Capitolo 102

[…] seguito recensione Pereira)

- Si sono mossi in traiettoria?

- Stabili nel 105, rotta nel 350, distanza 12 miglia adesso, velocita 09, profondità 013.

- Secondo! entriamo nella loro scia. Rallentare 09. Risaliamo a profondità 030 ma solo dopo che ci son passati sopra. Li lascio la manovra. Capo centrale! al rapporto… Jenkins, tienimi un occhio sullo spettrometro, Jones, tienimi d’occhio I Bob che convergono verso la “Trelease party” anche loro.

- L’interferometro e in funzione Capitan…

Il capo centrale è già pronto con il suo blocco e il gommino della matita fa salti sulle carte che sfoglia:

- Dal gruppetto scolastico Chiamato “Rock N’ Roll” in quale Simone Gottardi, Emiliano de Giovanelli, Caterina de Giovanelli e Daniele Nardin hanno fatto loro primo concerto in un carnevale di villaggio sono nate mille formazioni e nomi diversi, come The Best of Performance, The Jolly's Joker, The Black Sheep, Chain Reaction, è nata L'Opera di Amanda. Sono stato prodotti un EP 3 tracce nel 2013 e “Chimere” album di 6 tracce nel 2015. Il nostro rilevamento attuale è “Farfalle”, 4 anni sono passati durante quali non ci sono stati cambi di line up. L’album e stato finanziato da Upload Sound, dopo che sono stati selezionati per una sovvenzione. A dicembre 2018 sono arrivati in finale al Rock Contest Controradio, uno dei contest più interessanti del panorama italiano. Fra 800 iscritti sono stati selezionate 30 bands e sono arrivati in finale, che si è svolta a la Flog di Firenze. Fabio de Pretis ha registrato e mixato il disco al Blue Noise Recording Studio di Mattarello. Poi il master e a cura di Giovanni Versari. Due single estratti dell’album; il primo “Astronauta” uscito a gennaio, poi “Vernice” a febbraio. Le cover sono state realizzate da due “de Giovanelli”. Prima Giulia de Giovanelli la sorella di Caterina, che realizza il collage dei due single e utilizza un quadro di Veronica de Giovanelli, una cugina comune a Simone e Caterina, che diventerà la cover dell’album. La farfalla e anche il simbolo della regione Trentino…

- Uhuuuuu… come i Jambow Jane… tutta roba di famiglia, mi piace… Fai vedere… Sembrano profili di montagne viste da l’alto…. Ci sono anche tracce da sci di mezzo. Non vedo cosa possono essere sti buchi bianchi, ma vabbè… altro?

- No, ma arrivano i dati dello spettrometro e scanner… eccoli:

A guardare il profilo generale dell’album ci si rende conto che la band a imboccato un'altra direzione. Appariscono più tastiere, più sequenze, un basso meno avanti che su “Chimere” o almeno molto più incorporato nel suono delle tracce. Simone forza meno sulla sua voce e raggiunge gli accenti messi sull’testo con più facilita. Lettieri lui, e immutabile nella la sua “metronomia” e la sua precisione. Si fa notare comunque e ovunque. I cori di Caterina sono una presenza più che piacevole (Fiori di carta, Buonanotte, Vernice…) L’opus intero a un accento meno “Rock tagliante” ma più “Alternative riflettuta”. L’impressione generale e che questa galletta si trova su un gradino largamente al di sopra di quello che il trio a sfornato finora. Promette…

- Jenkins, Decoder audio! Cominciamo!

Come per contradire la mia prima impressione “Fiori di carta” inizia il disco con un bel rock mordente e la sua chitarra messa avanti. Presenti in sostegno nel primo verso e ritornello le tastiere prendono posizione per rafforzare l’insieme. “Fiore di carta ingiallisci col sole, E non fai che cercare un vestito migliore…

Dominio incontestato delle tastiere “Mangrovie” si impone subito come un pezzo importante, portato da una sequenza di basso solida.  Ci sono alberi con i piedi nell’acqua e loro radici proteggono il volo incerto della prima farfalla dell’album (Santo cielo, che sollievo!) immersa nelle spiagge delle tastiere analogiche e la partitura di un synth tipo Juno 106 della Roland, calcata su quella del canto che ondula confortevolmente fra le radici, prima di perdersi tempestivamente nell’eco. Questa canzone e la prima traccia a dare a l’insieme la solidità degli album che si ricordano nel tempo.

“Buona Notte” gira intorno a un loop di synth e contiene una chitarra classica nascosta bene in fondo ai versi, solo magari per tornare più in evidenza durante i ritornelli, quasi spogliati del loro involucro sintetico, per lasciare la voce di Caterina creare dalla sua presenza, una dimensione parallela: “Ti sei mai chiesto cosa pensi prima di addormentarti, Non è tutto reale, Non è tutto, Non è tutto reale…” Mi da un colpo… non posso stare indifferente a questo finale magico. Quest’album sta prendendo uno serio spessore.

Ci sono ancora tastiere dominante su “Arnica”, 4 nere a misure saltano da un accordo a l’altro su tutto il pezzo. Una chitarra piange lunghi riff sui colpi di una batteria impressionate di regolarità. Quel tizio a un atomo di cesio-133 al posto del cuore*. “Verso caffè, in questa tazza a forma di cuore, sul bordo c’è scritto il mio nome…” il basso si rifugia nelle note alte durante il verso, al punto di quasi sparire degli schermi. La chitarra sostenuta di un delay digitale illustra il volo della “colomba leggera e disinvolta”. Ancora un pezzo notevole che conferma che il gruppo s’impone come una referenza regionale.

“Via Lattea” si riveste di dimensioni spaziali, di atmosfere planante e di una voce che si mirra nell’eco interminabile e vertiginoso dei buchi senza fondi. Una voce sembra sottolineare le frasi di synth che riempiono i ponti musicali. C’è una vera sensazione di spazio aperto in questo pezzo. Verso 2.24 i colpi sulla ride si raddoppiano per far decollare il finale e portarlo nello spazio vero. Rimane solo l’eco sui vocali del coro sporto sullo stroncato ripido della conclusione. Ancora un pezzo favoloso.

Altro pezzone micidiale e “Vernice” il secondo single estratto da L’album. Le farfalle tornano per sollevare corpi interi in uno sforzo comune. Come una belva, Lettieri delimita il suo territorio intorno al pezzo e non chiedermi come lo fa. La partitura della batteria e puramente brillante di atipicità e gradisce di un’esecuzione maestrale. Fabrizio sa lasciare tracce… le n’aratro… Poi il pezzo e basato su una base fatta di basso aggiunti di synth basso e chitarre numerizzate sulla stessa partitura, che danno al pezzo la potenza di una ruspa. Magnifiche le slittate di tastiere e discese a spirale nello scarico del lavandino, del più bello effetto. The 80’s are back! Traccia letteralmente monumentale….

“Astronauta”, primo single pubblicato a gennaio, evoca questo lato illimitato della potenza immaginativa dei giovanissimi e la nostalgia di volere ancora ricorrere a tale stratagemma, per solvere distanze create fra adulti, con avventure da salotto e astronave fatti di cuscini, e ci tocca profondamente.  “Questo spazio fra di noi, Lo riempirei coi nostri sogni fatti in casa, E con i razzi della nasa…” Dominio riservato delle tastiere il pezzo sembra concludersi a 3.48 per tornare progressivamente, dopo l’intensità del decollo, per materializzare l’assenza di gravita.

“Dessert” contrasta per lo meno con il resto dell’album. E uno sfogo rock puro con chitarre che tiranno sul guinzaglio tutti denti fuori, percussioni sul versante cattivo, e un basso che spinge tutti sul fronte per una sparatoria. Jenkins che non n’e manca una, interviene clamorosamente:

- Cosa diset? Sto esitando fra “Nessuno sa” o “nessun ossa” … Non vuole della sua crème brulée???

Felicemente l’Intel ci ha stampato i Lyrics di questo monumento di album: “Nessun dessert” ripetuto 48 volte sembra essere la punizione inflitta a l’uditore alla fine dell’opus. E su, in camera senza guardare la tivù e che non sento più parlare di tutti voi fino a domattina, alé!

Un po’ diverso di quello che possiamo aspettarci da l’Opera di Amanda nei primi ascolti, questo album si bonifica ad ogni giro, fino a diventare essenziale e preponderante. Entra già, e senza dubbio, nelle preselezioni per competere per l’album dell’anno e “Vernice” per il single.

- Jones? I “Bob’s” ci hanno sentito?

- Naaa… Vanno a chiodo verso il Trelease della Bookique, anche se suoniamo i Deftones a chiodo qua abbordo, non ci sentiranno, talmente sono a PMP**…

- Buono, Secondo? Attacchiamoci de drio prima che rallentano…

 

* 9.192.631.770 cicli della radiazione dell’atomo di cesio-133 definiscono 1 secondo nell’orologio atomico.

** Potenza Massima Permessa (puoi andar oltre, ma son cazzi)

Capitolo 103

[…] seguito recensione “L’Opera di Amanda”

- Siamo in scia capitan. Annuncia il Secondo.

- Hanno ripreso la loro strada originale dopo la Trelease party alla Bookique, nel 215, rotta sempre nel 035, distanza 06 miglia, velocita 10, profondità 020. Conferma Jones al sonar.

- Rimaniamo a velocita 09 che sono un po’ vicini, rotta nel 035 rimaniamo a profondità 030.

- Nuovo Segnale! Nel 030, rotta nel 190, distanza 20 miglia, velocita 010, profondità 030, Francesco Armani, schedato…

- Ulaaaa! Nettuno stridente! Ci viene addosso! Ferma propulsione svuotare i ballast scendere a 050, quante tracce per i Bob?

- Quattro.

- Sarà ancora a portata di strumentazione quando dovremo prendere Armani in caccia. Vediamo comunque de cosa si tratta…

L’uscita di Wanderlust II e stata per lo meno aspettata: promessa prima in autunno 2018, poi in gennaio 2019, al secondo di vari rapporti del Intel, metteva Bob and the Apple in una posizione un po’ singolare; quella di fare salivare oltre misura il loro pubblico, ma anche di spostare la barra delle aspettative un gradino più su dopo il primo EP, che a leggere il reso conto della nostra missione, sembrava pronto ad entrare nel Pantheon musicale Trentino:

“[…] Pero in regione non c’è niente di comparabile, niente di questo livello. Ascolti e le braccia ti cadono: non è possibile. Hanno passato il muro del suono, si sono messi in orbita. […] Arte... Scrittura architetturale, produzione monumentale, esecuzione fenomenale. Devo prosternarmi. Mi inchino… Offro la mia spada. Giuro vassallaggio. Ed è solo la prima traccia.” 

Ed ero uno dei più timidi a parlarne. Quello che non cambia in Wanderlust II e il lavoro di Ricky Damien. (Adele, Lady Gaga, Mark Ronson, Queens of The Stone Age, Duran Duran) Cioè, sembra che sta diventando un produttore e fonico di legenda, lo possiamo anche dire da adesso. Il meglio e che la collaborazione con i “Bob and the Apple” e una combinazione forte. Del resto, mi sto chiedendo come della musica di questo calibro non sia molto più accessibile a un pubblico nazionale o anche Europeo... C’è qualcosa di intenso nelle cose che Ricky e la band scambiano e costruiscono assieme. Un’altra costante sono le atmosfere “Beatles” periodo “Yellow submarine” presente nelle due registrazioni. Poi questi vocali trattati con una “leslie + overdrive”, come lo indica un rapporto del Intel, ancorano la loro musica moderna, su una fondazione culturale solida e immutabile. La registrazione dei Vocali di “Feeling” a l’Abbey road studio di Londra conferma la referenza. E tempo di girarmi nella poltrona, che il Capo centrale fa oscillare la matita gialla fra le sue dita:

- Allora, sono su il label “Libellula music” per queste due produzioni. Tutto l’album e scritto da Bob and the Apple, prodotto da Ricky Damian e Bob and the Apple, masterizzato da Giovanni Versari, che ha anche fatto il master dell’ultimo “Opera di Amanda”. Capitolo studio, attenti! Perché hanno registrato un po’ da per tutto: Tra le loro rispettive case, sparse fra Parigi, Berlino e Trento, poi lo Zelig Studios di Londra, il Magister Recording Area and Fishbowl Studio di Treviso e Abbey Road Studios per I vocali di “Feelings”. Mixaggio ovviamente di Ricky Damian al Zelig Studios. La copertina e a cura di Juliana Gómez Quijano e ritroviamo con piacere Matteo Campostrini dei Zeroids al design generale della cover e inserti ecco… Ci sono anche due frase della band nel press kit… vuol tastar??

- Spari, Capo…

- Arhemm… “E’ seguire l’istinto anche quando si è controcorrente e la delusione che deriva dal non riuscire a far ciò costantemente. Questi due EP sono maturati tra i traslochi dei componenti della band in diverse città europee, diventando presto la ragione principale per ritrovarsi. Nati in un periodo di mutamento radicale, scritti tra Trento e Parigi, Wanderlust I e II non cercano di raggiungere uno scopo, ma di analizzarne e motivarne molti. Abbiamo cercato di raccontare la quotidianità dell’essere lontani, senza una visione chiara di ciò che saremmo diventati – ma con la volontà di esserlo”.

- Tutta la strumentazione e in funzione? Cominciamo!

 “Soanne” dà subito ampiezza a questo EP con la sua atmosfera Beatles, che ne basterebbe la meta. Ci sono 50 secondi al contatore della canzone che siamo già planando, braccia allargate, sorriso beato, testa che bilancia sul beat, indici a picchiare nel vuoto su una Hi-hat e rullante fantasma. Fischia! la felicita costa poco. La chitarra ritmica e la voce di Giacomo ci aprono il nirvana. La chitarra solista rimane a far lunghezze e passaggi sul balance da destra a sinistra. Un basso preciso serve di locomotiva all’insieme. Poi cantano… e il ritornello parte alla verticale “Another lover, Another cheat, another grudge, Another hill to climb To get above the fog…” la prima tastiera del EP arriva per sostenere il tempo e ci fa dondolare ancora di più.  Colpiti in pieno… si pero…. Dopo…. che c’è?

“Feelings” e un lento di cottone, una planata fra nuvole con delle percussioni sul risparmio. Le prime sequenze discrete e parsimoniose suggeriscono un’ossatura filigrana. Da lassù in quota la voce di Giacomo scende fino ad avvolgerci. C’è posto per cori alla 10cc, mistici e sfusi nella reverb: “I guess I was feeling, It feels every moment, Together we’re dreaming…”10 e lode.

Curiosi rumorini spiralano come biglie in imbuti numerici nell’introduzione di “Sitar”. Un vero Sitar, comprato da Matteo a Mestre, secondo un rapporto del Intel, e stato registrato per il pezzo. Nuova parola ad aggiungere a nostra conoscenza: “Serendipity” o la felice coincidenza, che ci spiega la consistenza del Tempo: “Time is the only ship that sails, When the ocean is roaring, Only time, only time, Time is the only ship that crosses the ripples of life…” Ci si balla quasi sul il ritmo il più rilevato dal EP…  il coro del ritornello si liquefà nel suo effetto per armonizzarsi in uno stile retro. 

“Strangers” zoppica con perfezione nei suoi accenti spostati a mezza misura. E il pezzo il più lungo del EP con quasi 6 minuti. Ancora notevoli cori che sollevano la totalità dei ritornelli e poi che portano verso un break musicale (3.33) di più di un minuto di tastiere sagge e contenute per ritornare naturalmente verso il claudicante del tema principale. Come per ritirarsi sulla punta di piedi, Bob ci saluta con una sfumatura di più di 30 secondi e lascia la porta aperta, perché l’aria di fuori porta un po’ di freschezza al silenzio rimasto.

Dire che I “Bob and the Apple” hanno largamente le spalle per giocare in nazionale e più che ovvio. E sono anche pronti per campionati Europei. Ma le radio sono troppo occupate a rigurgitare la zuppa pre-digerita di artisti usa e getta o ancora quelli presenti giorno e notti sul piccolo schermo, per tutto o niente. Non ci sono rimorsi, abbordo lo Wyznoscafo, per focalizzarsi con impegno nelle nostre missioni. La scoperta di perle rare e preziose, come questa, conforta la scelta fatta nel 2012 di solo seguire la produzione culturale regionale. Tornare indietro adesso non avrebbe più senso. Credo che il gavitello delle Giudicarie ci chiama a colpi di segnali stretti:

-  Rotta nel 190, velocita 010, rimaniamo a profondità 050…

Capitolo 104

Il rilevamento appare direttamente una volta la manovra di gira volta fatta. Andiamo finalmente analizzare l’album completo di Francesco Armani. Lui era già apparso l’anno passato su nostri schermi, come me lo ricorda il Secondo:

- Ah sì! Girava nel groviglio di rilevamenti dell’inizio 2018... Tre o quattro tracce se mi ricordo bene…

- L’avevamo registrato come “Album a rate” a l’epoca… aggiunge il Capo centrale.

- Esatto! E “Marziale aria” e stata nominata come single nel “Trentin musica award 2017!” Martelliamo in coro, mentre sottolineo il suo intervento tempestivo, dal mio dito puntato nella sua direzione. Poi e uscito dal faccio del nostro sonar e non ne abbiamo più sentito parlare talmente l’anno era intenso…

Capo centrale, il dossier per favore. Quale sono stati i single già rilasciati?

- Eccoli! Allora… Prima traccia nel Agosto 2017 con “Molto niente cade”, viene Ottobre  con “Dalmine- Bormio” Segue “Vivo privo” di novembre, poi abbiamo il famoso “Marziale aria” del dicembre 2017. Sono entrate in archivio l’una dietro l’altra e l’Intel aveva confermato una progressione a tape in studio pezzo per pezzo per accomodare tempo libero e risorse necessarie alla registrazione. Da lì viene l’idea di “Album a rate” comodità che abbiamo utilizzato per classificare queste uscite, quando sono apparse durante la nostra lunga missione. Poi sembra che Francesco a voluto concludere la faccenda in un blocco e ha registrato l’album. Notiamo che queste 4 tracce sono state ritirate da Bandcamp, rilavorate, riportate in studio, modificate e le nuove versioni appaiono sull’album. 

- Complici?

- Uno, Raul Terzi, non schedato ancora. Percussioni, fonico, missaggio, produzione, master. Francesco a scritto tutto, suona tutto, canta tutto. Vuoi Tutto? Prendi Tutto!

- Vedo.

Per capire meglio da dove arriva questo album, Francesco Armani proviene del “Eco del Baratro”.  Nell’album “Caro estinto” utilizzavano due linee di canto diverse nella stessa canzone. Poi Stefano Nicolini, Francesco Armani si aggiungono a Tom Strong per formare “Geisterchor” entità specialista dei ritmi di frantumatori di cava, di suoni industriali stressanti ed inquietanti. Da solo, Tom strong e l’anima e il cuore di “Silent Carion” che vi propone la visita dell’altare pagano nel giardino dietro casa, dove sacrifica animaletti, su sotto fondo di noise post industriale. E tutto questo a Pieve di Bono. Sembra che, come l’ho già scritto, che se c’è una direzione definita per fare musica, loro imboccano immediatamente la direzione opposta. L’istinto naturale di presentare qualcosa di diverso, a contro corrente, con armonie poco evidenti, o francamente sconvolgente, fa della musica delle Giudicarie, più che una curiosità musicale, ma uno scoglio istituzionale nella corrente della musica dei quattro accordi magici . Poche scelte di fronte questo: rigettare in blocco al primo ascolto, o scegliere di cercare un come o un perché. Come a un bivio, quando c’è da preferire fra “Giudicarie” su un segno, e “J-ax e Capo plaza” su l’altro. Io vado a Pieve, tanto l’album di Francesco e piuttosto classico, ma certe scelte registrate qua, armonie aliene, dissonanze calibrate, prendono radici nel passato evocato qua sopra. Come l’ho già scritto: “Il fatto di avere la capacità di ascoltare tale tipo di suono, accerta solo e unicamente la volontà e la possibilità che hai, di potere o volere uscire della MATRICE.

Punto. Tutto li.

I dati dello spettrometro arrivano. Analizziamoli:

“Molto niente cade” sembra essere la canzone la più standard dell’album. Un bel pezzo classico con due chitarre e un basso. Poi una bella voce potente, alta, e più posata che nel periodo “Eco del Baratro”

Notiamo l’assenza totale di percussioni sul pezzo, e poi lo scanner lo conferma; sono ridotte al minimo. L’Intel ci conferma che batteria e percussioni sono state registrate, per essere cancellate al missaggio per scelta artistica.

“Dalmine -Bormio” inizia con delle sonorità, a primo aspetto, un po’… complicate. Fanno girare la testa al primo ascolto, al 20 esimo fanno parte della famiglia e mi rituffano verso un ricordo strano. Verso 15 anni avevo comprato, come tanti, una chitarra con un metodo. E dentro c’era la posizione delle dita per un Fa 13ima e io ci ho provato: Sbluououoiiiiing! Mi son pensato: “ulaa! Che strano”. Sullo stesso accordo, nelle Giudicarie hanno sicuramente pensato; “Whoooaa! Geniale!” Il fatto è che, con le altre partiture di chitarra, le sonorità si incastrano stranamente bene. Ecco, la creazione musicale verso Pieve si fa così. Ok?

“Vivo Privo” ci conferma che siamo in un album introspettivo e personale. Ci sono vari spessori di chitarre; una folk per strutturare la melodia, una elettrica ripetitiva per dare il tempo, un'altra elettrica distorta e sbandata per fare assoli, un'altra ancora per distillare una frase discreta verso 1.52 e sul finale. Il basso rimane in sotto fondo per sostenere il tutto.

“Marziale aria” conferma la sua selezione per il single dell’anno 2017. Per due motivi: il primo la voce volontaria che calpesta suoi passi, e stamparli anche nella roccia. Il secondo; il suono della chitarra elettrica che soleva ogni ritornello, a un livello rock alternativo. Discutiamo oggi della versione ritoccata durante l’anno passato, in quale gli angoli sono stati lustrati e che merita attenzione come la versione originale.

“Rintocchi” parte forte e di sbieco con la voglia di rimanere di traverso in gola. Il pezzo è arruffato e ribelle, dissidente e resistente. Il basso e bello espressivo, appare costantemente e in prima linea. Mi riconosco nel contenuto, ne statuisco il messaggio, ne glorifico il senso. “Si ritorna nelle chiese, vecchie e nuove nella fede, che sia cristo o bulimia, la RAGIONE vola via”. La mia traccia preferita sull’album e per più di un motivo.

“Non Saprei” continua ad aprire più grande le porte dell’interesse per questo album atipico. Sicuramente colpa dell’aspetto febbrile delle chitarre che conversano con energia e determinazione. Poi a 2.03 il brano si diluisce per fluire scorrevolmente sull’ampia pianura di un ritmo lento, increspato solo dalla voce che tenta di riempirne, in vanno, l’immensità. Pezzone storico.

Dopo di che, siamo preparati per il viaggio, basta lasciarsi portare, siamo convertiti. “Superare il ponte” è la combinazione semplice ma efficiente di una chitarra folk in flat picking e di una chitarra elettrica che piange nella distanza della sua reverb. Un testo triste e nostalgico incolla a l’atmosfera descritta. I ritornelli si distaccano liricamente dei versi. Un bel classico del genere.

Scelta di sonorità quasi simile, “Nessuna pieta” svela qualche percussione, come una gran cassa suonata a mano, ricoperta di un panno. Notevoli ritornelli rialzati da una voce liberata che domina la strumentazione della sua potenza.

“Tafani” e la canzone aliena dell’album in equilibrio fra il pagliaccesco della prima parte, descritta dal tonno teatrale della voce e la narrazione di un episodio fisicamente doloroso, includendo fratture e sangue. Buffo, il fischio di un passante indifferente (ah, ah, rido ma deve essere sgradevole) e poi, di una seconda parte, che inizia a 1.30, più strutturata e aerata portata da un bel basso messo avanti e che lascia la chitarra elettrica sfogarsi di ritmo.

Decima e ultima canzone dell’opus il curioso “Santa madre” che si compone di un solo verso ritmato e energico, che conduce a un solo ritornello nel quale “Santa madre, prega per me” e declamato ripetutamente. La frase di chitarra che conclude la corta canzone e identica a quelle che apre la traccia.

Questo è un album che mi ha colpito veramente. Tanto, nelle Giudicarie mi pongono sempre un problema, sempre un dilemma. Il migliore modo per superarlo è stato sempre di ascoltare ripetutamente, finché l’impulso creativo degli artisti venisse a galla, fuori di quello che appare come un aspetto grezzo, nei primi ascolti. Ogni volta, musicalmente, mi hanno fatto crescere….

Sembra che Jones e le sue scoperte intempestive ci farà rimanere, sottacqua:

- Segnale! Nel 254, distanza 12 miglia, profondità 200, velocita 00. Sta risalendo piano.

- E un album non ancora uscito… le mie prede preferite. Hai una firma sonar?

- Reversibile… Trio… tutti schedati.

- Rotta nel 320 per 5 miglia, poi ferma propulsione, solo allora, svuotare i ballasts pianissimo fino a profondità 100.

- Bella manovra, commenta il secondo. Risaliranno a Nord-Nord-Est della nostra posizione e saremo anche nel loro angolo morto.

- La ringrazio Secondo, ma penso che anche lei avrebbe fatto la stessa manovra…      

Capitolo 105

Giro la testa per leggere l’ago su l’indicatore di profondità, anche se ce n’e un altro, digitale, quasi nel mio campo visivo, sopra la spalla del timoniere di profondità, preferisco la vecchia abitudine della marina di un tempo. Questo qua, di rame con l’ago, mi parla di più… leggo 095.

- Qual è la loro profondità adesso? Chiedo a Jones

- 145, risalendo a ritmo costante; 2 metri al minuto. Velocita sempre 00, sempre nel 254, distanza 07 miglia, adesso.

- Niente sonar, solo decoder audio, spettrometro, scanner. Spegnere il doppler. Stabilizzare a profondità 100. Capo centrale, c’è del nuovo sul loro file?

- Beh… Niente cambi nella line up: Corrado Fago Golfarelli, autore delle canzoni, è cantante e bassista, Michele Cologna, arrangiatore e chitarrista, Nicola Nannini batterista sia elettro che acustico. Dal inizio 2016 Reversibile sono presenti su Spotify, iTunes e soprattutto Google play con l’EP “REVISIONI”, autoprodotto e masterizzato per iTunes da Mauro Andreolli presso Das Ende Der Dinge di Trento. Ma dalla loro apparizione a Balcony TV il progetto dell’album 11 tracce e entrato in un labirinto di bivi, incontri vari, ed è stato riformulato tutto: verso fine 2016 hanno incontrato Pietro Foresti, che è il marito di Valeria Rossi, che fa il produttore. Hanno registrato in co-produzione, con lui e Andrea Ravasio, solo le 5 tracce del EP, fra Monza e Milano, nonostante un repertorio di 20 canzoni già pronte. Sembra che il mercato di oggi sia più orientato verso single e EP corti. (Normale! La gente non ha più soldi!) Poi con questo materiale hanno cercato un’etichetta per pubblicare l’EP. Ci sono state proposte ma poco interessanti. Poi incontro con Andrea Dulio e Marco Biondi che sono due referenti per la “Universal” e in fine di trattative, faranno uscire due single del EP, uno qua, l’altro giugno magari…

- Uhuuuuuu. Giocano nel cortile dei grandi… Quindi, non è ancora uscito niente, e noi le becchiamo, con L’EP completo, mentre sono diretti verso a superficie, per una major… 

- Si!

- Beh questa missione ci sorride! Nen! Cominciamo!

Ci sono due elementi costanti fra il primo EP e nostro rilevamento. Primo; la voce di Corrado rimane profonda, soave e calda. Conquista senza fatica. Il primo paragone di spessore e presenza vocale simile, che mi viene in mente, è quello di David Gahan, dei Depeche Mode. Quel tipo di voce che riempie lo spazio senza fatica. E su di questo, ci campo fermamente. Il secondo e l’aspetto Noir, espresso pienamente o sottostante fra le righe: “Stai morendo a rate e lo sai!”, “Perché infondo lo sai il bene è solo parte del dolore.”, “Perché ti ricordi di esser viva solo mentre muori”, “Ma l’amore è solo un altro funerale al quale andare”, “Con gli scheletri nel tuo armadio abbiam ballato, la danza macabra del tuo futile passato”. Secondo me, Corrado scava nei cimiteri a note fonda, perché non riesce a chiudere l’occhio.

Penso anche che la band deve avere un suono più rock dal vivo che in registrazione. Come il distacco di “Sepolta viva” fra Balcony TV e l’EP “Revisioni”. Sul palco, le chitarre devono stare tanto più avanti e le programmazioni tanto più indietro… Sembra che cogliamo le chitarre di Michele a metà strada nella discesa fra la rabbia sbudellata dei “Blame” e il calmo pensato delle composizioni recente. Notiamo in fine uno spettro molto più ampio o al meno più definito nei bassi, su “Revisioni” era più campato nei medi, ma più cristallino… Scelte di missaggio o di master. Ci sono 5 tracce su questo EP e i dati dello spettrometro mi stano arrivando. “Dicotomie Meccaniche” sembra essere un titolo ancora incerto per questo EP, ma noi siamo li prima di tutti e giudichiamo che il titolo va più che bene per questa galletta al nero di seppia.

La batteria distorta di “AnimaUnica” sorprende subito. E un’esca come un'altra per staccarsi da un branco di uscite troppo popolato, e poi, dà una strana potenza a questo falso lento. E un tappetto rosso per la voce del Rev che si sfuma in una reverb interminabile su certe fine versi, che dà una profondità abissale alle sue parole, recitate dettagliatamente.  

La chitarra dominante di “Frankenstein” riposiziona “Reversibile” su suoi binari originali. Stupenda interpretazione del mito della ricostruzione di un essere nuovo e vivo da “pezzi […] lasciati un po’ in giro” metafora della riedificazione di una nuova vita comune, con i brandelli di due dissolte. L’energia necessaria alla fusione e il colpo di fulmine illustrato dagli ultimi secondi del brillante video di Fabio Tartaglia. Musicalmente il rock e le chitarre riprendono il fronte del palco, un lungo pianto di tastiere scorre su quasi tutta la traccia, in fondo a un corridoio, al piano inferiore. La traccia la più significante del EP.

Tutto ridiventa sintetico su “Ogni secondo di più” il dominio delle macchine e programmazioni. Il ritmo sale di un gradino e si tinge di “The Prodigy” per un attimo. Solo una chitarra distorta di energia, arruffa i ritornelli della sua presenza rabbiosa. Il testo il più nuaaaaaaaar del EP si conclude su “Ed era tutto questo vivere, Che ci uccideva dentro ogni secondo di più” in una distorsione aggressiva e panoramica.

“Stanotte” sembra cominciare in un modo classico con un pianoforte e la sua consistenza mi ricorda “L’amore e l’aura” del EP precedente. Sembrano seguire la stessa linea di progressione. Mi rendo conto adesso, che è un’altra traccia lenta. Senza averne né i suoni, né gli stereotipi, c’è qualcosa di gotico nella costruzione di questo EP. Solo a considerare la base stretta e l’altezza architettonica del insieme. Ti sembra entrare in una cattedrale di basalto a sentire queste tracce. Sembra che Michele sia l’entità grigia dietro tutto questo.

Atmosfera “Dépêche Mode” su l’ultimo pezzo “Troverai”, che sarà il prossimo single di questa pubblicazione. Una chitarra, con un suono di basso, fa rimbalzare una nota unica sulle pareti rugose di un eco digitale.  Possiamo ritrovare uno stile “Martin Gore” nei cori in falsetto sovra incisi su le fine versi, meritavano di essere spostati un po’ più avanti, talmente rialzano i vocali. L’unico assolo di chitarra è presente su questo pezzo e accompagna l’ultimo ritornello.

Reversibile sta facendo un passo nel cortile dei grandi. Se i piccoli maialini non le mangiano prima hanno la possibilità e soprattutto le spalle, per determinare la loro strada. Spero che faranno passi secondo le loro decisioni, evitando di seguire sentieri imposti e troppi stretti per i loro passi.

- Quale la loro profondità adesso?

- 055, capitan.

- Lasciamoli mettersi in moto. Torniamo verso base Nibraforbe! Secondo, li lascio il centrale. Mi fascia un “Ivan il pazzo” fra 20 minuti precise, storia di vedere se siamo da soli, qua in zona…

 

Capitolo 106

 

[…] seguito recensione Reversibile.

Sdraiato sul letto stretto della mia cabina sento il sommergibile inclinarsi. Il secondo sta facendo la manovra “Ivan Il pazzo” … Giro il polso per guardare mio orologio… È vero che son passati 20 minuti da quando ho lasciato il centrale. Fra poco saremo diretti verso la base Nibraforbe. L’interfono e il suo suono penoso viene a contraddire la mia voglia di uscire di questa lattina di ferro, è il Secondo:

- Abbiamo un segnale, una firma sonar già registrata, uno schedato, 20 miglia al sud ovest della nostra posizione.

- Ci ha sentito?

- Non penso, è passato 2 ore fa, davanti al passaggio segreto della base, è diretto pieno sud.

- Arrivo.

Sono quasi brontolone da dovere passare dalla posizione sdraiata sul mi letto, a quella seduta nella confortevole poltrona di comandante, di mezzo al centrale operativo.

- Jones? Chiedo mentre mi siedo.

- Rilevamento nel 359, rotta nel 179, profondità 045, velocita 08. Schedato “Luck now”, Matteo Manganelli…

- Aspetta… Luck now… Non erano quel gruppo ibrido a cavalo fra Mantova e Rovereto facevano prove a Bologna… Capo centrale?

- No, questo erano i “What reallycapitolo 8 delle nostre avventure l’album di “Ophelia (among the flowers)” 2013.

- Ah sì, e giusto! Poi di lui c’era anche un album con la faccia di Clint Eastwood in “Dirty Harry” nella famosa cena “Feel lucky punk?” ma teneva un gelato… come faceva quel album?

- “Just another lucky start” 2014…

- Esatto! L’abbiamo in archivio pero non abbiamo fatto missione su questa uscita. Che memoria capo centrale!

- Miga tant’… Ho tirato fora il file mentre lei arrivava dalla sua cabina, Capitan…

- Eeeeh… si…. Brao… Manda una richiesta a l’Intel sulla rete flash su questa gente.

- Aye aye, sir!

Il capo torna, dopo 10 minuti, col suo blocco e il gommino della matita gialla batte la cadenza:

- Il gruppo originale di 4 ragazzi di “What really” si è geograficamente sciolto. “Luck now” nasce come un binomio, il primo EP ricorda un certo “Vicky” alle batterie e tastiere. Sembra che hanno suonato il leggendario “Cavern Club” di Liverpool come I “Mondo Frowno”. La nuova formazione e sempre un duo con Manga al canto, basso, chitarre e Seb Beozzo alle batterie e tastiere. Tutte le tracce sono state scritte da Matteo tranne una cover di Tobin Sprout “A good flying bird”. Collabora con Gianluca Rimei per la scriptura di “Day by day” e “Panic Attack”. I dati di Band camp danno una registrazione ad Aldeno, nella sala di Sebastiano Beozzo.  Poi la scelta, sicuramente fra conoscenze personali, di Barcelona per il mix di Giuliano Gius Cobelli da taakstudio. Ancora più esotica la scelta di Chicago per il master realizzato da Carl Saff. Il tutto arriva a Seattle grazie a Chris McFarlane ed esce grazie alla sua Jigsaw Records a breve, anche in formato fisico. Bellina la cover fatta da Francesco Murrone …Credo che fa anche fumetti.

- Altro?

- Ringraziamenti per le chitarre aggiunte: Pogue Mahone e l’inspirazione portata da un certo Gi Erre per la cover… tutti due non schedati…

- Cominciamo!

A dire la verità c’è una costante fra gli 3 album a quale Matteo a partecipato. Sono, al mio gusto, tre perle del power pop moderno. Basta sentire “Ophelia (among the flowers)” del primo album con “What Really”, poi “Ninja expert” sullo stresso EP. “23rd floor” e “King of white chips” sul primo EP di “Luck now”; “Just another lucky start” e il modo di impacchettare tastierine su questi pezzi pop al gusto di vacanze al sole. Il suono volontariamente desueto e semplice della tastiera tira su l’aspetto gioioso delle tracce, invece di divorare le chitarre dalla sua sofisticazione. C’è un approccio particolare anche alle cover suggerite e un’interpretazione che si trova obbligatoriamente al di sopra della versione originale. Questo e valido per la loro versione di “August” degli “Elevator to hell” su “…Lucky start” sia “A good Flying bird” di Tobin Sprout su questo EP. Ancora più sorprendente “Last Christmas” dei Wham rivisitato in un modo che piace a ME!!! Il risultato e gradevole l’ascolto e facile e piacevole certe canzoni stranamente, rimangono in mente con un retrogusto di “Dandy Wharol” o di “tornaci” a scelta vostra.

“Social Loner” e un bel Rock con belle chitarre grintose, ma che contiene qualcosa di “catchy” nel tono della voce, nelle scalate di chitarre e nel raddoppiamento della voce a momenti chiave.  L’invasione dei dispositivi tascabili richiede un’attenzione cronica… Un po’ troppo di attenzione cronica: “It doesn't matter, you got the number, talk later now just leave me alone” il tutto su delle belle chitarre che parlano “Green Day” da cima a fondo.

C’è una frase di tastiera che score dietro i versi di “Imaginary friends” un pop rock leggermente più posato… quasi sul mid tempo. Bella combinazione dei vocali e cori nonostante schemi quasi tradizionali per combinarli. Certe volte non serve troppo complicare per costruire delle belle linee vocale come queste, che si combinano bene alla nostalgia del testo: “Layin' down on my knees again, with a fading picture of you Drawing things for some imaginary friends, it's all I ever do”.

Puro gioiellino di partiture di chitarre nell’introduzione di “Sleep it off” per un altro bello power pop invitante. Ancora cori invitanti e calibrati. Notiamo qui, l’attenzione particolare portata al numero di strati di registrazione per ottenere queste melodie e queste armonie. Un lungo feedback di chitarra conduce a un ponte musicale (2.45) che sembra distaccarsi del pezzo per ritornarci gradualmente, e finalmente impacchettare il tutto con il fiocco… E lode.

Croccantino al ripieno di bontà, ingredienti genuini, confezionato artigianalmente, con rifiniture manuale, assaggiamo la cover tonica ed esemplare di Tobin Sprout “A good flying bird”. La versione proposta qui, gradisce di un tocco di mordente supplementare nelle chitarre, di una batteria decisa, in figura di prua, della qualità dei vocali e dell’energia della valanga dei “yeaaaah!” che ti cadono addosso. Mia traccia preferita sull’ EP. Troppo corta???? Replay!!!!

Le chitarre sanno stare intermittenti su “Day by day”, creano spazi liberi, abbastanza per lasciare il basso tornare a galla come si deve, e il canto raggiungere chiaramente il primo piano. La melodia del canto fa maglie nella seconda parte del ritornello per dargli un rilievo tutto suo. “We do deserve much more than this, there's nothing left to say” C’è lavoro sulle partiture del canto e sono arrangiate bene.

La frase di tastiera di “Panic Attack” si abbina magicamente con la melodia generale del pezzo. Le chitarre sono dominante, ma questa semplice frase musicale e quello che rimane in testa, una volta il pezzo finito. L’album si chiude sul pezzo il più pop dell’opus, sparso di “Woh ho ho” che invitano a cantare allungo, questo pezzo festivo è la ciliegia rossa lucida, che rimane in cima a questo “Enough for now” … Stranamente, per molti di noi abbordo, non sembra bastare. Ma tre pubblicazioni presenti su band camp, e nominate qui sopra, sono a disposizione e scaricabile a prezzo libero. Casomai vuoi ripartire per un giro….

- Spegnere la strumentazione e facciamo rotta verso la base Nibraforbe. Secondo, li lascio il centrale. Chiamatemi a tre miglia del passaggio segreto. Tengo ad essere presente per la manovra di ingresso…   

Capitolo 107

Una bella settimana al sole, a l’ormeggio esterno della base Nibraforbe, per manutenzione e test ha fatto il più grande bene a l’equipaggio. Tanti volontari per ripassare una mano di grigio scuro sullo scafo, a respirare a l’aria aperta, altri a fumarsi la sigaretta, chiacchierando fra due colpi di pennello. L’Intel a programmato la nostra uscita per domani e lascio il personale riposare al sole a fare il pieno di vitamina D. Il capo centrale e il secondo mi raggiungono sulla torre per un briefing:

- Che c’è nell’ordine di missione? Chiedo al Secondo.

- Psychoanalisi, un album di 8 tracce che dobbiamo cercare un po’ più a Nord, poi pieno sud o anche Sud Ovest, non sappiamo ancora, per “Goofy and the Goofers” tutti schedati, per ancora un album di 8 tracce…

Il Capo centrale aspetta che il secondo finisce il suo rapporto per sfornare suoi rumori di corridoio:

- Nel casin’ di rilevamenti de l’an’ passa, siamo passati accanto a l’album di “Perina”, sembra sia un 8 tracce che merita veramente.

- Nicola Perina? L’ex Camp Lion?

- Esatto! Poi gira, in una zona non definita, un trio… Yatus, sembra per un EP. Sto sul file con l’Intel prima di partire. E poi, l’Ammiraglio Giusy Elle è al corrente ma, un EP di Crinemia e uscito solo sull’tubo, pero… non sappiamo dov’è il vascello ammiraglio…

- Buon, avremo da fare. Si partirà domani prestissimo; taglio ormeggi alle 6, immersione alle 7. Rompere. Andate a prendere un po’ di sole anche voi….

…Sto leggendo il rapporto del capo centrale mentre l’ago di profondità mi segna 050. Abbiamo ancora tutti il sole di ieri in testa... ed è vero che il file di Pol Bertagnolli sta prendendo un po’ di spessore: già da “Gongegno”, il progetto il più vicino allo stile del rilevamento che andiamo a cercare. “Pol” e suoi single Folk sparsi sul tubo, segue “Centromalessere” e un album importante “la sindrome del Uomo” e poi “Psychoanalisi” che stiamo cercando mentre facciamo strada nel 352. Due single sono stati rilasciati e illustrati sul Tubo; “Ansia pre parto” crea un trauma in Agosto 2018, con un video iperrealistico. Poi “Falsa evoluzione” ci da un colpo nelle costole, verso Dicembre 2018. Mentre Jones cerca un segnale, il capo centrale mi completa un po’ di dati:

- Ci è scampato una traccia del periodo Folk di Pol: “Il pro irolo”  che racconta la stagione dei veleni in Val di Non. Allora, abbiamo un trio con Pol al basso e canto, Fedri il suo fedele compagno, proveniente dal “Centromalessere” e uno non schedato, il batterista Zeta. L’album e stato registrato al "Bleach Studio" da Andrea Perini…

- Segnale nel 002, rotta nel 169, distanza 046 miglia, velocità 015, profondità 120. Trattamento firma sonar…. Sono loro, Psychoanalisi! Interviene Jones…

- Mettiamo tutto in moto, scendiamo a profondità 080, poi ferma propulsione. Ci passeranno sotto.

C’è uno riflesso naturale che consista a paragonare Congegno con Psychoanalisi, solo per situare la tendenza dell’album.  I punti comuni sono le introduzioni a referenze cinematografiche di inizio album e la presenza di Pol alla voce, basso e testi. Poi dal punk hardcore di Congegno ci si scivola verso il metal punkoide di Psychoanalisi. Notevole la presenza di un batterista che spara come una Gatling, una specie di Lance Armstong della doppia pedaliera, uno Charlie Gaul della tecnica “taco/punta” messa in bella evidenza durante la registrazione perché merita, perché la capacita vera di sparare a quel ritmo è un tallente che richiede lavoro e perseveranza. La chitarra eleva un muro sonoro quasi incavalcabile, riempiendo la maggior parte del volume sonoro, spostando di pochi centimetri la vostra sedia verso il fondo sala ad ogni ripresa. Tocca solo a Pol di depositare suoi testi calibrati e pensati, quel tizio ha il senso della formula, la combinazione verbale giusta, l’immagine chiara generata da pochi concetti. La scrittura e il suo dominio, poi trona come Zeus, con il rumore del tuono fra le mani.

“Psychoanalisi” e un esempio puro della capacita mostruosa di Zeta a martellare come un mitra sui versi del brano.  La traccia sembra finire nello sfumato di un lungo accordo per riprendere, poco dopo, verso 3.40 e scandire il testo su un ritmo pesante. “C’e un disastro dentro la mia testa…”

Recente uscita in single “Falsa evoluzione” e portato dal suono pieno e ampiamente invadente della chitarra. Il genere e metal, il tono e rabbioso. Per fare sgonfiar la tortuosissima vene blu sul tempio, il tempo scala di un gradino verso 2.05 per un corto break. Strano che dopo la negazione già assurda dell’evoluzione Darwiniana, arriva la gran parata dei terra piatisti. Meraviglia! Oggi la comunicazione generalizzata permette a chiunque di salire in tribune, spendere soldi a valanga, per potere urlare senza vergogna al mondo intero: “Sono un idiota.”

“Avrei dovuto studiare Botanica” comincia come un classico pezzo metal e rimane in quel genere tutto allungo. Canzone per spiegare giustamente che fra flora e fauna, la flora e la sola entità a sopravviverei danni dell’uomo su questo pianeta.  “…il mondo che vincerà...”

Si riparte un po’ su di giri per la gioiosa traccia “Che io RIP” un bel rock punkoide per soddisfare la curiosità nascosta in ogni uno di noi. Assistere al proprio funerale. Privilegio consentito (per incidente o volontaria mesa in scena) a meno umani che quelli andati nello spazio. Occasione unica di diventare “speciale e unico” al meno una volta.

Un basso cavernoso e grave apre “Silenzio” transizione strumentale poco superiore al minuto, che conduce al nervoso “Tritatutto” ancora qui un pezzo che mette avanti una batteria virtuosa di precisione e impressionante di velocità e potenza. Si esprime particolarmente nel ponte musicale dove i tre strumenti si sfogano allegramente, prima che la traccia sembra chiudersi verso 2.35, per ripartire

più forte ancora, e martellare “è un indigesta verità, la novità”. Il pezzo il più costruito dl album.

La forte identità della grafica del video torna in mente con le note pure del basso, nell’introduzione di “Ansia pre parto”, pezzo che si articola su due schemi di ritmi diversi. Un po’ heavy nei versi, francamente punk core nei chorus. Il brano contiene passaggi parlati, ed altri isterici, su di giri, e fuori controllo. Il patchwork finale e coerente ed incolla a delle immagini troppo forte, che rimangono in mente come una cicatrice.

“La Strage” ci porta a ricordare che i più grandi crimini rimangono generalmente impuniti. “L’inferno Italiano e ancora al dente”.  L’elenco e spalmato fra le righe del testo. Fra il rumore del treno che arriva le esplosioni e urli della gente. La traccia e sconvolgente.

Psychoanalisi e qua per scrollarci, darci una mossa, e svegliarci a sberle. Credo che possono affermare: missione compiuta.

Ci stano passando sotto, 40 metri più profondi, leggermente a dritta. Navigano nel buio totale, chi sa a quale profondità sono capace di scendere…

- Secondo?

- Comandi!

- Lasciamoli passare, li affido la manovra “Ivan il pazzo” poi mettiamoci pieno sud, risaliamo a 030.

- Aye aye sir!

- Jones?

- Signor sì!

- Cercheremo i guffini in zona… meta Snack, meta cigarettes… chiamami direttamente in cabina al primo segnale.

Capitolo 108

Abbiamo percorso 80 miglia pieno sud e iniziamo a cercare nostro rilevamento, allargando cerchi a spirale, da nostra posizione attuale. Jones alza il suo dito e conferma:

- Segnale, nuova firma sonar, nel 191, rotta nel 179, distanza 23 miglia, velocita 020, profondità 030. Sono i Goofy and the Goofers… firma sonar registrata.

- Siamo già nella sua scia, rotta nel 180, avanti 3/4, risalire a profondità 035. Capo centrale cosa abbiamo?

- Un album chiamato “Edilpitture Orlandi e Figli Omezzolli”, Capitan!

- Naaaaa…. Marsuel e i Ome brothers in un solo ed unico gruppo???

- Si! Poi Registrato fra Gennaio e Marzo 2019 a casa di Lorenzo Piffer AKA “Dadar” con il Frizzer Studio Mobile. Masterizzato da Edoardo Omezzolli. Cover by Marcello Orlandi…

- Nettuno Stridente! Che Richard Dawkins ci preserva! Questo raduno comporta quattro assi e son tutti sul tavolo, niente in manica!

Poco fa, mi stavo chiedendo perché i “Horrible Snacks”, di solito prolifici, erano stranamente quieti.  Una strana pace planava sopra Arco, subito dopo “Monte Brione…”. Rassicuratevi i “Horrible Snacks” esistono ancora, e sono semplicemente in pausa, durante il tempo in quale gli “Goofers” saccheggiano metodicamente la regione con Marcello Orlandi, Aka Violenzo Psichedelico, Aka Missing link, Aka DJ Marsuel, Aka Marsuel Papel. L'uomo da un viso, ma mille nomi, schedato da l'Intel a volume d'enciclopedia. E stato in una valanga di gruppi: Iguana, Mocassini, Figli di Alex, Deaf Players, Optical Seeds, Great shakes, per finire Magic Cigarettes e Metheopathics. Le “Magic cigarettes” hanno programmato il loro ultimo concerto il 20 Ottobre 2018, annunciando che Violenzo Psichedelico si focalizzava su Goofy and the Goofers senza dare più dettagli… Lui, rimane una referenza “garage” regionale, ed e stato su tutti palchi della regione e anche fuori della nostra giurisdizione. Il più curioso in questa combinazione fra garage e punk nervoso e che Edoardo non canta sull’album, in fatti è Seba che si incarica dei cori, con una presenza alla batteria più che notevole. Ritroviamo Pif al suono e alla registrazione; una collaborazione che si rinforza con i fratelli Omezzolli…

- Cominciamo! Scanner, spettrometro, Doppler e decoder audio…

Distinguiamo in questo album i punti di riferimento delle due entità aggregate al meglio; Edoardo e Sebastiano portano l’impulso, gli stacchi paurosi, la complessità delle partiture, l’elettrochoc dell’arrangiamento. Marcello porta la chitarra garage la più affilata al Nord del Rio Grande, il suo canto telefonato e un po’ di binari per fare andare la carrozza. Riff e parole di M. Orlandi, il tutto ricucinato assieme e portato ad ebollizione: Due tracce sopra due minuti, il resto supera con pena il minuto e mezzo. Operazione Commando: Attaccano, compiano la missione, spariscono nella notte.

 “Guilty of stinking” colpisce subito con una chitarra, in sovraincisione, condita di Chorus che suona come una tastiera sbilenca, che invade il fronte del palco, punteggia la fine versi, si appropria la meta del ritornello, usurpa la canzone finno a l’inchiodata finale. Geniale pero.

“Ice Tea” e un bronco ancora bello nervoso che da dello zoccolo a chi vuole prenderne. Introdotto dal timpano, sfreccia su un basso rapido, e una chitarra al suono limpido. Il chorus si distingua con il suo tempo dimezzato. Zucchero per tutti, sembra birra.

Canzone faro dell’opus “Lizard made of rubber” e la traccia la più pop dell’album. Rialzata da i cori di Seba e le slittate di chitarra del chorus. Ancora un bel lavoro di Edoardo al basso.

L’introduzione sincopata di “Burgers” si costruisce piano su un 7/4 martellato con convinzione da Sebastiano. L’introduzione passata, i versi sono invitanti di ripetizione: “where did you run, did you run, did you run…” Canzone carnivora per eccellenza la voglia di mangiare questa specialità americana e martellata con convinzione: “Gimme, gimme, gimme!” a contro moda della tendenza vegetariana /vegan ambiente.

“School hurts” utilizza lo “stop and go” per strutturare il pezzo, separare le parole e i riffs, entrare testa prima nel chorus, prendere il tempo di allinearne due di seguito, poi di spettinare una conclusione, con inchiodata finale. Mica male per 1.28.

Seba prende il lead vocals su “Just reheated” c’è la mette tutta nel microfono, senza fallire le percussioni.  E ancora un basso fenomenale su questa traccia! 1.20… K.O. Maestrale!

Ancora più corto “How this ends” sembra vestire un’atmosfera “western” sotto amfetamine. E un altro colpo di defibrillatore con classe e stile.

È stato chiesto a Jackie Stewart, un pilota di formula uno degli anni 60-70, plurivincitore del campionato mondiale della disciplina: “Qual è la machina perfetta?” e lui a risposto: “Quella che cade a pezzi subito dietro la linea di arrivo.” Risposta che mi aveva marcato a l’epoca, perché ho capito anni dopo quello che voleva dire: che la macchina doveva essere calcolata talmente leggera e senza superfluo per percorrere la distanza del grand prix con il massimo dell’efficienza, potenza, velocita, capacita di frenaggio, ma non di più, a tal punto di spappolarsi una volta il lavoro fatto. Adesso, lasciate che vi presento l’assolo di chitarra perfetto di “I’m Broke” un pezzo dinamico e su di giri, condito di raffiche di rullante, e di una bella partitura di basso. L’assolo lui, inizia dopo una calata di BPM a 1.49, e decolla benissimo per finalmente seguire il lamento della voce e crollare pezzi a pezzi…  Gradualmente… Attualmente si scompone… Prima della linea di arrivo…  ma allora, molto prima… anzi finisce SULLA linea, senza superarla… Beh, fa gnent! Al meno sapete cosa pensa Jackie Stewart…

Per lo meno, notiamo che Edoardo al basso rivela un altro lato del suo imponente talento, Seba conferma che continua a perfezionare la batteria e che aggiungere il canto nell’equazione, fa parte del suo odierno. Marcello sforna, su questo opus, composizioni taglienti e affilate. Ritengo questo soffio breve di album come una tapa importante e una confermazione per i due Fratelli. Un’esperienza da vivere, sul loro cammino verso una vita musicale, con un lavoro essenziale in collaborazione con il vecchio lupo, il più vicino a loro gusti musicali. Avete la scelta di scaricare questo album importante perché e anche gratis, o passare puramente acanto. Ma fatemi il piacere di recarvi a loro concerti, come se non ci fosse un domani, se suonano nei 50 chilometri intorno a casa vostra.

E tempo ormai, di girarmi verso il capo centrale e suoi rumori di corridori:

- Allora cosi, sembra che siamo passati accanto a un album IMPORTANTE dell’inizio 2018?

Capitolo 109

- Allora cosi, sembra che siamo passati accanto a un album IMPORTANTE dell’inizio 2018?

- Credo di sì, risponde il Capo centrale… Non ho ancora sentito gnent ma… Cioè… Dentro c’è Nicola Perina, ex Camp Lion, Glauco Gabrielli di Vetrozero e Pescecane, rinchiusi al Blue noise dall’amico De Pretis… Non penso che son stati li, a far giri di briscola…

- Ah! Comunque… bella gente, tanto per cominciare…

La prima cosa che mi torna in mente e una foto in bianco e nero rilasciata su Facebook allo sbandare dei “Camp Lion” verso 2013 e che mostrava Nicola e Glauco a suonare chitarre folk alla terrazza di un bar… poi più notizie di Nicola, dopo la scrittura di un monumento di EP “Pangea” che risorge regolarmente dell’archivio, per il più grande piacere di tutti.

- E dove pensi che andremo a beccar un rilevamento vecchio di un anno, Capo??

- Siamo già diretti a sud… Nen’ ancora più in là… l’era de Ala il Perina, no??? Magari… da quelle bande…

- Ok, facciamo 40 miglia nel 180 poi rifacciamo spirale da quella posizione. In tanto, chiedimi un file via la rete flash. Jones? Occhio a segnali… cerchiamo un Ex-Camp Lion…

- Aye aye sir!

Siamo quasi giunti in posizione che sento il telex scricchiolare e il Capo centrale radunare dati fra l’archivio e bande di carta perforata, che organizza sotto il clip del suo blocco. Sono pronto a guardare di nuovo la danza del gommino, in cima alla sua matita gialla:

- L’album e intitolato SEIEVENTISETTE, come l’ora, cioè tre minuti prima delle sei e mezza. Significa “ritardare l'ora della sveglia per andare a lavorare, è uno dei modi per rinviare i doveri e gli obblighi morali e per evadere da ciò che vorremmo essere ma non riusciamo a diventare; è il disagio che ci prende quando capiamo che l’adolescenza e i sogni e le speranze che porta con sé sono finiti

- Ah! cioè dalle sei che ti devi svegliare, aspetti al letto quasi una mezz’ora? Perché se devi svegliarti alle sei e mezza, sei tre minuti in anticipo, no?

- Si, tipo 27 minuti extra, fra le coperte… Quindi, i testi e le musiche sono firmate Nicola Perina e Glauco Gabrielli, con una produzione artistica di Glauco Gabrielli. Registrato e mixato da Fabio De Pretis al Blue Noise di Mattarello, masterizzato da Maurizio Baggio alla Distilleria di Vincenza.  Copertina di Michela Gaburro, edizioni: Cabezon Italy. Un disco nato con la chitarra acustica da Nicola Perina e sviluppato a sei mani, grazie alla collaborazione con l’amico e musicista Glauco Gabrielli e al lavoro in studio del fonico Fabio De Pretis.

- Sei mani???  Meglio di un panettiere allora…

- Segnale Capitan… interrompe Jones al sonar… nel 092, rotta nel 110, distanza 15 miglia, velocita 010, profondità 060. Firma sonar registrata.

- Siamo fortunati! siamo già nella sua scia… rotta nel 100, avanti due quarti, scendiamo a profondità 055, scanner, spettrometro, doppler e decoder audio in funzione…. Si comincia!

Non c’è dubbio i dati dello scanner dimostrano un album pensato, scritto bene, con accenti pop e melodie preponderanti, frase musicali e sonorità che agganciano l’orecchio, voce raddoppiate su armonie viaggianti, potenza rock quando ci vuole, lenti profondi, sincerità a tutti piani. Le percussioni sono programmate dal produttore, il basso anche suonato dal produttore, il produttore appare ancora nei cori. E un omni-produttore… La cover sembra un distributore di noccioline nelle vicinanze di un bar. Niente caramelle colorate, non è roba per bambini…

Il primo contatto con “Contraccolpo” e più che piacevole; e un pop leggero, un mid-tempo, colorato di “Tilitititilududu”, principalmente portato dal basso e da una chitarra folk al suono profondo. Ha un gusto fresco e un odore di primavera. La planata generale della canzone e accentuata dagli cori sfusi che scorrono dietro l’unico chorus della traccia. Bella apertura di album.

“Conviene” ci dichiara che l’atmosfera dell’opus non sta per ricadere… Al contrario; e pezzo il più rifinito della galletta.  Stupendi versi, rilevati da due voci, ritornelli spogliati per evidenziare il canto di Nicola che galleggia nella reverb. Queste pause nella progressione del pezzo dinamizzano ancora di più le riprese, che sono accolte con entusiasmo. “Mi fingo un altro, divento scaltro e se mi uccidono collaboro, la smetto con me stesso, resto al minimo meccanico, la vita dentro a un cesso, lo faccio sempre, odio la gente”. Questo e uno hit. AH!

Spolveratina energica di tastiere e batteria per l’introduzione di “Girandola” e un bel pop rock condito di allegri “Tulup tulididi” che incollano al un ritmo rapido, sotto un fuoco nutrito. Poi, mi piacciono certi messaggi subliminali: “Tua madre mi piace davvero, mi prende sul serio, il club non ha più posto, partiremo di nuovo da zero se questo è il rimedio

La voce di Nicola si ravvicina per “Innegabile bravura” il canto e più posato, diventa caldo per questo lento al ritmo anatomicamente dettagliato. La presenza strumentale è aerata e cosparsa parsimoniosamente di accordi di tastiere. La tonalità del pezzo migra verso i bassi e accenti sereni, solo una chitarra ribadisce metodicamente un tema, ad intervalli regolari.

Pezzo rock grintoso “Predica” prende il suo posto nell’elenco, spostando le altre composizioni a colpi di spalle. Pista… La voce leggermente distorta, dà peso e solidità al canto. Notevole ritornello, potente ma chiaro, rialzato da due chitarre; una che arpeggia, l’altra che placca accordi. La combinazione porta il chorus al piano di sopra, sfonda il tetto per presentarvi il cielo. Fiiuuuuu! Ancora un mattone di pezzo in un disco maggiore, che poteva senza fatica pretendere a una nomina per l’album dell’anno. Come abbiamo potuto passare accanto a un uscita del genere???

Le parole di “Stare su” non hanno un senso preciso. E piuttosto una serie di concetti, di immagini, pezzi di puzzle ancora nella scatola, che lascia a l’uditore la liberta di interpretare il contenuto a piacere: “E resto dentro a un letto, muoio di freddo, non mi sveglio aspetto, treno diretto, compro un braccialetto, rompo uno specchio, perché?” Il tutto su un rock dinamico tirato dalla locomotiva del basso e dal canto combinato di Glauco e Nicola. Non serve cercare un senso preciso, basta lasciarsi potare: “Metti le tue cose dentro carta di giornale, tutto quello che mi hai detto, forse non fa male, copriti la gola perché il vento tira forte, diamo fuoco a tutte le campagne, poi alle porte” Beh… dal momento che non lo fai qua abbordo…

Il testo di “Midnight Talk” sta quasi seguendo le stesse tracce su un mid tempo pop al senso ermetico:

Cosa posso fare, dove posso andare? Non c’è soluzione contro il vento siderale, mangia meno sale, smetti di fumare, venditi la vita poi ritorna per natale…”  Il vento terrestre e un vento di molecole, il vento siderale e un vento di particelle subatomiche. Tutto li.

L’ultima traccia dell’album e un pezzo spogliato allo stretto minimo: voce e chitarra per un contenuto introspettivo e personale. “Sulle onde” parla delle pene della vita in comune: “Due volte, avrei disfatto tutto, si distorce, fa male mi confonde” perché uno porta l’altro con sé, l’altro esita sempre, sulle onde.

“Seieventisette” si conclude li, e lascia la voglia di farne un altro giro, o anche di tirarlo fuori a momenti scelti. Non lascia indifferente, essuda qualità e precisione, e pieno di buona musica pensata e registrata più che bene. Un rimorso riamane; quello di avere avuto un inizio anno scorso troppo intenso, essendo placcati sul fondo, circondati di uscite… Una nuova organizzazione delle nostre missioni e contatti con l’Intel, non devono più lasciarci passare accanto a perle rare come queste.

- Capo centrale, qual è l’altro rumore di corridoio di quale ha sentito parlare?

- Beh…Yatus un EP se mi ricordo bene… posizione non definita. E poi, non so se vuole prendere il rischio…

- Crinemia dici? Chiedo gagliardamente.

- Il vascello ammirale può manovrare sul tubo????

 

Capitolo 110

- Il vascello ammirale può manovrare sul tubo????

- Beh vedremo se può manovrare o non quando sarà tempo… rotta del 00, rimaniamo a profondità 055, avanti due quarti, occhio al sonar. Capo centrale aveva richiesto un file a l’Intel prima di partire, no?

- Eh sì, pero….

- Pero cosa?

- Esiste poco o gnent su quel gruppo… solo un EP, un Video e dei rumori di corridori…

Sono quasi divertito di vedere il capo centrale leggermente evasivo. Guardo il Secondo, sopra la sua spalla, che sorride pienamente.

- Si avvicina per favore, Capo centrale, si sieda qua di fronte a me… mi dica tutto.

- Beh… Inizia tutto con un video di Michelangelo de Cia (un Ex Exercoma/Watermelon) quello che ha fatto il video del “Mondo Blu”, “Simone”, “VS di me” Poi “Laser” dei “Fucsia” e ancora “2 is better”. Se vogliamo approfondire ha anche fatto un video per “Prologue of a new generation” ed e rimasto al comando delle immagini per “Ina ina” …

- Si, si, vedo bene chi è, abbiamo ‘na scheda…. ma ci allontaniamo del nostro soggetto, no?

- Scusate… hmm, hmm… Allora, io becco il video cosi per caso a l’insaputa del Intel… ‘Na roba girata a Dover, con una tipina di quale non si vede mai il viso.

- Bene, abbiamo già qualcosa anche se non è ufficiale… ci sono referenze…

- Da lì, chiedo in fretta una ricerca a l’Intel, che eravamo ancora ormeggiati, ma mi lasciano solo “Il nome di un EP “Soak the sun” e solo nomi dei membri… tipo: Simone: chitarra e voce, Andrea: seconda chitarra, Luciano: basso, Claude: batteria. Niente cognomi, gnent altro. Io ho provato in altri circuiti pero, ho ben poc: Credo che vengono quasi tutti dal punk, Astio in particolare, e fare shoegaze è un genere nuovo per loro. Il progetto parte da Simone chitarra/voce e Andrea, seconda chitarra. Primo pezzo realizzato “Biting dust” con i beat di una tastiera. Poi arriva Claude alla batteria e che registra l’EP s’occupa del mix e crea il Master. Niente dati di arrivo nella band per Luciano, il bassista. Hanno solo 4 concerti, 3 dei quali fatti insieme a i Mondaze, che sono di Faenza, anche loro fanno shoegaze… e poi e tutto, era tardi, me son addormentato, poi siamo partiti in immersione…

- È vero che c’è stato più preciso e dettagliato… Ma abbiamo già una pista no? La ringrazio sinceramente.  Jones! Cerchiamo un canale sul tubo e mentre saremo li cercheremo anche i Crinemia.

Passano un bel po’ di ore e poi finalmente…

- Segnale… nuova firma sonar, nel 245, rotta nel 300, distanza 22 miglia, velocita 009, profondità 090.

Non so che cosa hanno tutti ad andare via da noi, ma siamo ancora quasi nella sua scia. Rotta nel 280 avanti un quarto scendere a profondità 090. Scanner, spettrometro, doppler, decoder audio, cominciamo.

I primi dati dello spettrometro danno uno stile shoegaze, la voce, poco o totalmente non distinguibile, è affogata in nappe di riverberazione ed eco, a profondità insondabile. La voce e piuttosto utilizzata come un quinto strumento e si include nel vaporoso e il “planante” generale, perché è mixata alla stessa altezza degli altri elementi. Il contenuto del testo a poca importanza; potrebbe anche esser un disturbo al contemplativo dell’immensità spaziale generata dal muro sonoro delle chitarre e del basso. Le tracce godano di una lunghezza non radiofonica e si estendono a piacere intorno a 5 minuti. Varie atmosfere musicale sono descritte nell’arco del EP.

“Crevasse” e solo il pianto lungo della chitarra solista sul martellamento ossessivo dei tre altri strumenti. Batteria, basso e chitarra ritmica inchiodano la stessa nota come colpi di un macchinario industriale. Dura solo 1.20, di un’intensità poco comune, che conduce direttamente verso…

… “Snakeskin” che ci regala durante una corta introduzione le sonorità delle due chitarre dei Chameleons UK, periodo script of the bridge. Questa combinazione sonora si rifletta ancora sul ‘EP di Yatus. Una voce fantasma ricopre il tutto, a cavallo fra la realtà e aldilà, la presenza vocale e poco notevole al primo ascolto talmente e incorporata e fusa con le chitarre.

“Soak the sun” mi ricorda certe salite di accordi alla Deftones (Minerva/Battle axe, Deftones 2003) il tempo marcato dalla batteria e pesante e potente. La voce celeste sovrasta, in quota, la massa compatta degli strumenti a corde. Verso 2.45 partono tutti a suonare nella stanza accanto per tornare dopo una raffica di rullante a 3.01. Bel effetto.

Il suono limpido che apre “Liturgy” contrasta con le tessiture sonore incontrate fino qua nel EP. La traccia appare aerata e più leggera durante la sua introduzione. Presto, strati di chitarre tornano progressivamente a riempire lo spazio, fino a occultare completamente l’orizzonte. Queste sonorità incollano al magnifico video in bianco e nero girato a Dover. Una misteriosa ragazza al volto mai rivelato sembra prigioniera di un posto e guarda le vie di uscita: porto, strade, binari, senza potere utilizzarle e rimane incollata al posto dove appartiene. Colori invadono finalmente la fine del filmato come per illustrare il conforto di potere chiamare un luogo banale; casa.

Notiamo qui una progressione nell’allungamento graduale dei pezzi. Ottima scelta che porta senza fatica alla traccia la più lunga del EP a quasi 7 minuti. Prima composizione del gruppo “Biting dust” e un power lento che riprende alla sua chiusura lo stesso martellamento di “Crevasse”. La boucle est bouclée. Il cerchio si chiude. Right back to the start…

Trovo questo genere musicale perfetto per illustrare filmati misteriosi o cadute libere infinite, sogni di cotone o allucinazioni chimiche. Questo suono fa quasi parte di una “niche” il suo interesse viene anche dal fatto che non passa sulle radio moderne. Onestamente lo trovo difficilmente digestibile su lunghi album solo in audio, al meno di non appartenere alla mia generazione, quella che ha scoperto il twist dal vivo alla radio.

- Secondo? Facciamo un “Ivan il pazzo” e andiamo a verificare che siamo dal soli in zona prima di infilarsi sul tubo… Non vorrei ritrovarmi di fronte al nostro vascello ammiraglio preferito.

 

Capitolo 111

[…] seguito recensione Yatus

- Non credo che ci serve, Capitan… Dice Jones al sonar. Il vascello ammiraglio di Giusy Elle ci sta aspettando a l’entrata del tubo… Gira davanti…. Ostruisce la totalità dell’ingresso…

- Ah? Beh, cosi sappiamo che non possono manovrare NEL tubo…. Del resto, visto l’enormità del sottomarino non mi sorprende neanche troppo… ha provato contattarci?

- Lo sta facendo adesso, annuncia Jenkins davanti al telex, che sta srotolando carta perforata.

Mando quel ficcanasò di Jenkins davanti allo schermo dello spettrometro, anche se e spento, prima che s’incuriosisce troppo. E anche tempo di rifornimento. Il Wyznoscafo entra intero nella bocca beante del pantagruelico vascello ammiraglio. E una volta a l’interno l’acqua ne viene sufficientemente espulsa.

- Solo il personale di rifornimento esce: Carburante, viveri, parte di ricambio. Vado vedere l’Ammiraglio da solo. Annucio, dopo avere ripiegato il telex, per infilarlo nella tasca interna della mia giacca. Sono già pronto ad uscire dal boccaporto anteriore, l’ammiraglio appare sulla piattaforma con tutti suoi aiutanti di campo.

- Capitan Wyzno…. Che piacere rivederla!  Facciamo due passi, se vuole…

Il tono e cambiato, la sua corte e rimasta in piedi e raggruppati sulla piattaforma principale, ci avventuriamo sulla passarella che fa il giro completo dell’immenso bacino interiore. Oltre la ringhiera guardo il suo equipaggio aiutare il mio, a rifornire il Wyznoscafo.

- Questa volta devo dire che ho una lista di interviste per l’Electric Duo project, piena fino a dicembre e n’e arrivano altre, anche mentre parliamo. Sono un po’ impegnata, ho dei dossiers che si impilano… pero tu…. Vedo che sei in gamba ultimamente…

Mi afferra la guancia con due dita, come al solito, e ci dà un mezzo giro. La guardo… resto silenzioso… dopo un momentino di esitazione, lei riprende:

- I rumori sono confermati: gira un 4 Tracce dei Crinemia sul tubo. Non so perché lo rilasciano solo lì…. Lo so che è un Electric DUO e che sono di Trento ma… Ti va di fare un’inchiesta? Poi mi passi il rapporto che ci do un occhio e lo metto anche nel mio archivio…

- Certamente, Ammiraglio.

- Per aiutarti ti metterò in contatto con un agente dormente via la rete flash, nome di codice “Pondero” potrebbe essere utile, cioè, vedi tu… ti serve, non ti serve… decidi. Devo scampar dagli Sdang, Ok?

Il rifornimento si è concluso, come un pit-stop di formula uno, abbiamo concluso il giro della passarella, rendo l’Ammiraglio al suo staff, rinchiudo il boccaporto anteriore e in 10 minuti siamo sputati fuori dal mastodonte subacqueo, e Jones sta già dettagliando accuratamente l’interno del tubo…

- Segnale nel 045, rotta nel 150, profondità 090, velocita 010, distanza 30 miglia. Ci passeranno di dritta, accanto a noi, fra 3 ore… distanza minima 08 miglia, stipola Jones.

- Ferma propulsione, appoggiamoci sul fondo, tutta strumentazione in funzione, Capo Centrale hai qualcosa?

- Il gruppo e composto da Luca Togn alla voce e batteria, poi Lorenzo Angeli alla chitarra. Sono di Rovere della Luna, L’EP e stato registrato dal “Bepi” al “Old country studio” di Ravina. Hanno collaborato alla registrazione Marco Palombi degli “Humus”, “Daniel Nardon” che suona sia nei “Cannibali commestibili” che nei “Poor works” e Maurizio Togn dei “Cannibali Comestibili”. Il suono bello pieno della chitarra viene dall’uso di amplificatore da chitarra e quello da basso… Tutti e due insieme!! Abbiamo già un rapporto del concerto a l’Arsenale, con I Cannibali e hanno appena fatto un concerto con “Weeder Report” e le “Mosche di Myagi” al CG di Aldeno Il 18 scorso. L’EP è appena uscito in forma fisica, è già in assaggio sul tubo da n’pezzot’ e uscirà a breve per gli scaricatori on line… Questa informazione ci arriva da un certo “Pondero” … Mai sentito prima… Ecco che arrivano i dati dello spettrometro …

- “Pondero” e una… carta segreta… che abbiamo in manica… Cominciamo!

Il doppler conferma il suono speciale della chitarra e l’amplitudine del suono ricoprendo pienamente tutto lo spettro audio, dà a questa registrazione un tocco particolare, la voce grezza sottolinea incolla all’aspetto rock ruvido. Le partiture della batteria sono precise e rappresentano la carpenteria solida su quale si appoggia tutto. Non sarei sorpreso di vedere le performance dal vivo con la stessa precisione, anche se cantare e battere non è un esercizio per tutti.

Etica” e un rock leggermente pesante a cavallo sui riff di “Led zep” e il suono dei “Audioslave” con una spolveratina di Lenny Kravitz sui bordi… per dare un’idea. Comunque e un bel rock grintoso, non facciamo nella dentelle da queste parte. Chi calza le cuffie, potrà individuare la presenza discreta, ma caratteristica, di Marco Palombi nei backing vocals. Una firma apprezzata, una bella cauzione portata a questa registrazione. Il dosaggio del missaggio dei vocali e giustissimo al mio parere; abbastanza da sottolineare il testo, non troppo da individuare la forte caratteristica voce di Marco al primo colpo. Bisogna cercarlo…

La totalità del EP bagna in un’atmosfera “anni 70 riciclata genialmente”. Il ritmo ancora lento ma potente di “Pronto ad esplodere” si ricollega allo stile della prima canzone. L’atmosfera e Heavy. Stupendo break dopo il primo ritornello a 1.39, il canto riempie lo spazio con versi aerati, su riff di chitarre modo Audioslave. Nuova leggera presenza di Luca Togn nei cori, per raggiungere lo stesso effetto, stesso dosaggio nei backing vocals. Una costante su questo EP.

L’introduzione di “In debito col tempo” e un rock seduto su un beat più rapido… e sembra accogliere un basso. Ricadiamo su un altro beat heavy, per il testo nostalgico della caccia al tempo che hai alle spalle. Verso 3.10 il pezzo riparte per uno break strumentale un po’ più spettinato della media. Si può, di fatti, chiedere “datemi un'altra vita” lo faccio da un casino di tempo, senza successo pero. Il ritornello torna su questa richiesta prima di inchiodare il finale…

All’origine” rimane nello stile di queste 4 tracce; heavy blues con chitarre grezze di fonderia. E sempre questa voce rauca e grezza che spinge duro, insieme alle corde rabbiose, sul martellamento metodico della batteria. Un break prende posto dopo il secondo chorus, solo basso e batteria martellano in crescendo “Sei uguale a me, non ti nascondere” circondate da voci malsane che accentuano l’aspetto ansia del momento. 

L’Ammiraglio Elle si mangerà sicuramente le unghie dalla gelosia, per averci lasciato questa missione, proprio nello stile musicale che piace a lei. Scommetto che salterà addosso al duo, appena ne avrà l’occasione. Questo EP e la prima realizzazione del duo, arriverà sicuramente un album o un altro EP se questo qui funziona bene, entra nell’archivio dell’Ammiraglio Giusy Elle, e farà referenza.

-Segnale! interrompe Jones al Sonar; firma sonar in trattamento … Candiru… Doppio segnale! Un album e una raccolta nel 345, rotta nel 180, velocita 04 nodi, distanza 20 miglia, profondità 045… Nuovo segnale!!! firma sonar in trattamento… N.A.N.O. nel 080, rotta nel 201, velocita 08 nodi, distanza 08 miglia profondità 055.

Mi giro per guardare l’ago del profondimetro di rame e il suo ago indica 070.

- Rimaniamo fermi sul fondo, trattiamo il N.A.N.O. prima è più vicino, interferometro in funzione, non perdiamo Candiru d’occhio, eh Jones?

- Aye aye sir!