Capitolo 31

- Adesso, rotta sul gavitello! Secondo...? Prende in mano il centrale per la manovra di svolta.

- Agli ordini!

- Capo centrale, mi tiri fora il dossier di Gio.Venale.

- Subito capitan.

Mi ricordo il 2012, prendevo per la prima volta il comando del Wyznoscafo, dopo essere sommerso di vari album, che mi arrivavano sporadicamente in quei tempi, e da ogni direzione. Mi ricordo anche di "Gesungen beat" l'immenso album dance del 2012, "Nomidicita", "Mi ami di più", "Giganti", "Libellula" "Guardami cosi", e tutta una serie di strumentali, con un beat a far muovere qualsiasi piedi attraverso il mondo. Una rivelazione e una sorpresa, perché non avevo veramente agganciato sul Gio_Venale prima di "Gesungen beat". Un po’ classico, pettinato bene, troppo pulito, stavo piuttosto cercando una sensazione "rock crudo" in quel momento, tipo "Eco del Baratro" o "22 gennaio", e se non fossi dal intervento Di Anna Saltafossi Berlofa, la corista tastiere degli Nibraforbe sarei passato accanto a questo monumento.  Mi ricordo anche un video acquatico di Matteo Scotton. Bello, e audace. Del resto, anche a me era successo di svegliarmi certe mattine de mez al bosco, vestito tutto di bianco, ma ho dovuto dare tante di quel cavolo di spiegazioni agli carabinieri, dopo...  Due nuove tracce "Deep blue" e "Minimanimal" apparivano su soundcloud, come fogli volanti nel dossier del Intel, senza essere attaccati a nessun album, ma terribilmente accattivanti nonostante la loro forma "work in progress". Gio_Venale appariva spesso con un "metteur en lumière" Tommaso Rossi (Hyper!Ion) per portare illuminazioni a suoi concerti. Poi ovviamente qualche apparizione su il video dei colleghi di Bastards sons of Dionisio, e un grande numero di partecipazione vari album Trentini. Anansi, Bob & The Apple, ha scritto alcuni brani per Adele Pardi... e suonato con Emanuele Lapiana. Leggero distacco territoriale per raggiungere Bologna, poi "M" ed ecco ci qua. Su questo rilevamento notiamo un ritorno verso lo stile dell’album "Il cielo nella mia stanza" piuttosto che nello sfogo Dance di "Gesungen beat" tranne questo: stessa sonorità, stessa qualità di registrazione, e una voce MOLTO più posata e sicura che su l'album di debutto.

"Lei" apre questo EP di 5 tracce, e invita a planare seguendo la reverb, che estende il suono della tastiera del tema, oltre 4 misure. Atmosfere surreale, sonorità tubulare, su ritmi medio tempo, sequenze di sostanza analogiche. Bel ponte musicale a 2:50 e il canto accelerato, porta come un vortice la totalità della traccia verso l'uscita, accompagnata da cori sfumati nelle foschie.

"Cerebrale" si veste da testa in piedi dei ritmi, atmosfere, sequenze, alla "Underworld" nel periodo "Oblivion with bells" servito caldo, con una spolveratina di "Beaucoup fish". Inspirati anche quei colpi di tastiere nell’eco su ogni "bar", dove non coprono la voce. In "bar" intendo gruppo di 8 misure, miga quel dei cavai!! Definitivamente la traccia la più ballante dell’album, tristemente l'unica, perché Giovanni ci sa fare in quel campo.

"Corazzato" e un lento che utilizza un ponte strumentale più ritmato al posto del ritornello. Tappetto rosso per accogliere Adele Pardi, su una bossa nova romantica.  Giovanni sparisce vocalmente, quasi in secondo piano, per lasciare Adele imporre suoi vocali su tutta la traccia, fino a l'esuberanza delle percussioni che concludono il pezzo.

Ritorno di favore, e collaborazione regolare nell’affinità, con Emmanuele Lapiana. N.A.N.O. firma qua una parte del testo e offre la sua inconfondibile voce nell’ultimo pezzo del EP. "Forestale" inizia discretamente, come camminare su un letto di muschio, ma si sente già nel sottofondo un crescendo in agguato che aspetta solo il secondo minuto per esplodere. Una volta decollato e in volo, non si torna più di dietro. Leggero calmo prima di ritoccare la terra ferma, e silenzio dovuto. Troppe corte queste 5 tracce, nonostante 20 minuti di musica. E una sostanza molto diversa dall’esuberante "Gesungen beat" con le sue 14 tracce, e la sua abbondante ora di musica. Mettiamo che "Gesungen" e piuttosto ad ascoltare in una vasca da bagno con schiuma fino al collo e porta cenere a portata di mano, e che M e piuttosto nel formato doccia. Beh! Se ne esce pulito in ogni modo.

- Hate you forever, Capitan.

- Cosa vuoi ancora Jenkins?

- Eh... Nuovo gruppo: Hate you forever.

- Ah.... beh.... sì, fai vedere.... e chi sono?

- Saccharine, Terror twilight o Twilight kid, Botcha Panotcha, Luca Baldinazzo e scorta.... Tutta sta gente qui, in somma.

- Sai che, come negli aeri, nei sottomarini e strettamente vietato sparare. Ma qualcosa di pesante riesco ancora bene a metter la man de sora, Jenkins.... Sgomma...

 

Capitolo 32

Afferro di una mano decisa la chiave a manovella del centrale operativo e la brandisco sopra la mia testa come per buttarla, dopo una mira approssimativa, nella direzione di Jenkins, provando di colpire una parte vitale della sua fisionomia. Lui, prende riparo dietro la tavola delle carte, avendo buttato per aria, una pila di fogli di telex, efemera tenda di contro misure, dietro di quale e sparito... Sapendo che sarò ancora più furibondo contro lui, se mi lascia un tale casino in centrale, raccoglie sporadicamente gli fogli a sua portata, da dietro la sua protezione. Il secondo sorride girandosi di schiena, e i due addetti al timone di profondità e di direzione provano di conservare il loro serio.

- Nettuno stridente! Mondo Frowno, Opera di Amanda, Magic cigarettes, Hate you forever e dobbiamo rimanere in immersione per coprire queste uscite di Settembre/Ottobre??? Ma l'Intel vuole che faccio il lavoro a meta???

Del resto se rimango sott'acqua, l'equipaggio rimane anche lui e quindi devono smettere de rider da subit. Sembra che uno squadrone di gruppi trentini vogliono tirare fuori un album prima di Natale e siamo anche in conoscenza delle attività recente di Kitchen Machine, magari Simone Gardumi e il suo compagno di sempre Giacobello, Bob and the Apple (dopo tutto questo tempo) e Dmanisi sono stati visti ultimamente davanti a console e computer. E tutti sti qua ci fanno rimanere sul fondo fino a capo d'anno. La missione continua, e sembra che non rivedrò così presto il bar dei cavai, né il suo pilastro di bar, un fedele al Marzemino, sparando a caso sue verità agli quattro venti. Jenkins lascia il centrale a quattro zampe, dopo averci consegnato la lunga lista di visite obbligatorie imposte da l'Intel. Non abbiamo da andare né troppo profondo, né troppo lontano su questa missione: Un nucleo quasi famigliare di musicisti (universitari?) trentini avevano già formato la "Love Gang", l'indimenticabile "Terror Twilight" e suoi cambi storici di nome, e ultimamente "Saccharine". Gravitava intorno a tutto questo: "Botcha Panotcha" un duo esperimentale e poetico, da quale Riccardo Fichera progettava un ALTRO "side project” con Giacomo Maturi e Ivan Malosso. E come al solito gli generi musicali, stile, tessiture, atmosfere di tutti questi progetti sono MOLTO diversi l'uno da l'altro, prova che varie combinazioni di musicisti possono dare risultati esotici. La copertina e di un altro giovane trentino: Elia Covolan, e rappresenta una faccia di tre quarti nel modo "ombre rappresentative post moderne" sul un bel fondo blu come l'oceano che ci circonda.

Atmosfere fiabesche, foschie chiare, incantesimi in agguato, "Youth games" definisce lo stile del EP. Quasi insondabile, tutto come il suono di chitarra, che riempie l'immensità dell’etere, in quale rimbalza una buona dosa di reverb, per aggiungere alla planata contemplativa suggerita. Una voce telefonata e di tonalità bassa ci guida serenamente verso il canto delle sirene (Maria Eleni Giuliani), storia di lasciarci andare del tutto.

Dopo questa bella apertura ci si continua nel cottone di un eco/reverb, che prende tutto lo spazio a disposizione, per trasportare "Hiding" sotto la volta di una cattedrale vuota, punteggiato dall’eco di uno snare drum digitale. Una specie di colonna sonora per caduta libera in wingsuit con le immagini che passano al rallentatore, per avere il tempo di essere dettagliate.

Il doppio canto di Maria Eleni e la voce di Ivan Malosso portano "Tommy" sopra la struttura ripetitiva della sua sequenza. Non c'è niente altro in questa canzone solo le due voci che si combinano, e lo fanno molto bene, a dire la verità.

"Meet again" sembra un po’ "up beat" paragonato alle tre canzone precedente, nonostante il mid tempo delle sue sequenze meccaniche. "Tell me why, tell me why, you ask me last night, tell me why, I didn't last". Di un colpo Jenkins, per farsi perdonare, mi porta come documentazione, la canzone di Hubert Felix Thiefaine "Precox ejaculator" per illustrare la fretta della SUA interpretazione, ma devo cancellare quella associazione di idea perché non incolla al tema generale del EP. Pero... scrivendo in lingue straniere certe volte ci si avvicina a concetti a doppio taglio. Del resto il testo della canzone di Thiefaine rimane da studiare.

Up beat per essere Up beat, siamo francamente su il pezzo il più ballante del EP: "Boy” è una traccia che si distacca del resto, dalla sua atmosfera diversa e del suo ritornello, sostenuto dalla bella voce di Maria Eleni e rimane in mente solo dalla sua semplicità. Peccato che sia una delle tracce più corta del EP (2:38)

Notiamo anche un decrescendo nella lunghezza dei pezzi da l'inizio del EP, verso la fine. Solo 2:11, quindi per "Runaway" e la sua chitarra garage, e la sua voce nervosa e più rauca. Che lascia il ricordo di un pezzo pop alla chiusura dell’album.

Non c'è niente da buttare in questa collezione di perline. Marco Ricci della Casa del Mirto firma il mixaggio e penso che altri gruppi regionali possono anche interessarsi al Remix di certe tracce, per portare molto più luce su questo trio e la loro corista.  Magari perché meritano. Veramente.

 

Capitolo 33

- Sono tutti due qua, sopra di noi capitan, nel 260 a una mezza miglia! Esclama Jones.

- Fermi motori, svuotare gli ballasti, risaliamo silenziosamente sull’obiettivo.

Il secondo ritrasmette gli ordini, mentre mi chiedo perché questi due gruppi si tengono così vicino alla superficie. "Avison magazine" e "Rock.it" son già passati prima di noi sul caso del "Opera di Amanda" e il capo centrale mi porta un distillato, del punto di vista professionale, delle due testate editoriali. Chiamo il secondo per aggiungersi al capo centrale affine di consulenza:

- Beh visibilmente Fabrizio il batterista raccoglie l'attenzione generale... nota il capo centrale.

- Non abbiamo mai seguito le tracce di nessuno per concludere le nostre missioni. Affermo.

- Focalizziamoci sulla bassista allora? Suggerisce il secondo.

- Dai, fem. Jones????

- Comandi!

- Trovami perché sono così vicino a Mondo Frowno. Scanner in stand by, iniziamo subito.

Il primo lancio del trio si effettua con "Chain reaction", una band in quale ritroviamo il solido binomio Simone Gottardi - Caterina de Giovanelli con un certo Alessandro Petri alla batteria, sostituito tutt'ora nel "Opera di Amanda" dal virtuoso Fabrizio Lettieri. Niente registrazioni nel dossier del Intel su quel trio ma le foto dimostrano che hanno iniziato giovani. Primo rilevamento e un EP di Tre tracce dell’inizio 2015.

"A l'angolo" potrebbe anche contenere la lista degli ingredienti utilizzati per definire l'essenza del Gruppo: Scrittura pensata, lavorata e non lineare, contrattempi, ritmi e riff di chitarra sincopati che esplorano vie fuori dal comune, voce media alta, forzata e urlata su certe tracce dell’album, testi con contenuto maturo, basso solido, cori puntuali e giusti, per definire questo rock quasi progressista. Mi ricordano un po’ I Matleys nel modo di fare. Ma utilizzano una proporzione quasi "Pink Floydesca" nel modo di dosare le quantità di testo e di musica. Poi lasciano il contenuto di ogni traccia esprimersi al meglio, senza guardare troppo se il formato della canzone entrerà nelle scatoline di taglie "radiofoniche" predefinite. Siamo intorno a 4 generosi minuti per canzone ed e per lo meglio.

Odore di Dylan Dog con l'inizio del EP: "Varco", "Nulla", "Ignoto" sono parole del testo introdotte dal un suono di basso al rovescio. La traccia sa negoziare passaggi calmi e aerati con riffs rock di bella fattura. Le due voci si combinano molto bene sopra il telo sincopato della struttura. Il tipo di traccia che sei fiero di firmare.

Dopo avere agganciato la nostra attenzione in questo modo, "Alone" conferma che una traccia miracolosa non è stata prodotta a caso, e che non sarà da sola su un album 'medio'. Si riparte per un altro giro di giostra, ma in inglese questa volta: La capacita di scrittura e di lavoro dopo scrittura esplode al giorno su questa canzone. La chitarra parla al modo di Rush su questo rock angoloso, e il canto a due voci su tutta la canzone finisce di confermare che siamo davanti a un trio di bello spessore, e che non fa le cose a meta.

"Inside" e costruito singolarmente con una bella introduzione di 2:20 prima di calarsi su un tempo medio lento, ammorbidito da un bel tappetto di cori plananti. Un altro minuto di musica, scorta questa notevole traccia verso l'inchiodata finale, ripetuta due volte, per fare buona misura. Un EP che ha il merito di rimettere gli orologi a l'ora giusta e che da voglia di aspettare nuovi lavori con una curiosità affilata.

"Chimere" non ci lascia bollire troppo allungo su un angolo di stufa. Il Molin de Portegnach ingoia il trio per delle sessioni primaverile, spolverate di fioccate tardive. "Profumo" inizia con una batteria che afferma un album Rock. La voce di Simone sembra scivolare su un ponte di silenzio e dimostra creatività e tecnicità per sfornare un colpo maestrale del genere. Bel break verso i 3:20 per concludere la traccia musicalmente.

"Logopatia" passa da riffs mordenti a spiagge di calma. È condito di un bel basso rotondo e campato solidamente giù nelle sub frequenze. Da 2:40 la parte strumentale finale dà agli tre membri l'opportunità di sfogarsi al meglio, ogni uno a chiodo sul proprio strumento, per portare questo pezzo con forza e potenza verso la sua conclusione. Un capo lavoro.

Incrociamo le "Chimere in fondo al mare" quasi quotidianamente anche noi, ed abbiamo in comune il fatto di non "ancorarsi ai ricordi, alienarsi nei sogni, non fa per noi, un momento è tutto ciò che ci è concesso" anche qua si fa sul serio. Leggera, la partitura di basso e chitarra sopra i versi, quasi per lasciare il metronomo della batteria tracciare il cammino. Decollo elettrico nei ritornelli per scivolare naturalmente verso un ponte musicale più calmo: Oreficeria.

Leggera referenza a Gustave Flaubert e "Madame Bovary" su questo rock potente punteggiato di spiagge calme, che accentuano la teatralità drammatica del testo. Tutto come "Alchimia" sul loro "Muff clock" appare una voce femminile che da una ricetta fantascientifica di una bevanda velenosa: "In ogni gallone di vino di Sambuco mettete un cucchiaio di arsenico, aggiungere un cucchiaino da caffè di stricnina, la puntina di cianuro, mescolare bene, lasciate depositare e filtrare".

Vuoi na cannuccia???

La voce calma e posata di Simone apre "L'efflusso" per arruffarsi sui ritornelli e nei passaggi dove il testo lo richiede. Bellissimo suono di basso crudo e senza fronzoli, pieno di vibrazioni parassite di corda, una buona scelta al mio parere.

Superiamo i 5 minuti per "Caos nel silenzio" che rimane la traccia più lunga dell’album. Il tipo di canzone che richiede questo sviluppo. Storia di rimanere "Fedeli a l'oscurità".  Leggero gusto di (Way out of here) degli "Porcupine tree" nel riff del ponte musicale a 3:35 che conclude questo album importante nel migliore dei modi: Una cacofonia intensa e disordinata sottolinea l'ordine, la virtuosità, l'ingenuità e la creatività incrociata prima, sia nel EP che nel album "Chimera” Punto comune (e magari non l'unico) con Mondo Frowno e che meritano di giocare nel Girone A della musica Italiana di oggi.

Peccato che l'attenzione nazionale sia principalmente portata verso la produzione surgelata di creazione robotiche sostenute da trasmissioni televisive. Il principio dell’eliminazione viene trascritto in tutte le discipline a fine di farne "un altro" show televisivo: cucina, ceramica, affari, etc... Ci insegnano a non più guardare quello che cade, quello che perde, quello che esce, come nessuno ti guarderà quando sarà il tuo turno di uscire, di perdere il lavoro, di essere venduto.

L'Umanità è in mani disumane.

Un’altra scossa di sub cultura ci colpisce mentre siamo in corto transito fra le due band. La rete flash sputa una pagina di telex una dietro l'altra, fino ad invadere un bel metro quadro di fogli sparsi che si accumulano sul pavimento del centrale.

- Jenkins, ostia!  Messaggi!

- Si... Si signore...

Jenkins raccoglie maldestramente i fogli, e prova di metterci un po’ di ordine, prima di depositarli sulla tavola delle carte. Invece di essere dati in provenienza da l'Intel, siamo in pieno Gossip, People, Novella 2000.  Fra le foto di Giulio Ferrara in spiaggia, e quelle dell’ultima plastica arruffata del Berlusca; un trafiletto di 5 frase sussurra le vicinanze della sessione bassi, fra le due band.

- Jenkins! Portami quella merdaccia a l'affettatrice e sgombrami la tavola delle carte. Capo centrale, risali alla sorgente di questa fonte e eradica il loro emettitore con il virus Attilarazzosuolo.5, della nostra banca "Non tornarci più", Secondo! Ripassate le compilazioni delle band underground Trentine del ammiraglio Martina Tosi allo scanner, e voglio che tutto questo sia fatto un ora fa!

Per buona misura batto il pugno sulla tavola delle carte, e tutto il centrale si agita come un formicaio.

- Comandante, risponde il secondo, ha visto giusto: Eccoli sul Volume 2 della compilazione: "I'll be the rain",  traccia 6, esce lì in esclusiva, prima di uscire come single su Bandcamp in Ottobre. Del resto su bandcamp, c’è anche l'EP...

Il volume 2 del' indiscutibile serie di compilazione (diventata una referenza nel campo) propone la canzone stranamente compresa fra "Dust Into Your Eyes" (People Don't Change) e "Servan” (Tiki land) due gruppi di genere Punk per il primo, e metal growl per il secondo.

- Attivare lo spettrometro, iniziamo!

Questo power trio si compone di Mauro Cont, alla batteria, che sembra venire da "L'Ira di Giotto", e degli “Five seasons” Stefano Negri al basso; un pilastro degli Zeroids, e Alessandro Coppola voce Chitarra su di quale l'Intel non a dati precisi. Questo lento appare sulla compilazione come l'unica nuvola bianca in un cielo grigio scuro. E piove. Ma piove bene, piove calmo, piove giusto, piove talento. E un lento... Di quelli preziosi. Semplicemente perché il duo vocale che porta la canzone e calibrato bene, perché il crescendo che porta al lungo ponte strumentale (1:53) viene naturalmente e giustamente, anche se la ricetta e stata usata parecchie volte. La canzone stessa rimane un po’ grezza, nelle sue sonorità nel ponte musicale. Avrebbe perso di originalità e di spontaneità ad essere troppo lucida. Right choices, mates!  Ovviamente dopo questo ci si può solo aspettare con pazienza. Ben poco, a dire la verità, perché ottobre arriva presto con un EP da solo 4 tracce che esce su bandcamp, storia di confermare il calibro del trio. Un EP sembra troppo poco talmente la qualità dimostrata e grande. Ma bisogna dare tempo al tempo, capacita alla capacita e indipendenza al gruppo.

Per il momento siamo lì, e "Use me" e analizzato dallo spettrometro solo per illuminare la totalità del centrale, con una qualità di suono nei vocali sentito ben poco in giro prima di questo EP: il canto e talmente registrato accuratamente e da vicino che si sente l'espirazione nasale di Alessandro. Per il resto e rock puro e diritto in faccia, al modo dello "stop and go" lasciando campo libero agli vocali per invadere il corto spazio concesso. Buona confermazione dopo "I'll be the rain".

"Fuzzy tree" utilizza quasi lo stesso metodo per sottolineare l'importanza del testo, in questo pezzo cruciale al gusto di "Muse".  Ti sembra che uno psicopatico viene sussurrarti nell’orecchia "Think again, you can be a no one", o anche "May be this time I gonna shoot myself" con la convinzione necessaria per dar peso ad ogni singola parola; effetto garantito.  Poi la traccia cambia genialmente di forma a 2:38 per riportare la frase musicale della canzone verso altre altitudini, altre velocità. Datemi del pazzo se volete, ma io ci stampo "capo lavoro" su un risultato del genere. Ridetemi in faccia, miei gusti sono li. Punto. 

Un vortice di chitarre conduce al leggero attimo di normalità pop-rock sulle prime misure di "Janet" un bel Mid-tempo punteggiato con un ritornello corto: "I don't wanna go, I don't wanna go". Il pezzo si conclude sulla voce telefonata che prega Janet di "non lasciarmi senza preavviso".

Poi "Homer" che è apparso da settembre come un teaser su you tube.  Le immagini li vedono in vari posti, concerti, prove, registrazione... Maestrale pezzo finale con una voce più spinta, una chitarra dissonante servita su un basso tondo, che porta il ponte musicale da solo.

Quattro composizioni forte, scritte bene e di un colore più che convincente di qualità ed esecuzione. Il chilometraggio raggiunto dei tre membri conforta nella sicurezza che l'album che vera (se i piccoli maialini non le mangiano prima) sarà un pezzo atteso.

Vorrei tornare al porto per un po’ di riposo, ma il secondo porta brutte notizie:

- Sembra che gli "Magic cigarettes" hanno messo in circolazione un 33 vinile, e lo hanno anche pubblicato su bandcamp. Credo che dobbiamo andare a fare i primi rilevamenti visto che sono a due miglia nautiche più al sud...

- Ostia... mi penso, rimaniamo sott'acqua...

Capitolo 34

Sott'acqua lo potrebbe essere anche quello.... Jenkins e quasi imbarazzato a portarmi la foto che L’Intel ha mandato sulla rete flash. Tanto perplesso e lui, perplesso sono io, e siamo quasi da solo, io e lui, nel centrale, tranne il personale al timone....

- Ma.... e nudo secondo te? Chiedo.

- Capitan, non soltanto e nudo, ma il mio quinto senso e mezzo mi dice che posso anche provarlo dal suo sguardo.

- ????

Riconsidero la foto più accuratamente ma me sembra che quel tizio nella vasca da bagno a occhiali di sole da dona addosso. Poi tutti sti vinili sparsi non lasciamo vedere un gran bel gnent de gnent sul fatto che porta qualcosa o no. Ci sono dei belli colori intorno alla vasca e ammetto che verde e viola e una combinazione che mi è sempre piaciuta.

- Vabbè Jenkins grazie, chiama il secondo per la rileva, che vado a riposarmi un po’.

Vinile che idea... che GRANDE idea!  Un 33 come nei miei tempi... Al meno avevi qualcosa in mano, al meno la superficie a disposizione per "l'Art work" dell’album trovava campo, certe volte c'era anche un libretto... Sono anche miope e a l'arrivo dei primi CD, dovevo incollarmi la cover sulla faccia per veder qualcosa, poi leggere le parole col microscopio le na rogna. Prima viene la crisi isterica per strappare la plastica intorno alla scatola, secondo devi trovare il modo di estrare il cd dal pirulino centrale senza spezzarlo. Non mi è mai piaciuto, son quasi allergico. Spiaccico pesantemente un cuscino per tre ore prima di tornare in centrale operativo, e ci trovo il secondo che mi distilla la situazione:

- Sono davanti a noi nel 010, mezza miglia, e non ci hanno notato. Ecco: prima hanno pubblicato, in giugno de l'an passato, un EP di 5 tracce, le quale son tutte sull’album. Il computer sta digerendo i risultati dello scan comparativo fra le due produzioni. Solo "My harmony" cambia titolo sull’album e diventa " Forgetting you". L'album e ancora freschissimo da l'inizio del mese di novembre. Sia l'EP che l'album son scaricabile su Bandcamp. Abbiamo già un dossier di bello spessore su quel Violenzo Psichedelico, pero l’Intel non sa provvedere nomi degli altri membri della band, sia su facebook che su Bandcamp per formare questa " New exotic garage rock band with a mystic spaghetti psychedelic edge." Per il momento e tutto.

- Grazie secondo... Jenkins! Caffè! Tazzone! Subit! Jones? Sonar! Capo centrale? Spettrometro in funzione! Cominciammo...

Garage... come definire? A me sembra che la fine degli anni 60 e inizio 70 si prolunga nel 21o secolo.  Modo di scrivere, melodie, struttura delle parole, qualità di registrazione equivalente fanno risalire in memoria Kinks, Yardbirds, Hermann's Hermite, Il pop californiano degli 60's, per dare un’idea. Mentre ci siamo: fra la registrazione dell’album e del EP, preferisco l'EP. Voce più staccata dalla musica, più avanti, suono più chiaro, spettro più definito negli alti.  L'album lui, e più presente negli medi/bassi e ha un suono più compatto che assorbe un po’ gli vocali e cori. "Maghreb food" pero, e migliore su l'album con un bel suono di basso tondo e messo avanti. "Cut your wail", con la sua struttura a scatti e gioioso, quasi divertente. "Almighty" sopportato dal suo video allucinogeno si impone dal suo ritmo regolare e costante. Le due chitarre son più distinte su l'album ma la versione del EP (e del Video) son leggermente più ipnotizzante. "A new pair of eyes" e introdotto su l'album da qualche misura strumentale supplementare. Questo mid tempo e sostenuto da cori ve-ra-men-te maschili e grezzi, più digestibili su l'album. "You are healing” primo pezzo nuovo dell’album si presenta dopo essere stato lavorato e raggiunge maturità, il suo ritornello è una melodia di chitarra. Verso 2:59 cambia forma e tempo per vestirsi di Led Zep nel periodo "II", un bel effetto anche se le due parte della canzone sono molto diverse. "King of the world" e un blues lento e grasso che decolla sul ritornello: "Open my door, I'm the king of the world!". Ci sono due titoli un po’ lunghi su questa galletta, senza raggiungere le lunghezze alla "Zucchero”. " Can't Decide The Time That Nile Will Call You For A Ride" battuto sul filo da " If You Treat Your Dog Like A Son It's Better You Choose To Have A Son". Il primo si distingue dal suo lato Pop e allegro. Il secondo dal suo lato quasi esperimentale e destrutturato della sua introduzione e dei suoi versi. "Hey ho landlord” si carica di punkitudine nell’accelerazione frenetica del ritornello. Quasi un invito al pogo. "Marijuana" suona come un pop californiano nel periodo hippy, ed e cantato con una voce neutra. Personalmente il titolo mi piace, magari sarà legalizzata per natale. "Beware!" e un lento, più che lento e bello pesante che si appoggia del tutto sul basso, la sua voce cavernosa sermona: "Beware! Watch out!! we are the Magic cigarettes! You better beware!" Sicuramente potrà aprire le sessioni live e le apparizioni del gruppo sugli palchi Trentini. La sua posizione alla fine dell’album rimane quindi poco giudiziosa ma non importa. L'album e su Vinile!!!! Un bel 33! Quindi trovate un amico con un giradischi per numerizzare il contenuto al primo ascolto. E godete degli mp3 senza moderazione....

 

Capitolo 35

- Dai! me son stofega de star in missione, da quasi tre mesi in immersione, senza riposo: Secondo? Mi traccia la strada per la Base Nibraforbe, nen a ca! Su!

Il secondo appare scortato dal capo centrale e il loro volto grigio non mi dice niente di buono.

- Dobbiamo far un leggerissimo gancio di 20 gradi Ovest sulla via del ritorno, Capitan! I Pugaciov hanno sfornato un CD " Freestanding" e l'Intel insiste su questa missione e promette un riposo consistente per l'equipaggio sul periodo delle feste.

Nettuno Stridente! Per il momento dobbiamo rimanere rinchiusi in quella supposta di acciaio. E come l'ho già detto una volta "40 uomini rinchiusi in una scatola di ferro, sono 80 calze prodotte al giorno, e la fermentazione e un fenomeno ancora poco controllato a bordo del Wyznoscaffo." C'è un odore di stalla a bordo, roba contro quale la calcia sodata del sistema di ventilazione e impotente. In cima a questo, abbiamo una dieta ricca di carboidrati e sembra che siamo preistoricamente profumati, roba da maschi veri, da spogliatoio di rugby, in circuito chiuso.

Pugaciov sulla luna... Che nome per una band Italiana! Mi ricordo avere leggermente svagato mentalmente, a l'epoca della loro scoperta, senza documentazione, su le origini del nome del gruppo: Istantaneamente mi era venuto in mente un oscuro cosmonauta degli anni 60, allenato da anni, 20 chilometri di jogging al giorno, medicalmente controllatissimo, centrifugato, accelerato, scosso, vibrato, pressurizzato, scaldato, congelato, portato al suo limite, la patria nel cuore più che mai. Ma a qualche giorno del suo viaggio verso la luna, un membro del partito arrivato dritto dal Cremlino, e li disse: "Cancellato tutto, gli americani son già su..." e chiude la porta, lasciando le palle del povero Pugaciov raggiungere il suolo, colpa della gravita. Finché Riccardo Pro, scoprendo la storia dell’oscuro eroi scartato dalla storia, decidesse di erigerli una statua per la posterità... Gnent de men.

Un EP gira da 2014 su bandcamp e sono presenti sulla database musicale Trentino. L'Ep di 4 tracce rivelava a l'epoca una grande diversità di stile, dal rock grintoso di "Slap", si può far un passo verso quello alternativo di "Bigger blue sea" durante la sua discesa verso il calmo dei versi, ci si può planare sulle prime misure di "Universe" per poi contemplare il psichedelico progressista di "Terra". Ho per le mani la cover del CD, e guardo il robot a testa di pagliaccio, e la quantità eclettica di elementi che lo compongono. Il primo ascolto pero, da piuttosto l'impressione di una serie di storie raccontate, come in une libro di immagini: delle "tranches de vie" insomma. Tutte diverse, con lingue diverse, stile diverso, contenuto diverso.  Due tracce di 2 minuti o sotto. Un corpo centrale composto di tracce intorno a 5 minuti. Due sopra gli 6 minuti e uno di quasi 8...  I Pugaciov sanno dare tempo al tempo. Nel senso in quale sanno dare lo spazio necessario per raccontare la storia come si deve. Niente elastico per raggiungere la "lunghezza radiofonica" standard, niente forbici per fare entrare una canzone nelle stesse scatole.

"Etat de marche" ruba la posizione del sempiterno "intro" un pezzo calmo e planante suonato al basso ed e cantato in buono francese, senza accento... Tranne magari l'hyper aspirazione della "h" su "honte" et "haine". Senza questo poteva anche ingannarmi talmente la dizione e perfetta. Come annunciare un pezzo Rock meglio che sentire in fondo un batterista che conta "one, two... one, two, three, four"? " Look the world" e un rock che invita a scrollare sul tempo, ha un retro gusto di "Buzzcocks" del periodo il più pop. "Certain tricks" e da lontano la traccia la più complessa del disco anche la più lunga. Sicuramente possiamo chiederci come si fa ad "abbagliare tutte le ombre d'incubo del tuo psycho giardino con mia super lavatrice da gara..." per essere veramente complessi.  Senza aggiungere il ritorno del figlio prodigo subito prima che annuncia una seconda parte più corposa e potente, sollevata da un sassofono distante. "Chains and wings" e un lento con percussioni prepotente, che porta il messaggio "quel che non ti uccide ti fa più forte" per farla corta... o quello che erano catene ieri, sono ali oggi. L'Immagine si trasforma in un quadro di Dali su l'iperrealismo portato dal testo di "Parallel" che sicuramente si svolge in un universo poco accessibile dove alberi respirano sott'acqua, e i pesci fumano prima di saltare su asteroidi. Una voce telefonata da un altro mondo rivela la provenienza del canto oltre una frontiera sfusa, per avvicinarsi più chiaramente verso la fine: "The big is small, the short is tall on my mind"... Uno dei miei preferiti su l'album. Prima canzone in Italiano "Ballata sugli rami" riprende ancora un retrogusto Buzzcocks nel periodo più grezzo e punk. Questo rock semplice e quasi basico, suda di energia da tutti pori, e sbatte chiusa la porta al secondo minuto: Maestrale. Introduzione alla batteria e voce doppiata per "John Coltrane twisted blues" un bel mid tempo, che sa passare da break a passaggi calmi. Un bel pezzo che sa decollare, e ricordarci "These are a few of my favorite things" di Julie Andrews nell’ultimo tema di chitarra. Questa nota poteva passare sotto silenzio, fuori dal periodo natalizio, ma l'analogia viene rivelata dal bombardamento di questo tema musicale in ogni pubblicità su nostri schermi. "Testa di cristallo” aspetta il minuto e mezzo per camparsi confortevolmente in un buono Rock classico, dopo essersi estratto dalla foschia della sua introduzione a gusto di basso e voce telefonata. "Psili to stavro mu" e un titolo dovrebbe esser in greco moderno o anche albanese, se quel che rimane del mio corso di etimologia non è del tutto fossilizzato. Tanto e cantato in inglese. Lunga traccia che parte dalla sua meta, verso la musica balcanica, gratificata dell’accelerazione tradizionale e progressiva fino alla conclusione del pezzo. L'album si conclude su un’ultima immagine "Freestanding" una ballata, calma, scortata tutto allungo dal violino di Debora Veronesi. Ci si conclude con calma perché dopo avere chiuso il libro di immagine, ci si può tranquillamente scivolare nel sonno. Vabbè che sono storie per grandi ma non importa, sicuramente i colori avranno altre riflessioni domani sera, e poi i giorni dopo.

 

 In Tan't, virata 20 gradi verso l’Est, e siamo di nuovo diretti verso la nostra base. E il Wyznoscafo non riprenderà il mare così presto. L'Intel dovrà anche giustificare problemi di comunicazione e di "relay" che non funzionano più.  Sia il capitan che l'equipaggio hanno bisogno di staccare. Magari suonare di nuovo "Freestanding" prima di chiudere gli occhi...

 

Capitolo 36

Siamo tutti sulla piattaforma sotto una pioggia battente, ormeggiato alle nostre spalle il Wyznoscafo e stato rifornito al meglio. Torniamo tutti da un riposo troppo corto per i nostri gusti. Il secondo accanto a me, avendo visto l'ordine di missione, mi parla a voce bassa:

- Ma capitan, crede che siamo qualificati per questa missione?

- Beh onestamente no, o allora ben poco, devo ammettere. Ma se L'Intel ci manda li, e che succede qualcosa. Sono tipi di dossier su di quale non abbiamo esperienza. Poi il Mazzolettiscaffo e il Gattoscaffo sono ormeggiati da troppo tempo e non si sa se riprenderanno il mare un giorno. Siamo da soli su quel colpo e dobbiamo farcela come al solito.

- Equipaggio al completo, Capitan!

Il capo centrale si affianca a me dopo il tradizionale saluto.

- Nen a far Jazz eh Capitan?

- Imbarcare! Capo centrale mi vada subito in archivio e mi dica su cosa possiamo appoggiarsi.

- Le podo anca dir da subit: quasi tutto Spyro Gyra, Steps ahead, Eric Marienthal, Special EFX, Tom Scott, una compilazione Louis Armstrong degli anni 50 e basta. Jazz classico: Gnent. Tutto fusion...

- E dobbiamo coprire "Malaga Flo", "Electric circus" e "Curly frog and the blues bringers" e appena arrivato l’ordine di missione, disse il secondo, dobbiamo cercare la loro posizione.  Cosa dobbiamo fare con l’ordine di missione su "Prologue of a new generation",  "Menta al quadrato" e il nuovissimo "Death by pleasure"?

- Metti tutto in Stand by per il momento, abbiamo da fare. Sganciare gli ormeggi, Secondo? Li lascio la manovra di uscita del porto.

Manchiamo chiaramente di referenze su quel capitolo ma non importa: C'è una scena Jazz matura e vivace in Trentino e andiamo ad esplorarne i contorni. "A froggy Day" era già apparso sui nostri schermi nel passato. "Animalerie" rimane un buon album di Jazz rock ma non avevamo trovato ben poco da dire a l'epoca. Adele Pardi aveva già provato di trascinarci verso questo genere in varie occasioni, ma il calendario pieno ce lo impediva ogni volta. "Quando passate a prendermi" e la sua copertina di insetti in esposizione, dipinti di Anna Camera apre questa serie di esplorazioni.

Malaga Flo definisce il suo spessore e il suo calibro nel primo minuto del primo titolo, da piccoli, ma significativi tocchi di qualità. 0:41 rimbalzato sulla ride del batterista. 0:49 armonica di chitarra dopo "come rimpiangerai..." poi la voce di Aura Zanghellini su "L'amaro", danno il riflesso di tenere acuto l'udito, perché succede qualcosa di accattivante. Poi, aprire un album e difficile, e questa scelta giudiziosa definisce questo combo al meglio. Sono attento. Poi, penso che quella tipina, bisogna tenerla giù in valle, casomai sale a cantare in Bondon farà sciogliere tutta la neve (ed io compreso) e ci rovina la stagione. Poi a 3:20 il pezzo decolla dal cottone in quale eravamo confortevolmente coccolati, per rivelare Davide Visintainer, un batterista virtuoso e potente ed altri strumentisti di grande talento. Cosa ci costa a farsi coinvolgere dagli "zigidi, zigidi, zigidi" su piatti ride, punteggiati di snaps di dita, e gli "Tu turulu tuturuludu" di una voce calda, se il contrabbasso di Marco Zuccatti vibra bene di tutto il suo legno?

"Carta bianca" riempie la missione con un 10 e lode: Bella sessione rami (Gianni Mascotti e Niccolò Zanella rispettivamente alla tromba e sassofono), che completa questa traccia di interventi sincopati, confermati sul tempo, dalle percussioni.

"Turnaround" accoglie la voce soave e corposa di Chiara Chistè, su questo Jazz Bossa Nova che si avventura verso la fusion nella transizione al secondo minuto. Questo passaggio preciso mi rimane in testa allungo, ma resta troppo corto a miei gusti e spero sia sviluppato più profondamente nelle versioni live. La fine del pezzo mi fa scoppiare da ridere, come la meta del centrale del resto, quando l’organo di Enrico Benedetti accompagnato dalla chitarra buffa di Tommaso Santini, conclude la faccenda al modo musica di giostra, suonato a fine serata, il giorno della festa del distillato clandestino di una grappa Nosiola.

Ci voleva la voce maschile di Filippo Camin per intraprendere il lavoro di "Song for Etta T" perché parla graziosamente della fissazione mammaria del compositore su questo jazz classico sostenuto dal Filocorno di Gianni Mascotti.

- Mi ricorda un po casa, dice Jenkins... Mi siora, in somma.

- Davvero? Interrogo curioso.

- Beh si, le un po’ "abbondante" se vuole. L'gha bisogn de farsi far suoi reggiseni su misura perché la tabella italiana se ferma alla Coppa "H" e lei va un tantino oltre. Poi mi costa un occhio della testa ogni volta. Ecco perché ho scelto sottomarini... l'pagan de pu.

- E come no? Pensavo fosse il senso del dovere!                 

- Devo anche star attento quando son sotto: ho già mancato di finir stofega due volte!

- Due volte?

- Beh, sì... Notte di nozze e........... ieri sera.

Lo spirito svaga per un momento nel centrale operativo. Ma ci riprendiamo velocemente per il primo strumentale dell’album "Se questo cirmolo potesse parlare" per sentire il chitarrista impugnare il Violino. Ivry Gitlis e Stefane Grappelli risalgono in un lampo dal subcosciente, dove erano tranquillamente sepolti. È vero che non sono cascato dal cielo con l'ultima pioggia, ma questa traccia mi riporta subito in queste atmosfere della fine degli 60's, quando il Jazz era accessibile al più grande numero, durante il pomeriggio, su l'unico canale televisivo francese. In bianco e nero.

"N.6" ci riporta Aura Zanghellini e sua voce zuccherata. "Non sono dove voglio" ci racconta, un po’ persa, o magari e semplicemente in "un punto preciso fra luce e immobilità". Verso 1:55 un basso ci porta con calma verso una spiaggia strumentale. Presto la cadenza si accelera, guidata da un assolo di tastiere scortato dalla sessione rami.

Ritroviamo la principessa azzurra un l'ultima volta su "Orologio", un brano calmo e contemplativo. "Juicy Andromeda" conclude l'album. E la traccia la più famigliare, la più vicino a "Steps ahead" nell’album "Modern times". Questo brano mette in valore tutte le capacita musicale di ogni membro del gruppo e dei collaboratori: Ritmo sostenuto e partitura sincopata per un bravissimo batterista, slap di basso a raffica, tastiere groovy, dialogo chitarra-tastiere, sessione rami puntuale, break calcolatissimi, assolo per ogni strumento: Gli "Malaga Flo" sanno tirare la reverenza.

Hmm... non esattamente... La traccia fantasma e un country western autostradale per rednecks persi in Trentino. Per concludere, quest'album e composto genialmente, registrato molto bene, suonato ancora meglio, e il suo contenuto jazz lontano di essere classicamente noioso, non può, ma DEVE entrare in molte più case che potrebbe farlo da solo. Noi al meno siamo usciti dei nostri sentieri battuti, con la possibilità e la voglia, di tornarci senza sentirci disambientati.

Jones, al sonar, interrompe questo momento di soddisfazione:

- Segnale! Ranocchio riccio nel 010, rotta nel 180, distanza 12 miglia, velocità 5 nodi, profondità 034.

- Secondo? Ci porti dietro il rilevamento in silenzio, nen da veder....

 

[Seguito recensione Malaga Flo]

- Siamo nella loro scia, capitan.

- Grazie Secondo, ci faccia rimanere dietro tranquillamente, non devono sospettare la nostra presenza. Capo centrale? Solo scanner e spettrometro in funzione, Jones? Silenzio col sonar , ci si comincia.

- Aye, aye sir!

Non si può paragonare gli "Curly frogs" con gli "Malaga flo" durante questa missione, ma se si deve guardare le cose sotto quest'angolo, l'album dei "Curly frog and the Blues bringers" e sicuramente quello il più organico, il più naturale. La registrazione sembra fatta dal vivo, quasi a intuire che le cose sono andate cosi: tutti nello studio, one take, niente overdub, grezzo di forma. Un ottima scelta. Perché incolla al modo in quale, il blues dell’epoca, era registrato oltre Atlantico. Giudichiamo anche lo stile della cover di OWT: La voglia di far sembrare questa nuova produzione a una pubblicazione degli anni 50/60 e ovvia. Il desiderio di tornare alle radici del genere e palpabile. E poi le registrazione moderne, dove tutto e sotto il microscopio, non incollano troppo al genere musicale. Il Capo centrale interviene alla lettura dei primi risultati:

- Lo scanner rivela tre schedati negli file del Intel: Ennio Benedeti tastiere dei Malaga Flo ha suonato con I "Curly" nel 2012/13 e Paolo Tiago Murari, il meno riconoscibile di tutti, che suona con gli "Hot mustache" alla chitarra. Poi, Francesco Mosna, da solo con il suo dobro, ha fatto una bella apparizione poco fa a balcony TV sulla terrazza del Muse. Niente sui fratelli o cugini Ruocco.

- Molto bene, mandami una richiesta di informazione a l'Intel sulla rette flash, su quei due.

- Hop! Un momento capitan... C'è anche una pubblicazione parallela su soundcloud di "Old train Blues" che non e su l'album. Sembra che c'è un altro album in giro: "Bluesabilly" esattamente a l'epoca in quale Enrico Benedetti suonava le tastiere con la band. Leggero cambio di Line up per OWT con l'arrivo di Francesco Mosna alla chitarra e Dobro guitar. Registrazione a Berlino da "Lightning Recorders" utilizzando materiale di registrazione degli anni 50 e 60.

- Ah ecco! Ci si spiega tutto! Esclamo, mentre prendo la scheda degli membri in mano:

Samuele Ghezzi: canto, armonica e chitarra, Alessandro Ruocco: Batteria, Andrea Ruocco: contrabbasso, Paolo Tiago Murari: chitarra, Francesco Mosna: dobro e chitarra.

Non facciamo fatica ad immaginare coppie che ballano intorno alla band, uomini in vestito, camicia, cravatta, bretelle e scarpe bicolore, donne con tante gonne "a pois" che girano suggestivamente, in un’atmosfera affumicata di qualsiasi cantina di St Germain des prés o in riva al Missisipi. Un’atmosfera di dopo guerra suda da tutti suoni di questo album. E un salto temporale, un omaggio a Litttle Walter, Muddy waters. Un restauro del modo di comporre, un avvicinamento storico, quasi archeologico al genere musicale. E per far questo, bisogna studiare sodo la produzione discografica di quel tempo e saperla lunga, quello che nessuno a bordo del Wyznoscaffo e capace di fare. Ma non temiamo l'inesperienza, siamo una referenza in assolutamente niente e possiamo prendere il posto del pubblico generale al momento di ascoltare questo album, sperando di tradurne al meglio il contenuto, e trasmettere la voglia di possederne la registrazione.

Mi sembra anche più comodo di radunare i titoli in gruppetti, perché la generosità degli "Curly frog", che ha portato a 14 le tracce contenute nel album, non permette di entrare troppo nel dettaglio del traccia per traccia, senza diventare noioso. Il gruppetto il più numeroso contiene le tracce che danno voglia di portare una donna sulla pista di ballo, storia di far girar le gonne. "Make love all night long", e una sineddoche sempre raccontata dagli uomini agli amici, ma quasi mai pienamente archiviata 'sul terreno'. Questo rhythm and blues si propone come un perfetto legame con il primo opus del gruppo: "Bluesabilly". "Little doggie" ci fa rimanere in pista, con suoi accenti di Twist. Il totalmente Jazzy "I gotcha", con suoi ritornelli alla salsa rockabilly, lo segue su l'album. "That's the blues" e rilevato di tocchi di armonica su un tempo medio, e utilizzata un’unica chitarra per la registrazione. "Rockabily 214" prende un serio accento di Elvis Presley nelle sue prime registrazioni fino al "Sun sessions" incluso parole che finiscono su un pitch altissimo, solo di chitarra, e fine traccia su nota armonica tradizionale. Molto più calmo nel suo ritmo, "Shake your leg" lascia la parte bella al sassofono e agli urli alla "Satchmo" di Samuele.

Per la categoria bel-blues-grasso-che-colla "Bite her!" apre la marchia con il suo ritmo laborioso, quasi appiccicoso. Il ritornello e punteggiato degli "hey!" di approvazione di tutta la band ad ogni "b-b-b-b-bite her!".

Ancora più lento e il ritmo di "Tear jerker blues" appoggiato tutto allungo la canzone su un pianoforte metronomo. "My own Gospel" prega "Lord have mercy when I die" e rimane una preghiera a un signore personale, casomai far Rockabilly, Boogie woogie e Rock n' roll sia un peccato mortale.

Bel Blues, al suono metallico, con scivolate su dobro guitar per "Devil's knocking". "Fly to my head like wine" e l'unica frase cantata nella canzone che conclude l'album, lascia bene ad ogni musicista il tempo di brillare ad ogni strumento, su questo blues al ritmo più sostenuto. Quasi nello stesso spirito troviamo "Lightning Jam Blues" una Jazz Jam session, che ricorda il nome dello studio di Berlino in quale e stata registrata, e che lascia armonica, sassofono, chitarra, contrabbasso e batteria esprimersi in lunghe frasi improvvisate. Queste due ultime tracce sono ovviamente le più lunghe dell’album.

Due canzoni totalmente atipiche sono sparse in mezzo alle altre tracce: "Leave that man" colpisce al primo ascolto dal suo accento Ska e Rock-steady che danno un colore quasi reggae alla prima parte della canzone. Peccato che ci si torna su un tempo jazzy più rapido, dopo il secondo minuto e mezzo. Poteva campare confortevolmente in un bello ska, questa vena meritava di essere trattata fino in fondo, solo per garantirne l'unicità.

Ancora più sorprendente "No fear" un country folk, tinto di blue grass, frutto dell’influenza di Francesco Mosna, appare in mezzo a l'album. Accento del sud garantito, su un canto a due voci che danno a questa traccia l'illusione che sia cantato da due redneck del Arkansas. Tanto fra due giri di danza bisogna sedersi per riprendere fiato, e bere un po’. Le luci si riaccendono e l'orchestra inizia a piegare mentre il pubblico raggiunge l'uscita. La festa finita un vecchio passa la scopa, in piena luce, nella cantina vuota, sul rumore delle bottiglie vuote, che spinge ad ogni spazzolata, nell’odore degli portaceneri freddi. Domani ci si suona da un’altra parte.

- Doppio segnale capitan! "Bluesabilly" è a portata di sonar nel 090 e "Electric circus" si trova alla stessa distanza nel 275.

- Hmmm.... e cosa facciamo adesso?

Capitolo 37

(Seguito recensione Curly Frog and the Blues Bringers)

- Hmmm.... e cosa facciamo adesso?

Jones al sonar interrompe tutto:

- Due nuovi segnali, Capitan! Uno distante: I Rebel Rootz stanno portando le ultime rifiniture al loro terzo album. Ed Exercoma, una band no schedata negli file del Intel, e passata sopra di noi a chiodo.

- Registrar la firma sonar di quel razzo... e credo che abbiamo un gavitello sugli Rebel, se mi ricordo bene... dove eravamo?

- Se posso suggerire Capitan: Siamo già passati accanto "Electric circus" in primavera senza coprire l'uscita di "Evoluzione", disse il Secondo... e son già da maggio sulla database musicale Trentino...

- Ah sì! Giusto! Avanti 3 quarti, rotta nel 275, profondità 300. Capo centrale?

- Comandi!

- Cosa abbiamo in archivio su di loro?

- Beh... Poc... e una band di Arco composta da Francesco Cretti alla chitarra, Paolo Pilati al basso e chitarra acustica, Paolo Urbani alla batteria e percussioni, quei tre sono il nucleo della formazione. Hanno spesso collaborazioni con Alessandro Leonardi alla tromba e Giuliano Buratti al sax tenore. Abbiamo un’apertura album con Bruce Gil, di quale abbiamo già parlato durante la recensione Guanabana e Rebel Rootz: una famosa collaborazione che ha generato "Non c'è più tempo" con il suo video sanguinoso-futuristico-stressante. Hanno suonato e registrato con Chiara Christe  "Impronte" con un altro bassista, pero... Luciano Sorcinelli, non schedato negli file del Intel. Sono sulla compilazione del Band Underground Trentine volume 1 del Ammiraglio Martina Tosi, e son passati al Angolo dei 33 qualche giorno fa.  L’Intel non ha ancora aperto un dossier su Bruce Gil, nonostante sembra un pesce grosso, a prima vista... 

Sette tracce di musica strumentale sono proposte in questo album alla copertina attraente: una scimmia con occhiali multicolori, decorato di un anello nasale, tiene una palla mentre fuma una sigaretta. Quasi, quasi, mi ricorda Jenkins e sua ferraglia epidermica, a quale non riesco ad abituarmi. Evoluzione... hmm.... quella di Darwin sicuramente, stampata qua per farci ricordare da dove veniamo, nonostante tutte le proteste creazioniste: That's a Statement!

A guardare la lunghezza delle varie tracce, non si riconoscono i tempi usati generalmente da le band Jazz o fusion: 3 tracce intorno a 6 minuti, 2 intorno a 4 minuti e 2 cortissime intorno al minuto. Di solito pezzi strumentali sono trattati in 5 minuti o molto di più...

Cortissima introduzione da Bruce Gil sotto forma di un conto al rovescio, per sgranare i secondi prima il decollo del primo pezzo: queste tracce corte sono semplicemente introduzioni verso pezzi più lunghi.

"Check this" e cosi annunciata e la sua corta introduzione reggae apre il ballo. Presto il tempo si abbassa per lasciar posto a tre partiture molto aerate del insieme: basso, chitarra, percussioni. Notiamo un batterista tutto in sfumature: discreto e leggero nei passaggi calmi, deciso dove ci vuole e sempre in controllo del suo "touch". Il pezzo prende corpo sull’arrivo dell’effetto chitarra per lasciare la tromba di Alessandro Leonardi invadere lo spazio lasciato a disposizione.

"Dissonanze" si presenta come un pezzo complesso, composto di passaggi con diverse tessiture. Un po’ difficile da descrivere ma molto più gradevole da ascoltare.  Vari stacchi annunciano cambi di tempo, dialoghi basso/tromba, lunghe frasi di chitarra.

"Asmarina" mi ricorda un po’ certi pezzi degli "Weather report". Nel modo in quale il basso e la chitarra suonano la stessa partitura, staccandosi l'uno da l'altro per un breve momento e tornare a ballare insieme. Anche qui lunghe spiagge calme sanno diluirsi in mezzo alla traccia, per preparare il ritorno della frase musicale o tema che concludono il pezzo. Uno dei miei preferiti su l'album.

Possiamo passare una notte nella camera 251. "Night in" e l'introduzione. Di "Room 251" come uno zerbino davanti alla porta. È brutto fuori, dentro deve essere prestino!  Poi dentro, ci deve essere una bella calma riposante. Un conforto senza mezze misure, tutto come il tappetto spesso e morbido, srotolato dal una tromba con sordine, che accompagna la chitarra. Ambiente luce sfuse, musichetta di sotto fondo. Fino all’assolo di batteria tutto in delicatezza e in sfumature. Il tema principale torna un’ultima volta per concludere il pezzo.

Atmosfera alla Django Reinhardt per l'ultimo pezzo dell’album.  Due chitarre s’intrecciano a fare maglia per un classico del genere, con assolo di contrabbasso su "rimshots" di rullante. Rimane pero un sentimento "non abbastanza" al momento in quale finisce il CD, e la voglia di sentirli esplorare nuovi soggetti e forte. Basta sicuramente dare del tempo al tempo e soldi alle loro finanze per godere di future registrazioni. Nel frattempo se suonano vicino a casa vostra non rimanere davanti al televisore....

 

Capitolo 38

A chiedere in giro: “Chi sono i piccoli geni della musica Trentina?”, ci si sentiva un po spesso proporre gli “Pop_X”, anche se, secondo me, si stanno allontanando piano piano, col tempo, da quella posizione, per svago troppo svagante. “Otterloop” per esempio e un valore sicuro in questo campo, “Little finger” sa brillare di tutte le sue tastiere, chitarre, e originalità. Nel suo tempo avrei anche risposto volentieri “Eco del Baratro” per loro modo di comporre e strutturare i loro pezzi, ma la band si e sciolta oramai, lasciandomi il tempo di re-orientarmi: “Death by pleasure”. Ecco un duo musicale su di quale il vascello ammiraglio del EDP aveva suoi occhi da tempo, e per tutte le buone ragioni. Mi sto chiedendo in quale modo una micro capsula come il Wyznoscaffo, potrebbe farcela al naso e alla faccia di questa' entità di fama nazionale. E soprattutto cosa dobbiamo fare per concludere questa immersione con successo: Aspettare che l'EDP pubblicasse un’intervista, e andare in missione una volta l’Ammiraglio Giusy Elle sulla via del ritorno? O andare testa prima sul rilevamento, al costo di incrociare il ferro con un sommergibile ammiraglio, con una potenza editoriale tremenda? Tenendo conto che la vecchia lupa di mare come l’ammiragio "Elle" piantava manovre come "Martina la matta" senza preavviso allungo le sue immersioni, e aumentava il rischio di farci beccare la mano nel sacco. Comunque il Wyznoscaffo può mimetizzarsi su il fondo, come una razza nella sabbia e siamo a distanza ridotta del rilevamento.

Due precedente produzioni degli "Death by pleasure" nel archivio del Wyznoscaffo: "Death by pleasure" del 2009 in quale troviamo "90's looser" e "Dusty carpet" poi "Waited, waisted!" Del 2012 con il loro famoso "Spontaneous combustion" rugoso e grintoso, poi adesso davanti a noi "No stall geek" uscito 4 giorni prima di Natale 2015. Il titolo dell’album rimane ermetico nella sua significazione, molto allungo. Poi finalmente un gioco di parola molto vicino a "Nostalgic", può lasciar pensare a una recente re-lavorazione di composizioni lasciate da parte, a un momento o l'altro della storia del gruppo... Un punto nuovo e l'apparizione di tastiere e suoni di basso generato elettronicamente. Sicuramente la presenza su lo stesso label (Maaash records) con la Casa del mirto ci e per qualcosa... Nonostante questo, gli Death by pleasure rimangono fedele alle loro composizioni e al loro senso melodico e la loro capienza a ricercare sonorità che incollano al canto. Pero a guardare gli dati che arrivano dallo scanner, si può dire che questo e l’album il più pop della band.

“Sun and moon” dà il tono generale, non ci si mente; percussioni meccaniche, tastiere, chitarra in sotto fondo e basso programmato, mi danno voglia di scrollare in tempo. Questo a l’effetto di cambiare le nostre prospettive su questa produzione. E sarà con una curiosità acuta che scopriamo il resto:

Nothing” e un lento romantico che a tendenza a tornare, da 1:38 verso lo spirito degli “Death” con un assolo di chitarra che riconosciamo come fatto in Casà.

“Washing machine” e la traccia la più vicina al loro primo album. Chitarra e batteria sono sul ponte a far fuoco, di tutto il suono distorto a disposizione: Riconosco l’atmosfera. L’mp3 del download si conclude al 3:22 con un colpo di forbice, degno della “Casa del Mirto” e lascia il posto a:

“Dive in the corn”. Una voce distante scorre su un tappetto di tessitura indefinibile, dove chitarra, effetti, suoni elettronici si mescolano su un ritmo robotico.

“Quark” e un’entità interamente elettronica: il martellamento ossessivo di un bass drum scorre su tutta la traccia, si ferma a un solo momento per sottolineare una voce, che declama un testo annegato in effetti, che ne coprono il senso.

Traccia faro dell’album “What’s wrong” e puramente geniale. Questo e un “Death by pleasure” per eccellenza dalla voce distorta e urlata sulla fine del pezzo, fino al DNA del suono di chitarra. Un mattone di bel peso che conterà nella carriera del gruppo.

“Above my head” calma il gioco, per lasciaci respirare un po’. Una chitarra scorre su uno loop di suoni vari, nel ritmo di qualcuno che cammina su della ghiaia, nell’assenza totale di percussioni.

Un momento di contemplazione a guardare le stelle: Traccia aliena, per lo meno, nella sua introduzione dell’ultimo pezzo di quest’album. “The Prism” e un remix della casa del Mirto. La traccia non appare su nessun album o EP precedente, magari la visione di Marco Ricci su questa traccia ha spinto Mirko Marconi e Lorenzo Longhi a pubblicare questa versione. Nonostante il lato ballante della traccia, portata da un slap di basso in loop, “The Prism” porta l’identità profonda degli “Death by pleasure” negli vocali. 

Questo rimane un eccellente album, il più pop del duo. Più accessibile al grande pubblico che “Waited, wasted” con suoi suoni distorti, e sua energia sbudellata. Se dovete possedere un “Death by pleasure” scegliete questo... Poi andate a farvi anche i due altri che valgono la pena!

Metterei volentieri rotta verso la base Nibraforbe, ma Jones al sonar e spettrometro taglia duramente questa voglia:

-   Arhem... Capitan.... non ho nessuna spiegazione scientifica per il fenomeno che gli strumenti mi rivelano altro che.... ANOMALIA...

-  Rilevamento?

- 270.... 10 miglia…. sembra sulla traiettoria del razzo degli Exercoma.

- Segnale del EDP?

- Gnent, capitan!

- Nen da veder allora.