Capitolo 39

[Seguito recensione “Death by Pleasure”]

- Mettiamo tutta la strumentazione a disposizione su questa “ANOMALIA” voglio dati e rilevamenti precisi. Secondo? Portaci a profondità 030, capo centrale? Mi tiene aggiornato di tutti dati, a mano che arrivano.

- Aye , Aye, sir!

- Nettuno Stridente, Jones! Perché sudi in quel modo? Ostia!

- Non so Capitan, tutto ciò non è reale... non può essere... ed impossibile... c’è... c’è... Un cratere in mezzo al mare! Ed e stato lasciato dagli “Exercoma” ...

- COSA?

Il capo centrale, il secondo e me ci siamo esclamati allo stesso momento.

- Stiamo per entrarci, Capitan. Dice il secondo, con un nodo in gola.

- Ferma propulsione, scivoliamo dentro sulla nostra velocità residua.

- Capitan! Esclama Jones, siamo dentro!

Il capo centrale si è abbassato al suolo, sembra guardare oltre le tubature che scorrono sopra la sua testa e mammona preghiere a tutta velocità...

- Profondità? CAPO CENTRALE! Per le trippe di Richard Dawkins! Profondità?

- Eh... beh... ah... ma... eeeeeeeh... vediamo.... eeeeeeeh, 30 metri (ma... come e umano lei!)

- Siamo in centro a l’anomalia Capitan... e fermi. Conclude Jones.

 C’è silenzio in tutto il centrale. c’è silenzio ovunque.  c’è silenzio ed immobilità. Magari siamo anche fermi nel tempo, non si sa. Ci sono raffiche di punti di domanda in tutte le teste del bordo, e punti di esclamazione in tutte le mente. E siamo tutti immobili e zitti... Devo assolutamente verificare. Come un lampo, corro verso la scala che porta al ponte superiore, e salto su quella che porta alla torre.

- NO! Capitan NO! Urla il secondo!

Troppo tardi, la manovella del boccaporto si apre senza difficoltà e spingo il pesante coperchio d’acciaio per salire sulla torre.  Nonostante siamo a 30 metri registrati, mi trovo a l’aria aperta, in un immenso cratere fatto d’acqua, come un Mose ateista in un film con Charlton Eston. Un vento, al gusto elettrico, fa salire in piedi tutti miei capelli. Sono pettinato come un Jackson 5 e il secondo mi raggiunge sulla torre pettinato nello stesso modo:

- Ma... ed impossibile!

Onde di acqua spinte dal centro, dove ci troviamo, stano risalendo la struttura di una mezza sfera perfetta, nel rumore magnetico di scintille che arcano con la superficie del Wyznoscafo.

- Veda anche lei, Secondo, con i suoi occhi... Pulsioni elettro magnetiche radiale e repulsive... l’evento dell’anno! E questo e stato fatto solo con un 4 tracce: REI! Lo sapevo... Dai! Andiamo dentro che questo fenomeno non sarà permanente...

L’uscita di “REI” data di 2015 ma il suo arrivo in superficie aveva scoppiato alla faccia della stampa locale, compreso quella underground, di altri musicisti Trentini anche a l’estero, e lasciato una traccia profonda nella mete di tutta questa bella gente. 4 tracce sorprendente di serio, di qualità, di senso, di melodia, e di profondità. La cosa la più vicina a Garbage e Placebo, nello spirito e nel fare.  Allora cosa c’è di veramente particolare in queste quatto canzoni, e perché non possono lasciar indifferente?  Magari perché ne puoi prendere una a caso e farne un single per portare avanti un potenziale album, e funziona ogni volta; In somma un EP fatto di quattro hit single, per farla corta. Ci si potrebbe anche pensarli, con un entusiasmo lasciato a ruota libera, in cammino verso un destino nazionale, se i piccoli maialini non le mangiano prima. Un unico riflesso succede alla fine di questo EP: sentirlo di nuovo. Abbiamo oggi la facilita di ascoltarlo in loop una grande parte del giorno, e lontano di annoiarsi, ci si finisce anche per partire in viaggio:

Due note elettroniche rovesciate conducono a “Il figlio” e la sua introduzione stofegata. E come un cane eccitato trattenuto al guinzaglio, si deve aspettare il momento giusto per mollare. Poi a 0:50 parte tutto. E cantano... Cantano quasi tutti... Giusto e bene... Giusto e calibrato... Cantano. “Puoi annegare colpevole tra le sue rovine instabili, Puoi annegare colpevole tra le sue rovine fragili”. È scritto bene, ed e una sensazione forte e rock. Dietro i riff di chitarra e il martellamento preciso della batteria c’è spessore. Mica paglia! Fra frase di tastierine e sberle al basso, questa traccia suda potenza, precisione e intelligenza. Un capo lavoro. Siamo ancora con scintille fra le cuffie, e i due emisferi cerebrali ricercano l’equilibrio con fatica, dopo quel giro di giostra.

Non siamo ancora rimessi dal primo giro che una sequenza meccanica di chitarra che arpeggia, ci attira nel “Mondo blu”. Una seconda chitarra in agguato, punteggia discretamente, ma giustamente la fine del verso. E cantano ancora, fortunatamente. Cantano un’esitazione davanti al desiderio dell’indipendenza: “Lasciami la mano così prendo il volo”. E le vertigini che ne risultano: “Prendimi la mano che non tocco il suolo” concenti di navigare fra perdite di equilibrio: “La certezza del mondo è una trappola in più”. I testi son intelligenti, scritti bene e c’è senso da scoprire fra le righe. Il canto e i vari livelli di cori son bilanciati al mezzo grammo, c’è equilibrio e bellezza, anche negli urli. La frase ossessiva di tastiera ci porta alla fine di questo gioiello, poi la traccia si sfuma, in un etere sintetico. Non potevano lasciare altro che un cratere, con due bombe del genere. Rimaniamo nel sintetico perché “Robot” martella il suo ritmo Rock e rivendica “vengo da macchine a petrolio, il futuro è mio papà” punteggiato di rumorini: “Gnaww!!!!” in sottofondo. Batteria avanti, basso tuono, e frase di tastiere ravvicinano “Robot” a una composizione di Placebo.

Simone” relata un fatto di cronaca, il terzo della serie, giù a Roma, un 21ene si toglie la vita saltando da l’undicesimo piano di un palazzo, stufo di esser preso a parte per essere gay. Un soggetto delicato trattato con sensibilità, con impegno e distacco, con maturità e lirismo. Lo stile e inconfondibile: ritmo meccanico iniziale, per dare alla traccia un mid tempo potente e inesorabile portato da chitarre potente. Non c’è dubbio questi qua messi insieme sanno cantare. Sanno combinare ponti musicali, passaggi rabbiosi e momenti calmi per lasciare l’ultima frase della canzone lasciarci contemplare il nostro silenzio colpevole. “Un secondo si ferma tutto, pure il respiro, vola, Simone vola, la sua smorfia non teme l'atterraggio

Boom... fa il suo effetto.

Rumorini di corridoio lasciano circolare che altre registrazioni sono in preparazione. C’è Impazienza a bordo e veri fans sono stati conquistati con questo EP, dal marinaio fino al comandante. Ma non ci sono aspettative alte su quello che verrà. Sarà quel che sarà. Dobbiamo lasciarli fare.

- Avanti un quarto, usciamo del cratere d’acqua pian, pianino e capo sulla base Nibraforbe!

Usciamo dell’anomalia il più naturalmente del mondo. Le ultime scintille del campo elettro magnetico radiale e repulsivo arcano sul Wyznoscafo, poi siamo nel mare aperto.

- In tant' preferisco esser nelle mie scarpe che nelle loro... hanno messo la barra un po’ alta per il prossimo album, hanno un po’ di pressione no? Disse Jenkins.

- Nettuno stridente! Per le trippe di Lawrence Krauss! Non c’è “pressione” quando fai musica... Avere la pressione e tornare a casa la sera, e non avere niente per nutrire tuoi figli. QUESTO e avere la pressione ed e il destino di 50% dei padri su questo pianeta.

- Si... Si, capitan!

- Secondo? Li lascio il centrale. Vado in cabina. Disturbarmi unicamente in caso di conflitto nucleare o se gli “Rebel Rootz” tirano fora il loro album senza preavviso...

 

Capitolo 40

Jenkins mi raggiunge nel mio cammino verso la mia cabina:

- Beh, sicuramente no è ne Rebel Rootz, ne guerra nucleare, ma l’ultimo Lalu e già fuori da poco...

E lì, in questo strettissimo cortile, con la mano tesa, e sporge le registrazioni nella mia direzione.

- L’Intel e al corrente? Chiedo.

- Sa che l ‘album e uscito... Non sa che le gli do...

- Passami il dossier che me lo studio tranquillamente mentre torniamo alla base Nibraforbe.

E vero che un nuovo Felix Lalu e un evento, anche se e stato pre annunciato dallo split “Menta al quadrato”, lo stesso preceduto dalla famosa “Canzone del estate”. Quel personaggio si distingue da un originalità fuori dal comune, superando tutti altri “originali”, come lo sono suoi disegni, sua musica, il suo modo di registrare, il suo modo di annunciare esposizioni, le sue bestemmie in Duomo, il suo modo sconvolgente di abbordare soggetti sensibili. In Trentino e onnipresente, e a tutti gli incroci, collabora sempre con un fottio di band, appare in video con I Bastard sons of Dioniso. E un motore di attività: tira, spinge, passa parola, gira, dipinge, fa asciugare, promuove, si ferma solo per dormire. Fa anche ridere.

Ed e anche generoso nei suoi album: per chi e in Trentino mettere la mano su un CD alla fine dei suoi concerti e un atto di intelligenza: e tutto fatto a mano, unico e prezioso.  Come suoi punti di vista sugli “Gruppi americani” (Il nuovo inno della lega). Essendo me stesso un essere impulsivo ed epidermico -a fior di pelle- devo dire che la disinformazione e fatta su internet a grande scala, a solo scopo di ingannare i più sensibili, quelli già su l’orlo del lastrico, o chi nella loro “salita negli giri” non pensa sempre a verificare la sorgente del articolo. E ci sono già cascato me stesso. Felix ha per missione di cristallizzare la situazione in questa canzone per darci al meno il tempo di riflettere durante questo breve “fermo immagine”. E una sveglia del senso critico, in un mondo dove la frontiera fra informazione e disinformazione e sfuocata più che mai. Collaborazione di quasi routine con Johnny Mox per “Tutti vogliono sembrare meglio” per un mid tempo groovy. Questa traccia e una messa al culto dell’apparenza e alla plastificazione facciale, un segnale stradale per indicare il contro corrente. Niente di nuovo sul fronte dello sfruttamento minorile: la “World Company”, quella che ci ha venduto la mondializzazione, il made in Cina, il prezzo discount, la chiusura delle fabbriche Europea, e che continua a scavare il fosso fra ricchi e poveri, e sempre in azione.... Non si ferma mai. “La coscienza sociale agli tempi di internet” e la lotta di Donchisciotte della Mancia contro i mulini. Una lotta che non si può più vincere ormai, con l’illusione di democrazia che ci è rimasta oggi. Per uscire del marasma ambiente e magari ambientale ci lasciamo portare dal doppio clap di “Cosa darei” per una canzone festiva, calda, naturale e illustrata da un video storico. Non ci fa schifo niente, neanche gli versi: “Entro in mare solo per fare un po' di pipì mi ricordo che la bevevo nella pancia che mi concepì̀” ... c’è arte dietro ogni virgola, poesia e lirismo da un punto a l’altro di ogni verso. Pero bisogna osare... Grazie anche di portare a mia conoscenza mdma (o methylenedioxy-methamphetamine ottenuto “googlando” la misteriosa parola) a un povero cinquantenne in riga come il Capitan che èrimasto nel regno vegetale tutta la vita... E poi, non dimenticare di partire prima che risparmi in frizione! Dopo la versione “Balcony TV” presentata sul tubo, chi può vantarsi di non conoscere “E il mio amore mio e si chiama Francesca” sorprendente canzone costruita intorno a una nota (quasi) unica di chitarra, circondata di “tululurulu” e di qualche note di glockenspiel. Poi, nel reparto frutta, dopo due giri del mercato del zobia non sono riuscito a trovare prugne al gusto pesca. Il primo che mette la man de sora, quando l’ven la stagione, e pregato di comprarmene due chili, e de darme un squillo che pago ben. “Dinamita” e una canzone che viene con maglietta in dotazione e rabbia in optional. Quasi sul beat di “We will rock you” , presa poco, l’elenco delle sbandate irrazionale che può raggiungere un popolo fuori di , e a ruota libera nelle sue vendette. Il titolo fa anche parte della compilazione “Menta al quadrato” in quale appare il complice di una vita artistica: Johnny Mox. Neanche con lo sfogo più folle, che accompagna la liberazione dei popoli, non vedo nessuno capace passare agli atti descritti. Questa rabbia e contenuta, ma fermenta in quasi ogni uno di noi. La questione e: fino dove ci si potrà stringere questa vite oppressiva per ottenere la scintilladell’esplosione??? Un filocorno porta un colore quasi Jazz fusion o progressista a “Gino”. A dire la verità sapevo solo mettere un viso sul nome e associarci “Il cielo in una stanza” non sapevo pero di un tentato suicidio nel 64, e la notizia della filastrocca Svizzera, mi era entrata poi uscita di testa, persa in una marea di pagine di telegiornale deprimente. Visibilmente su questo rap sincopato registrato in due spessore vocali si focalizza sulle tette... e il filocorno. Visibilmente Il Nordest e cantato in modo simile sia da Bulbra che da Felix. Lavoro sacro, messo in cima a tutto come unica fierezza. “Tutta Shanghai” colpisce dal suo ritornello ossessivo “X’e un mercato” ... Ci si torna a ballare troppo meccanicamente su “Disco” Il problema è che la soluzione è anche il problema. Il problema è che il problema è anche la soluzione.  Ecco una quadratura del cerchio risolta ballando 50 chilometri su un metro quadro, piangendo su un matrimonio andato e un bidet sprecato. Disturbante la parodia del “Mare nero” di Lucio Battisti “Omar e Nero” o un modo poco apprezzato di “diventare donna” a metà strada fra “Colpa d’Alfredo” e un incubo crudo firmato Elio e le storie tese. Cristallizzare ho detto prima... buon, siamo li. “Vai, vai” e una canzone a due corpi distinti, la prima e il sempiterno discorso da padre a figlio... di quelli che entrano da un’orecchia e volano via da l’altra. La seconda, per chi conosce l’opera di Bill Hicks, un umorista americano, morto da un cancro del pancreas nel 96, e un omaggio strepitoso al messaggio il più forte di Higgs declamato alla fine del suo spettacolo “Revelations”.  Un chiodo tolto... no... Una serie di chiodi alla sua barra. Una persona da conoscere meglio: Bill Hicks. Poi cosa rimane alla fine? Una penosa costatazione della posizione di ogni uno di noi nella vita nostra. Quel poco che ci rimane, quel poco che abbiamo paura che ci viene tolto, quello che vediamo in Tivù. Tutti questi film di anticipazione mostrando tutti cittadini schedati, controllati tutto il giorno, al guinzaglio, alla mente formattata dal un potere distante e irraggiungibile. Non succederà durante il 22imo secolo e successo ieri. Sfiga.

 “Pulp alpestre” e un pezzo monumentale, supera dalla testa e dalle spalle la totalità dell’album. E la migliore storia che ho sentito da più di mezzo secolo, a pareggio con la storia che mia nonna mi raccontava prima di andare a dormire. Supera allegramente il contenuto di “la Ballila” di Giorgio Gaber ed e raccontata in un dialetto tosto ed ermetico per me, la vita vista dagli due lati diversi di una coppia che ha passato 80% della vita assieme. Ovviamente ti viene in mente di dire “Dai Lina, lascialo stare, ad appena salvato la vale dal diavolo!” Poi mettendosi dal Lato di Lina la nonna: “Marino, non raccontarmi balle, hai ancora portato locia in casa... pensi che son qua padrona di un porcile o allora?” il tutto raccontato meglio del Iliade, i viaggi di Ulisse, le favole di La Fontaine, e una raffica di Harry Potter.

Ancora un Felix Lalu. Per bene. Non una benedizione cascata dal cielo, una sudata creativa venuta dal centro della terra Trentina.

 

Capitolino 41

Doveva essere una missione della domenica, quasi una passeggiata. L’Intel ci invia tre traccie dei Fucsia, il duo electro-chitarra-batteria di Simone Gottardi. Un “side project” dell' Opera di Amanda. Siamo in un transito quasi di routine quando l’allarme ci tira tutti fuori dalla tranquilla monotonia di questa immersione. Jones, al sonar, è il primo ad accorgersi di qualcosa:

- Segnale nel 175, distanza 200 metri, stessa profondità... Viene da dietro!

- Trattamento segnale acustico, conservare rotta, velocità e profondità.

- Ed è enorme Capitan! E' il vascello ammiraglio del EDP... stessa rotta, stessa velocità, stessa profondità. E' arrivato accanto a noi.

Nettuno stridente! Adesso che siamo fatti come topi, bisognava rendersi conto che non potevamo farla così a lungo al naso e alla barba del Ammiraglio Giusy Elle senza farci beccare. Doveva succedere un giorno o l’altro... E quel giorno era oggi. Non è proprio permesso avventurarsi in certe acque territoriali senza rischiare di prendersi la sculacciata dovuta. Siamo stati presi con le mani nel sacco e dovevo sicuramente calar le braghe per accogliere la frusta ammiraglia sulla mia morbida parte anatomica. Che figuraccia... Proprio il giorno che indosso il tanga.... Un colpo, e un colpo unico del sonar ammiraglio, invade tonante la totalità del Wyznoscaffo... Sarà un abbordaggio...

- Risale 5 gradi sull'asse, annuncia Jones.

- Risaliamo anche noi di 5 gradi su questo stesso rotta e fermiamo la propulsione.

- Segnale DSRV in avvicinamento... (Deep Submergence Rescue Vehicle)

- Viene qui? Chiede il secondo.

- E già per strada, carissimo, e non voglio che l’equipaggio veda quello che sta per succedere... Sgombrare la centrale!!! Rimangono soltanto il secondo, il capo centrale e Jones, tutti gli altri via .

I bip ravvicinati del DSRV scandiscono il tempo dell'evacuazione fino al rumoroso docking del mezzo sopra il nostro boccaporto. Prendo la chiave a manovella per i segnali di procedura:

- Pam papapa pam... batte Giusy vittoriosa e scherzosa.

- Pum... pum... rispondo come un cane bagnato.

Apro il boccaporto per sentirla arringare a squarcia gola:

- Wyznooooooooooooo! Bruffolazzo ortografico! Pagliaccio grammaticale! Verme della sintassi in decomposizione! Lobotomizzato degli accenti! Foruncolo linguistico! Mucca spagnola della lingua di Dante! Finalmente ti becco, mio vecchio lupo di mare!!!

Certe volte penso che il mio più grande completamento è rimanere lì, bello zitto.

- Aaaah Aaaaah! Bestione... Eccoti finalmente alla mia portata! Allora, già... complimenti per avermi ingannata per la recensione dei Loyal Wankers: Gran colpo, maestrale, bravo! Stessa cosa per Maria Devigili e i Death by Pleasure. Sai giocarla fine e mi piace. Però occhio agli Otterloop, se no lì mi arrabbio davvero, ok?

- Grazie... e.. ok.

- Però da Ammiraglio, sai, sono molto più impegnata, quindi certe volte mi fai anche comodo, vecchio petomane! Del resto son venuta a visitare la tua lattina d’acciaio con la Martina del UndergroundZine... Ostia, c’e odore di maschio qua dentro...

Sì facendo mi afferra la guancia tra il pollice e l’indice e ci dà un mezzo giro... Fa un male boia. Ma non mi muovo.

- Ciao Martina... (lei, risponde con un timido gesto della mano).

- Allora sei sulla traccia dei “Fucsia”... eh? Quelli navigano in mari comuni a noi due, quindi non pestare troppo le mie aiuole... Ti sto in scia dalla tua uscita dalla base di Nibraforbe.

Una voce arriva dal DSRV... Sono visibilmente collegati con il vascello ammiraglio:

- Ammiraglio Elle? Gli OvO l’hanno personalmente invitata ad un pic nic/intervista presso il lago di Levico... cosa rispondo?

- Ahem... Eeeeeh.... un minuto. (Verso di me a bassa voce) Vecchio furbacchione, sei fortunato... sembra che ho da fare e il dovere mi chiama. Per questa volta passami il reso conto che metto due virgolette a posto, è materiale da pubblicare, roba tosta! (verso il DSRV) Sgombrare! Via subito! Preparare il set da pic nic e due bottiglie di Schiava!

Nel minuto che segue restiamo da soli con un po' di musica da ascoltare... infatti l’Ammiraglio ha lasciato cadere di tasca una chiavetta USB con qualche MP3 dentro: Phoenix Can Die, Bologna... quei due son fuori dalla nostra giurisdizione però faccio man bassa sul contenuto. Tanto siamo a poche miglia dal rilevamento e giusto il tempo di richiamare l’equipaggio alla centrale che siamo già su “Lazy Electron”.

- Capitan, hanno quasi la stessa firma sonar dei...

- ... Resando... Sento bene Jones, sento bene.

“Laser” si riveste in fatti di sonorità, tessiture e stile quasi identici alla famosa band che lasciò le montagne trentine per orientarsi verso un destino professionale a Londra. Atto coraggioso e testimone di una determinazione forte: “Una volta arrivato nel nuovo Mondo, Cortez bruciò le sue navi e l’equipaggio si mostrò più che motivato ad andare avanti”. Poche notizie dei Resando dal ritorno di Michele Ceola (basso) in Trentino: la loro pagina facebook contiene oramai un nome solo... “Fucsia” è lontano dal copiare il suo fratello maggiore... Però la miscela tastiere-chitarra-batteria e la voglia di suonare rock, rimandano subito a questa band, e la voce di Simone lo conferma. Una chitarra potente e corposa assume un ruolo determinante nel muro sonoro che ci viene proposto. Quasi all’opposto dei Phoenix Can Die, dove le tastiere sono più presenti e pilotate dalla chitarra tramite connessione midi. Simone porta qui il suo stile già in atto nell'Opera di Amanda per firmare il tutto con Paolo Brugnara alla batteria e campionamenti. Notare che Michangelo di Cia, colui che gravita anche intorno agli Exercoma e il loro “Mondo blu”, firma qui un video CGI a supporto della traccia. “Something More” si campa sulla stessa miscela di ingredienti. Siamo nel rock industriale, quello ben proporzionato. Il giusto bilanciamento fra macchine, chitarre rabbiose e batteria organica. L'Elettronica prende il sopravvento per sollevare il ritornello di un gradino (1:14) mentre i cori programmati aggiungono un bell'effetto, una bella raffica sincopata di batteria per concludere la traccia su un finale muscoloso e potente. La mia traccia preferita, a dire la verità. Ultima sudata dell'album è “Improve” che scala nel tempo senza diventare proprio un lento. Si orienta piuttosto sull'heavy, come una forza inesorabile ma che avanza a passo d’uomo. La voce di Simone è sostenuta da un'eco a lungo periodo. Un respiro penoso e un campanello di cucina sono gli accessori che colorano la scena, come per significare che il piatto è pronto da portare in sala:

Si sbrighi cameriere, è caldo!... Poi a 2:20 una sequenza ossessiva crea una frontiera verso la parte strumentale del pezzo e mette in evidenza una batteria prepotente che porta la traccia verso l’inchiodata finale. Troppo corto questo disco, non abbastanza, ancora, ancora... vi prego!

   Così siamo stati razziati da vicino oggi, siamo passati accanto alla corregionale. Adesso rimane soltanto che l’EDP apra i suoi orizzonti verso gruppi elettro/chitarra come i Little Fingers, per esempio. Chissà chi non la passerà liscia la prossima volta! Intanto quei Bolognesi dei Phoenix Can Die dormono a bordo, stasera....

- Secondo, lasciamo un gavitello di fondo su questa posizione e prepariamoci a far superficie per entrare alla base Nibraforbe....

Capitolo 42

- Capo centrale, li lascio la manovra di uscita della base Nibraforbe. Una volta al largo mi chiama prima dell’immersione... Vado con il Secondo ad aprire la busta dell’ordine missione.

- Ay, ay sir!

Estraiamo la busta dalla casa forte della mia cabina e seduto alla scrivania ne scopriamo il contenuto.

- Ci son due obiettivi in questa missione: E a penna uscito l’ultimo Kitchen Machine...

- Quello che è stato annunciato per ottobre scorso? chiede il secondo...

- Si, e I Bankrobber hanno pubblicato un EP fine Aprile, ma niente su l’ordine secondo il quale dobbiamo coprire i due obiettivi, dai! Vediamo se “Gazza ladra”, il precedente album dei “Robbers”, e in archivio.

Premo il pulsante de l’interfono:

- Capo centrale? cosa abbiamo sugli Bankrobber in archivio?

- Beh, abbiamo due video, uno filmato sul Garda” “Distanza gelida” credo, l’altro “Piccole maschere” ci sono altri video sul tubo ma non li abbiamo mai passati allo spettrometro. L’intel sta per mandare la posizione della “Gazza ladra” da un momento a l’altro ma niente in archivio per il momento.

- Se mi ricordo abbiamo lasciato un gavitello vicino alle “Kitchen Machine”, e ancora attivo?

- E piuttosto febbrile direi, quasi impazzito.

- Ci traccia una strada verso questa posizione, arriviamo in centrale per l’immersione.

La cavitazione dell’elica rimane l’unico segnale percettibile mentre seguiamo il segnale esponenzialmente crescendo e preciso del gavitello lasciato nella precedente missione. Rimaniamo su una buona impressione del EP “Start” e lo spettrometro del Wyznoscaffo sta penetrando la struttura generale del nuovo album. Kitchen Machine e una combinazione magica. Un gruppo “ibrido” come gli “Luck now” a cavallo fra Mantova e Rovereto, loro son meta Roma, meta Trento. Poi perché combina Chiarastella (moderna, elettro, beat box) e Adele (acustico, violoncello, classica) per una miscela aperta di varie direzioni e scelte artistiche. Poi quando questi due cantano insieme fanno sciogliere l’equipaggio al completo, ufficiali inclusi. Certe parte del ’album sono prodotte da Krustrell un DJ produttore Romano che colpisce su Soundcloud con un remix di “Smell like teen spirit” dei Nirvana. Il contenuto delle canzoni e profondo e scritto più che bene, c’ e ricerca nel testo e nel modo in quale proporre il senso della canzone. La combinazione di tutto ciò, fa scintille e gli 4 titoli del primo Ep hanno colpito abbastanza profondamente, da seriamente ritenere l’attenzione di chi le hanno sentite. Lasciano tracce, convincono.

Pochi cambiamenti su l’unica traccia riproposta dal EP: “Le mirabolanti avventure del Sig.D. e del suo cane” tranne l’uso del “Vocoder” (scusate, son degli 80’s, culturalmente...) per annunciare il titolo della canzone e per fronzollare i cori. Rimorsi alla sparizione dell’animale di compagnia, sicuramente l’unica compagnia, del Sig. D. che cerca perdono e promette un migliore atteggiamento in un ipotetico al di là cosmico... Per chi segue l’Adele da un po’ e che si ricorda la versione acustica di “La dote” sul tubo, la versione di Kitchen machine della canzone di Adele Pardi  merita di fermarsi un attimino e contemplare la nuova mesa in pagina di questo Tango torrido punteggiato di “Tutu tutu turutu” su di quale si appoggia questa storia di conquista calcolata fra uomo e donna. Profumato al Martini dry su bordo di piscina, e sicuramente un quadro da appendere in salotto senza pensarci un altro secondo.  Poi oltre questi mari conosciuti ci buttiamo nel profondo dell’Album. “No words” è l’unica canzone cantata interamente in inglese, intorno a quattro note, su di quale orbita un universo semplice ma calmissimo. La nuvola della sequenza tace, come uno strappo nel cielo, per lasciare la voce di Adele brillare. La filastrocca prende spessore con il violoncello e altre tastiere e voci per svanire dopo 2:45 e quasi sembrare troppo corta. Qualche passi guidano il ritmo de “La sposa” appoggiato leggermente su un pizzicato di violoncello. Crimine passionale, follia maschile, che aspetta sotto casa “con un coltello vuole farti sposa, e cancellare il nome di Anna Rosa” ...” colorerò tuoi petali di rosso” ...  Triste pratiche che esistono ancora oggi nell’era dell’esplorazione spaziale; fra il pazzo ignorante che sfigura con vetriolo in faccia, quella che si rifiuta ai suoi avanzi o chi più artisticamente uccide la sposa la sera delle nozze perché non era ‘vergine’. Tremo per la condizione femminile con il brivido del “prossimamente sotto casa vostra”. “Party” comincia in Italiano per scivolare verso l’inglese su un ritmo isterico-intenso-ballante.  Una cartolina di addio a l’Australia per un viaggio nell’estremo oriente: “The little China Hi School, everyday you learn the rule...” “Walzer d’estate” appare quasi in forma minimalista dopo l’intensità di “Party”. Il violoncello porta tutto il pezzo sulle sue spalle, una tastiera quasi discreta e dosata, sa inserirsi con precisione, e genera i bassi e rumori in ritmo: “Prenditi tutto ma l’accendino e mio...” descriva la nostalgia di una relazione che finisce.  Invasione maschile: Marco Simiele (già coautore del primo EP), che per questa occasione ha registrato il banjo in "L'estate n'est pas", in cui abbiamo inoltre ospitato la bellissima voce di Alessandro Pardi. Prima evocazione nel album della prima guerra Mondiale, nei primi versi: “Cento anni fa eravamo felici, perché [...] non ceravamo” Colpo geniale a inserire nel album la cover destinata originalmente a “Interpretano Trentini” degli Kepsah. “Nuanda” si riveste di un tempo quasi ballante e accoglie di nuovo il vocoder, storia di colorare questa bella versione. Ritorno al minimalismo e alla prima guerra mondiale sugli “Monti Scarpazi” per sentire la perdita di uno dei numerosi sposi che hanno lasciato eserciti interi di vedove di vent’anni, speso o quasi sempre senza rendere la salma agli famigliari. Dolce canto per rovinarci il mascara. “Le infermiere” prepara una transizione calma di violoncello su sequenze elettro spogliate. Versi in italiano su ritornello in Inglese: “When you smile you crush me” ... Da notare che su tutto l’album la scelta di mettere queste due voci angeliche in avanti e quasi onnipresente, perché e una buona scelta. Quando una combinazione vocale eccezionale e di questa qualità viene registrata gli strumenti non possono essere troppo invasivi. “Kitchen Outro” mi lascia perplesso nonostante sia un bel “exercice de style” o “variation sur un thème” scombussola un po’ l’atmosfera del fine album. Cioè sembra un pezzo del puzzle al suo posto ma che sporge dell’immagine generale. Non danneggia pero più di tanto l’atmosfera che l’album lascia: melodico-classico-moderno cantato divinamente. Quasi indispensabile.

- Interferenza! Si esclama Jones davanti a l’impianto sonar.

- Binario morto? Chiedo ingenuo...

- Horrible snack sta per sfornare il loro primo album. E sta già agitando mezzo Trentino con l’evento.

- Grazie, Jones.... Capo centrale? Abbiamo Notizie del Intel per “Gazza ladra”?

- Non ancora, gnent sulla rete flash, gnent sul telex...

 Son pensieroso prima di dare l’ordine seguente...

 

Capitolo 43

- Capitan! Rilevamenti di “Gazza ladra” son arrivati nella databank del Wyznoscafo...

- Beh ostia, lera tempo! Capo centrale, mi passi i dati allo scanner e spettrometro... Jones?

- Ay, ay sir!

- Mi identifica il segnale di “Land of tales” ... Secondo? calcolate la strada basati su quei dati per obiettivo fissato da l’Intel... Capo centrale?

- Comandi.

- Profondità 300... capo nel 275, velocità 2 quarti.

Percorrendo il dossier da l’Intel, noto che la base della band e composta da Giacomo Oberti : Chitarra voce, Andrea Villani : basso, Stefano Beretta : batteria e cori, per il primo album. “Gazza ladra” si apre su un pezzo più che convincente; un power trio spara a vista su “Goodbye happy days” nel modo in quale Blink 182 o I Camp Lion (per dare referenze locale) lo facevano. Buono, molto buono, e diritto in faccia, bel rock energetico, questa traccia aggancia orecchio. A tal punto che sorprendo il Capo Centrale fischiettare il ritornello: “C ’e festa al lago Michigaaaaan, Good bye happy days...” Il peccato e che Jenkins che capisce tutto di traverso e che non perde mai un’occasione di star zito prosegue sullo stesso tempo: “E sopra un garage a Garnigaaaaa, Good bye happy days...” Se continua cosi, lo metto agli ferri prima o poi... Altri punti notevole dell’album un lento “Distanza gelida”.  Una marchia rock “12 Giugno 1958” con il suo ritornello che invita a saltare in ritmo. “Mi sveglierò” con i suoi backing vocals calibrati. “Piccole maschere” con i suoi versi rapidi appoggiati a una batteria precisa, e suoi ritornelli temporeggiati. Ultima traccia “Vedi lei, solo lei, sempre lei” un mid tempo potente e ossessivo. Potrebbe rivolgersi a una ragazza ma sembra parlare del trofeo “coppa del mondo di calcio”, al meno quello del 82 se credo i commenti aggiunti verso la fine della traccia. Per farla corta un album in quale il basso rappresenta un’ossatura solida su quale si appoggia tutto, cori alti e precisi e buone composizione, buoni vocali e chitarre incisive. Ma nonostante eccellente livello dei musicisti lascia un’impressione strana, anche dopo 20 ascolti: per quasi tutti titoli non nominati qua sopra manca fluidità. Nel senso in quale le parole non si integrano facilmente al tessuto musicale. Sembra che le parole sono state scritte prima e aggiustate per essere depositate su la musica. Non capirmi di traverso: i tre chef son buonissimi, la cucina moderna e pulitissima, gli ingredienti scelti e genuini, gli utensili di alta qualità e maneggiati bene... ma rimangono grumelli nella pasta delle crespelle.

- Siamo su “Land of tales” Capitan...  nel 350... 2 miglia. Annuncia Jones al sonar...

- Ferma propulsione. Silenzio a bordo [...] ma... Dimmi Jones... e lo stesso gruppo?

- Credo di sì, Capitan....

- Ostia....

Già, i Robbers hanno percorsi simili ad altre band Trentine, cambi di direzione, di line up, per ottenere risultati equivalenti. Come i “Next point” per esempio, ma in senso inverso pero: Saltare da l’Inglese a l’Italiano e stato benefico per loro come mettersi a l’inglese per i “Bankrobber”. Durante i due anni che separano queste due pubblicazioni il gruppo accoglie Maddalena Oberti: alle tastiere e Mathias Drescig alla seconda chitarra per “Land of the tales”. Sembra che tutto e stato messo a terra e ricostruito da li. “Pier 39” apre clamorosamente l’opus. Tastiere leggere e ripetitive per sottolineare il martellamento del ritmo, ammorbidito da percussioni vocali femminile: “Ah.... Ah ah...” colpito in centro: Questo e un hit! Sembra anche cantato da qualcun altro, ma l’Intel conferma e veramente Giacomo al canto... Poi, ci si passa dal rock angoloso della “Gazza ladra” a della pop sofisticata alla “Deacon blue” e fatto bene in cima a questo: che colpo! Mio preferito! Tanto siamo per viaggiare in altri tipi di atmosfere nel genere Brit pop. Metten un’atmosfera “Supergrass” per “Mr Rainbow” per esempio, basta chiudere gli occhi per poter crederci. Grosso basso da capo in fondo, tastiera regolare, ritornello invitante, chitarra ritmica, batteria precisa... Ci sono tutti gli ingredienti. “I’m a better man when I’m in love with you ‘cause I have something wonderful to live for...”  Atmosfera “Echo and the Bunnyman” dei primi tempi per “Childhood” con sempre sto basso ad invadere il fronte del palco. Da questo punto mi accorgo che il gruppo a raggiunta la fluidità che mancava al precedente album: score tutto come acqua giù nelle tubature. Guidato dalla batteria negli versi il ritornello decolla melodicamente per lasciar posto ad un assolo di chitarra che tira le note al limite del loro ‘sustain’. Colori quasi alla “Devo” per la traccia la più corta del EP “J the ripper” che score meccanicamente su un beat box e sequenze di “chip tune” che la chitarra viene disturbare, imponendo la sua ripetizione. Ambiente “Goldfrapp” per “Tales of shaddy places” e il suo loop vocale ossessivo. Tocca a Maddalena di rubare, al canto, il centro del palco su questo cooltempo e lo fa piuttosto bene.  Fischia! che traccia! Che voce dolce e sensuale, raddoppiata nel ritornello per farci sciogliere ancora di più. 

Mi sa che questo EP e un teaser per sondare le reazioni dopo questo cambio radicale di direzione. Dal Wyznoscafo tutti pollici son alzati e questo EP e più che convincente. La direzione imboccata e quella giusta. I bankrobber sono di ritorno.

- Segnale MOLTO vicino! Interrompe Jones; gli “Ome brothers” son diventati “Horrible snacks” con l’aggiunzione di Gioele al basso. E sfornano il loro primo album il 4 giugno...

- Abbiamo una lettura spettrometrica prima dell’uscita?

- Quasi ... devo filtrare gli dati….

Capitolo 44

- Sono direttamente sopra di noi, conferma Jones al sonar.

- Normale... da Riva ad Arco c’è poco.

Siamo già lì, in posizione, subito dopo avere lasciato The Bankrobber e il gavitello lasciato dopo il “Live al Sesto grado” fra Nago e Torbole nel 2014 era tornato ad emettere febbrilmente. Gli “Ome brothers” erano già presente al capitolo 17 di “Ventimila leghe sotto la musica trentina” e continuano a far scintille con l’aggiunzione di Gioele Maiorca al basso nella loro nuova formazione “Horrible snack”.  Allora cosa può portare un ‘vecchio’ bassista di quasi 19 anni ad aggiungersi a un nucleo in fusione perpetua? Per primo si rotola per terra durante i concerti e questo lo rende chimicamente compatibile con i due altri. Secondo, canta e fa cori che può sempre servire. Terzo deve ascoltare la stessa musica che Seba ed Edo per potere prendere questo pazzo treno in corsa... Parlando di questo, per chi guarda spesso la loro pagina facebook, si deve aspettare a trovare solo e quasi unicamente musica underground. Facciamo nel sotterraneo, nell’oscuro, nel esperimentale. Cioè, non conosco nessuno dei gruppi da loro citati e condivisi tranne Weezer, No FX e Fugazzi... metten un po’ di “Dinausor Junior” e ancora... perché è il gruppo preferito del papa Paolo....  Seguendo la progressione del duo malefico portano ovviamente nel primo album degli “Horrible snack” materiale precedentemente scritto per una registrazione live fatta nel 2015. Pero visto che il capo centrale a perso la track list di questa registrazione riservata a cerchi chiusi, mi devo di riconoscere di memoria “What’s above the cloud” “Boundaries” sicuramente, e magari “So crazy”, il resto sembra materiale nuovo. Ma non sbagliarsi: chi possiede queste registrazioni rare dovrà costatare: Le tracce sono state lavorate di nuovo. L’album e prodotto da Marcello Orlandi (Magic cigarettes, Thee loyal wankers, associazione OFFSET) e masterizzato da Lorenzo Piffer e sembra registrato in condizione vicino al live. Enormi progressi musicali sono stati realizzati a giudicare la serie di note sincopate, break, stacchi micidiali aggiunti alla partitura (se c’è né una), ci si canta ancora in yogurt, anche se sono rassicurati dal loro entourage immediato che le conforta: “No dai, la pronuncia non e cattiva.” 

Sicuramente abbiamo qualcosa in comune, come per esempio il mio modo storto di scrivere in Italiano. Tutto non può essere perfetto se no, a nostri livelli, aspettare la perfezione non porterebbe mai niente alla pubblicazione. Considerando che ascoltano spesso gruppi punk underground che sembrano esprimersi in questo modo, confortare e rassicurare gli “Horrible snack” su questo modo di cantare può potenzialmente mandarli verso un futuro choc frontale. Il lavoro da fare per raggiungere un inglese comprensibile sarà molto più arduo, considerando che si dovrà anche contrastare la forza delle abitudini. Sono ancora giovanissimi e alla loro età niente e insormontabile, ma nascondere - per non offendere - il fatto non le può aiutare per niente. Noi qua, stiamo guardando lontano...

Pronti? Sberla! L’energia di “What’s above the cloud” ci colpisce direttamente al mento. La traccia e condita di cambi di ritmo, scatti ed energia. “The light house and the olive tree” rimane calma tutto allungo e sembra essere una traccia romantica al retrogusto di “Jam”. “I follow the light” cominciano ancora più tranquillamente per progressivamente guadagnare intensità e forza: primo gradino a 1:05 e sale ancora di un gradino a 1:50. Svaga per un momento su una spiaggia calmissima prima di concludere energeticamente sul tema principale. Bel esercizio di stile. Cantano tutti tre su un bel “So crazy”.  c’è un retro gusto di “the Ruts” o “Dr feelgood” su “Bad short song #1” che rimane una composizione energetica. “Radio Viking” rimane la traccia la più interessante dell’album perché e la più progressista. E quasi Free jazz dopo il terzo minuto, esplora, genera suoni nuovi, si ferma un attimino, cammina nel buio, trova l’interruttore, scandisce l’ultimo ritornello ed esce sbattendo la porta. “Empty Wallet” a per missione di chiudere l’opus nello stile dei primi Joe Jackson della grande epoca.

Quello che abita Edoardo Omezzoli, che segna la totalità delle composizioni, e una creatività febbrile adolescente, nel senso in quale guarda poco allo specchietto e non torna indietro su quello che ha scritto neanche un anno fa. Per lui, la via e dritta e il demone iperattivo che lo abita non li lascia pace se non sforna un titolo alla settimana. Vuole seguire questo flusso e fa anche bene.  Siamo per lo meno sempre davanti a nostro pezzo di carbone e il diamante che contiene e ancora ben nascosto a l’interno. Quarta produzione per i Ome brothers (In the beat 2013, Step By step 2014, Live a sesto grado 2014) questo primo dei “Horrible snack” e da prendere come una tapa obbligatoria verso il lungo cammino che hanno ancora davanti a loro, se gli piccoli maialini non le mangiano prima.

Detto questo, do uno sguardo circolare nel centrale, sono tutti impegnati e calmi. Io sento che una serie di sorprese ci aspetta in questo momento impegnato. Sia Supercanifradiciadespiaredosi, Rebel Rootz, Silent Carrion, Bob and the Apple son tutti su l’orlo di sfornare senza preavviso e nonostante la voglia di tornare alla Base Nibraforbe mi sento quasi di rimanere in zona, silenzioso sul fondo, quasi in agguato....

 

 

Capitolo 45

Ci siamo appoggiati sul fondo. C’è silenzio abbordo.

- Secondo?

- Comandi!

- Mi faccia un giro dei gavitelli lasciati su vari fondi, e mi passa il risultato allo scanner per favore...

Passano 10 minuti, il capo centrale e il secondo tornano con la faccia grigia.

- Sembra che la storia si ripeta comandante...

- In quale modo? Interrogo.

- Capitolo 11 del archivio, comandante: “Silent Carrion” e “Ome brothers” e li, siamo di nuovo su “Horrible snack” dei due fratelli Omezzoli e “Silent Carrion” come per incanto. Il gavitello di Pieve di Bono si è rimesso ad emettere silenziosamente e abbordo lo sano già tutti...

- Dai! Per le trippe di Laurence Krauss! E una coincidenza non è causalità...

- Questo lè malocchio prezzemolo e finocchio capitan, mi non vago. Dice il capo centrale... Campato di dietro, il secondo lo appoggia pienamente dello sguardo. Jenkins seduto alla tavola delle carte ha lo sguardo umido, vibra del mento, e nega della testa.

- Fermi lì! Voi dovete andare ovunque, se io ne do l’ordine! Ok? Anche verso la morte sicura se la missione lo richiede!

- Ah ma per questo non c’è problema Capitan, e tutti abbordo la pensano così, in cima a questo. Perché... beh, “verso la morte” succede rapidamente e dopo lè tutto tranquillo. Ma dopo la prima missione verso “Silent Carrion” invece, la gente non è più la stessa e questo sconforto continua per un bel po’... e con quel bel po’ dobbiamo continuare a vivere... Perché lei non prende il microscafo per nar a farsi un giro li, mentre noi, lo appoggiamo con la strumentazione da qua? Eh???? Cosa diset? Tanto noi dobbiamo aspettare qua che esce il Bob, Il Rootz o il Supercane no????

Sarà sicuramente la mancanza di autorità a farmi sedere nello spazio esiguo del microscafo. Dentro sto brontolando di continuo; prima perché son meglio nella poltrona del centrale; secondo perché la check list del capo centrale mi da brividi: Collana d’aglio? Check! Crocefisso rovesciato? Check! Pentagramma portatile? Check! Coltello sacrificale? Check! Pallottole d’argento? Check! Zampa di coniglio e testa di gufo liofilizzati? Check! Mp3 di “Hight way to hell”? Check! [...] Poi terzo e in fine quando il Capo centrale chiude la cupola del mezzo dietro di me e caricano il tutto in un tubo lancia siluro, sento bene, attraverso il metallo, la voce del Secondo dire:

- Dai! Nen alle Sarche, c’è il festival della birra a l’albergo Ideal!

C’è come un’aria di fregatura... Il segnale silenzioso del gavitello mi riporta verso il quinto opus del entità la più nera del Trentino (Ruins 2010, Andras 2012, e la trilogia degli “Suprematism”: I Jupiter 2013, II Mars 2014, e oggi III Sol 2016)… O si ferma lì e conclude la trilogia o ci farà fare un giro del sistema solare e dovremo aspettarci ad altri tormenti nel futuro. In tant’ mi son riascoltato la totalità della discografia tre volte prima di partire, storia di acclimatarmi.

- Voglia... saltami addosso e prendimi selvaggiamente!

Perché la prima traccia si intitola “Genocide” ... Mi auto stimolo mentre i bassi dello strumentale ondulano sullo schermo del piccolo oscillatore che ho sotto il naso. Ci sarà sicuramente, in questo tipo di musica, qualcosa che noi ascoltatori della domenica non capiamo: Per esempio sono qualche anno che vedo apparire nella stampa musicale un’entità come SUNN O))). Vestiti come monaci sacrificali, hanno un bel po’ di gente agli loro concerti e vendono un bel po’ di album. Misteriosamente le loro composizioni sono un unico suono distorto, basso, esteso per lunghi minuti e loro concerti sono a un volume sonoro al limite del sopportabile, che fa vibrare il corpo in un modo scombussolante. Sorprendentemente ho esperimentato il fenomeno durante un concerto di Public Image Limited in quale Johnny Rotten invoca ripetutamente “Bring on the bass” e nelle 4 o 5 minuti che seguono, il suono del Upright bass si amplifica e piomba giù nelle frequenze progressivamente, in tal modo da far vibrare tutti in sala. Vabbè 5 minuti di sensazioni forte, ma non potrò sopportare più di tanto. Ecco, lo spirito di “Genocide” è qua.

Novità in Silent carrion ci sono testi e ci si canta... beh ostia! l’ho detto troppo velocemente... C’è una voce su tre tracce: Di quelle oltre tomba, di quelle che ti sussurra nelle orecchie mentre srotolano via gli 10 metri di intestini che hai, attraverso un piccolo buco in pancia... Basso, batteria e suoni torturati sono gli elementi principali delle tre tracce successive. Pero per una volta da bravo ateista, concordo più che pienamente con il contenuto.

Nuova ricetta per portare il contenuto del messaggio nella direzione giusta, nel atmosfera giusta: Nero e pesante. “Death is our only god” oppone la folle speranza di un padre, che cerca conforto nel potere rivedere il suo figlio morto nell’aldilà, e il freddo razionalismo della sua moglie che tempera il suo delirio con verità fredde, quasi ghiacciate, ma reale. La morte è l’unica cosa su quale non possiamo far niente, l’unica cosa più forte di noi... our only god. Non c’è paradiso, non c’è dopo vita, non c’è nulla dopo l’ultimo respiro.

“Harvest” riporta l’immutabile ciclo della raccolta e il suo ritmo inalterabile nel confronto del ritmo umano e la sua fuggevolezza su questa terra. L’uomo e la donna passano, la raccolta necessaria alla loro sopravvivenza rimane. Quasi più importante delle povere mani e anime che sono necessarie al suo svolgimento: “Reap and sow” che sono le parole ripetute nel ritornello, abbassa l’umano nella schiavitù della raccolta, al livello di effimero operatore. Una quantità quasi trascurabile.

Un nuovo capitolo del “Suprematism” si svolge nel movimento di Jupiter e Marte (è strano... non sono i titoli dei due album precedenti???) “Jupiter and Mars merge... it’s timeless” “Every moment is eternal, it’s time, know yourself!!!” Questo capitolo si conclude sulle note claudicante di un piano forte maldestro che sbanda di una nota fuori dell’accordo ad intervalli regolari.

Conclusione inequivocabile dell’Opus “4.33 Noise" sono effettivamente quattro minuti e trenta tre secondi di un outro che sembra quasi strutturato nei tre primi minuti, poi assomiglia alla turbina di un astro nave in fase di partenza. De quelli su di quale bisogna saltare, per potere far un giro nel suo proprio lato oscuro della forza.

Sono quasi confortato nelle mie posizioni e regole di vita nel momento in quale rimetto il capo verso il Wyznoscafo, che è rimasto appoggiato sul fondo, a portata di mano di una bella raffica di spine di birra. Spero farmi pagare un bel giro da tutti, prima di riprendere in un pugno fermo e deciso, il comandamento del sommergibile.

 

Capitolo 46

Il livello dell’acqua si abbassa nel tubo lancia siluro, attraverso il quale mi sono re-introdotto nel Wyznoscafo. Fra poco mi tireranno fuori del microscafo e tornerò a sedermi nella poltrona del centrale.  C’è un odore di birra abbordo e noto che il sottomarino a cambiato azimut durante la mia esplorazione nelle Giudicarie. Quindi mentre ero su Silent Carrion, sono andati a far un giro “alla mia insaputa”.

- C’è del nuovo? Chiedo ingenuo, notizie da l’Intel? Movimenti in zona? Messaggi sulla rete flash? Come sta Stefano?

- Bene, sta benone e vi saluta del res... il secondo si accorge di essere stato beccato.

- Allora cosi siamo stati a l’albergo Ideal per il festival della birra??? Spero che vi siete diverti. Io ho in programma una serie di ispezione a sorpresa di ogni compartimento del Wyznoscafo e rogne se trovo una macchia da qualche banda. Poi, varda cosa esce del telex sulla rete flash: Compilazione di tre ore di Musica Trentina proveniente dal vascello ammiraglio di superficie “Band Underground Trentine” dell’ammiraglio Martina Tosi. Allora rimaniamo in immersione su quel colpo finché l’abbiamo digerito tutto, anche in due o tre volte. Secondo! Il comandante di questa nave vuole sentire sudore a bordo, invece di birra negli i giorni seguenti. Lucidatemi la sala macchina che inizio l’ispezione lì! LUCIDARE! La festa e finita... Cominciamo! ci sono 48 tracce da trattare...

L’ammiraglio Tosi ha fatto sforzi tellurici per radunare dati su tutti gruppi regionali e compilare tracce giudiziosamente disposte in ordine alfabetico. La difficoltà primordiale e trovare gruppi che vogliono almeno rispondere a l’invito. Come i gruppi a quale L’Intel manda un questionario per entrare nel database musicale Trentino e che non hanno risposto. Ci sono ovviamente nella lista, gruppi più che famigliari, altri nominati qua e là sulla pagina del capitan, ma senza recensione da parte nostra, e poi i nuovi arrivati nel fascio del nostro sonar. Ci sono dei gruppi che dovrebbero avere un destino nazionale come I Rebel Rootz o ancora Howling Pussy experience. Quelli ad un altissimo livello in un genere gore come Out of resort, quelli che cantano come un gatto giù da una grondaia, altri veramente stereotipati. Ci sono delle buone sorprese (The Contraband, Dystopia, Maude, Yellow Atmospheres...) e certi di quale ho sentito parlare ma mai ascoltati (Plebei, Beavers from Mars) poi tutti quelli che ritrovo con piacere. Ma bravissimi o un po’ originali rappresentano la musica Trentina. Poi bravi o no, hanno il coraggio di scrivere materiale loro, salire sul palco e suonarlo. Certi faranno enormi progressi e sconvolgeranno nel futuro un’udienza rimasta finora indifferente. Sono tutti li... socialmente indispensabili, a qualsiasi livello si trovano. Tutto come noi, siamo in viaggio a l’interno della loro propria esperienza... L’importante e viaggiare.

11x2=22 sono alfabeticamente in cima a tutte memorie digitale su di quale sono presente. Martina e Giusy rimangono originale nel settore classico della poesia su musica: Dopo il primo minuto la chitarra elettrica sa disequilibrarsi abbastanza per portare “Nebbia” fuori dei sentieri battuti. Un cambio atmosfera che riconosco tutti giorni, perché l’archivio del Wyznoscaffo suona “Nebbia” tutte le mattine da più di un anno.

Di ritorno della Norvegia gli Animali Strani danno del punch a chi vuole riceverne. L’invito di una brava cantante su questa traccia non è sufficiente per coprire vocali maschili che spettinano seriamente.  

E con un bel ciuffo di capelli ormai ricci che contemplo un clone dei Supercanifradiciadespiaredosi o per farla corta; una altra formazione a due bassi e batteria. Gli “Animavana” sembrano un trio pieno di umorismo e gioia di suonare. Al meno utilizzano la stessa fonte di teatralità per andare “più veloce, più veloce”. La struttura di “Pachamama” sa cambiare fra ritmi punk, rock e reggae per impacchettare questa traccia originale. Un’entità da seguire.

Beavers from Mars” sono abbastanza educati da lasciare il loro “cock into the coctail” su questo blues quasi classico nella sua forma, nell’odore di un Led zep degli anni 70. La cosa prende un po’ più rilievo dopo l’assolo di chitarra, il cambio di ritmo, la zona calma, il ritorno di tutta la band sul fronte. Classico, quasi “già fatto”, ma efficace se fatto bene.

Blow out” fanno nel Metal pesante. Riconosco una tonalità vocale che cerca di avvicinarsi a quella di James Hetfield di Metallica. Pero sono quasi 35 anni che non ascolto più questo genere musicale e manco totalmente di parole per descrivere quello che sento. So solamente che tutti buon cristiani sono convinti che sacrificano animaletti su un altare pagano in sala prova per scrivere canzoni col sangue dell’animale, solo per questo mi sento un po’ vicino al gruppo.

Clara can’t escape” attira l’attenzione, la maggior parte delle idee creative portate avanti qui denotano la presenza di germogli interessanti. L’ archivio del loro primo EP 5 tracce nella data base del nostro sommergibile trova, in questo, una buona ragione. Ecco un gruppo che potrebbe beneficiare di esprimersi in madre lingua. Ma c’è un salto da fare... Dai, fatte una chiamata agli “Next Point” per sentire un po’ com’ è...

Golem” riporta sul davanti del palco tre membri dei Squirties, e Jacopo Broseghini. Jacopo si incrocia spesso in varie collaborazioni con altri gruppi. E letteralmente da per tutto: per esempio guardo il profilo facebook di “The contraband” e lo trovo al basso in un video. A chiedersi se possiede due minuti di vita privata nell’arco della giornata. I tre sQuirties invece portano la loro tendenza a svitare piuttosto che camparsi su un binario: “Dmanisi” propone quindi un rock che non entra nelle varie scatole di classificazione comune al genere. Hanno proprio uno stile tutto loro; anti conformista e originale.

Guardo con tenerezza, cioè con uno sguardo girato verso miei vent’anni, la grinta di “Dust in your eyes”. Sembra che oltre a far musica puzzano allegramente se mi riferisco al loro inserto nell’Enciclopedia e alla loro pagina facebook.  Musicalmente sono nel punk il più tradizionale, sia nel suono, che nel contenuto. Sorprendente ponte musicale più lento che porta la traccia a quasi 5 minuti. Li prometto un pogo alla mia prossima visita.

Dystopia” si impongono direttamente come un’entità precisa, seria e potente su “Master of papa”. A dire la verità “Timor hospitii” era già apparso nel faccio del nostro sonar senza provocare entusiasmo. Sicuramente perché troppo vicino al genere rap a quale sono quasi allergico. Con questa traccia hanno il merito di rimettere gli orologi a l’ora giusta ed a imporsi come un’entità degna di considerazione. Sembra che 4 tracce sono state già registrate e che 2016 porterà un album. Non posso essere più in fase con il contenuto della canzone e applaudo a l’esecuzione del pezzo. Suda ore di prove, tenacità e lavoro. Dystopia è degenerazione di un'ideale. Dystopia è il racconto di un incubo. Dystopia è normalità.

Fango” era il primo gruppo ad oltre passare l’Intel ed a bussare direttamente al boccaporto del sommergibile per manifestare la sua presenza, già a l’epoca delle prime missioni. Mi ricordo precisamente la mossa e la voglia di tuffarmi intensamente nella loro produzione per scrivere la recensione dopo avere ascoltato in loop i due EP al meno 30 volte... da quel momento niente di nuovo. Solo la prima traccia di “Icarus” che riappare li, quasi per dire ci siamo ancora... pero se leggete queste righe ragazzi, tenetemi al corrente di quello che fate... anni sono lunghi. Sono anche lì per voi....

Cosa dire dell’inossidabile Lalu? Quel recordman assoluto di lettori di recensione sulla pagina del capitan (quasi 1500) cosa dire dell’inossidabile Lalu???? Dirigetevi verso il video “cosa darei” su you tube che ha raccolto il consenso del ministero della famiglia e del comitato per il ritorno del rosso al lago di Tovel.

Fucsia” propone un lento estratto dal suo EP tre tracce “Lazy electron”. Siamo sull’orlo del rock indus.  Mi ricordano Resando. Poi Simone è un musicista già maturo e che potrà sicuramente ancora bonificarsi col tempo. Non posso pregarli di più a scrivere qualcosa da riempire un album. Quelli due non possono decentemente sbagliarsi a comporre qualcosa.

Geisterchor” è un mostro a tre teste dalle Giudicarie. Oltre Tom Strong c’è un certo Armani e un certo Nicolini nella formazione, scampati dal “Eco del baratro” una garanzia di originalità e di contro senso. Sicuramente ci si ballerà su questo tipo di musica nelle feste di compleanno di adolescenti nella seconda meta del 21 imo secolo. Bisogna solo aspettare.

Ballare... non c’è bisogno di spingere troppo per farlo su “Mescalina”. Viene da sé. Questo pezzo si siede bene nel genere Groovy Rock che agisce sotto la cintura. Poi penso che la voce Di Enrico a viaggiato da “Five seasons” a “Brownie Chocolate Explosion” e gli “Howling pussy experience” e deve sboccare più in alto... molto più in alto. Poi che sia con una o l’altra delle due formazioni e circondato da musicisti di alto livello.  Oggi il video su You tube è a solo 980 visione...

I Plebei” appariscono come per sorpresa un po jazzy folk e terribilmente popolare: “Il Ballo delle monache” basta lasciarsi guidare dalla fisarmonica e dalla presenza del cantante Vincenzo Palombo  “Eterna e la tensione” è un album del 2016 proviamo a fare una missione su quel soggetto se il tempo c’è lo permette.

Conclusione a queste prime 16 tracce “Lady blue eyes” lasciano una spiaggia di calma e di serenità. Ci riportano quasi in un jazz club del Hollywood del dopo guerra. Atmosfera alla “Blue moon”, basta lasciarsi portare dalla bella voce di Giulia Castorina. Purtroppo al momento in quale scrivo la loro pagina facebook annuncia: “Ciao a tutti, purtroppo vi comunichiamo che per divergenze artistiche il gruppo interrompe la propria attività. Grazie a tutti per il sostegno, ci vediamo in altri lidi.” Divergiamo...

 

Capitolo 47

... Sento brontolare dalla sala lancia siluro al modulo timone. Pero rimaniamo su questo colpo e non intendo mollare. Siamo per passare 16 altre tracce della compilazione “Band Underground Trentine” allo spettrometro e sento che c’è gente a bordo che vorrebbe far superficie, storia di ventilare al snorkel. Sono puniti per essere stati al festival della birra a l’albergo Ideal e non mi hanno neanche portato una birotta...

Le Droghe delle multinazionali” invadono lo spazio con una delle due registrazioni grezze della compilazione. Sicuramente fatta durante una prova, in stereo, magari con il registratore proprio di mezzo agli strumenti. Esattamente come lo facevano gli “Zobsecks” al mio tempo, perché non c’era altro modo gratuito di farlo. Nonostante tutto, le K7 dell’epoca, viaggiavano in tutta Europa e anche più lontano. Mi sto chiedendo adesso che è tutto collegato con l’Internet, se le cose viaggiano veramente così tanto. Per lo meno “Trento a fuoco” non smentisce al genere e le guardo un po’ con tenerezza.  Bel concerto al Gazoline bar di Lavis e spero tantissimi nuovi luoghi pronti ad accoglierli per suonare ed essere pagati imperialmente, perché il loro bisogno di droghe è veramente enorme...

Le “Mosche di Miyagi” sono nello stesso registro ma più teatrale, matematico, sincopato. Quasi un incrocio fra “Einstorzende neubauten”, e il “Teatro del odio”. Al meno “Marino” apre un EP tre tracce da scaricare su bandcamp. (sputando tre o quattro spiccioli, per non sembrare troppo tirchio, cazzarola!) Vale la pena al meno per aggiornarsi su quello che è il genere math punk. Dopo l’ascolto in loop rimane solo il martellamento della batteria mesa veramente avanti e una voce di predicatore di strada, che annuncia la fine del mondo (ancora?)

Ritorno alla quasi normalità per ritrovare il rock potente di “Le Origini Della Specie” l’album data del 2012 ed è nell’archivio del Wyznoscaffo dal 2014 nonostante il fatto che non abbiamo mai avuto il tempo di coprire una recensione. Notiamo per lo meno il passaggio di Claudio Pilloni negli Tryaxis durante la produzione di “The other side”. Le LOrDS girano con il loro capitale di canzoni e spero trovarli in studio per sentire di nuovo gli urli del bassista.

I “Matleys” liberano il loro stile particolare fatto di stacchi e di cambi di ritmo in questo estratto di “Desirivolution” “Ain’t not a place for John” è stato già descritto in un rapporto di missione. Basta solo aspettare il piacere di ritrovare un po’ di materiale loro, prima dell’uscita ufficiale, come nel passato. Fa sempre piacere e non è mai tempo perduto.

Gli “Maude” pero saltano fuori dal branco come una novità interessante. Una sola e unica uscita su bandcamp “Luna”. Una sola frase: “Dicono che per arrivar fin sulla luna non basta un buon cavallo ma serva un po' di fortuna, fortuna di trovarmi, trovarmi nei tuoi spazi.” In un pezzo alla proporzione Pink Floydesca nel dosaggio quantità musica, quantità testi. Poi le vocalizzi finale ricordano quelle di Gilmour nel periodo “Shine on you...” importante lasciare un gavitello di fondo vicino a questo gruppo per future referenze. Casomai i piccoli maialini non le mangiano troppo in fretta.

Mezzopalo” è stato acclamato qui sott'acqua a l’epoca di Underskin stories e la band ricorda: -Ragazzi, abbiamo ancora delle copie di Underskin Stories e del demo 2005 Sweat. Chi volesse accaparrarsi la combo facciamo prezzo speciale!! Contattateci!! - “Another sip of Hell” può solo incoraggiare a rituffarsi nella discografia.

Leggero salto nel Folk contestatario, politicamente impegnatissimo, pugno ecologico alzato di Milo Brugnara e la sua chitarra alla moda Joan Baez. Giro del Mondo delle lotte ideologiche Chilene, Irlandese, Bolognese... Secondo me, dove c’è stato una battaglia nel passato recente ci può stare oggi una pista da sci. Ci si muore una volta sola. Bisogna girar la pagina, perché la contemplazione silenziosa non porta niente da mangiare.

Mondo Frowno” e la voce calibrata di Alessandro Coppola si impone su “Use me” estratto di un EP di quale abbiamo già parlato in queste colone. Sono tre membri con un serio chilometraggio alle spalle e le loro composizioni sono pietre preziose. La loro recente apparizione su balcony TV testimonia di lavori fatti e di materiale che aspetta solo di passare in studio. Gavitello.

Si deve ritornare al Capitolo 18 per ritrovare il reso conto della discografia di N.A.N.O. “Cuoricino” è una delle sue composizioni che preferisco. Del resto è tutto buono in N.A.N.O. come è tutto buono in “Buldra”. Questi due artisti hanno una professionalità sconvolgente e un livello di tutto rispetto. Del resto erano tutti due in C|O|D e sto facendo dei piedi e delle mani per mettere la mano su un CD o la discografia completa. “I racconti del amore malvaggio” è un album importante. Emmanuele ha fatto un recente pieno al teatro di Pergine e rimane un artista regionale di altissimo livello.

Nevischio”  appare per la seconda volta con una traccia registrata. Una grafica-logo di giulare che tira la lingua era già apparsa, seguito da un video “Demoni (caminetto session)” verso dicembre 2015. Sono poco elettrici e propongono un Rock piuttosto acustico con testi calibrati e pensati. Sono di Rabbi e sembra che un membro fa anche parte dei “Centromalessere”. Raccomando la visione del loro video “il Tassidermista” e devo assolutamente chiedere a l’Intel di preparare una missione su queste produzioni musicale lontane da Trento.

Matteo Alotti è quasi un collega con la sua pagina Facebook “Musicisti in trentino” canta e chitarizza in Nevralgika. Una band classica, niente di innovativo, di troppo avventuroso o troppo provocante. Anzi un po’ di serie, colorato dentro le lignee, fatto con serio e consistenza, pero... Per lo meno “Dolore” è una buona canzone, precisa e suonata bene fino a l’inchiodata finale. Mi sono svegliato con il ritornello in testa 5 mattine di seguito… Deve essere un segno.

Miei preferiti saltano finalmente sul davanti del palco. “Otterloop” è un duo Trentino composto di Daniel Sartori: voce chitarra e Luca Bertoldi: batteria e canto. Pero secondo la loro pagina facebook la band si è separata il 23 aprile 2016. C’era un side Project che prometteva di far scintille: Dennis Rossi si era aggiunto al duo per formare i “Black circus” poi a guardare la pagina dei Black Circus sembra che Dennis e Luca son di nuovo un duo, senza Daniele. Questo mi fa brontolare seriamente, la pillola non va giù. Dopo due anni, lasciano poche registrazioni “Through Myself” e la perla “Human Being”.

Out of resort”  lasciano qua un cratere di un bel diametro con “A bit of madness”. La band di Fiave non fa nel dolce o la mezza tonalità. Sparano come la Panzer divisione a tutti livelli sia voce, chitarre, basso e batteria. Il tutto è registrato per evidenziare precisione e una forza che sposta tutto.

Seconda registrazione artigianale della compilazione “Politica-mente scorretto“ con “Incendi”. Ecco un branco di giovani di Rovereto che sono riusciti a coprire interamente e correttamente la totalità la sala prova con cartoni di uova senza sbavare. A dire la verità sopra il batterista a destra ne manca una che si è scollata. Poi hanno una batteria con piatti spaccati, che è superfigo con sonorità spaziale, e si scambiano gli strumenti da una canzone a l’altra al secondo delle capacita. Poi hanno magliette di Attritto e questo le rende interessanti. La ricetta del loro punk viene direttamente dal 1975 e non è cambiata da una virgola. Le invito a trovar concerti, suonare fino a farsi sanguinare le dita e non mollare mai.

Razzi totali” ci svegliano con una scarica elettrica. Un bel suono pulito e une esecuzione quadrata e energetica del pezzo, mi ricordano gli “Blink 182” o i “Green day” periodo Nimrod. Eravamo passati vicino agli Razzi nel passato ma questa compilazione ci spinge a scendere a maniche arrotolate sul quel caso, un po’ come la miseria salta sulla povera gente.

Cosa dire dell’ultima traccia che conclude queste 16 altre tracce in questa monumentale compilazione? “Rebel Rootz” ci lasciano una canzone del loro futuro album... “Mr DJ”, un altro pezzo festivo e colorito della Band reggae Trentina. Quelli che sano mescolare qualsiasi genere musicale con un beat giamaicano, senza sforzo, con una naturalezza scombussolante. Aspettiamo l’uscita e preghiamo gli supercani e Bob and the Apple di non tirar fuori un’album nello stesso mese che i Rebel, visto che qua siamo un po’ stretti con immersioni e vari impegni....

 

Capitolo 48

[…] Torno da l’ispezione della sala propulsione e c’era un po’ d’olio qua e là. Il mio reso conto è stato aspro e adesso stano lucidando severamente. Comunque siamo sempre in immersione e sento l’equipaggio avere rimorsi di essere andati in giro senza il mio permesso... (capitolo 46) ... Ci tocca attaccare le ultime 16 tracce della compilazione “Enciclopedia Band Underground Trentine” e iniziamo con un gratta testa:

Mi sto chiedendo a cosa volevano riferirsi, per il nome del primo gruppo di questa serie. Magari “un elemento in più”, evocazione del film di Luc Besson il “Quinto elemento”, o più prosaicamente “il carbonio” sesto elemento della classifica periodica degli elementi. Con la capacita di agganciare 4 altri atomi è l’unico elemento capace di formare molecole complesse, quindi anche forme di vita. Di fatti esistono più molecole con base carbonio, che molecole fatte con tutti gli altri elementi combinati. “Sesto elemento” sembra un gruppo che esiste dal 20imo secolo (1998). Nonostante tutta questa esperienza “Niente di simile a Ieri” non provoca reazioni oltre l’0.8 della nostra scala Richter. Niente di male, niente di falso o dissonante, ma niente per mettermi in orbita, neanche.

Servan” non è sconosciuto del nostro archivio ed è apparso nelle compilazioni già generate precedentemente da l’Ammiraglio Tosi. Fanno un “Folk metal” un po’ particolare. Il chitarrista Denis Grajqevci canta come Sméagol mentre il lead vocalist Enrico Lunelli, ci regala con la sua bella voce, potente, lirica e precisa. Il tutto su un rock nervoso con chitarre rabbiose. Notare il modo molto particolare di Enrico Dorigatti (anche presente nel gruppo “Ethereal”) di suonare la tastiera... al meno nessuno li può dire “è tutto programmato”. Servan è un gruppo a chi piace la birra, il vino, le leggende delle foreste, i goblin e la natura.

Il trio “Side C” torna con piacere nel faccio del nostro spettrometro: due album di un rock strumentale di bella fattura del gruppo son disponibili su bandcamp. Sono stati colpiti recentemente dalla “sfortuna” e cercano un batterista quindi fatevi avanti... meritano.

I suoni strani e ritmi sincopati di “Silent Carrion” mi hanno disturbato profondamente a l’inizio, ma devo dire che ormai ritrovo con delizia l’entità la più nera-scura-opaca del Trentino. Credetemi “Lynx” fa parte delle tracce le più gioiose dei 5 albums a disposizione!

Colpiti recentemente anche loro dalla “sfortuna” i Supercanifradiciadespiaredosi cercano un monumento musicale e musicista per prendere il posto del monumento musicale, musicista, cantante, urlatore nasale, poteidofonista di Findut che ha lasciato il suo posto di recente. Per lo meno “Vividoppio” estratto del monumentale “Superbau” sa ancora farci ballare. Un album sta per uscire e voci di corridori dicono che sarà una bomba.

Siamo surfando un’onda di qualità musicale con il bonus track in free download, accessibile solo con il EP degli “Bankrobber” Un Ep che sottolinea un cambio di line up e un cambio radicale di direzione. Sti putei me fan volar, veramente. “Land of the tales” è un EP che merita considerazione e questa traccia è qua per testimoniarne.

Sempre nella qualità di un rock pulito e quadrato “the Contraband” appare come una novità a bordo del Wyznoscafo... una bella sorpresa. “Don’t let me down” è presente su “Strange destiny” un album disponibile agli concerti e anche al download quando l’informatica funziona bene... “Follow the white rabbit...”

Nel Dossier “nuovi-arrivati-nel-archivio-del-Wyznoscafo” possiamo metterci “The Dogs of the grappes” e “The Drox” e anche “Third stone”. I dogs fanno parte di un enorme nuvola di gruppi che non brillano eccessivamente, ma che hanno al meno il merito di prendere il toro dalle corne e comporre per salire su un palco e recentemente registrare. Bravi o no sono lì, e nessuno sa cosa potranno sfornare nel futuro. Son qua a mettere un mi piace sulla loro pagina facebook per curiosità, sapendo che sono stato sorpreso nel passato di certi margini di progresso.

Stessa cosa per Third stone con il suo cantante Emanuele "Bob" Ghirardini che appare su tutto l’album “Oxygen” dei “Tryaxis” con suo timbro di voce riconoscibile. “Fool” è una traccia leggermente bluesy a forma di goccia, in un mare di tracce simili, in un oceano di altri gruppi simili. Niente di male o orribile da sentire non sbagliamoci.

The Drox sono già su un gradino di originalità leggermente superiore. Il suono pulito e la struttura di “Fir” (o forza interiore repressa) si presenta come un pezzo più architettato. Sono un po’ più decisi... Cioè, tutto cade un po’ meglio al suo posto.

Rovereto ci riporta un Trio creativo elettronico-basso-batteria che è “The Fabulous Beards”. “What is real” è estratto del loro secondo e ultimo album “Can a machine think?”  questo gruppo propone solo strumentali pensati e equilibrati. Atmosfere lisce, ampi spazi, soggetti principali nei margini... a l’immagine del loro sito web.

the sQuirties” sembrano esistere ancora al meno ufficialmente. La presenza di “Satellite” in questa compilazione sembra testimoniarlo nonostante le multiple mese in orbita di vari membri: Joe barba alla realizzazione di video, Alessandro nei “Little finger” ma anche in Dmanisi con Florriozzy e Sung.

 “Tre verticale” mi regala, con quello che rimane, la mia traccia preferita del loro repertorio. Estratta dall’ultimo EP. La voce di Francesco si cala su una melodia di tastiera ripetitiva. Un bel pezzo finalmente.... nonostante le difficoltà che ho avuto a digerire le sue prime composizioni ho fatto bene a seguire tutte le uscite.

Ecco di nuovo “Bob” Ghirardi ma con Tryaxis questa volta. Il gruppo di Cles non appare quasi mai dal vivo e rimane a sfornare album ogni 4 o 5 anni (anche di più). Con chi Leonardo Gasperetti e Mario di Nuzzo appariranno la prossima volta? La risposta rimarrà misteriosamente nascosta fino al giorno dell’uscita... “

Vetsera”, duo elettronico di Marco Benatti e Stefano Artini sono coinvolti in altri progetti (Loran) e attività di DJ. Sono sul volume tre delle compilazioni dell’Ammiraglio Martina Tosi, e propongono qua un pezzo ballante (al meno per giovani) con spruzzatina di sample di tromba.

Adesso tutto contemplativo, bisogna salutare basso davanti alla presenza di “Yellow Atmospheres” in questa compilazione confermano la loro giudiziosa presenza alla conclusione di quest’enciclopedia. Il duo handpan e arpa è una combinazione magica per musiche calme e contemplative. Il loro passaggio al Balcony Tv e il loro passaggio a Niva studio deve portare a un album, ma l’Intel non sa dirci niente... Al meno quando suonano le conversazioni da una tavola a l’altra smettono.... ah!

Che bella conclusione a questo giro di 48 tracce di musica regionale! Adesso non so dove andare... “Little finger” a lasciato un album di 8 traccie ma solo su you tube, non so se esiste anche in forma CD ma ne dubito. “Exercoma” hanno rilasciato “Dapperniente” e confermano la loro maturità e la loro crescente importanza in Trentino. “Reversibile” ci appare con una sorpresa totale su Balcony TV e il loro EP “Revisioni” è disponibile su varie piattaforme. Clara can’t escape è entrata in archivio  e “Anansi” rilascia “Ci stavamo dentro” in single e ci fa volare di nostalgia... Faccio un ispezione sorpresa del locale siluri e se trovo un difetto rimaniamo sott'acqua...