci si può anche passare mezz'ora a cercare come chi suonano, senza mai mettere il dito sopra. Perché gli Matleys suonano come gli Matleys. Nel senso in quale le loro tracce sono composte di strutture sincopate, tagliate e re-assemblate, quasi stroncate e intercalate, come blocchi di colori diversi. A credere che hanno incluso a caso le idee o direzione di ogni membro perché era il suo turno di imporre qualcosa. Ovviamente ci si può trovare un po’ di Foo Fighters, tanto di XTC ("Pixie") o di Franz Ferdinand, di Artic Monkeys, ma cosa importa? Personalmente le trovo vicino agli Magic cigarettes, gli Meteopathics o gli Junow ma passato Ala, il Rock critic di base si può anche chiedere di che cosa sto parlando. Nelle grandi lignee possiamo dire che queste 9 tracce sono stranamente omogenee, si assemblano perfettamente per fare un blocco solido. Solo la decima (la mia preferita) esce dal branco per avventurarsi su altri sentieri. Questo aspetto da un’illusione un po’ monocromatica a l'insieme negli primi ascolti, ma svanisce subito con l'ascolto accurato o ripetuto. Non ci sono grande voci nel gruppo, niente che aggancia distintamente come voci dei front men di "Mezzopalo" o "Five season" ma poco importa. Come lo dico spesso: non abbiamo bisogno di un Pavarotti o un Freddy Mercury ad ogni angolo di strada. Gli Matleys hanno messo tutti i loro ingredienti sul tavolo e hanno combinato genialmente, cucinando al meglio con quello che avevano. Magari il dosaggio dei vocali a seguito la guida luminosa di un certo Michele Vicentini, detto WICE, durante le registrazioni a Vigolo Vattaro... sembra che li, l'san di che cosa parlano. Non cantano in Inglese ma pronunciano la distintiva "R" a l'americana. E si Nota bene su "Yell" e su "Wolf" che sono anche i pezzi meglio lavorati da l'album. Cambi di ritmo, tradizionale ponte musicale e cambi di strutture punteggiano "Yell" per portarci a l'inchiodata finale. "Mr Wolf" e portato da un basso ossessivo ed e portato a ebollizione nella stessa salsa. Ed e anche uno degli 3 pezzi (con una prima versione di "Flash" et di "Pixie") presenti sul demo 2010 con un’introduzione molto diversa.

 

Mentre ci siamo osserviamo l'evoluzione negli pezzi fra le due registrazioni: direi che la Demo e meno organizzata, ma più arruffata e più incisiva, magari portati da vocali un zest più presenti nella parte alta dello spettro, anche se gli vocali su l'album sono molto più strutturati e emulsionati meglio, sono anche un po’ più amalgamati nella musica e sembrano un pelo meno avanti. Le tracce sono anche più lunghe su l'album. Nervosismo e grinta sembrano essere miei condimenti preferiti per condire le gallette, che siano di vinile o su CD. "Ain't no place for John" mette in evidenza la virtuosità del batterista, mentre due chitarre occupano bene lo spazio senza conflitti nella partitura. Bel pezzo equilibrato. "The winter song" e più sincopato e sembra essere stato re-incollato dopo essere stato tritato. Si conclude elegantemente con un bel solo di chitarra ed e portato verso l'uscita scortato da raffiche compatte di basso/chitarra/batteria. "You walk my friend" sembra essere più "heavy" con il suo tempo meno rapido, ma le chitarre parlano chiaramente rock. "Patrice Pepper" arriva da lontano per fermarsi alla nostra altezza per un rock gioioso, con suo ritornello accattivante che parte verso la fine, correndo a chiodo per montare le chiare a neve e sbattere la ciotola per terra, una volta il lavoro fatto. "Pixie" rimane una bella composizione che potrebbe senza fatica pretendere al posto di Hit single per promuovere l'album, tanto suoi cambi di ritmo, stacchi, e ritornelli sostenuti di cori alla quinta (o settima, non so più) agganciano l'attenzione... Concludiamo con una cover di "Someboby to Love" che tutti attribuiscono agli Jefferson Airplane senza sapere che hanno fatto... una cover di Darby Slick, che scrisse la canzone nel 1965, mentre era chitarrista dei "The great society", e cognato della cantante di Jefferson Airplane: Grace Slick. Comunque si deve aspettare il ritornello per riconoscere la canzone talmente ogni Matleys ha messo della sua per arrangiare il pezzo. "Song for fucking idiots" arriva non come un capello sulla zuppa, ma come una fava trovata in una galletta. Portato da una sequenza e chitarre acustiche, imbocca una strada nuova, scopre nuove capacita, da un’idea di dove può portare un ingrediente nuovo, lascia una porta aperta verso uno spazio infinito. Prendere 5 musicisti... invertire gli strumenti... cuocere gli ingredienti prima di mescolare... invertire l'ordine dell’incorporazione degli ingredienti... cucinare a l'istinto... accomodare capricciosamente ... servire caldo.

Un ordine da l’Intel arriva sulla rette "flash" mentre torniamo alla "Base Nibraforbe" [rimanere in immersione per seguire un certo "Iacopo" che raffica partiture legnose fra Junow, Wooden Collective e Candiru].

Beh.... mentre siamo li....

Capitolo 15

-"Rimaniamo in immersione, capo nel 050, avanti 2 quarti, Secondo?"

-"Comandi!"

-"Candela...Iacopo, con la "i" non con la "j". Chieda a l’Intel un file completo sulla rette Flash."

-" Agli ordini!"

Non era la prima volta che quel tale appariva su lo schermo dello scop. Esattamente da quando il database musicale Trentino aveva divulgato "Junow" L'album del complesso eponimo, qualche tempo dopo la loro dissoluzione. Gli Wooden collective e il loro "Hair and Shave, mate!" era arrivato da un'altra fonte, in CD, dalla Guliver studio e la formazione si era già sciolta per generare "Candiru"... Quel tizio sfumava le sue tracce come un cambio macchina dopo una rapina di banca. Junow e un gruppetto sparito ormai, ma le ritengo importanti per avere composto delle perle preziose e rare. Un EP esce nel 2010 con una copertina a fare brontolare tutti Demo Cristiani che tornano in superficie facilmente sotto certe sollecitazioni: Un teenager appoggia la sua mano su il risultato della sua inseminazione, nella pancia di una teenager ancora più giovane di lui. "Columbus was wrong" e "Jenny" sono tre tracce di un Rock quasi classico. Solo l'ultima "Ain't it cool" porta gli germogli della direzione che sarà presa per le prossime composizioni.

 

Esce poi, un EP ma l'Intel sa provvedere solamente una copertina arancione figurando Bruce LEE. L'album successivo appare con una copertina bellissima di semplicità: solo una parete di legno blu con il nome del gruppo in sovrimpressione. "4x4" sembra portarci fuori strada per rimbalzare su sentieri aperti dal suono rotondo di un bel basso. Fine che zoppica su un piede solo, verso l'uscita per annunciare un finale ricco di potenza. "7 seconds" offre una voce appoggiata del tutto sulla partitura di chitarra, e dondola allungo una struttura sincopata. "Ain't it cool" nella la sua raffinata fattezza decolla nella sua rivisita nello studio. Il basso apriva le ostilità nella sua prima versione, che rimane solamente accessibile su myspace.com/junowmusic. I cori son molto più domati sulla versione dell’album. "Casey stoned" e un bel rock nervoso che regala al batterista una bella lignea di Bass drum sostenuta e precisa, come su tutto l'album del resto. Sembra che le percussioni sono una specialità di famiglia a casa Bellumat. "Flip Flops" si distingua dal branco dal suo aspetto festivo e gioioso. Suoi cori, molto più presenti, punteggiano il ritornello di "wuhu" corti e divertenti. Poi provate voi, a dire altro in tongs nella neve. "Jesus was a waterpolo player" mi rilancia verso Nanni Moretti e la sua "Palombella rossa". Juno II e introdotto da una batteria mostruosa di potenza, tagliata da riff di chitarre e basso di stessa fattura. Tutto si calma, come un vero peccato, per lasciar posto a un altro classico Junow. "Penpal” rivela un Iacopo virtuoso al canto. E "Thunderbirds" are go! sulle raffiche di snare drums di un rock rapido che lascia fischiare le orecchie... Dopo un album degli Junow, il silenzio che segue e ancora degli Junow.

"Split nella Vasugnana" e un titolo di giallo che trasforma una band elettrica in un trio folk. "Hourglass" che apre "Hair and shave, mate!" degli "Wooden collective" tiene del puro miracolo melodico e armonico. Stefano Bellumat si appropria la batteria mentre Samuele fa dentella sugli congas, scommetto che son fratelli (magari perdo miei €5 sul colpo) comunque l'apertura dell’album accattiva d'un colpo unico l'attenzione e tiene sveglio per il resto del CD. Fa parte del tipo di composizione che scorrono naturalmente come l'acqua. "Rainy May" e la sua fisarmonica dà il tono dell’album con la consistenza onnipresente di questi ingredienti: cori alla quinta, percussioni sottile ma presente che avvolgano genialmente il canto, melodie portate alla chitarra in armonia perfetta, pizzico di vari musicisti invitati qua e là, per colorare giudiziosamente un piatto servito caldo: Stravecchia Trentina? - Si grazie! "Being Awesome is awesome" parla del sogno di diventare una star per godersi le facilita della bella vita, su ritmo di Charleston. "Musungu dating dates” propone Joe Barba come un batterista di grande qualità; sia sottile con gli Wooden che puntuale con I sQuirties. "Dinausauce" si campa su ritmi più calmi e si ricopre di tastiere discrete. "Fruity killers" usa ritmiche vocali per dar un colore tribale a l'introduzione e la conclusione del pezzo. "Madam I am Adam" accoglie Simone Floresta degli Squirties per vocalizzare negli alti, intorno a un bel ritornello. "Loafer Mike" e un Reggae che accoglie un Gio Venale (Giovani Formillan) per appoggiare Joe Barba alle tastiere.  Poi sento che il colpo di grazia si sta avvicinando: Adele Pardi porta il suo cello e suoi cori preziosi per coronare "Unlike" del tocco di classe dovuto, quasi nella Beatlemania fine 70's. Poi per finire in bellezza Michele Vincentini porta il suo basso e chitarra per rockeggiare definitivamente con potenza la fine dell’album su un bellissimo "Han shot first" in quale Joe barba si sfoga su tutti fusti disponibili per il più grande piacere del capitan e dell’equipaggio. Tutto questo album e scritto con un inglese illuminato e sapiente, non c'è l'ombra di un cliché o di formule idiomatiche usate qua e là per tappare buze. Mi sto chiedendo quale palmares di esperienze linguistiche Iacopo deve avere avuto, per raggiungere un tale livello. Tanto, l'entità stessa si è già metamorfosata in un pesciolino succhia sangue.

Nonostante tutte le legende concernendo questo delicato creato dell’evoluzione, e stato medicalmente rimosso una volta sola da l'interno di una ragazza. Quindi fare il bagno con akuel non serve a niente soprattutto a Caldonazzo. (Ledro non ci scommetterei, ma...) Candiru disegna, con la scelta di questo nome, le sue intenzioni di parassitare l'industria confortevolmente al caldo. Poi al livello dei cambiamenti, ci si canta in Italiano con la stessa verve e appiombo, che in Inglese. You tube le annuncia con un video "Due centesimi Azzurro" per una traccia non presente su l'album, e una simpatica storia alla bambola russa, de quelle tradizionale, a moda vecchia. Ritroviamo Bellumat al ritmo ma sembra che il bassista a lasciato il trio per lasciar occasionalmente posto a Francesco Camin, per vara apparizione pubbliche e video live acustico (Boma Ye). Anche lui appare su You tube dietro un video di Stefano Bellumat: "Sospesi" di un’immensa poesia. Quindi siamo vicino a un nucleo creativo, composto di personalità forte, con capacita di espressione, su una paletta larga di vari mezzi. "Propaganda" e uno strumentale che conforta nel passaggio senza gradino fra Gli Wooden e la nuova formazione. Siamo calmi. "Andrea Gail” sembra orchestrato con Basso e chitarra elettrica che fano lunghezze nel secondo piano. Canzone per radersi al mattino, fischiettando davanti allo specchio, di buon umore. Dove ero il "26 ottobre 1985"? Su un porta-areo credo... annunciava già questa carriera. Respiravo scintille su un bel pezzo pop. "Grigio" e molto più gioioso che il suo titolo annuncia, siamo confortevolmente seduti nella pop folk. "Boma ye" e un po’ più elevato ma consiglio la versione acustica su You tube. Poi per rendersi bene conto basta correre "Nel bosco d' agrifogli" storia di sentire se le foglie son più dolce a Hollywood che altrove. Mi pare di no, anche se la tastiera leggera che illustra le spiagge strumentale, prova di ammorbidire le punte dei fogli. Ovviamente ci si può sperare ritrovare "Candiru" fra un anno o due su una registrazione nuova, o magari essere testimone di una nuova metamorfosi. Fine missione.

" Ritorno base! Secondo?

-"Comandi!

- "Lasciate un gavitello di fondo prima della manovra di ritorno, casomai il nostro cliente, sforna un altro complesso prima la fine del inverno, e riprendete il centrale una volta la manovra completata."

-"Agli ordini!

Questa volta credo di avere un passo avanti sul 'Intel.... sapendo già che la prossima missione sarà sotto mari duri. "Mezzopalo" e stato scaricato da un sito musicale ROCK tedesco, dopo che un batterista cagnoso aveva passato certi dati di nascosto....

Capitolo 16

- Capitan! Capitan! È arrivato questo sulla rete flash: sembra che Axel Rose si è comprato casa di villeggiatura a Campodenno nel centro storico e canta con un gruppo locale.

Riconosco quel marinaio... Jenkins, giusto? Sta cicatrizzando bene dopo un mio intervento alla pinza di elettricista (vedere recensione Rebel Rootz) sulle sue sopracciglia. Onestamente lo pensavo ferito ma vabbè... Non riesco a farmi a l'idea che questa ferraglia corporea potesse diventar moda. Pero non bevo la sua storia e l'invito a sbarazzare, perché guardo da sopra miei occhiali un anello nasale, e la pinza dell’elettricista si sta aprendo e chiudendo in ritmo...

Non so se è l'esperienza che conta in questi casi, ma la cosa non mi convince e non convince neanche Jones al sonar che è l'orecchia la più sottile del bordo. In tant' un giorno di immersione dopo, mi raggiunge alla tavola delle carte dopo una notte bianca, accompagnato del secondo.

- Eco capitan, si ricordi dei Guns and roses e l'ondata di influenza che hanno generato?

- Meuh...

- Bene, la maggior parte delle registrazioni che sono arrivate dopo in zona, avevano tutte questo segnale molto debole in sotto fondo... Beh, io lo ripassato al computer e sono riuscito ad isolare questo rumore: "SbrahaaaAaAAaaM!" Bene, il software SARS* del Intel è stato creato nel periodo di " Appetite for destruction" e quando perde i pedali, torna dalla mamma, se vede quello che voglio dire...

- Non ti seguo niente ha fatto Jones.

- Bene, lo ascolti adesso a 10 volte la velocità: " sbrimsbrimsbrimsbim" ... (Non ci posso credere!)

Il secondo srotola la carta del fondo davanti miei occhi e Jones continua:

- Allora il primo contato e arrivato alle 9:15 rilevamento, 269, alle 9:30 era qui, e l'ho captato di nuovo alle 11:00 e alle 11:15. Se ricordi della storia dei gruppi locali che andavano a chiodo negli canaloni perché avevano delle mappe molto precise dei canyon? E l'accesso agli canyon era una formazione rocciosa chiamata gli gemelli di Thor... Guarda bene...

Jones tracciava sulla mappa una diretta Pieno Nord verso gli gemelli di Thor.

- Fiuuuu! Dico al secondo, la strada Gotica numero 1! Dimmi se ho capito bene Jones; un computer di 40 milioni di Euro ti dice che stai ascoltando gli "Guns" e tu non lo credi e tiri fuori tutta questa storia, inclusi tutti calcoli nautici...

- Beh, mi può prender per pazzo Capitan...

- Rilassati, Jones, mi hai convinto! Andremo a beccarli a l'uscita del sito di scarico www.puresteel-records.com e aspetteremo che escono per piantarci dietro. Saprai riconoscerli a quel momento?

- Adesso che so cosa ascoltare.

- Secondo... risaliamo a profondità periscopica per mandare testualmente questa risposta immediatamente a l'Intel: "Se te ghai ancoi un pezzot de quel che ti sei fuma prima de mandar quel informazione, dimmelo che torno da subit alla base e se l'fem assieme"

Era tempo per l'equipaggio di sapere in quali pasticci andavamo a mettersi regolarmente: L’Intel era fallibile. Corretto molto speso, ma fallibile. Comunque andavamo ad accanirci con tizi con cinturoni a chiodini, vestiti esclusivamente di Denim o pelle, e quelli con quale la maglietta scura o la camicia a quadretti era di rigore. Gambe allargate per raccogliere le energie terrestre e irradiare riffs come una antenna metafisica verso l’infinito, manovella su chitarra bassa, amplificatori Marshall graduati fino a 11 o niente, suono in sala prove a 120dB per non perdere sensazioni.

“Sweat” è un 5 tracce uscito nel 2005, ed è ascoltabile a traverso Facebook esplorando "Band profile". Reverbnation ne propone l'ascolto, ci si nota che solo "Bad Habit” veste la metamorfosi di 9 anni di maturazione per essere riproposto in "Underskin stories".  Notevole la conclusione del EP su "Feelin' all right" bluesy a sudarne da tutti pori. Maestrale esecuzione del classico di un classico. Come "Richard Dawkins" comanda. (Sono ateista duro e puro quindi "Come dio comanda" va fuori del mio linguaggio, propongo quindi un professore di biologia dietro il quale, bigotti e devoti non ricrescono più). Da questo EP a "Underskin stories" passa tempo, 9 anni di pensieri e esperienza, rinchiusi in botte di quercia per raffinare profondità, sapore, precisione, complessità, composizione. Mettiamola per chiaro "Mezzopalo" ha un cantante, cioè una voce potente e acuta capace di esplorare gli alti senza fallire, di mantenere note, di farcela alla dura, alla rugosa come alla dolce. Poi dietro c'è della gente con chilometraggio: sia alle chitarre che alla batteria o al basso. Un Basso non messo troppo in evidenza nelle registrazioni ma su di quale tutti gli altri si appoggiano: Lo ritiri e crolla tutto.

"Enough of you" apre l'album. E un titolo un po’ stereotipato, buono, ma già visto: Limite un po’ "cliché", è che può dirottare l'ascoltatore nuovo di un colpo: Notiamo qui, che nel primo minuto di ascolto, la tendenza a non rimanere su un pezzo, se non piace è grande. Siamo nell’era dello zapping, dei 220 canali, dell’impazienza, del tutto subito, e se non si aggancia nel primo minuto; lo scarto è comune. Poi gente che ascolta 20 o 30 volte in loop prima di fare una recensione è piuttosto rara. Son cose da pensare, perché dopo c'è un album intero per quale c'è stato sputato sangue e sudore.

Apri album è un posto che "No reaction" occuperei alla perfezione. Uppercut al mento, stacchino prima del ritornello, voce che te taglia dal cuore a l'ombelico, chitarre come seghetti alternativi, fine sincopata prima della sberla finale: c'è tutto! Convince. Sanguini del naso, vedi un dente tuo per terra, pero hai la voglia di tornarci.

"Ain't up for TV" sembra un leopardo che si avvicina verso di te piano, piano quasi ballando. Poi la voce stridente ti sta a significare chi è il padrone nella gabbia.... televisiva. Meglio starne lontano, c'è robaccia su 99% dei canali.

"Honolulu" arriva come una trave, una pietra angolare, su quale un edificio si appoggia. 1:39 sembra che il pezzo decolla con una bella introduzione vocale, ma prima del secondo minuto deriva per aprire nuovi spazzi, il passo si calma per proporre dettagli come al rallentatore su arpeggi elettrici. Poi la cosa decolla veramente perché arriva una serie di tracce per maschi... Da lì, ci si parla sul serio: "Shady and shiny” ti prende al ritornello perché è tagliato come una bella curva sulla neve. Cori calibrati, tema di chitarra che torna nelle transizioni, potenza che sposta tutto, e un bel basso rotondo che appare nel break. Ecco un mattone di peso. Poi ovviamente il mio dessert personale: "Conversation" con i suoi 6 minuti 27, è un pezzo veramente orchestrato. Parte calmo e rimane calmo tutto allungo pero è potente. Una potenza di quelle telluriche che accumula energia per brillare verso 5:36 per un cambio di struttura sostenuto da una coppia di chitarre, che se spezzano il lavoro per sfumare la conclusione dell’opera nell’eco e la riverberazione.  Bestiale. Quello me lo faccio a colazione tutti giorni per un anno intero. Poi non posso far altro che prendermela personalmente quando lego recensioni leggere. Poi, rock critic con la smorfia sotto il naso che propongono che una band può avere "ampi margini di miglioramento" (cioè significare: "Ragazzi, partite da un po’ basso") c'è n'è sono ad ogni angolo di strada, quelli che possono far meglio alla chitarra, basso, batteria, o canto sono già tanto di meno. Potrei solo consigliarli di andare in vacanza in Monza vicino al circuito, che le bel. Si può anche desmentegar la "z" in cammino.

"Skeleton" è una sgommata di Arley su ghiaia di viale centrale di castello dopo avere accontentato la contesa. Le piace quando l'ago sale negli giri? Quando si squilla un tocchetin? Quando il diodo elettroluminescente rimane permanentemente nel rosso? Gradisca...

Calma relativa per "Sea of fools" con gli suoi arpeggi a due chitarre. Introduzione come ritornelli di stessa fattezza portato da cori abbondanti.

"Bad habit" prende sulla versione album, un bel colpo di defibrillatore e perde pezzo, per un contenuto uguale: 2:18 su "Underskin", contro 2:50 su "Sweat", dopato a l'anfetamina per un bel incremento di Battute Per Minuto. Voce più grintosa e affilata, un Meola a tre braccia alla batteria. Me gusta.

Ovviamente non si può concludere un album leggermente. Un gusto di tornaci deve rimanere. "Another sip of Hell" mi lascia l'introduzione di un solo di chitarra da 4:30 in poi. Poi basta lasciarsi andare per gli 7:38 del pezzo il più lungo dell’album. Senza annoiarsi un solo secondo....

Non mi vedo aspettare 9 anni per un altro album anche se l'Hard non è specialmente mia tassa di tè. Adesso bisogna portare avanti "Underskin stories" per far un fratellino fra poco.

 

SARS = Seismic Activity Rock n' roll Sensitive

 

Capitolo 17

- Immersione, avanti un quarto, profondità 150!

Sto lì a scandire gli ordini seduto nella poltrona del centrale ma il mio spirito svaga ancora nell’ultima missione su Mezzopalo. Come poteva andare questa missione senza l'intervento di Jones al sonar e quale lezione dobbiamo tirare di essa? Cos'è il segreto finalmente?  Ascoltare credo. Si, VERAMENTE ascoltare. E questo il segreto. Non ci vuole mica tanto, solo pazienza e ripetizione. Anche a passare 30 o 40 volte di seguito un album finché salta fuori qualcosa. Cosa? Non lo so, ogni volta salta fuori qualcosa di diverso. Le sorprese le più clamorose arrivano con musiche che non piacciono al primo ascolto. Per esempio "Death by pleasure", dopo 20 ascolti propongono spazi aperti che quelli che si sono fermati al primo ascolto, non esploreranno mai. Su questo non ci piove e non ci fioca neanche.

Allora ecco, io ho ascoltato Gli Ome Brothers: due ragazzini di ormai 15 e 13 anni che hanno divulgato attraverso la database musicale Trentino la bellezza di due album e un live, e devo dire che c'è molto più sostanza presente nelle loro registrazioni che ci si può aspettare: Ok è registrato alla moda "la Ostia", il tecnico suono, che è anche il chitarrista e il cantante, preme "record e play", poi urla "Ouane, twuu, twii, fo! e siamo partiti per un giro. Le prime sensazioni che questi due ragazzi vi lasciano sono di avere trovato un pezzo di carbone ed essere sicuro che c'è un diamante a l'interno. Ci sono sbandate qua e là, ma c'è un’energia che mi riporta a "Chuck Berry" e "The Ruts" o gli "Clash" perché gli "Ome" strappano... E strappano VERAMENTE! Qualcosa di eccitante e di elettrico. La cosa si rivela nel Live registrato sulla terrazza del Bar "Sesto grado" fra Nago e Torbole. 29 minuti di un set senza quasi una pausa, senza guardarsi a dire: parto io, parti tu? Senza "aspetta che devo regolar questo" o anche "mi parte la pedala di bass drum la devo rimettere apposto". Questo, nei gruppetti giovanile e successo 30 000 volte in 30 000 feste di villaggi. Poi a quel età, nella composizione, una volta che uno ha trovato un riff o un seguito di accordi che piace, lo ripetono fino alla nausea, perché non son capaci di decollarne. Non c'è da negare, ci siamo stati tutti. Quando iniziano gli "Ome" non ti lasciano il tempo di respirare, ed è quello che le porta alla vittoria, come un pugile: il gancio destro deve esser seguito di una dritta, sicuramente di un uppercut, per finire con un altro gancio del sinistro che ti manda al tappetto. Non stanno mica lì ad aspettare. Poi nel live suonano un po’ più accelerati del solito, sembra che Edoardo a voglia di finire la traccia prima che il pezzo di dinamite a miccia corta che li serve di plettro li scoppiasse in faccia. Un po’ alla Johnny Winter se volete. Non c'è neanche il tempo di applaudire che stano già iniziando il pezzo seguente. Un solo e unico "Grazie a tutti" alla fine del set prima di piegare tutto, il resto raggiunge l'amperaggio di un fulmine. Per arrivar a questo ci vuole lavoro sodo, prove a non più finire e la pazienza di una nonna (Carla) con timpani di cemento armato. 

 

E perché Gli Ome Brothers convincono? Perché c'è soprattutto una grande capacita musicale! Edoardo alla chitarra può farne vedere a musicisti locali perché fa le cose con un naturale che scombussola totalmente. Punteggia serie di accordi con piccoli assoli e frase di chitarre, non guardando neanche il manico della chitarra, perché c'è la mette tutta nel microfono. Sebastiano del suo lato si è seduto dietro una vera batteria meno di un anno fa, e canta senza sbandare nel tempo, anche lui. Per il primo album picchiava su un giocatolo "Giochi preziosi" e un tamburino, e si sono buttati a registrare "In the beat" dopo solo tre mesi di prove. Cosa di più naturale quando hai 12 anni e che sogni di fare un disco, eh? Gli "Ome brothers" saltano fuori dal branco perché tutti gli altri stanno lì a pensare, a sognare, a dire, a parlare, casinare, bordellare, mentre loro fanno. Fanno, perché davanti a loro non ci sono barriere, non ci sono ostacoli, c'è solo voglia. Voglia pura che diventa musica PURA!  Ok, va bene, ho capito, e cantato in Yogurt e non si capisce un’ostia. Pero non so per quanto tempo gli "Ome brothers" dureranno, ma nel tempo in quale ci sono, io voglio stare lì ad ascoltare. Perché non ho visto un concerto di AC/DC dal vivo, non ho tutti dischi degli "Beatles", o degli "Stones"...  So che sono passato accanto ad un bordello di momenti della storia del Rock, ma non voglio mancarmi quelli... Che vanno avanti un mezzo secolo o che se schiantano alla prima curva non importa. Non c'è obiettivo nel viaggio, c'è solo il viaggio stesso da fare, e portare agli due fratelli di Arco l'attenzione dovuta. E meritano attenzione NON PERCHE son teneri e carini quando suonano, ma perché sono buoni!

"In the Beat" E il primo vagito del paio. E il più sorprendente perché tutte le canzoni sono scritte in inglese, dagli due ragazzini, senza aiuto esterno. Edoardo canta in Yogurt, ma la sua chitarra parla Chuck Berry e Paul Weller. Nella loro testa deve succedere ben altro che quello che risulta sulla banda magnetica. Ma ed esattamente questo che traspira in sotto fondo. La sognano alla grande e la fanno alla grande. Senza neanche saperlo hanno riscoperto l'essenza vera del Rock n'Roll, da soli, e nel garage della nonna Carla ad ARCO. Ovviamente hanno referenze musicale fra gli "Beach boys" e gli "Beatles" e hanno visitato parecchio la collezione di vinile del babbo. Le loro composizioni ne sono a l'immagine: comportano cambi di ritmo, stacchi, crescendo, transizioni e la panoplia COMPLETA dei colpi da genio direttamente trascritti dal vinile dei loro eroi a quello che fanno. Ed è quello che è secante: hanno capito... La quintessenza del Rock corre nelle loro vene.

"Step by step “dimostra la maturità accumulata fra le due registrazioni: Pensa te! 10 mesi neanche! E saliamo ancora di un grado ascoltando: "Elephant", "End of the line" o anche "In the wrong place at the right time" che sono pezzi geniali. Poi notiamo che la metta delle canzoni sono sotto i due minuti, concise, potente, arruffate. Una sberla. Operazione commando: Infiltrarsi, Colpire, sparire. Nuove influenze si sentono su "Gold" e su "Alone" ma sanno anche calmare il tempo su "When the rain comes" e "Strawberry and butterfly". Ovviamente il tutto deve far progressi ma non c'è da sbagliarsi sulla sostanza già presente. L'evoluzione a venire appartiene pienamente al duo, ma per camminare lontano dovranno essere influenzati da loro stessi, piuttosto che seguire sentieri su di quale non saranno al loro agio. Non farsela contare da chi vuole passarli un guinzaglio al collo. Credo che l'ultima impressione e uguale alla prima: "Avere trovato un pezzo di carbone ed essere sicuro che c'è un diamante a l'interno."

Lasciamo un gavitello sul fondo e torniamo alla base. Sembra che l'intel vuole aprire il Dossier N.A.N.O.....

Capitolo 18a

Il Wyznoscafo scompare piano, piano sotto la superficie. Solo la cavitazione dell’elica lascia tracce per qualche ettometro e sfuma la scia della nostra presenza, poi niente più segni sullo specchio d'acqua. Tanto non andiamo mica tanto lontano: N.A.N.O. è stato nelle vicinanze immediate di quasi tutte le immersioni precedente. Appare su You tube accanto a Felix Lalu durante le registrazioni di "El si sentiva Soul" in intervista su "Trentino Cult" e sorvolo sua pagina band camp da più di un anno. Sono 10 volte che rimando l'apertura seria del dossier per motivi vari: Maggiormente l'arrivo quasi cronico di qualcosa di eccitante e di rock da un’altra parte o anche valanga di scoperte o eventi da seguire da un’altra parte. Comunque siamo lì, ed Emmanuele Lapianna propone su Band camp due album: "Mondo Madre" del 2007, "I Racconti del amore malvagio" del 2011 e un single che sembra estratto da una compilazione di Cover di una Band Fiorentina "Diaframma".  Difficile definire lo stile di questi album come Pop o canzone Italiana evitando l'etichetta "varietà" perché sembra che N.A.N.O. utilizza la più larga paletta di tecniche o tecnologie musicali per arrivare ad impacchettare le tre o quattro minuti di una traccia. L'approccio musicale di "Pooco", per esempio, prova che tiene a staccarsi dei sentieri troppo consueti. Sembra che parte della base semplice di un testo, con una melodia e che porta il pezzo dove la musica, effetti, idee esterne offrono l'omogeneità la più completa, o il risultato migliore. Niente è lasciato a caso e il prodotto finale sembra calibrato, geometrico, lavorato, rifinito e lucido. A leggere i testi ci si accorge che ce tempo passato alla scrittura, ed è scritto molto bene, con cuore, ma soprattutto testa. Emmanuele si sa circondare bene da altri artisti, per altre parte vocali, pero L’Intel rimane muto sulla provenienza di certi vocalisti. Riconosco Seba, il sassofonista degli Kepsah, che apre "Cuoricino" con il suo timbro di voce particolare. Voce di corridori, lontano da l’Intel, sussurrano che mentre scrivo, N.A.N.O. ha le mani in pasta, per sfornare nel corso della primavera. Ma questo è un ritornello già sentito lo scorso inverno a l'annuncio del prossimo album degli "Bob and the Apple" che sto ancora ad aspettare, al meno che non hanno precisato di QUALE primavera si trattava.

Mondo madre si apre su una filastrocca, un filo rosso, una serie di piccoli legami sullo stesso tema musicale: "Madrid" e sono numerati fino a 4, notando l'assenza del numero 3, che ritroveremo, perché no, sul un prossimo album? Un po’ a l'immagine degli "chapters" del gruppo canadese “Saga" sparsi in disordine attraverso tutta la loro discografia. Il quarto è sottilmente sottolineato da una voce femminile e si sfuma nel lungo rumore esterno di un aeroporto.

"I da lì" score a lungo le scintille di un beat box e prende ritmo intorno a parole scandite in sotto fondo: Cambiare, Cadere, Correre, inciampare, Godere, Volere, Volare o non volare, Sbiadire, Sparire, Cambiare(x3), Soccorrere, imparare. Molto bello.

"A.N.N.A." è un lento alla chitarra acustica sostenuto da percussioni-alte indiane tipo "Bangira" o "Tabla". Una canzone romantica in quale N.A.N.O. e A.N.N.A. fanno una bella copia. Un Rap ipnotizzante si incorpora bene nell’ultima parte, per diluire il tutto.

Tutto come "La canzone di cemento armato" che gode della stessa incorporazione in sotto fondo. Poi ovviamente il Nano svizzero di quale propongo la visione del video su you tube e che descrive la malattia generale del paese (parlo d'esperienza).

"Limousine" si pone come una canzone semplice e calma quasi classica, introdotta da un piano forte a mezza voce, su di quale vengono satellizzarsi gli altri strumenti. Il termine 'Delicatezze metallurgiche' galleggia come una parola chiave nel flusso del testo e rimane un aggancio forte nella canzone.

"Pooco" è spogliata al massimo per mettere in evidenza la melodia del canto e le parole. Score su una sequenza di percussioni metalliche e sembra essere sostenuta da una seconda voce, ma è solo Emanuele che dimostra la 'souplesse' della tessitura della sua voce cantando un ottavo sopra. Ero convinto che fosse una donna a vocalizzare acanto a lui. E ciò è seccante!

'Palapapapaliamo' leggermente su "So.ho" in una serie di registrazioni alle 4 o 5 del mattino per la preghiera di "permetterli di splendere più di quel che si può". 

Vera preghiera fantascientifica e rockeggiante di “Alieno nostro”, mia traccia preferita in assoluto. Vero hit single dell’album. Di quelle canzoni che si canticchiano di continuo allungo la giornata sbagliandosi clamorosamente senza rendersene conto: "Fumo caramelle ogni mattina, la la la la la la na na ... profumoooooooo…" mentre l'equipaggio fa singhiozzi.

"Scaraventa" è un lento in quale tutti strumenti formano una tendina leggera di consistenza, per lasciare la voce e il testo in fronte del palco, per farne brillare il contenuto.

Determinazione calcolata e comune a tantissimi cittadini di questa nazione per la voglia di portare a termine il contenuto di "Rotella" e aspirare a una liberazione utopica, su ritmo meccanico.

"L'assenza" parla di vita comune e di sesso, ma più sicuramente della sua assenza. Ancora un testo micro metricamente calibrato che porta alla conclusione dell’album su la costatazione quasi patetica di "Volevo cambiare il mondo, signore, ma proprio non posso, cambio televisore." 

 

Capitolo 18b 

2011 porta un opus che dà l'impressione, nei primi ascolti, di avere musiche più semplici, o meno presente per portare avanti la voce e il contenuto del testo. Questa sensazione si ritrova allungo "Y". "Cohen", "E.M.I.", "Il nuovo me" e il suo seguito "Close", "54G" e finalmente "La città". Più della meta dell’Album, per ascoltare accuratamente quello che N.A.N.O. ha da dire, e credo che la fato appositamente. Testi a volte pieno di rancore, perché sembra che la tendenza generale dell’album va piuttosto su l'ammaro.

"Y" sottolinea con l'aiuto di "Pacifico" un’introspezione su ragnatele aerate di pianoforte. Poi la canzone si alza e prende forma, portata da una sequenza e di qualche "senza te" per decollare e sparire a breve tempo.

"Il buio" accoglie Sara Mazo ed è un mix di violoncelli di orchestra e di beat box vocale. N.A.N.O. contempla il suo lato oscuro.

“Cuoricino" si pone irrimediabilmente come un pezzo evoluto che arriva puntualmente con la sua orchestrazione di mandolini. Verso 2:50 una voce telefonata punteggia un Rap su un cambio di struttura musicale. Un bel pezzo veramente.

"Cohen" inizia nudo, con un piano forte e una voce sola. Non c’è bisogno di più per una preghiera. Poi un’orchestra classica scorta gli ultimi versi verso altri cieli.

Leggermente più fun lo "Squallozecca" porta a ballare su delle sequenze alla Dépêche Mode. La voce alta di N.A.N.O. è scortata dalla voce bassa di un certo Federico Fiumani, per esplodere su il ritornello il più divertente e ammaro dei due album. "Sei lo sponsor ufficiale del peggio di me".

Passiamo poi, a riffs Rock e salti a piedi giunti su un compressore per "accusare": Non c'è da sorprendersi, è la stessa cosa in Francia: i sessantottini hanno fatto la stessa fine. Son diventati borghesi, al meno peggio, o sono passati completamente dal lato oscuro della forza. Questo mondo e marcio fino al midollo. Quello che chiamiamo spiritualità ed educazione è solo una macchina per creare gli soldati che difenderanno con armi, questo modello economico suicidario, o sparati addosso se protesti. La democrazia è una buffala, la religione un sistema di controllo, la crisi un’illusione messa davanti a te per spremerti come un limone e farti pagare anche da morto. Non c'è via di uscita. Non esiste.

"Brainstormo" è portato da tastiere dopate al fuzz e di una batteria inesorabile. Sara Maso torna per appoggiare con sua voce angelica il ritornello: bestia di traccia.

Ritorno al contenuto su "E.M.I." che inizia con una voce discreta di debolezza, quasi esitante, su una partitura di pianoforte aerata, per decollare a meta a l'apparizione di altri strumenti e cori di corale.

"Il nuovo me" e "Close" si uniscono sulla stessa trama. Tanto, io preferirei incontrare il "Nuovo me" piuttosto che il "Nano svizzero" storia di essere in tempo, ma tanto, per non impegnarsi troppo, Emanuele fa cantare le promesse da Max Collini.... Sicuramente perché è arrivato in ritardo allo studio.

"Close" segue anche lui una struttura già famigliare, in crescendo, molto bella a 3:20 quando entrano tastiere dissonante ed una chitarra spagnola con clap di Flamenco in contorno. Appetitoso, veramente.

"54G" per grammi di eparina che preso a queste dosi dovrebbe essere letale. Mi sto chiedendo se devo focalizzarmi pudicamente sulla musica o il contenuto dei testi, che sono finalmente giunto alla descrizione del "Amore malvagio". Sono sempre situazione amare, di dolore, rabbia e disperazione.

Poi N.A.N.O. chiude la barra su "La città": "Perché l’amore non è sacro affatto, L’amore a volte è perfino capace di fare schifo" per lasciare il tutto, in fondo a un buco rettangolare, e buttar un po’ di terra sopra.

Spero che 4 anni dopo il N.A.N.O. ha lasciato l'eparina per un Nosiola più festivo, o un Muller Turgau più terre fredde, una luganega artigianale, un piatto di spetzli, con fiogada de stravecchia Trentina, una carne salada con strangola pretti, spinti giù verso l'oblio da una grappa asperula, e dell’ascolto dell’ultimo Felix Lalu: “Una spuma per el boccia" per respirare a pieni polmoni l'Ora che score verso Castel Toblino.

Su questo non ci piove ... Non ci fioca nanca.