Capitolo 19a

Chiudo il boccaporto del Wyznoscafo, da l'esterno questa volta, e lascio andare via l'equipaggio per un riposo meritato. Già la squadra di mantenimento e riparazione invade gli spazi stretti ed ingombra corsie e passaggi, di flessibili di ventilazione, tubi idraulici e cavi elettrici. Io, invece di staccare completamente, parto segretamente nell’universo del Intel stesso, mentre anche la sua squadra, si mette al riposo. Vado direttamente mettere il naso negli file che potrò studiare e raccogliere qualche dati, direttamente sul terreno: Comincio con una bella sorpresa, appena arrivato, riconoscendo Pietro, il tastierista degli Rebel Rootz, al bar del Montana di Vason, ma lui non ha idea di chi sono. Meno male, questo è solo un auguro di buona fortuna. Proseguo con una serata canzoni/Teroldego e Lagrein in cantinota Sardagnola con Nibraforbe al completo e una Anna Saltafossi Berloffa ancora più bella dal vivo, che in foto. Recupero da un agente dormente l'ultimo Zeroids in vinile, un Felix Lalu, ma devo constatare con pena che l'agente dormente si è addormentato la maggior parte del tempo, lasciando Trincea degli Bastards, la discografia degli sQuirties, Johnny Mox e gli Humus alla deriva. Grossa intrusione nel santo dei santi, con una serata nella sala prova degli Supercanifradiciadespiaredosi che sgranano davanti a me una scaletta completa. Durante la pausa Randy Molesto mi consiglia l'ascolto di "Oil on Canvas" prima di ammirare di nuovo le capienze vocale e strumentale di Findut Poteidone e tre nuovi titoli scanditi da un Brodolfo, uguale sulla scena come nella vita odierna. Seratina a l'angolo dei 33 per incontrare Giulio Bazzanella bassista di "Ho i vermi", "Due di bastoni" e qualche altri progetti a venire per poi parlare con Violenzo Psichedelico il co-redatore della database musicale Trentino, e sbattere per caso, dentro Matteo Scalett il batterista degli "Next point", ma manco di incontrare Leonardo Menegoni dello Smart Lab e ex-bassista dei "Camp Lion". Poco tempo per esplorare negozi di dischi ma trovo da Delmarco un reparto di musica Trentina. Volevo Tryaxis, Silvia Caracristi, Adele Pardi, Humus, ma riparto con Poor works, Maria Devigili, Babamandub e maTTeo abaTTi, e il famoso "Oil on Canvas" consigliato da Randy.  E manco per pochi minuti la visita di Alex Carlin, della Gulliver studio, nel negozio. Torno in albergo per trovare un CD Demo 2012 del duo "Talking sound" e trovare in Giusy Elle, la chitarrista del Gruppo, una collega di redazione, vista che propone un Blog completo sugli duetti Italiani. Visita troppo corta nel mondo momentaneamente scosso degli Stargazers: Laura Galetti mi lascia "Frammenti", un CD di Cover, prima di sparire sotto un cielo di piombo. Gancio strategico fino alle Sarche per incontrare Stefano dell’Albergo Ideale che propone gruppi ogni tanto, per l'amore della musica e per il dinamismo del suo bar: Ricordiamo il manifesto "doppio taglio" storico degli Next point e gli Supercanifradiciadespiaredosi durante 2014. Spazi per suonare sono rari e una nuova collaborazione di comunicazione si può aprire fra la pagina del capitan e L'albergo Ideal. Little finger mi apre lo spazio della sua immagine internet per fare comparsa per il video di "Trust Issues" girato da Bastoncino Gardumi. Sala prove ancora, a Riva del Garda o vicinanze, per vedere gli Ome Brothers da "nonna Carla studio" che fanno progressi ogni giorno e si preparano ad aggiungere un bassista al duo. Fine riposo impegnato con i Gardumi del Bondon per un invito a cantare sotto le stelle la famosa canzone "Mi resto en Bondon" con il duo sotto la stretta sorveglianza di Fudino, noto chitarrista degli "Grandine" e degli "Lunauta". Il tempo speso bene passa in fretta poi, e già ora di tornare a preparare le prossime immersioni. Quasi due settimane sono volate via come un soffio di vento. Pero delle difficoltà già incontrate prima, tornano a rinviare le missioni: nonostante la qualità del materiale raccolto, un grosso lavoro di identificazione e classificazione deve esser fatto, prima di iniziare qualsiasi cosa. A scaricare vari CD nel computer centrale del Wyznoscafo per analisi, ci si incontra un problemino per lo meno secante: alla registrazione dei CD nella memoria centrale dell’archivio salta fuori: Unknown artist, Unknown album, unknown genre, unknown year, unknown Cover... Poi Track 1, track 2 e via cosi, invece dei titoli delle canzoni. Niente informazione sugli compositori, ne fonte di informazioni sullo stampato del CD di Babamandub, per esempio. Stesso virus su il CD di Maria Devigili, idem per "Oil on canvas" e non ho ancora provato maTTeo abaTTi, né "Poor works". Tutte le informazioni devono essere entrate manualmente, tracce per tracce. Se no, al replay degli "recentemente scaricati" viene tutto in disordine. O piuttosto tutte le "track 1" dei vari artisti, poi tutte le "track 2" e via così. Scaricando CD nel mio passato, prima di diventare capitano di sommergibile, appariva il nome del gruppo, il titolo dell’album, il genere musicale, l'anno di uscita, persino le "embeded cover" o immagini incluse, per illustrare tracce per tracce l'album con foto diverse della cover, e ovviamente il nome degli autori e compositori che facilita il lavoro se si fa una dichiarazione alla SIAE. O al meno, che non ributta il creatore della playlist, che deve fare fastidiose ricerche per arrivare al suo scopo, e che preferirà sicuramente scegliere una canzone degli "Police" se il suo computer risponde presente alle sollecitazioni dell’ente. Devo far parte del problema agli agenti del Intel. Ci sono, al mio parere, scogli che non facilitano la diffusione delle opere musicale trentine.

Capitolo 19b

Per il momento niente immersioni anche se lo Wyznoscafo splende sotto una nuova mano di pittura lucida e se tutti sistemi sono provati, calibrati, pronti e operativi. Chiamo il secondo, e Jones del sonar, per uno sforzo serio di classificazione e appoggiare l'etichetta giusta su tutto il materiale sciupato al naso e alla faccia del Intel. So che fra poco un l'immersione "test" sarà su il planning. E come tutti vecchi lupi di mare, l'esperienza riporta a rifare i primi passi, dopo questa ripresa in mano, in ambienti conosciuti. Una bella galletta di vinile provvede un fondo rassicurante e piacevole come una serata in casa. Tutto l'equipaggio a l'occhio sui manometri mentre facciamo un giretto sott'acqua su l'ultimo Zeroids. Rivedo, come un’immagine sbiadita, l'annuncio visto in un giornale del 1981: "Il vinile è morto, arriva l'era digitale". Trenta cinque anni dopo, deposito sensualmente la piadina nera sulla Technics MK2, e lascio l'Ortofon Concorde baciare la prima vibrazione del disco volante. Gli Zeroids non mentono. Meritano un Nobel di onesta. Gli Zeroids son sordi al richiamo delle mode, che poi passano. Sono diritti come un razzo di fotoni attraverso lo spazio. Son regolari come un orologio svizzero. Son de quei gruppi a fare delle carriere alla AC/DC. Perché non deludono MAI! Cosa posso dire poi, di più che la mia prima recensione su quel trio?? Poco niente a dire la verità. È tutto buono, tutto vero, tutto puro.

"Get what I want" si veste di psichedelismo e di flower power, con tinta Oasis, per portarti via sul loro tappetto volante. Da lì si vede la cita dall’alto, guidato un batterista metronomico, semplice ma efficace, professionale senza farne troppo, perfettamente giusto.

"Thinking of you" e deliziosamente poppy,

"Anything" segue il pianto acuto della chitarra.

"Take me to the cinema" a come un retro gusto di "Hank Marvin" nella sua introduzione, tutto come nella parte conclusiva del pezzo, che porta al primo strumentale dell’album. Una cortissima fuga alla moda anni 60.

Bisogna girare la torta, solo per la goduria del gesto, passare al lato B e sorridere beatamente su "Ask me why" che è conforme a tutte le aspettative. Gioia, piacere, scrollare da solo nel centrale operativo con le cuffie a chiodo sulle orecchie, perché è uno scivolo quasi senza fine e che una volta tuffati giù nella piscina c'è solo da tornare de sora...

"Going to the disco" fa del nuovo con del vecchio... e meravigliosamente classico. Quasi esemplare. "Daisy bones" è arruffato e energetico con il suo "BPM" sopra la media, come un bel colpo di defibrillatore che arriva con tempismo, prima del secondo strumentale dell’album che suda di "Shadows" da tutti pori. Troppo corto del resto perché serve di introduzione a l'unico lento dell’album, armonioso, cantato con stacchi e onde vocale su un basso monumentale (come su tutto l'album, del resto) che trasforma quest'uscita di album, in un pezzo veramente notevole, sicuramente il migliore dell’Album. E che lascia contemplativo finché lo stylus entra nell’ultimo loop del disco per punteggiare di "cick, cick, cick, cick..."la fine di questo giro di giostra. Rimane solo da stare in fila, quella dei fan dei Zeroids, quelli conquistati uno per uno, quelli che sanno perché sono li. Determinati e fedeli.

Superficie! Test conclusivo, tutti sistemi operativi.  Le prossime missioni saranno in acque calme. Nen pian.

Capitolo 20

Stiamo risalendo piano in vista di strappare la superficie di nuovo e rientrare alla base Nibraforbe.  Questo test di immersione e stato conclusivo e me vedo già al sole per l'aperitivo...

- Capitan! È arrivato questo sulla rette Flash:" i Zeroids hanno un nuovo disco" e il più strano e che quel flash non viene da l’Intel.

- Caspita, fai vedere!

Leggo di traverso la prima volta, gli occhi appannati la seconda e mi concentro per la terza volta. Il gusto del Nosiola Campari sta scomparendo definitivamente dalle mie papille gustative. E credo che questa camicia sudata mi sarà addosso per un po’, invece della maglietta bianca in terrazza al bar dei marinai... la notizia viene direttamente dagli Zeroids. E hanno un accesso alla rete flash.... non ci posso credere....

- Nettuno stridente!*  180 gradi subito! Avanti tre quarti, profondità 300, rotta nel 195...

Risponde un silenzio incredulo, nessuno si muove o non capisce... Magari si sognano tutti in terrazza con la bevanda preferita... Urlo:

- Avanti tre quarti, profondità 300, Rotta nel 195!!!!!!!!! Battendo sulla tavola delle carte a pugno chiuso. La vita riprende e gli ordini circolano di nuovo nel centrale operativo. Il secondo si avvicina:

- Tutto bene capitan?

- Per le trippe di Richard Dawkins! L’Intel non sa più un gran bel cavolo di niente, se vuoi sapere...

- Messaggio identificato da l’Intel, capitan. Qui....

- Era tempo! 

Passo al decodificatore... e lego quasi di traverso il contenuto. La faccenda si fa seria.

- AVANTI TUTTA!  Capo nel 180, profondità 300.

Chiamo il secondo a parte per rivelare la situazione:

- Per le trippe di Lawrence Krauss!  Gli Zeroids hanno firmato in Giappone da qualche parte, e sotto il naso del Intel senza che nessuno sapesse qualcosa... Alla faccia del Intel! Clamorosamente!  E noi andiamo a fare il loro lavoro perché quelle scimmie in cravatta pretenziosamente "intelligenti” sono incasinati con "la spuma per il bocia" di Lalu e son appannati anche su questo dossier. Ma che cavolo! Siamo in un buio totale e davanti a una pagina bianca allo stesso momento. Dobbiamo arrivare prima di qualsiasi persona su quel dossier.

- Capo centrale?

- Comandi!

- Prova di risalire alla sorgente del primo messaggio flash ricevuto, e chiama quando hai stabilito il contato che facciamo passare qualche domanda.

- Jones?

- Pronto sonar! Comandi!

- Abbiamo un teaser su FB... Prova di decodificare l'album o qualcosa, che siamo nella melma totale mentre andiamo in missione e non mi piace.

- Agli ordini... capitan.

Afferro in mano il microfono della diffusione di bordo:

- Equipaggio, qui è il capitan, so che dovevamo tornare alla base, ma la musica Trentina ci richiama. Andiamo a tutta birra verso mari inesplorati fino ad ora. Il Wyznoscafo e al migliore della sua forma e non può essere un utensile migliore per questa missione. So che molti di voi si sentivano già seduti al sole per un momento di relax e un bel aperitivo…. Ma andiamo a affrontare il nostro vecchio nemico di sempre: la marina Giapponese! E se torniamo con una missione compiuta alla faccia e al naso del Intel... l'aperitivo, lo pago IO!

L'equipaggio grida Hurrah! e canta a squarciagola "Trento" degli Nibraforbe, mentre il buio delle profondità avvolge il Wyznoscafo….

C’è tempo prima di raggiungere le acque Giapponese... molto tempo, e Jones al Sonar con il suo impianto stereo a 40 milioni di Euro passa il giorno con le cuffie in testa. Tanto li ho chiesto di tenermi aggiornato regolarmente su le sue scoperte perché l’Intel rimane nel suo mutismo imbarazzato... Dobbiamo veramente farcela da soli.

"お早うございます皆" Non si capisce un’ostia... E il titolo dell’album? La casa discografica? Dagli primi segnali molto deboli e distanti che percepiamo ci si nota qualcosa di non abituale: Primo; canzoni lente sono molto più numerose che sugli album precedenti. Sembra quasi una collezioni di scarti: tipo "Eh bella questa, pero non si accomoda bene su "Once again" o "Zeroids" teniamola da parte, dai!". O allora l'atmosfera si è seriamente calmata nelle composizioni. Secondo; per la prima volta appariscono canzoni sfumate da l'una a l'altra. La propulsione e a chiodo il Wyznoscafo vibra da tutte le sue lamiere ma permette ancora allo spirito di svagare, mentre ci si chiude gli occhi, rinchiuso in cabina, durante questa lunga immersione... Cosa troveremo una volta arrivati sul posto?

Arriva un’immagine frammentata sullo "scop" dopo qualche giorno di viaggio. Pero e a fuoco, netta e limpida come l'aria pulita di altitudine. Sembra essere la cover ed e anche bella. Una bellezza del paese del sole levante si taglia in cerchi concentrici e aggancia la curiosità, chi potrà risolvere il suo fascino rimettendo gli tagli apposto?

Sono chiamato da Jones al sonar, che mi calza un secondo paio di cuffie, per sentire l'album prima di tutti. Ci sarà solo questo da fare per il momento visto che niente ritorna dalla rette flash e mancano indizi per sapere come hanno fatto per lasciarci questo messaggio, nonostante livelli di sicurezza notevoli su questo tipo di network. Finalmente ci siamo: "Mexican salad" apre le 10 tracce dichiarate del Album con un larsen sostenuto con un pizzico di phasing di chitarra per un bel pezzo melodico, come solo gli Zeroids sanno fare, ed e il primo down tempo della galletta. "I don't want to live if you die" darà d'entrata il tonno di un album girato verso il melancolico senza essere mai triste, pero.  Una chitarra acustica prosegue su lo stesso tonno per condurre verso un ritornello un po’ più dinamico "You got me in your hands" e aiutato di cori timidi, ma benvenuti. "Cleaning the dishes" e un lento che sembra tirato di un film americano negli 60's o dell’undicesimo episodio di ritorno verso il futuro. Appare un sassofono suonato da Paolo Guolo che fischietta anche con Bob and the Apple ogni tanto. "Lazy lady" e il primo up beat dell’album, punteggiato di stacchi astuti, e belli cori che ricordano the La's delle grandi ore. Poi mettiamola per chiaro: che sia batteria, basso, chitarra o canto e cori, l'esecuzione degli pezzi e senza fiocchi stravaganti o inutili, ma suonato con una semplicità e una precisione maestrale; la firma degli Zeroids: Cade dritto e a posto come una ginnasta sovietica dopo un movimento alle olimpiadi, se no e promessa il gulag al primo passo di traverso. Non c'è bisogno di far complicato quando si può far bene. "Like you do" ricade nel melancolico "If I lose you, baby..."   e si conclude un po’ come "Sally" un titolo degli Cameleons UK nell’album "Here today gone tomorrow". "Downtown" si riveste di teatralità londinese intorno a Leicester square un sabato di sera; sembra l'introduzione di una commedia musicale.  Poi vero decollo alla verticale: "Sushi garden" e il coro "We'll be together.... we'll make it better" uno stupendo pezzo per ballare, quasi disco. Sicuramente uno Hit che porterà avanti l'album da questo lato del pacifico. Segue uno strumentale al gusto jazzy/Shadows tradizionale. Ma rimane una transizione troppo corta al mio gusto. E porta a un altro lento "It's you" (that I want)” un bel pezzone classico come il manuale comanda. Bisogna per lo meno concludere la galletta, prima di farci notare dalla marina Giapponese, che gira sopra di noi, pronti a difendere fino all’ultimo sangue, l'uscita del disco. "Sun" con i suoi 5minuti 40 rimane il pezzo il più lungo e il più psichedelico dell’opera.  Sonorità alla George Harrison, limite Flower power, "Beatles" a chiodo periodo "Sergeant Pepper", il pezzo decolla per volare liberamente. Facciamo nella planata, lo svago, e la traccia si conclude su un rumore grigio lungo e infinito. Una traccia fantasma e l'ultimo lento dell’album, portato da una chitarra acustica e di un tamburino mezza luna. Chitarre piangenti passano nella distanza. E se fosse l'ultimo degli Zeroids? Voglio dire VERAMENTE l'ultimo???  E se tutta questa nostalgia fosse un modo di dire "addio"??? Appoggio le cuffie lo sguardo basso sotto l'inquisizione di Jones:

- Tutto bene capitan?

- Si.... Credo di sì... tutto bene. In tant', puoi passar quel messaggio a l'equipaggio: se fosse l'ultimo Zeroids o no, sei un vero mona se passi accanto.

- Agli ordini capitan!

- Ritorno alla base Nibraforbe...  devo pagar l'aperitivo.

 

* mentre ci sono, aspettatevi a queste esclamazioni un po’ più spesso: Dylan dog ha il suo "Giuda ballerino". Il famoso TEX ha avuto "Per l'inferno!"  Io d'ora in poi, avrò "Nettuno stridente!"  mi sembra anche giusto....

 

Capitolo 21a

Il bene, dopo la tensione di andare in Giappone per una lunga missione quasi alla cieca, è finalmente di TORNARE dal Giappone a ritmo di crociera. Tranquilli, a passo di senatore, per godercela un po’: calmi, auto-soddisfatti, pian pianin'.... Magari se non fosse per Jones e il suo Sonar con i fiocchi:

- Finalmente li becchiamo, Capitan!

- Nettuno stridente, Jones!!! E chi?

- Gli Tryaxis, capitan!

Vero che corriamo quasi da un anno e mezzo dietro quel gruppo ed ecco che Jones, sulla via di ritorno, mette la mano casualmente sulla discografia completa.

- L'eran lì, sul fondo, beati e tranquilli come una razza, Capitan! Ma sono riuscito a identificarli lo stesso.

- Si... si... bravo Jones, bravo.... (Eco un'altra somma di lavoro in più. Mi sa che dopo pagare l'aperitivo all’equipaggio mi toccherà anche pagar la cena...)

- Poi N.A.N.O. sta registrando, e la Devigili ha il suo album che esce il 23 di questo mese, il 27 c'è il compleanno di Randy Molesto, Otterloop diventa un trio, come gli Ome brothers del resto, poi ri-entreremo nella fascia sonar di Laura Galetti e di Matteo Abatti nel dossier "Cover", sul camino verso la base Nibraforbe, capitan...

- OK Jones, OK. Pero una cosa alla volta. Sai che sono un vecchio modello del 20 imo secolo, con un processore monobit, vero? Quindi buono.... tutto calmo, eh?!?!

- Si capitan!

- Secondo?

- Comandi capitan!

- Siamo ancora in contato con l’Intel?

- Troppo lontano, Capitan!

 Per le trippe di Richard Dawkins! Siamo ancora da soli su questa missione!

- Ferma propulsione. Silenzio abbordo. Scanner, Doppler, Spettrometro, decoder audio sul rilevamento!

Il risultato dei dati dello scanner potrebbe confondere un po’ di gente... Cioè "TRI - Axis" dovrebbe esser un trio, ma sono solo in due... Una specie di triciclo a due ruote, un triangolo con solo due punti definiti nello spazio, una trilogia di George Lucas con due film solo.... Non mi sorprende niente affatto: vengo da un paese dove i tre moschettieri son quattro! E qui che prendo tutta la mia vera dimensione di capitano!!!! Ecco un duo composto da Leonardo Gasperetti e Mario Di Nuzzo. Un duo di "tocca tutto" e di "prestami-il-basso-che-l’hai-avuto-abbastanza-tu"! Luciano dal Lago forma pero la terza punta della forma geometrica, ed appare sul primo album esclusivamente dedicato allo strumentale.  Sorvolando la discografia ci si può costatare al meno una cosa: C'è tempo fra gli album. Cioè: 1998, 2004, 2008, 2012.  Non c'è miga fretta. Poi già al secondo album Luciano sparisce e lascia il bivalve agganciarsi a varie rocce: sia a vari strumentisti, che altri vocalisti... storia di colorare diversamente... Ma rimaniamo sul primo vagito dell’entità: dopo avere trascinato i lori amplificatori attraverso un gran numero di gruppi (Jammai in particolare) Tryaxis si forma. Poi guardiamo la loro bravura: "Noi, facciamo la faccia Nord del K2 d'inverno!!! Cosi..."  Al meno ci voleva un po’ di fegato per la scelta della direzione presa. Perché il mercato dello strumentale in Trentino negli 90's non portava direttamente in cima alle classifiche. Cosa spinge quei tre ragazzi ad imboccare quella strada? Non stano mica li ad ascoltare i "Duran Duran" o " Toto Cutugno" notatamente e di nascosto, per rilasciare questo album estravagante e che ritengo importante.  Perché in cima al K2 ci sono arrivati! Vabbè che non hanno fatto un tempo record, né aperti delle nuove vie... Hanno svitato due o tre volte, pero diciamolo subito: in qualsiasi album c'è una traccia che fa ridere) pero il resto e uno sballo. Poi la cover dell’album si staccava già del via vai generale ed era più che sorprendente di qualità e di tecnologia per un gruppo locale nel 1998... 

"Popocatepelt" si appoggia bene su un tappetto morbido di tastiere, un assolo di chitarra definisce la melodia della prima parte del pezzo un assolo spettina i primi minuti, questo movimento sollevato è ritmato fra ritmi programmati e batteria, per lasciare la seconda metta diluirsi tranquillamente in un ponte musicale soffice, per ripartire di nuovo verso veti rock n' roll. "Popocatepelt" rimane una buona introduzione all’ Opera degli Tryaxis al meno definisce le loro ambizioni.

"Sky scraper" parte con un’atmosfera sonora diversa, sembra che possiede le spalle per seguire lo stesso sentiero, ma penso che l’insieme è diminuito al minuto da un riff troppo comune della chitarra che appesantisce le aspirazioni del brano. Ci si nota, nonostante questo, il talento di ogni strumentista.

"Apocalypse baby” gode di un’introduzione teatrale, di un ritmo pesante e di un classico riff di chitarra Rock n' roll. Bella transizione sollevata dalle tastiere, prima di ritornare a l’essenza rock del brano.

Poi ovviamente "Fly” acustico e cristallino, si distacca della massa per sorvolare l'album con la leggerezza dovuta. Il suono della chitarra folk registrato nella prima parte è limpido e si accaparra la parte alta dello spettro uditivo. Un sottile cambio di tempo porta la seconda meta della traccia verso un inesorabile chorus di chitarra. Traccia magnifica.

"Tryaxis” sembra prodotto dalla "GRP" famosa casa discografica americana leader nel Jazz fusion e che produceva "Steps Ahead", "Tom Scott" e "Spyro Gira" in particolare. Belle partiture del basso, messo bene avanti, bello stile, grandi idee e bella produzione. Mi dà l’impressione che un po’ di tempo è passato fra le due registrazioni precedenti e questa. Le chitarre sono molto più espressive e melodiche. La band inizia a convincermi sul serio.

"Meridiana” è quasi totalmente dedicata alle tastiere di Luciano. Al meno è il campo largo in quale si esprimono più liberamente. Un suono digitale e cristallino balla sopra suoni analogici bassi, fino a un bel assolo di chitarra. La composizione è matura e virtuosa. Produzione esemplare.

"Marie Annie" è un lento romantico, portato anche dalle stesse tastiere planante. Un suono “soffiato” diventa il protagonista del brano. Le percussioni rimangono discrete su tutta la canzone. Solo una chitarra acustica appare alla meta della traccia per un breve minuto.

Poi "Funky kitchen” conclude l'album. Tutti sul ponte, al posto di combattimento per un funk/jazz di bella fattura. Due collaborazioni esterne al trio di Herman Zadra e Roberto Zanolini completano un album che potrà trovare nel gusto, un corteo di gente a chi piace, e un altro corteo di gente che lascia indifferente. Avrà per sé di cementare al meglio la personalità vera degli Tryaxis e la direzione a quale la band, con sue varie formule, resterà fedele fino a nostri giorni. Musica registrata bene con il tempo che serve a portare le rifiniture necessarie alla qualità richiesta.

Capitolo 21b

E tempo ora di interessarsi alla seconda produzione degli Tryaxis "MMIV" rimane molto più calmo nella sua introduzione, rappresentata da "Poseidon", "Swimmer" e "Aborigenal world" che l'album di esordio. La cosa si è calmata piacevolmente, e le tracce si sono allungate parecchio: due titoli da più di 7, una di 8 e una di 9 minuti, su l'arco dell’album: Ci si dà più priorità a compimento dell’espressione musicale che al formato in quale deve prendere posto. Gli spazi son più liberi e si sente. Poi Mario e Leonardo non si disputano più il basso, ma mettono tutti due il naso nelle tastiere e la programmazione, risultato di un campo lasciato libero, per la bellezza di sei anni:

Luciano Dal Lago appare ancora una volta su "Poseidon”, sicuramente una traccia portata da precedenti registrazioni non incluse sul primo album. Il primo brano colloca Tryaxis nel campo della musica strumentale. La qualità delle tastiere, i vari movimenti descritti, le voci registrate in introduzione e in sottofondo descrivono atmosfere in quale la mente puo svagare.

Le due tracce successive sono decisamente più portate sulla chitarra. “Shwimmer”, con la sua introduzione persa nel fruscio di un vinile è portato da un ritmo meccanico e di vari stratti di chitarra al gusto di vacanze al mare. Fino a un bel chorus di chitarra, inseguito da un suono di clarinetto fatto alle tastiere.

Siamo meno sul rock e più su l'Ambient. Un didgeridoo apre il magnifico “Aborigenal world” che rimane la mia traccia preferita del gruppo, attraverso tutti suoi album. Le chitarre sono vaporose, leggere, appariscono ancora suoni “soffiati” di tastiere. I vocalizzi di Carla Pozzati sul brano portano finalmente tutta questa bella gente al piano di sopra. Il finale del brano e stupendo.

"Dream bedroom" porta un po’ di giri per minuto, con slap di basso micidiali di Christian Valentini, e il suo ritmo fusion. Questo pezzo energetico appare un po’ come uno tsunami in un mare d'olio e si distacca dal resto dell’album con una larga scelta di ingredienti musicali: appare una chitarra rugosa anche un po’ di scratch e le percussioni muscolose hanno un braccio teso verso il primo album e gridano “Babbo!" Il brano sa stranamente saltare da una atmosfera funky verso un Rock a spalle larghe senza neanche mettere la freccia.

Ritroviamo la calma e la serenità in quale eravamo confortevolmente sdraiati con "Sliding Sax" perché un po’ di calma e di relax non fa mai male a nessuno. Chitarra acustica al suono cristallino e tastiere portano questo brano nella sua serenità.

"Moonlight" segue, traccia intonatissima alla nonchalance inspirata dal tonno maggiore del disco e cammina sulle spezzate lasciate da Chieli Minucci, il famoso chitarrista di special EFX. Le percussioni sono quasi tutte manuale e leggere.

"Red lake" nonostante il suo aspetto un po’ più consistente trova pienamente il suo posto nell’album con il suo tempo medio su chitarre espressive. Notevole partitura di basso e melodia al sassofono alto, per distillare il tema del pezzo.

Quello che non riesce ad archiviare "Divina commedia" o al meno la sua prima parte che si vuole strana e arrufata.  A dire la verità è un pezzo ambizioso, che vorrei tagliare in al meno due parti.  Perché questo tipo di lunghezza serve per raccontare una storia e/o passare attraverso varie atmosfere e descrivere musicalmente varie situazioni. La prima parte e condita di riff di chitarre metal che tiranno l'uditore del torpore ipnotizzante e confortevole in quale era immerso da l’inizio di questo disco. Dal secondo minuto, un suono di tastiere si abbina con fatica a l'atmosfera descritta dal resto degli strumenti. Poi a 5:56 si parte... Decollo. Troviamo anche una bella termica per portarci in quota e aprire il territorio ampio alla libertà del volo. Una bella sequenza porta verso il canto di una tromba virtuosa, la seconda parte è veramente monumentale.

L'album perde nella sua omogeneità a l'arrivo della ultima traccia.  Primo esperimento cantato di un pezzo che imbocca coraggiosamente una direzione nuova, senza trovare veramente posto in quello che poteva rimanere un bel album strumentale. Magari d’ora in poi ci si cambia direzione…

Poi un po’ più lontano a portata di sonar c'è "The other side"....

 

Capitolo 22

Sono sdraiato sul letto della mia stretta cabina e sto re-leggendo un reso conto sugli Next point di un anno fa: "Cantare in inglese... Vero che il lato conciso di questa lingua semplifica la scrittura del testo. Un’immagine chiara può essere distillata in un verso. Apre anche orizzonti più larghi a chi vuole girare l'Europa. Ma è un’arma a doppio taglio. Se gli inglesi sentono un pezzo e tendono l'orecchia chiedendo "Eeeeh???" per via della pronuncia, impone spontaneamente, li sul posto, un livello di traduzione. Se poi Italiani vogliono approfondire un po’ il messaggio devono superare un secondo livello di traduzione. Comunque si può cantare in inglese: è una libertà, bisogna prenderla se si sente cosi. Dovrei star zito anch'Io su l'argomento scrivendo in italiano con formule grammaticale da far "sciopar da rider" usando la sintassi come una vacca spagnola ubbriaca.

Il mio modo di scrivere l'Italiano diventerà moda, ma nel 22imo secolo, sto già organizzando tutto da qui, a questo scopo... Sento pero due zoccoletti di caprone sulla mia spalla sinistra e anche se giro la testa, non riesco a vedere cosa ha preso posto li. Mi sembra avere visto del rosso ma non sono sicuro:

- Dai! Capitan, che te ne frega! Menali un po’! Non se capis un’ostia de quel che raccontano...

Sto girando la testa ancora più a sinistra, ma non penso che ci sia niente o nessuno, quando sento due piccolissimi piedini nudi appoggiarsi sulla mia spalla destra.

- Vedi Capitan tu stai facendo sforzi tellurici per esprimerti e scrivere in una lingua straniera e ti assicuro che fai ridere... O che la gente legge, e re-legge due o tre volte certi passaggi per capire quello che vuoi dire. Sei un po’ buffo, no? Pero tu prosegui lo stesso, vero?

Giro la testa a destra e spolvero della mano, come per sforforare miei galloni di comandante. Niente forfora, ma sembra che una piumetta piccolina sta uscendo del mio campo visivo.

- Ma ta zi valla! Sbrana, te digo! Non ascoltare questo impiumato di seconda classe, quel mona crede che Hüsker Dü le na razza de cane, ostia! Non serve sognar de conquistar l'Europa se ti non sei capace de conquistar tuo vizin de casa! Canta 'n Italiano, ostrega! Mi, le meio se torno zo da bas en caldaia, pitost sentir le vostre monade... to!

Sono stato punto da un ago rovente a l'orecchia e mi prude.

- Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa! Risponde una voce dolce e fresca...

L'interfono mi tira fuori dal sonno:

- Siamo in posizione pronti per i primi rilevamenti, capitan.

Mi sbatto la testa saltando seduto nel lettino. Miei occhiali son di traverso, le cuffie del walkman che distilla "Search inside you" in loop, mi fa male a l'orecchio, il rapporto che stavo leggendo e un disordine di carta che cade in serie per terra, ho la bocca secca e due occhi in fondo alla testa. Sono pettinato con i piedi della sveglia, e trovo con fatica l'interruttore dell’interfono:

- Vengo subito, nessuno si muove senza ordine! Arhem.... fammi trovare una piscina di caffè nel centrale quando arrivo.

- Agli ordini!

Afferro il manico del tazzone de caffè, con trampolino sopra, che mi aspetta, e tutto il centrale operativo sa che mi son appena svegliato, visto che ho la faccia di traverso.

- Ecco lo scop della cover capitan.

- Grazie secondo.

Bestia de cover mi penso, ecco un TRI-axis ostia, tre scritto in grosso! (giro)

- Un dossier del Intel su questa testa nuova?

- Aspettiamo ancora la risposta.

- E te pareva.... Claudio Pilloni... è nell’archivio nostro?

- Appare nel video promozione di Felix Lalu "El se sentiva soul" con un gruppo di cover "Catoblepa" che è un personaggio di "Supergiovane" una canzone degli "Elio e le storie tese". Suonava in quel gruppo con un certo Mario de Nuzzo alla batteria. Poi è passato del lato oscuro della forza nel "X tractor". Poi canta e suona la chitarra in "Le origine della specie" su di quale abbiamo un file da più di un anno, ma non abbiamo mai coperto una missione, né su quel gruppo, né su quel tizio. Poi ha freddo alla testa perché porta il berretto!

- Ecco! BRAVO, Capo centrale! Buon lavoro... A pensarci bene, possiamo farcela da soli senza l'Intel... dai! Nen!

"Blue lullaby" apre "l'altro lato" con la stessa calma che "MMIV" e un bel duo di voce di Luisa Von Lutterotti. Siamo lontano della fusion di "MMIV" e della chitarra arruffata di "Tryaxis". Siamo campati nel Pop. Rimane il tocco maestrale degli strumenti e l'esperienza accumulata... E Fluido.  Stessa materia su "Talking about love" fino al ponte musicale al retrogusto di "Saga" noto gruppo canadese. Unica canzone nel formato radiofonico con i suoi 3. 49, tutto il resto supera le 4 e anche le 6 minuti. Prendiamo il tempo di suonare come vogliamo, eh!

La traccia più lunga "Stay with me" si appoggia sulla voce femminile di Laura Pinamonti ed è un bel lento potente aerato da spiagge strumentale. 

"Sadness" rimane il mio pezzo preferito in assoluto perché si differenzia degli altri, dà la sua costruzione.  Si riveste del mantello degli Tryaxis dei primi tempi, le percussioni elaborate lasciano spazio al canto, avvolgendo le parole. Un bel lavoro equilibrato. Bel lavoro di cori nel ritornello e un altro ponte musicale alla "Saga" per portare quel monumento verso la sfumata finale.

Rimaniamo su gradini alti di qualità per "Alone" tagliato nella stessa stoffa e martellato alla gran cassa come nessuno da queste parte.

Mentre siamo sopra lo strato di inversione, contempliamo gli spazi aperti dal pianto della chitarra su "Don't call me love" che dà il tonno di questo pezzo planante. Il canto prende rilievo con un astuto raddoppiamento della voce a momenti strategici. La chitarra trova linee dritte per decollare, e portarci con sé. Tre mattoni di qualità al centro dell’album.

"Search inside you" arriva come un brufolo sul naso. Cantato, non troppo male, da Marco Carner, ma con un accento da potere appenderci un cappotto. Mi tornano in mente le due presenze misteriose del mio sogno, dando una spiegazione razionale alla loro apparizione. Magari I Tryaxis volevano provare di fare come "Toto" o come i "Brand new heavies" che cambiano vocalista ad ogni album, ma di farlo nel giro di un album. Questa traccia appare come un passo di traverso di mezzo a un album di alta qualità.

Tiro re-aggiustato su "Home" e "Unicamante"…. Marcello Nebl si attacca al dossier con serietà e professionismo. "Unicamante" fa MOLTO piacere al Capitano campato a chiamare l'artista locale a cantare in madre lingua, come Chateaubriant richiamava il pittore del 19imo secolo, a ritornare sul soggetto a l'esterno, scrollando la scuola di Barbizon verso i primi impressionisti.

"Faking" si apre sulla sequenza auto-plagiata alla "Divina commedia, parte 2" per concludere l'album con un pezzone Prog sincopato e rock, storia di inchiodare la faccenda alla moda Tryaxis. Sbam! Chiuso!

... Nettuno Stridente! Hanno anche fatto il remix di "Seach inside you".... Troppo gentili!

 

Capitolo 22b

"Oxygen" dovrebbe convincermi del tutto, pero non sono riuscito in un primo tempo ad abituarmi al timbro della voce di Emanuele "Bob" Ghirardini. Alta nel suo registro, un po’ come Ian Anderson (quello dei "Yes" non quello di "Jethro tull") canta giustissimo, pero senza farmi vibrare. Ottimo risultato vocale stranamente, su "Saved", "Oxygen", "In my head" e "The meaning": Partiture che devono essere attaccate con grinta e potenza, piccozza e ramponi d’acciaio e via per la facciata nord. Veramente un bel risultato: Rauco quasi a ruggire su il "Yeahaaaaah!" di Oxygen. Una sberla. Tonalità mono corda sul resto dell’album e un po’ meno al mio gusto. Per il lato musicale non c'è da preoccuparsi, sia percussioni che chitarre, basso o tastiere, le fondazioni son solide: ci si può progettare un gratta cielo sopra. 

"Saved" e il suo riff di chitarra per maschi veri e una batteria che spara come la "Panzer divizion" apre l'album e conquista subito. Il raddoppiamento del canto di Bob crea il rilevo voluto.

"Oxygen" impila il mattone successivo e campa il suo ritornello su cime sempre bianche. L’effetto sulla voce nell’introduzione annuncia bene l’intensità del brano.

"Wings" fa la parte bella a Mario che sembra avere un mitra in ogni mano, e la traccia si veste di sinfonico con la presenza di archi, violini e violoncelli, suonati alla tastiera e che portano un bel effetto.

"High" e "Magic" sono tracce calme, due belli lenti come "Ten" e "Japan" ma che mi hanno lasciato freddo: sicuramente l'umore del momento o il fatto che questi giorni sono romantico come un giocatore di hockey su ghiaccio sdentato.  

"In my head" arriva come una vampata d'aria con le armonie perfette del suo ritornello.

"The meaning" decolla nel suo ritornello con belle armonie pensate e raddoppiamento di voce. Magari è il pezzo che potrebbe convincermi dell’equilibrata dosa di ingredienti, pesati e incorporati sapientemente alla salsa Tryaxis, fra voce e musica. Perché a sentire l'album in loop con le cuffie intorno al collo e facendo altre cose, è un pezzo che ritiene l'attenzione e la curiosità ad ogni giro. 

Ci porta a pensare la stessa cosa di "Handle with care" con la sua energia mordente che spinge queste due tracce verso il Tryaxis che convince.

Poi per concludere "Tryaxity" introdotto da un’armonica alla "Breakfast in America" è un bello strumentale che ci riporta verso "MMIV" e le sue spiagge calme di musica contemplativa. 2016-17 dovrebbe portare il quinto album della gang di Cles. Chi sa se ci porterà un album cantato in Italiano da una dona alla voce lirica, o un delirio di fusion con i migliori strumentisti della val di Non. Ci si può già affermare che sarà pensato fino in fondo.

- Capitan?

- Si, Capo centrale, Che c'è?

- Siamo finalmente in possesso dell’opera completa di Maria Devigili...

- Nettuno Stridente! Vuole un ammutinamento abbordo?  L'equipaggio aspetta che pago l'aperitivo e la cena e siamo in immersione da due settimane!

- Credo che non può aspettare... l'ultimo album e uscito quattro giorni fa...

 

Capitolo 23

Maria Devigili non è sconosciuta dagli servizi del Intel: appare per la prima volta, più di un anno fa, nel fascio del nostro sonar attraverso la Pagina Facebook di Laura Galetti dei Stargazers. Poi contemporaneamente era incorporata a un CD ricevuto in omaggio dopo un grosso ordine di materiale alla Gulliver studio: Aldeno Alpine rock fest con la canzone "Vortice" insieme ad altri "Gulliverini": "Le Origini della specie", "Babamandub", "Five seasons", I "Rebel" etc... Risalta fuori di nuovo su un’altra raccolta del Electric duo project "Full bands Vs Power duo, Trentino compilation" Dell’Ammiraglio Giusy Elle, proponendo la canzone "D.N.A.".

Puoi essere classico, folk, rock, techno o quel che vuoi, la Maria non può lasciarti indifferente. Sia per la sua strana bellezza di dona bambina, sia per la sua voce franca e solida, sia per il suo suono spogliato ma pieno, sia per i suoi testi semplici, senza fronzoli, ma di una profondità abissale. Sono al mio parere i migliori testi nella regione e avrebbe solo da competere come Emanuele Lapiana che non complica suoi testi, ma che riesce a creare una profondità di campo enorme, con concetti chiari e semplici, tutto come lei. Poesia a l'esatto opposto degli "Oil on canvas" che usano versi tritati di "simbolica obbligatoria" per in fine, sfondare porte aperte. Voglio dire per questo, che quando Maria ti prende per la mano, ti fa viaggiare, racconta storie, alza domande esistenziale, e non ti lascia in consumatore assoluto fermo nella tua sedia, ad ascoltare musica di sotto fondo. Ed ecco che ero riuscito a mettere la mano su il CD "La semplicità" un 6 tracce durante un’incursione di nascosto sul territorio del Intel. Ed eco che il nostro caro band camp provvede due altri pezzi del puzzle. "Motori ed introspezioni" e nuovissimo "La Trasformazione" il quale Jones al sonar, scova con tempismo, per il più grande piacere dell’equipaggio, che lo maledice in silenzio. Siamo ancora in immersione e c'è chi vorrebbe ventilarsi le narici. Perché 40 uomini rinchiusi in una scatola di ferro, sono 80 calze prodotte al giorno, e la fermentazione è un fenomeno ancora poco controllato a bordo del Wyznoscaffo.

"La Semplicità" è un Ep che esce in ottobre 2011 al secondo del timbro SIAE del CD. Rimane un CD un po’ comune in mezzo agli altri CD dell’epoca, sullo scaffale cantautori italiani. Voglio dire per questo che è un prodotto orchestrato, arrangiato, su di quale appariscono basso, batteria, tastiere, e chitarre. Niente di male, ma niente di comune con la direzione che la VERA Maria prenderà con gli album successivi che ritengo essere coraggiosi di originalità, perché non conformi alle direzioni artistiche prese dalla maggiorità degli artisti che arrivano per la prima volta nello studio di registrazione.  Per contraddirmi rimane "Vortice” che non posso sinceramente vedere distillato in un altro modo. Perché è un mattone di tutto rispetto e la sua energia ha bisogno della totalità dell’orchestrazione presente su questo disco per splendere come lo fa. Ma già Maria manifesta la sua originalità cantando in francese, e questo mi tocca personalmente, anche se l'accento e la pronuncia generano sia tenerezza, che risate fuori del comune. "Nella moltitudine" è un conto di fantascienza esistenziale che dissecca la sincerità odierna. Rimane di questo EP di 6 tracce, un prodotto fatto bene, suonato bene, masterizzato da uno scampato degli RSU, ma lasciato un po’ "di serie" accanto a 50 altri CD prodotti regionalmente, in tutto il paese.

 

Maniche arrotolate su "Motori ed introspezioni" per lasciare Maria maestra del suo destino. Non so cosa ha guidato l'artista verso questa scelta spogliata, filiforme, ed esposta. Magari la capienza del Twingo per fare un "Romagna tour". Chitarre e tamburini sul sedile di dietro, due valige nel cofano e due persone davanti. E ci coglie al mento d'entrata con D.N.A. e il suo video post- apocalittico di You tube. Ecco la vera Maria nella sua dimensione. Nonostante qualche sovraincisione di rigore alla registrazione, ci sono tre elementi in questo disco: voce, chitarra, percussioni. Niente sale, niente pepe, niente salse. Niente che le pedali o loop station di oggi impediscono di suonare dal vivo.  "Iperuranio" segue questo miracolo musicale, e può senza forzare, pretendere al posto di Hit single per promuovere quest'album. È articolato intorno a un cambio di ritmo, che divide i versi dal ritornello.

"Il paese" si ascolta come una favola morale raccontata a bambini grandi, prima di andare al letto, ed è musicalmente costruito come una filastrocca. Si conclude come un brutto sogno, pero: Tutte le case sono uguali, tutte le strade sono uguali, e non portavano fuori del paese. Un po’ come "Il prigioniero" una serie inglese degli anni 70, manca solo un enorme palla bianca che te corre de drio...

"L'instante" è una traccia spogliata a l'osso, ma che apre armonie piene, all’aggiunzione di un’altra chitarra in sovraincisione. Si sfuma scortata dal rumore destrutturato di una tastiera.

Niente chitarre per "Aria di Rivoluzione" solo la voce e un po’ di percussioni per portare pienamente il senso delle parole.

"L'albatros" è cantato in francese, ma non ho potuto afferrare il senso solo a l'ascolto, ci vuole il testo di Charles Beaudelaire.

"Dentro" propone i primi timidi accordi dissonanti nel ponte musicale dopo il ritornello. I primi segni della trasformazione si notano qui, nella disintegrazione delle distanze chilometriche.

Un bel ritornello sottolineato del coro di Maria sopra la sua stessa voce porta "Sulla via" verso nuovi orizzonti. La direzione presa è accentuata da cambi di ritmo e di nuove sonorità estratte dalla chitarra. Sono due pezzi che danno indizi su quello che sarà la materia del futuro album. “La trasformazione”.

Maria Devigili mostra la tendenza che ha ad uscire degli accordi classici, per cercare asperità e rilievi che perturbano l'aerodinamica delle sue canzoni. Come sulla fine di "Solitudine"; è come una mano fuori dal finestrino per perturbare il flusso d'aria, che tutti altri provano di tenere indisturbato.

Il Blues lento di "Khady" rientra più in riga per un classico del genere. Prosegue al passo per una storia di cronaca nera. Anzi... Nerissima.

"La mia fortuna" è una nuova versione più approfondita del primo titolo del EP "la semplicità".

Sonorità di riverberazione di stanza nuda per l'ultimo pezzo, "Être vivant" cantato in Francese accompagnato delle note cristalline del Glockenspiel per tirare la reverenza, e lasciare il posto, lasciando la porta aperta, storia di dare a l'uditore, preso di stupore, l'opportunità di dare un’occhiata curiosa, allo spazio vuoto lasciato volontariamente dietro. La Maria è già sparita e ci si chiede se si deve seguirla o rimanere dentro il conforto della stanza...

Un segnale registrato dal sonar ci porta verso l’album seguente “La trasformazione”

Capitolo 24

"La trasformazione" porta con se la prova del esistenza degli multi-versi (o multi universi), sostiene la teoria delle extra dimensioni (11 in tutto), conforta la super-simmetria (tutte le particelle hanno la loro anti-particella), fa un passo avanti vero la spiegazione della materia nera, sostiene John Wheeler e il suo postulato "c'è un solo elettrone nel universo", evidenza l'apparizione di particelle e anti-particelle nel vuoto e il loro annientamento, porta un mattone a l'equazione di unificazione delle forze universale. E non lo fa matematicamente, ne fisicamente, ma musicalmente... Non c'è bisogna contraddire la seconda legge della termodinamica per riuscire a far passare delle teorie più sbilenche delle mie recensioni. Nel segnale registrato sulla galletta tridimensionale del Compact DisQ che rifletta luce colorate, al secondo dell’orientamento e l'angolo in rapporto alla sorgente dei fotoni, multi-versi si aprono. C'è stranamente rilievo nelle informazioni distillate e integrate in queste due dimensioni: raggio e spessore. Il suono disegna creste e guglie dentate in mezzo alla pianura lucida della superficie liscia, utilizza armonie o dissonanze fra accordi per dare un rilievo palpabile al contenuto di questo album.  Sorprendente, visto che tutti suoni sembrano registrati naturalmente, nudi, spogliati, senza effetti troppo invasivi, ma la loro combinazione apre spazi sconosciuti, perché ancorati nella semplicità, e questo stona meravigliosamente dalle produzioni musicali attuale... C'è anche una moltitudine di sensi a testi depositati: "Giunge il buoi quando e ora": Notte?  Morte? O tutti due, al secondo di chi sei e come la pensi? C'è un insegnamento? O la libertà di svagare dove vuoi, trovando conforto come puoi? Siamo su l'affermazione di Antoine Lavoisier "Niente si crea, niente si perde, si trasforma tutto" o pronti a tuffarsi nelle pieghe insondabile di una grottesca spiritualità??? O semplicemente questo album arriva al momento in quale dobbiamo farsi tutte queste domande?

Siamo a poche miglia nautiche dalla base Nibraforbe, in acque conosciute ma anche alla porta di altre dimensioni immerse, sonore, filosofiche. Un VARCO amichevole si apre, perché battere indietro? Fermi motori, proseguiamo sulla nostra velocità residua e scivoliamo piano nel varco quantico. Tanto, un rumore di vinile famigliare e invitante precede "Quando e ora" con suoi ponti musicale sostenuto da percussioni selvatiche e la sua chitarra alla pulp fiction. Il buio giunge quando e ora, non prima, non dopo, e una meccanica celeste, bisogna accontentarsi. Accontentarsi e anche una malattia nazionale: c'è chi ti governa e che non si accontenta mai, del resto.

Percussioni vocali danno il tempo a l'introspezione consumistica di "Spegnere-Gettare" in quale le tastiere, si campano confortevolmente. Talmente tanto che concludono il pezzo con un’indipendenza determinata. Non bisogna fermarsi "dentro le catene della logica e della certezza ottusa che è solo una scusa" su questa terra per aspettare la nostra trasformazione.

Cambi di ritmo, glockenspiel e cori tridimensionali ci guidano verso un viaggio allegorico, fuori dal tempo, seguendo la stessa stella che Maria. "La tua voglia di volare ti ha ancorato a questa terra" constata in "Frammento" l'opposizione nei risultati ottenuti, nonostante sforzi tenuti durante vite intere, per ottenere che "alla fine vincerai ma perderai tutto".

"Non Chiederci la Parola" di Eugenio Montale, e letta da Claudio Lolli, perché Maria l'ha invitato sull’album per leggerla, e aprire la canzone "Come una formica" che comincia giustamente su ritmiche, come dire.... alla Bolero di Ravel, diciamo. E chitarra, percussioni, voce ballano insieme su questo gioiello che un filocorno accompagna sottilmente verso l'ultima ritmica, come dire... alla Ravel, diciamo.

Un pianoforte principiante suonato senza l'uso delle pedali ci porta "Fiore d'Hiroshima". Maria deposita parole in Giapponese (come nel “Vortice", del resto) su questa filastrocca.

"L'anima si muove in ogni cosa" e la parola chiave del "Invisibile e quello che ci sostiene" basta volere trovarci verità di fisica quantica, o anche di spiritualità, volendo.

Ritorniamo sul tema della trasformazione/morte nella triste costatazione delle condizioni di vita dei nostri futuri "pasti migliori" condizione di allevamento senza mai vedere il sole di vitelli e polli, o di spazi ridotti dei pesci d'allevamento che sognano di volare o nuotare in un lago vero. Possiamo avere condizioni di vita migliori, per noi stessi, se diamo condizioni migliori a ciò che finirà nel nostro piatto.

Mi aspettavo a una cover degli Pop_X con "Celestial" ma rimaniamo senza notizie del duo Panizza/Biondani tranne rumorini di plastica senza consistenza abbandonati su You Tube. Ritmi caldi di scirocco uniscono cielo e terra dietro misteri "invisibili agli occhi umani" basta seguire l'armonia dei cori.

"La distrazione” descrive con maturità la schiavitù televisiva: "Cercando di fuggire stando su un divano, e le catene, addobbate per bene, sono leggere nel regno della distrazione". "E il veleno e addolcito per bene, ha un buon sapore, nel regno della distrazione". 

Maria sembra accompagnata da una corista totalmente sconosciuta dagli servizi del Intel su "L'Ombra” traccia sporadica e nervosa come un tango appassionato.

"Verso l'alto" conclude vocalmente con vari timbri e tonalità quest'album e richiama sia verso il divino, sia verso galassie fatte di materia e materia scura, a scelta dell’uditore. Come per trovare per sé stesso la via attraverso gli multi universi proposti nel rilievo immenso del canto e delle melodie: "La certezza non è più la vita, guardi verso l'alto" tocca a te trovarci quello che vuoi. Tutte le certezze divine o tutte le incertezze scientifiche.

L'ultima incertezza essendo di Yoichir Nambu "L'eventuale creazione e annientamento di paio di particelle che succede sporadicamente nel vuoto, no è ne creazione, ne annientamento, ma solo un cambio di direzione di particelle in movimento, dal passato al futuro, e dal futuro al passato...”

E ora di uscire dell’altro lato del varco, come niente fosse successo. La propulsione di nuovo in funzione, ci porta FINALMENTE verso la nostra ospitabile atmosfera. Devo ricompensare l’equipaggio: A strappare per primo la superficie e la mia carta di credito in cima al mio braccio teso.

Sotto di me l'equipaggio esulta:

Pago da bever, pago da magnar.