Capitolo 165

Il suono del campanello dell’entrata risuona nell’intera casa. Sono le 8.00 e indovino già chi potrebbe essere. Ne ho la confermazione recandomi verso l’ingresso principale: La sagoma di un ufficiale della base in uniforme, si distacca dietro il vetro smerigliato della porta… Viene a portare un ordine di missione. Apro. Sono in vestaglia e pantofole, lui saluta di un colpo di raschietta regolamentare, io borbotto come l’orso Bruno, prendo la busta sigillata e firmo sul blocco che mi tende. Lui mi augura una buona giornata, gira i tacchi e lo guardo allontanarsi oltre in cancello metallico della mia proprietà. Penso caffeina ed espressone formato piscina. Il primo sorso è più che gradevole, mi riporta alla vita. Devo ammettere che è stata le mie labbra inferiore a cedere e lasciare un po’ di caffe caldo scappare sul mio mento alla lettura dell’ordine: Siamo mandati in missione in larghissimo anticipo sulla prossima uscita dei Plebei e abbiamo già il calendario raccolto da l’Intel: 26 Aprile 2021 uscita audio digitale, 28 Aprile uscita anteprima del video, 30 Aprile singolo diffuso in radio, 28 Maggio uscita del disco fisico. Mi asciugo di un colpo di tovaglia e decido di partire al più presto.

Venti quattro ore dopo siamo già in caccia e Jones cerca il segnale organico, caratteristico di questo gruppo. Saranno sicuramente nel loro barcone di legno… un rilevamento particolarmente difficile da localizzare. Jones aggiunge un po’ più di lavoro nella nostra questa:

- Segnale nel 160, rotta nel 195, distanza 18 miglia, velocita 10 nodi, profondità 040, firma sonar After dark my Sweet. Uno schedato Massimiliano Santoni…

Mi sto chiedendo cosa fare, ed è sempre il consiglio giudizioso del Secondo a farmi prendere la buona decisione:

- Meglio se ci occupiamo di questo caso prima. Tanto, siamo diretti a Sud dove abbiamo beccato il segnale debole dei Plebei l’ultima volta, siamo sulla strada… e abbiamo tempo avanti.

- Buono! Rotta nel 190, velocita 12 nodi. Dai, Capo centrale, SU! Rette flash!

After dark my sweet… Solo il nome dell’entità musicale mi ringiovanisce di un colpo; K46, Horses, Mercury, sono fra le prime tracce ad entrare nell’archivio in 2013 e certi brani, come K 46 per esempio, sono ancora molto apprezzati oggi, qui, abbordo. Poi ci ricordiamo della collaborazione che ha generato “To You Mom” con Luca Lorenzi e di certe pubblicazioni come “On a Friday”, “We are Lions” o ancora “This armony” che sono album sofisticati, pieni di numerose composizioni lavorate, registrate bene e suonate accuratamente.

Il telex sta srotolando la materia prima del discorso del Capo centrale, lo guardo prepararsi prima di sfornare la sua presentazione, si avvicina:

- Allora, gran ritorno a galla di “Afterdark My sweet” nel genere “Ambient Glo fi electronic” e dopo un lungo silenzio dal 2012 interrotto sola da l’uscita di Landing still un single rilasciato l’11 aprile 2020. Sempre Massimiliano Santoni alla composizione e esecuzione dei pezzi, ma questa volta si aggiunge Caterina Nebl per la lettura e la scrittura di una poesia su musica, alla moda 11x2=22 che sono nostri due ammiragli Giusy Elle e Martina Tosi che suonano questo genere di poesia su musica. L’album è recentissimo uscito il 30 marzo 2021 su Bandcamp con una copertina in bianco e nero, ancora di Caterina Nebl. Il master del album è a cura di Gianni Peri. L’album è stato registrato a casa… Tutto li.

- Grazie Capo! Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio, cominciamo!

Le sei composizioni proposte qua si distaccano dalle tracce single rilasciate su Bandcamp qualche anni fa. Massimiliano si era interamente diretto, a l’epoca, verso suoni di tastiere, vari aggeggi elettronici e sintetizzatori, distaccandosi del suo strumento originale che era la chitarra come la suonava nel gruppo “Stone Martens”. Con la formazione “To you mom” le tastiere si prendono la parte del leone, anche se chitarre appariscono occasionalmente negli album e single nominati qui sopra. Con questo EP Massimiliano si riattacca seriamente verso la chitarra che domina largamente le sei tracce, lasciando l’elettronica essere l’appoggio e la struttura leggera e filigrana su di quale le corde si esprimono. Il loro suono è certe volte sfuso, etereo e vaporoso come per fondersi meglio ai suoni sintetici. L’atmosfera qui descritta è della stessa sostanza e offre una planata soffice, senza l’aggiunzione di nessuna percussione.

“Fragments Garden” lascia pervenire il pianto distante di una chitarra, molto progressivamente, sopra un rombo interferente, che permea tutto il sotto fondo. Ricordano le molle di una rullante che vibrano vicino a un amplificatore troppo forte. Altri rumori di sotto fondo appariscono progressivamente sul pianto ripetitivo della chitarra al punto di fare diventare le interferenze, il soggetto principale del brano. Questi rumori sono stati lasciati lì appositamente, sembrano prepararci alla limpidezza del secondo pezzo.

“Ascent” è un crescendo a solo due chitarre, una progressione, un arpeggio che segue una scala verso gli alti. Si precipita anche leggermente sul tempo prima di sboccare su uno spazio aperto a 2.20 dove si calma contemplativamente, come arrivato su una cima per apprezzare una vista.

“I see you” è l’unica traccia con una presenza vocale del album. Una chitarra monotona distilla lo stesso leitmotiv e cammina su un tappetto di tastiere. Il soggetto del testo può avere una moltitudine di interpretazioni. Io ci vedo la descrizione della società in quale viviamo oggi. Questo, secondo l’interpretazione di certi punti del testo: Il castello (simbolo dell’autorità) è una prigione; La sua architettura sono le sue regole, le sue leggi. “Queste regole sono difficili da distruggere” “Il castello è un labirinto, un grande meccanismo, da dentro non si riesce a vedere l’intera struttura” Piu segui questa idea, più il testo conferma l’idea iniziale. Tutto prende senso. Poi il titolo generale del album: “the Rift” cioè la spaccatura, la frattura che deve arrivare. Una frattura della società.

“Tide, life” zoppica penosamente su un gruppo di quattro colpi o quattro passi ripetuti quasi all’infinito ed è diretto verso il lungo cammino di suoi sette minuti. Il ritmo dei passi si sfuma verso 3.30 per lasciare corde percosse destrutturare il ritmo del passo regolare, con colpi anarchicamente assennati. Il suono del passo diventa distante e soffocato, per riprendere vigore molto progressivamente verso il quinto minuto. E concludere il brano sul suo stesso inizio.

“Lost ritual” scorre allungo un gruppo invariante di cinque note. Un canto surreale ricorda canti gregoriani rovesciati, che appariscono e spariscono allungo l’ampia ondulazione del loro volume.  Nappe di tastiere invadono il sotto fondo come canti ipnotizzanti di sirene. Il pezzo si schiarisce come una foschia che si strappa, per lasciare apparire un cielo sereno, lasciando dietro sé i suoni del “Lost ritual” in un breve finale.

“Forbidden shapes” prosegue con la scelta di affidare la funzione di percussioni alle corde e a sequenze. Il trio di note che accompagna tutto il pezzo è solo lì per affermare un ritmo.  Una chitarra leggera, al suono chiaro, sollevata del canto di uccelli, ci guida verso l’uscita di questo EP contemplativo e rilassante.

Basta arrivare lì con i bagagli giusti per trovare nelle ripetizioni i loops e le varie progressioni, il momento di conforto necessario a fermarsi un attimino per riflessione e introspezione. Questo album disponibile allo scarico tutto come il single precedente “Landing Still” che sembra prepararci già alla sostanza di questo EP con le sue sensazioni americane del 1969.

So che da adesso, devo affidare un dovere complesso a Jones e farli ritrovare la firma sonar dei Plebei, visto che ci avviciniamo al nostro quadrante di ricerca:

- Risalire a profondità periscopica ridurre a velocita 3 nodi.  Jones? Occhio eh?

- Aye aye sir!

Ci ripenso… troppo tardi…. Avrei dovuto dire: orecchia eh!

Capitolo 166

- Risalire a profondità periscopica ridurre a velocita 3 nodi.  Jones? Occhio, eh?

- Aye aye sir!

Ci ripenso troppo tardi…. Avrei dovuto dire: orecchia, eh! Visto che Jones è piuttosto acuto con le sonorità e che il suo impianto a 40 milioni di euro è capace di identificare, filtrare, amplificare e distillare il segnale di una mosca dal lato di un villaggio a l’altro. Poi, sul capitolo cuffie, mi sono arrangiato per procurarmi le stesse e devo dire che il mio impianto di casa ha una risposta fuori dal comune.

- Segnale nel 180, rotta nel 091, distanza 09 miglia, profondità 01, velocita 2 nodi… firma sonar I Plebei.

- Si muovono stavolta? Che strano… Secondo, periscopio e snorkel che ci ventiliamo un po’ mentre siamo un po’ lontani.

Allineo il cursore del visore con il marchio del 180 e vedo una vela aurica, alla moda antica. Sono ancora troppo distanti per identificare il barcone, ma son sicuro che ci si manovra con drizze di canapa, su gallocce di quercia. Solo da qua, mi immagino il cigolio dell’intera struttura. Ripiego il periscopio.

- Secondo, rotta nel 145, ci ripiega lo snorkel a 4 miglia dell’obiettivo, ci avvicina a una miglia e mezza dal rilevamento poi, rotta nel 091, su una strada parallela, stessa velocita. Capo centrale, quel che sento e la risposta del Intel?

- Un grosso dossier Capitan, ma ne vedo la fine.

Sono sicuro che staremo a divagare fra giochi di parole, assemblaggi di sensi, doppio significato, se non triplice, il solito labirinto guidato, che danno agli testi di Calogero Fu Focaluci altre dimensioni da esplorare, ci saranno bivi di semantica, sillabe distaccate e riassemblate. Un gioco nel gioco, un puzzle da assemblare, con pezzi che vanno a due posti alla volta.

- Allora l’Intel ha riquadrato le date giuste delle varie pubblicazioni; 26 aprile uscita DIGITALE su tutte piattaforme del singolo Gioiamara, 28 aprile uscita RADIO del singolo Gioiamara, 30 aprile uscita VIDEO del singolo Gioiamara, 28 maggio uscita ALBUM in CD e tutte piattaforme Digitale. L’album si chiama “Semisterili” e l’Intel ha aggiunto una pre-analisi del disco. Leggero cambio di line up, niente cambio di strumenti: “Scrimezio Genesio De Tibia II” agli cilindri a percossa, poi ritroviamo “Zibbonio Berretti” al vibrafono a soffietto, “Cateno Erbolini” al esacorde solitaria e da passeggio, “Profezio Petris” al tretravicorde, poi l’ossidatissimo “Calogero fu Focaluci” al verbafono a palla e occasionalmente all’esacorde solitaria.  Nel 2016 entrano a far parte dell’etichetta (R)esisto di Ferrara…

- Fermo… Non ci sarebbe Nic Gong su la stessa etichetta? 

- Credo di sì, ma devo verificare… interamente registrato e mixato presso il “Natural Headquarter Studio” di Ferrara da Michele Guberti e Manuele Fusaroli per l’etichetta “ALKA RECORD LABEL” di Massimiliano Lambertini.… Le grafiche dell’EP sono state affidate ad Andrea Oberosler come Art Director per il brano l’Israelita e poi in collaborazione con Giulia Tarter, Lorenzo Bonalda, Stefania Barozzie, Veronica Rigotti per la creazione delle illustrazioni dei vari singoli. Vuole un estratto della pre-analisi del disco da l’Intel?

- Spari, capo, spari…

- Il titolo è formato da una sola parola composta da due termini: “Semi” e “Sterili”. Il primo termine ha due significati: “Semenza” e “Per metà”. Nel primo significato, “Semisterili” indica dei semi che non daranno frutto, una semenza che, sparsa nei campi, non attecchisce affatto. È questo che la musica plebea sembra fare: Seminare una serie di messaggi, sterili all’apparenza, che non sembrano essere recepiti nell’essenza; semi dormienti, per campi dormienti, in una stagione dormiente e sfavorevole (cultura). Il secondo significato evolve, completa e conclude il primo; implica cioè un cambiamento di stato già presente in potenza. I semi sterili si rivelano così semi-sterili, sterili solo per metà, vale a dire che cominceranno a dare frutto solo quando i campi saranno pronti ad accoglierli ed accudirli, ma affinché ciò accada, anche la stagione dovrà essere favorevole.

- Ho capi! Con la loro musica buttano via semi, come dei messaggi, nei campi dormienti dell’umanità e magari quando la massa si tirerà la faccia fuori dal cellulare diranno “Aaaah ecco…” perché è ovvio che sullo schermo del cellulare non cresce niente.

- Beh, si in somma… i semi delle idee devono anche aspettar le condizioni giuste per germogliare.

- Snorkel ripiegato Capitan. Rende conto il secondo.

- Grazie secondo! Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio, Cominciamo!

I primi dati sembrano rivelarci quello a quale dobbiamo aspettarci, tutto sembra genuino, ci si sente la fibra organica da cima a fondo. Un solo brano non sembra quadrare con il resto. Lo scanner ci aiuterà su questo caso quando sarà il momento e dobbiamo prendere questo EP passo a passo e focalizzarci sul contenuto dei testi. Il destino di questo EP è anche di pubblicare tutte le canzoni sotto il formato single, lasciando artisti esterni esprimersi, sia nell’illustrazione della copertina, che col sostegno del Video.

“Gioamara” apre la raccolta di brani. Ricordiamo che siamo in largo anticipo su questo rilevamento e che l’ordine delle canzoni non è ancora definitivo. Per noi, l’album si offre alla nostra strumentazione in ordine alfabetico. Jazz doveva essere e Jazz è… dal snap di ditta al zighidi zighidi su piatto Ride, lo stile è definito, scorre sul fruscio di un vinile e il suono di un basso, che segue una partitura academica. La ricerca della luce della gioia, di mezzo a un tempo grigio, piovoso e sicuramente freddo, sembra essere l’obiettivo del nostro protagonista, che mette tutte le carte dalla sua parte per essere piacevole allo sguardo e accogliente di aspetto, nonostante ha il morale giù in cantina. C’è anche l’illusione dell’evoluzione sempre positiva, una ricerca del futuro migliore. Rimane un’illusione; Ludwig Boltzmann c’è l’aveva detto: “Andra tutto peggiorando” Notevole stacco al secondo minuto, in quale la canzone descrive la festa sotto forma di un Walzer, su qualche misura, prima di cantare il blues.

Ci sono battute pesanti, martellate sentite e un retro gusto orientale nelle prime misure di “L’israelita” Poco importa, Zibbonio metamorfosa la sua fisarmonica in flauto e promette di portare via, dietro di sé, sia i topi del vostro villaggio, che la vostra discendenza. Il ritmo si accelera e si completa di battute di mani ispanizzante. La spensieratezza della musica gioiosa e allegra contrasta seriamente con il contenuto “complottista” o “di dominio mondiale” del testo che prende radici nel libro della genesi. Sono citati, in fatti, Yahweh come dio, Giaccobe ed il suo fratello gemello; Esau. Quello che Albert Einstein descriveva come onorabile ma primitive leggende. Ma la nostra posizione a disinteressarsi, quasi automaticamente, come tutti noi abbordo, ci trasforma in dormienti. La parola mi ricollega al concetto stesso del EP: “per coloro che ignorano involontariamente i veri meccanismi che stanno alla base del cosiddetto “controllo globale occulto”. Solo la conoscenza e lo sviluppo del senso critico sono in grado di risvegliare le coscienze, tuttavia chi dorme profondamente non vuole certo essere brutalmente svegliato. Per questo motivo la canzone, come un seme mezzo pieno per i contenuti, e mezzo vuoto per l’ironia e la spensieratezza musicale, può essere impiantata in qualsiasi terreno, attecchendo solo dove la terra è pronta a farlo germogliare. Siamo semi, non rimaniamo sterili.

Un stupendo basso che pompa e una batteria martellante sono la locomotiva di “Per che”. E quando dico che il basso pompa… pompa veramente.  Ancora una musica energeticamente allegra ed invitante per un testo profondo: nasciamo per ultimamente esperimentare la morte. E farlo coscientemente questa volta, perché la nascita nessuno e veramente cosciente per esperimentarla. Ci si canta in dialetto Napoletano “Nasciamo per morire, ci alziamo per cadere”. I plebei descrivono lì un ritorno alla terra. Il nostro ritorno alla terra potrebbe essere più utile, ecologicamente. Neil de Grasse Tyson ha chiesto di essere macchinato a pezzettini e sparso fra campi e boschi, per fauna e flora a festeggiare su di lui, come lui a festeggiato sulla fauna e la flora quando fu vivo. Vorrei fare lo stesso, perché sì, che questo è un cerchio di vita.

C’è una canzone aliena di mezzo a questo EP, un pezzo costruito in modo molto diverso, usciamo del blues, del Jazz e del folk per avventurarsi verso qualcosa di più progressista, di più pop anche… “Tediosa atarassia” propone il suo titolo ermetico. Felicemente posso consultare gli appunti dell’Intel; “L’atarassia è un termine filosofico che indica la pace dell’animo quando è libero dalle passioni, uno stato di beatitudine statico. Questo stato d’animo però è fastidioso e pesante, soprattutto quando ci si sente costretti a sperimentarlo e donare agli altri.” Basta guardare una piattaforma in stazione ed assomigliare ad un alieno, di mezzo a zombies, con la faccia nel cellulare. L’alieno non potrà essere notato, al meno di essere sugli schermi. Vedete, i semi che i plebei seminano, sono buttati nei campi, bisogna aspettare che il terreno diventa fertile.

Ritorno alla norma per “Ubuntu” un'etica o un'ideologia dell'Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone. È un'espressione in lingua bantu che indica "benevolenza verso il prossimo". È una regola di vita, basata sulla compassione ed il rispetto dell'altro. La trama è allegra e festiva, il ritmo ballante, le parole piene di gioia e di speranza: “Cammina per le strade, aleggia nella mente, prolifera nei sogni, i sogni della gente”. Testo gioioso ma utopico,quanto si confronta alla tristezza e l’orrore della vita reale: Il sogno si fermo in Ruanda qualche anni fa per pulizie etniche alla maschetta, credo sia anche in affrica sub sahariana. Sono perso e in stato di choc: cosa fare per passare dalla teoria alla pratica. Carl Sagan insisteva su l’equilibrio tra i due lati di un’equazione per potere incidere un “uguale” di mezzo. C’è strada da fare, ancora, abbiamo sempre un lato dell’equazione che sbanda.

I plebei chiudono la collezione di single qui. Nottiamo una coesione più forte fra gli strumenti. E una scrittura plurale in quale ogni uno può brillare: Una chitarra bella presente e virtuosa, un basso più preciso che mai, un batterista avventurato un po’ più che dal solito verso percussioni varie e una fisarmonica onnipresente sul fronte del palco.

Non riesco a credere che durante questo rapporto di missione ho trovato il modo di citare Ludwig Boltzmann, Albert Einstein, Neil de Grasse Tyson e Carl Sagan. Credo sia tempo di tuffarsi nelle profondità…

Capitolo 167

 

A queste profondità l’atmosfera del bordo sembra più posata. Come se la pressione esterna aggiungesse un livello di ignoto o di pericolo a tutte le azioni o manovre effettuate. Ricordiamoci… Non apparteniamo qui… Qui, un problema diventa velocemente un dramma.

- Segnale! nel 230, rotta nel 180, velocita 05 nodi, distanza 37 miglia, profondità 120. Firma sonar in trattamento.

Mi giro verso il mio indicatore di profondità, quello alla moda vecchia, in rame, che indica 180. Tanto siamo in propulsione silenziosa, ma bisogna trattare questi nuovi segnali con cautela. Niente contatto possibile con l’Intel, siamo troppo profondi. Qui, solo lo spettrometro e lo scanner possono parlarci chiaro.

- Avanti due quarti, rotta nel 210, scanner, doppler, spettrometro in funzione. Capo centrale, mi tratta i dati mentre ci avviciniamo.

Il centrale si trasforma in un’entità studiosa e concentrata, tutti dati che arrivano sono studiati accuratamente. Il capo centrale si avvicina:

- Nuovo gruppo, Capitan… Claudio Bonavida Trio con Claudio Bonavida alla chitarra e voce, Luca Mapelli alla batteria e Nicola Cattoi al basso. Due schedati sul rilevamento Beatriz Oliviera-Prada ai cori e Nick Petricci per la produzione di un brano.

- Hmm… Zona Riva quindi…. Che strano…

- C’è anche l’aggiunzione di Daniele di Corrado alle tastiere e un certo Ado non schedato agli cori. Daniele inizia a suonare per strada a Berlino nel 2014 e praticando riesce a trovare serate in pubs e ristoranti. 2017 Di ritorno in Italia studia più accuratamente lo strumento. Attualmente frequenta il secondo anno del triennio professionale di Musica al Centro Didattico Musica Teatro Danza di Rovereto. Ci si incontra per strada a suonare con una loop station. E forma il trio dal 2019, la registrazione del 2020 è fatta in casa con le difficolta del confinamento.

- Ok, avviciniamoci un po’… Decoder audio!

I primi ascolti definiscono una raccolta artigianale di brani cantati sia in inglese che in italiano, ci si nottano certe melodie di canto interessanti, partiture di tastiere giudiziose, ma anche porte aperte sfondate a colpi di piedi, e sbandatine aspettate, per una registrazione di cantina. Guardiamo invece qualche semi sparsi sull’arco dell’album e il loro potenziale a germogliare per future composizioni. Al naso in su, vedo qua composizioni che hanno parecchi anni, orchestrate durante prove recenti, e composizioni più attuali molto più lavorate. Scommetto anche, che la formazione cerca ancora la sua geometria e che non potrà decentemente rimanere sotto forma di trio.

“Whatever” è un pop rock classico con una melodia di canto nel suo ritornello che rimane il punto alto della canzone. Il brano cerca di raggiungere un livello di energia che la registrazione non può sfortunatamente tradurre del tutto.

“Cloudy weather” si spettina da solo nei suoi salti di umore tradotti dall’intensità non giustificata della voce. La chitarra classica che porta la canzone, si fa scortare da un’armonica, che li dà un aspetto country western. Facciamo nottare che “cloudy” si pronuncia esattamente come Claudio. Questa sembra essere una composizione abbastanza recente.

Claudio infila il suo giubbotto di cuoio e suoi occhiali da sole a specchio su “Narrow view” una traccia orientata verso un rock nervoso e grintoso. La voce sembra più spinta, per raggiungere la consueta grinta, necessaria a questo stile.  Il basso diventa avventuroso ed esce del suo ripostiglio per far maglia al primo piano. Rassicuratevi. Niente colpi di piede negli amplificatori e tutte le chitarre utilizzate nella registrazione sono uscite senza un graffio. A casa Bonavida ci si rispetta il materiale.

“Walk with friends” è la prima canzone mista del album. Versi in italiano e ritornelli, una frase sola, in inglese. La canzone è più orchestrata con una doppia partitura di chitarra e dei cori, sicuramente di Ado e Beatriz che danno un po’ di profondità al ritornello. La canzone è un pop classico rialzato da un assolo di chitarra propulsato in orbita terrestre bassa da un “Yeah!” sentito.

“Equilibri” sembra essere la traccia che manca un po’ di equilibrio appunto. Ha un gusto di canzone italiana anni 70 e sembra passata di moda, incluso il suo assolo di chitarra troppo invadente.

Ritorniamo a masticare un po’ di inglese su “Different shape of mind” pezzo un po’ più ballante con un bel basso metodico e solido come intelaiatura del brano. Il canto è quantificato a scatti nei versi e più fluido nei ritornelli. La canzone è strutturata bene, la voce raddoppiata nel ponte musicale e i ritornelli solleva l’insieme. Questo è un brano che respira un bel po’ di maturità.

“Amazzonia” è prodotta da Nick Petricci e si presenta con una struttura diversa, è vestita diversamente.  Sembra che siano percussioni programmate a dare ritmo alla canzone. Il pezzo è una canzone a tema ambientale. Una specie di informazione a quale 90% di noi è disarmato, addestrati a rispondere “cosa ci vuoi fare” … Abbiamo raggiunto quello che in inglese si chiama “tipping point”; o punto di non ritorno: 2021 l’Amazonia produce più CO2 che n’e assorbe. Cosa facciamo? Rinunciare alle nostre facilita? No eh!

Ma ditemi, sto sognando o sono tre canzoni che hanno un’amplitudine leggermente diversa di quelle a l’inizio della galletta? Perché su questa, le tastiere, le percussioni tipo bongo e cori distaccati sottolineano più che bene la canzone “Nuovi orizzonti”. Ma… stiamo iniziando a impadronirsi delle orchestrazioni e arrangiamenti per dare rilievo a un brano????  Il mio pezzo preferito sull’album.

Ritorno a l’inglese su “Don’t be shy” su delle belle tastiere che si disperdono nel eco, dopo interventi come questi, stanno diventando un ingrediente indispensabile. Notevole punteggiamento delle tastiere nel ponte musicale reintrodotto bene dalla batteria di Luca Mapelli, sempre al suo posto, puntuale e dosata, come su tutto l’album del resto.

“Infinito” conclude l’album. Rimango perplesso nell’uso dell’inglese in questa traccia perché il ritorno dell’italiano all’inizio della canzone è stato accolto gradevolmente. Il ritornello diventa quasi alieno su questo tempo medio. Questo è il mio punto di vista personale: l’uso della madre lingua sulla totalità del brano avrebbe lasciato una nota più gradevole per la conclusione dell’album. La melodia del canto e piacevole sul ritornello ma l’integrazione a l’entità della canzone, non mi convince più di tanto.

Non gettiamo pietre a questo primo lancio a forma di demo. Penso che tutti musicisti presenti sanno a quale livello sono e che una giusta quantità di prove e lavoro porterà aggiustamenti benefici a l’insieme. Passato un anno o due guarderanno questa registrazione con un sorriso consapevole. Il centro didattico musica teatro danza di Rovereto rilascia raramente gente con due mani sinistre. Notiamo che la presenza delle tastiere su certe tracce, con suoni più che interessanti e interventi dosati e precisi, sollevano veramente meglio una canzone che, per esempio, un’armonica. Un pensiero verso la loro inclusione totale nel gruppo, non sarebbe un errore. Comporre canzoni con l’influenza e la co-scrittura di altri membri della formazione, aera sicuramente il tono generale delle canzoni. Inclusioni e concessioni sono da considerare. La madre lingua è data a gruppi locali per conquistare musicalmente, per primo, il tuo vicino di casa, prima di sognare a fare vendite a l’estero.

Da lì, mi sento di tornare vicino alla superficie storia di tornare in contatto con L’Intel, via la rete flash, casomai ci sono notizie interessanti.

- Avanti 05, profondità periscopica. Secondo una volta in superficie, ci ventila il bordo allo snorkel mi ritiro in camera.

- Aye aye, sir!

Capitolo 168

Mi stavo aspettando a quello che stava per succedere: Appena più vicino alla superficie eravamo alla portata dei messaggi del Intel. L’interfono della mia cabina interrompe il mio momento di relax. E il Secondo:

- Ci mandano in caccia su un’uscita recente, Capitan. Strumentale …

- Arrivo subito.

L’ordine di missione ci dà un quadrante abbastanza preciso per andare ad annusare i fondi con la nostra strumentazione. Conosciamo la firma sonar perché c’è l’abbiamo in banca dati. Al capitolo 98, le nostre avventure subacquee, ci avevano portati verso “Brevi isolati rovesci a carattere temporalesco” un album al gusto di birra per intenditori, di quelli che si tengono il tappo per la collezione o come ricordo: “di quella n’e ho bevuto due.” Ma Jones interrompe la mia salivazione, al pensiero del doppio malto.

- Segnale, Capitan! credo che son loro, pero la firma sonar ha qualcosa di diverso, non quadra.

- Azimut e distanza?

- Nel 061, 24 miglia, profondità 025.

- Rotta nel 060, Strumentazione in funzione mentre ci avviciniamo, avanti 3 quarti. Capo, c’è un dossier completo? Credo che il telex stava masticando mentre son tornato in centrale. No?

- Esatto, son già pronto… Allora è uscito il primo di aprile 2021 "Soundtrack for imaginary Stories", una raccolta di 18 brani composti, suonati, registrati e masterizzati da Maurizio Facenda, degli "OrcoMondo". Scritto e registrato tra il 2009 ed il 2021, Mixato e Masterizzato da Maurizio Facenda, al CantinOne Studio a marzo 2021. L'album racchiude gli strumentali composti negli ultimi 13 anni per musicare alcuni video e documenta il percorso parallelo alla produzione rock più nota, alle prese con la sperimentazione più concettuale ed elettronica. L'artwork e la copertina dell'album è un’opera dell'Artista Angelo Demitri Morandini, con il quale Maurizio Facenda sta collaborando in questi mesi musicando una video installazione che sarà presentata alla Galleria Contempo di Pergine in una mostra programmata per il 10 giugno 2021. L'album sarà disponibile sulle principali piattaforme di distribuzione e streaming musicale. In occasione della mostra verrà stampata un’unica copia in vinile dell'album che verrà messa all'asta; parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Eccoci davanti a una raccolta di musiche composte appositamente per illustrare dei filmati, e qualche video. La disciplina richiede un’immersione nel senso dell’immagine, della collaborazione con il realizzatore per poi trascrivere le sensazioni proprie in suoni. Il viaggio nella disciplina scorre su l’arco di oltre un decennio, include l’acquisto progressivo di aggeggi digitali o analogici e l’apprendimento dei collegamenti necessari al loro funzionamento. La voglia di fare spinse all’isolamento nello studio per lunghe ore, prima di pubblicare il risultato: 5 Jingles, tracce corte, utilizzate come introduzioni o conclusioni ad un episodio e 14 colonne sonore destinate ad essere integrate alle immagini.

“Jingle No1” potrebbe essere il generico di un bollettino di informazione regionale. Con la sua sequenza che sparisce nel eco dopo la sua corte esistenza.

“The chase”, essendo tradotto come inseguimento ad alta velocita, è il pezzo il più vicino alla tendenza “Orcomondo”. Si appoggia su un ritmo programmato, e un basso che simbolizza il suono del motore, le chitarre sono una base regolare che danno l’aspetto virile dell’esercizio, lasciando come soggetto principale il lungo lamento delle tastiere che dipinge la velocita. Finale prevedibile; Starky e Hutch arrestano il fuggitivo…

“Sunset on little Lacy beach” è il più “Pink floydesco” brano del album. Questo lento etereo ricorda le planate psichedeliche degli anni 70 sul pianto lungo della famosa Stratocaster (1.26). Tastiere al suono “Strawberry field forever” scortano la traccia verso il suo finale.

Cartoni animati per i più piccoli! Andiamo a guardare le avventure delle paperine nel pollaio della fattoria di nonno Arrigo. Questo era il “Jingle numero 3”. Iha iha ho!

“Casuality Mass” sembra dipingere le atmosfere le più scure di questo opus. Uno striscio continuo di suoni di violini descrive un suspens alla Hitchcock, mentre violoncelli, più solenni, punteggiano gruppi di due note, per piombare l’ambiente sopra un ritmo cardiaco, sordo, basso e distante. Il cielo è basso e ci sembra camminare piano, di mezzo alle conseguenze di una catastrofe. Solo la fine del pezzo rivela la presenza filigrana di una sequenza, che cresceva, molto progressivamente in volume, dal 50 esimo secondo.

Arriviamo a “Code (3, 3, 6)” D’ora in poi possiamo liberamente accedere al condominio di Fam Facenda da subdolo rappresentante in aspira polvere: Il codice è 3, 3, 6… L’esercizio di stile presentato qui è una sequenza che ondeggia fra suono limpido e sonorità stordita, su ritmo anarchico di hand clapping e gran casa.

L’album è stato mescolato bene perché appare il “Jingle numero due” un suono di timpani programmato scorta un gruppo di tre note di sintetizzatore…

“7+7” subisce tutta una serie di progressioni interessanti. Parte da una base sintetica di suoni tubolari sfusi, che svagano dal canale destra a quello sinistra, per progressivamente accogliere campionamenti di voce, chitarre, poi percussioni ed in fine organo, su un ritmo agli accenti tropicali.

“Plastica” riprende accenti Rock per lasciare apparire brevemente una voce che sussurra un testo incomprensibile, presenza umana isolata di mezzo a chitarre ripetitive, sequenze ondeggianti e un basso intensamente presente.

“Data’s rain” rappresenta il lamento distante di una chitarra sulla superficie ritmata, ma aspra e angolosa di rumori sintetici.

“Jingle numero 5” arriva come un cane in un gioco di birilli. O piuttosto come una collana di paperine che seguono mamma per andare a barbottare nel laghetto della fattoria. Iha iha HO!

“Free monkeys” è una delle due tracce le più lunghe del album e prende il suo tempo per svilupparsi. Si appoggia inizialmente su un basso saturato e ripetitivo che impone la sua presenza di mezzo a un dialogo isterico di chitarre. Delle scimmie, fatte alla bocca, sembrano manifestare la loro approvazione. Si deve aspettare il terzo minuto per vedere le chitarre decollare e arpeggiare verso il finale, che riprende l’ossatura dell’introduzione.

Dalla lettura dei dati dello spettrometro “Streets (far from home)” mi risulta essere un loop di chitarre registrate poi assemblate sopra un basso costante che sgranocchia quattro note alla battuta. L’atmosfera descritta mi sembra oltre atlantica.

La logica e l’aritmetica ci portano il “Jingle numero quattro”. E adesso su Orco-Tivu le previsioni meteorologiche dell’aeronautica militare.

“The night before the battle” tradotto come la notte prima della battaglia e rappresentata da due chitarre elettriche che descrivono i preparativi, l’auto motivazione, lo sferragliamento, e la tensione dei novelli che si chiedono se questa notte sarà l’ultima.

“The nurse army” o l’esercito delle infermiere sembra illustrare il logico seguito della traccia precedente. I primi secondi su sottofondo di battito cardiaco, descrive lo stato di shock dopo una ferita e l’intervento coraggioso delle infermiere mentre proiettili sfrecciano lassù, in alto. Un fischio alla Morricone, percussioni metalliche e una chitarra folk, completano il quadro.

“End title” si posiziona logicamente come generico finale, è un bel lento calmo e contemplativo sollevato dal suono cristallino di un Glockenspiel che si espande nella riverberazione. Si sfuma senza troppo variare né di tema né di intensità, come per dare la buona notte.

Non spegnere ancora! c’è una traccia fantasma nel download digitale!  E un concertino di interferenze su un ritmo techno dance per zoveni.

Uno solo e unico esemplare e stato inciso su una Dubplate, un disco di vinile vergine su di quale una costosissima macchina incide il solco della musica rendendo l’oggetto unico. Questo disco sarà venduto a l’asta per beneficenza.  Jones come al solito ci fornisce altri motivi di nuotare nella freschezza oceanica:

- Segnale! Nel 340, rotta nel 270, distanza 19 miglia, velocita 3 nodi, profondità 015… nuova firma sonar in trattamento…

Capitolo 169

Jones, come al solito, ci fornisce altri motivi di nuotare nella freschezza oceanica:

- Segnale! Nel 340, rotta nel 270, distanza 19 miglia, velocita 03 nodi, profondità 015… nuova firma sonar in trattamento…

- Beh, al meno torniamo vicino alla superficie, rotta nel 300, avanti 1 quarto, profondità 015. Capo? fammi una richiesta di dossier sulla rete flash… Jones, firma sonar?

- Sta finendo di trattare… Mauro Ferrarese, firma sonar in banca dati.

Siamo in cammino per riavvicinarci del rilevamento e mi sto aspettando a sentire il telex della rete flash imbrattare carta. Il capo centrale si precipita verso la cesta di carta perforata per distillarne il contenuto pero, questa volta, c’è un foglio solo.

- Quel tizio non è sugli social, annuncia il capo centrale, abbiamo ben poco sul suo percorso. Solo due album disponibili su Bandcamp: Wounds, Wine & Words è stato registrato a casa, in un giorno, il 18 febbraio 2010 da Mauro Lazzaretto. Partecipano Aronne Dell'oro agli cori e Diego Potron al Weissenborn e un certo R.W. Serenaders che fa dei cori su “Santo Cielo”. Poi il recente “Still Walkin'” nostro rilevamento ancora registrato in cantina, tra gennaio e Febbraio 2021. Paolo Palmieri and Sebastiano Lillo si sono occupato del missaggio e del master al Trulletto Records Studio (Puglia). Non ho gnent altro…

- Che cos’è sto Weissenborn?

- Allora questo c’è pero, è un modello di “lap steel guitar” fatta in California dal 1920 da Hermann Weissenborn che ha la particolarità di avere la cassa di risonanza dello strumento che va fino sotto al manico della chitarra, fino al capo tasto, stabilizza lo strumento molto meglio sulla gamba e dà questo suono molto più ampio, dovuto al volume di risonanza molto più importante.

- Ah beh! Non la sapevo questa. Dai! Sorvoliamo il primo album prima di attaccarci alla nuova uscita.

Mi sa che siamo di fronte a un lupo solitario, un esploratore di spazi aperti, che parte a l’avventura con la chitarra sulla spalla. Mi ricorda un personaggio incontrato casualmente qui a Lincoln nel 2008. A l’epoca in quale Il pub “The Jolly brewer” proponeva le serate Microfono aperto per tutti musicisti in erba della regione. Io ovviamente sbarcato di fresco, ero venuto a sentire il set di Korin Tomqueen di Thorn Cult records incontrato qualche settimane prima e che mi portava i CD del suo catalogo. La serata era presentata da Bob Cairns, un blues man, con la sua chitarra 5 corde e per scaldarsi prima di cominciare, seduto accanto a Korin e me, aveva rilasciato un pezzo di chitarra allucinante, punteggiato di armoniche precise e postate li, alla velocita del suono. Il tizio era in condizioni fisiche pessime, sotto medicazioni pesanti, ma suonava la sua chitarra più velocemente della sua ombra. Mauro sembra fatto dello stesso legno, s’ingenua di condire di vari stili e variazioni le sue creazioni. Gioca con poco; chitarra e varianti nelle mani, ritmo al piede e voce. Basta. Le due registrazioni sono tutte in un inglese perfettamente chiaro e intelligibile. Una rarità.

Di “Wounds, wines and words” il primo album, rimane in testa la prima canzone “Front door Blues” che ha per qualità di avere una partitura di chitarra lavorata e suonata con maestria. Ci si aggiunge sopra una voce composta di rocce e ghiaia che scende da un torrente in piena. Dal punto di vista del testo il soggetto di tutte le canzoni, sono i soliti classici del blues perché se va tutto bene non interessa nessuno. Tutto questo album del 2010 è buonissimo e sospetto che la pubblicazione dei due album durante inizio 2021 nasconde una discografia molto più ampia ma non ancora disponibile su bandcamp. Mi sto chiedendo cos’è veramente successo fra 2010 e 2021…

- Capo? Mi faccia una richiesta più approfondita sulla discografia, vorrei essere sicuro…

- Aye, aye sir!

“All I can do” inizia con il suono metallico di un dobro o un resonator, queste chitarre con cassa di risonanza tutta metallica o con solo un disco metallico incastrato nel legno, come sulla copertina di “Brothers in arms” di Dire straits. Dopo una consistente introduzione l’immagine di un asino camminando al passo, sotto il sole implacabile, su un terreno arrido, viene in mente. La voce rocciosa descrive la mente del viaggiatore: “There is a song for every mile of the way”. Il secondo verso e accompagnato da un ritmo fatto al piede. Siamo già nel tema dell’album: il viaggio, la strada, il percorso della vita, il bene fatto, il male ricevuto, gli sbagli e rimorsi, portano tutti a oggi e qua.

“Let me walk” come il resto dell’album è fatto di una serie di prese fatte, in quale ci si seleziona la migliore, senza tagli ne rilavorazioni di nessuno tipo. Magari l’aggiunzione di percussioni mezza luna qua e là sull’album. Il tempo è leggermente più lento, il suono della chitarra sempre metallico, e la voce richiede un po’ di compagnia allungo il camino. I versi sono separati da più larghe spiagge strumentali.

Sembra una 12 corde e bottle neck a colorire “Everybody ought to treat a stranger right”. Appare un tamburino mezzaluna per alzare la seconda parte della canzone. Appariscono per la prima volta rumorini a consonanza legnosa. E il “bottle neck” infilato sopra il mignolo che colpisce accidentalmente il manico della chitarra. La loro presenza da un aspetto “senza filtro” alla registrazione. La canzone traduce sicuramente il contrasto fra l’accoglienza che Mauro ha sicuramente ricevuto da viaggiatore, durante chilometri a mangiare polvere e le ondate di migranti sbarcati dal mediterraneo recentemente. Le idee e i principi di questo blues sono lodevoli ovviamente, ma stranamente, il contrasto con la realtà del terreno diverge leggermente.

Passiamo a una chitarra folk più classica e una voce più scalfita, su “I got it” un brano a l’atmosfera più gioiosa a l’eccezione delle parole “If this blues won’t leave me my body ‘s gonna break” Lo stato del morale deperisce e Mauro chiama il dottore che li risponde “Blues is all you’ve got”. Si…  “I got it” si referisce al blues e alla malinconia che il sior Ferrarese si trascina di dietro.

“Trouble bound” cammina su un ritmo calpestato con decisione. La chitarra fa maglia alla fine di ogni frase per ricamare la progressione della canzone di interventi o sincopati, o rapidi, o fatti di scatti vari, o crescendo. “I ear a young soul singing all over town” o ancora “Something is wrong on our path someone don’t know how to smile”. Vero… Sorridere… non ci sono scuole per questo.

Ritorno dei rumori di bottle neck sul manico della chitarra. C’è una risonanza di 12 corde su “Come to my garden” un invito ad apprezzare un po’ di pace e di contemplazione e eventualmente passare la notte, mettiamo che fa l’invito solo a gentile signore. Magari se sono paziente trierà fuori una o due chitarre…

“See Y’all” e suoi suoni metallici, riprende la strada “Sono andato troppo lontano, non posso girarmi adesso, vado di citta in citta” a far buskin’ che è suonare per strada per qualche spiccioli. La voce e assettata ma il ritmo sostenuto si calca su l’andamento del vagabondo, che va a buon passo.

Ritmo Jazzy per la canzone “Another one” con la voce la più rauca e scalfita di tutti due album; quasi un Tom Waits che esce di raffreddore. Sembra che siamo passati su una chitarra classica, senza rumori di percussioni. La chitarra e monotona, campata nel suo giro di accordi, posizionando la voce e la sua melodia in evidenza.

La chitarra a 12 corde torna su “Is anybody out there” per una partitura che ondeggia in intensità e in volume. Piu calma sui versi e intensa negli spazzi liberi. Mauro è uno strumentista esperimentato e lo dimostra pienamente su questo brano. Il finale della canzone testimonia dell’incredibile “sustain” o risonanza dello strumento su l’ultimo accordo.                

“Still walking” no dichiara alto e forte “Cammino ancora” per significare sono ancora vivo, ma sono ancora in cammino, cioè, in cerca del mio Graal o di qualsiasi grande obbiettivo. Una signora magari, un ideale, chi sa. Non l’ha ancora trovato ed ancora in cerca. Come diceva Bono degli U2 “I still haven’t found what I’m looking for”

Mauro a saputo, su l’arco del album, scegliere gli strumenti adatti a l’atmosfera che corrisponde al clima del testo, creando un rilievo necessario per variare il contenuto dell’album suonato unicamente con piedi, mani e voce, di una sola persona.

Sarà il telex della rete Flash a darci in extremis la risposta sulla discografia completa di Mauro Ferrarese. Il capo centrale mette suoi appunti in ordine e conferma la carriera completa dell’artista.

- Beh, capitan abbiamo la bellezza di 11 album in totale… Allora c’è “Big Road Blues” del 1999, poi “Blues an'Other Stories” del 2004. Segue “Flesh & Wood” in 2007 insieme a “Red Wine Tapes” dello stesso anno. Abbiamo parlato di “Wounds Wine & Words” nel 2010. Tra il 2011 e il 2015 abbiamo “Tracks From the Ol'Station”, “Chapter Two” e “Rust & Lust”. Poi forma una band chiamata Sacred Roots dove ripropone in chiave elettroacustica, spirituals e blues tradizionali con altri amici musicisti.

Quindi abbiamo Sacred Roots con l’album eponimo Sacred Roots. E una seconda registrazione; Dancin' the Blues. E in fine Still Walkin' che è stato nostro rilevamento. Mi sono arrivati un po’ di dati anche… Se vuole sapere: Mauro è nato a Milano e abita attualmente Riva del Garda.

- Beh sarà il nostro graal di mettere la mano su queste registrazioni. Eh capo? Secondo? ci calcola una rotta per tornare alla Base Nibraforbe, li lascio il centrale. Sarò nel Mess ufficiali a sapere cosa Seven Seagul, il cuoco, ci ha preparato per cena…

Capitolo 170

Non è che siamo abituati a questo genere di situazioni, ma non è la prima volta che succede.  Diretti a buon passo verso la base Nibraforbe, le menti del bordo svagano… Chi a ritrovare una famiglia, figli, chi a sognare di una serata con la fidanzatina, chi a chiudere gli occhi, gambe allungate, a lasciarsi inondare di raggi solari, accanto a una birra artigianale, anche di mattino, su una terrazza deserta. Buon, quello sono Io, ma ho il diritto di sognare del mio futuro immediato… Diventa anche migliore quando si avvera. Pero anche sotto una decina di miglia vicino alla base, abbiamo un operatore sonar che è sempre in agguato:

- Segnale!

Ho Jones nella lignea di mira e prima che sparasse il suo discorso li “assimetrizzo” le sopracciglia in un modo pagliaccesco e distorto le labbra superiore in una mimica che urla “No! Lasciaci in pace, ho sete”. Come risposta ho suoi occhi spalancati, sotto sue sopracciglia distese al massimo, che mi significano “E importante” … La mia faccia si distende per significarli che mollo, e li lancio:

- Avanti, Jones!

- Nel 050, rotta nel 110, distanza 16 miglia, velocita 09 nodi, profondità 055, firma sonar Hi Fi Gloom tutti schedati.

- Oooops mi penso, abbiamo un vincitore dell’ultimo Trentino Musica award, categoria Video e nominato per un single, non possiamo decentemente ignorare questo segnale. Brontolo solo per il tempismo, che mi ritarda il gusto del triplice malto, tecnica doppia gocce, a fermentazione lenta, dalle mie papille impaziente.

- Rotta nel 075 per 5 miglia poi ferma propulsione, Secondo? Li affido la manovra. Jenkins? Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio, Capo centrale? Richiesta dossier sulla rete flash.

Tanto siamo lì, e meglio facciamo il nostro dovere, più presto saremo di ritorno. Poi una volta sulla terrazza ne ordinerò due, in ogni modo torno sempre su da “The Pit” con la corriera. Il buffer di memoria ronza come un gatto, il telex della rete flash mangia la sua dosa di carta perforata, Il capo centrale e il suo blocco sono a ginnastica. Io aspetto nella poltrona del centrale.

- Allora leggerissimo cambio di line up nella band formata a Trento nel 2017 abbiamo ancora Alessio Zeni alla voce e chitarre poi Daniele Bonvecchio alla batteria, elettronica e cori. Simone Gardumi è rimasto ancora un po’ nella band in fase di produzione, pero preso dal lavoro e del suo dovere di nuovo padre, si è distaccato della band per le apparizioni pubbliche e tour. Questo è la loro seconda produzione dopo Ivory Crush, uscito nel marzo 2018 per La Clinica Dischi. Seguono “Hate and the Beast” dell’ottobre 2020, vincitore del video dell’anno al TMA 2020 e “Profane” del marzo 2021, dall'intenzione decisamente più tagliente e che andranno poi a far parte dell'EP Beyond Curfew, il nostro rilevamento, uscito il 25 giugno 2021.  I testi sono opera di Alessio con l’aiuto per la parte linguistica di Fabrizio Vilday, un ragazzo di Trento con madre lingua inglese. L’EP di 5 tracce è prodotto da HI FI GLOOM e Fabio de Pretis. Registrato e mixato da Fabio de Pretis e Mauro Iseppi presso il Blue Noise Recording Studio di Mattarello. Masterizzato da Mauro Andreolli presso Das Ende der Dinge Trento. Progettazione grafica e copertina a cura di HI FI GLOOM. Il singolo scelto per fare da apripista all' EP è Linen Thread, di cui uscirà il videoclip il 2 luglio 2021, e parla della rottura di quel sottile equilibrio, che ti porta a realizzare di non conoscere affatto, chi hai di fronte da sempre. Tutto lì…

A dire la verità questo Ep sembra un po’ più sollevato e ritmato che “Ivory crush” si distacca al meno della contemplazione nostalgica dei video e canzoni come “Wish” o “I Hid a voice” per esempio.  Un colore di sotto fondo rimane pero, uno stile persista, l’atmosfera lei, cambia. L’Ep sembra più maschile dalle sue sonorità e dall’aspetto più virile delle sequenze portanti. Non sfondiamo porte con la spalla, ma la sofisticazione presente sulle due registrazioni è presa più fermamente in mano sul nuovo album.

Il contenuto rimane implicato con il viaggio interiore, costretto o no, durante l’isolamento forzato: “C’è più di un coprifuoco interiore che a volte può essere più rigido di quello che chiude le strade e le città. Siamo andati oltre.

Ci si può affrontare l’argomento con diverse solidità di personalità, ma soprattutto diversi quadri; essere confinato con un ampio giardino in casa o in un monolocale in cita porta diversi spazi, radicalmente diversi, dove evolvere. Poi c’è chi si spolvererà le spalle per ripartire come prima, c’è chi ne uscirà in ginocchio.

Un’immagine rimane incollata alla mia mente ascoltando “Hate and the beast” ed è quella di Colin Powel agitando un po’ di farina in un tubo nel febbraio 2003 per partire in guerra in Iraq. Le parole incollano a l’enorme truffa. Il video premiato è di Michelangelo Girardi, un Italiano residente in gran Bretagna, un professionista nel settore dell’immagine digitale, per impacchettare questo capo lavoro robotico, su sfondo di biglietti in dollari. Il brano è musicalmente anche a l’altezza, rimane abbastanza semplice di costruzione e nasconde interventi discreti di tastiere sfuse, di passaggio, poco notevoli ma essenziali. La voce di Alessio è molto vicina e porta un senso di sincerità al testo, come un segreto rivelato ad un amico di fiducia. Il finale, sollevato dalla voce raddoppiata e alta di Alessio, interviene dopo una spiaggia di calma ricordando la legge del tallio, ripetuto dalla voce sussurrata di Daniele.  Veramente Notevole.

C’è un ritmo veramente meccanico e industriale su “Profane” accentuato da voci che si disperdono nel ecco della sua introduzione. Mi sembra identificare un doppio canto sulla totalità del brano, la voce di Daniele affianca quella di Alessio discretamente ma con precisione. Sul primo ritornello un colpo unico di tastiera marca ogni battuta, fino alla conclusione del brano, il suo suono mi ricorda la famosa canzone “Sail” degli “Awolnation”.

“Linen thread” tempera leggermente il clima del album. Come per ritrovare l’atmosfera di “Ivory crush”. Il video uscito il 2 luglio 2021 ricollega verso queste atmosfere e si posiziona come legame fra le due produzioni. C’è un ritmo fatto di campionamenti di gocce d’acqua, espanse nella riverberazione, sopra tutto il secondo verso, che lo distacca del resto della canzone. L’isolamento spinge certe volte ad un’esplorazione troppo profonda dell’essere amato, fino a certe volte, rivelare un aspetto sconosciuto della sua propria personalità. “Who’s that standing before me, ‘cause you’re acting like somebody else”… è pericoloso sporgersi…

“Love and adore” ci riporta verso una sequenza portante più muscolosa, fatta di bassi grezzi e aspri, e sostenuta da un ritmo ballante. La voce raddoppiata di Alessio ci scorta allungo tutta la canzone, mentre Daniele consolida l’inizio delle strofe del primo verso di interventi sussurrati. La canzone prende alle anche, nonostante il drammatico soggetto del testo. Siamo davanti alle conseguenze della canzone precedente. Ho scoperto chi sei veramente ed è qui che nostri sentieri si separano, prima che le cose si spettinano troppo: “cruelty and innocence are unpredictable”.

Un gruppo di quattro note basse e gonfiate cadenza “Insight” ogni 4 battute, su un altro ritmo ballante. In secondo piano suoni leggeri vestono i versi propulsati da una sequenza leggera e filigrana che appare al primo ritornello e che cambia forma nel corso della canzone. “Insight” è l’introspezione che rimane una volta i danni fatti, una volta i cambiamenti compiti. Un enorme suono appare nel finale, la sua opulenza sembra esagerata a confronto, non soltanto degli gli altri suoni della canzone, ma con quelli del EP. Sicuramente simbolizza la forza delle decisioni da prendere, la decisione di guardare in questa o quella direzione. Un po’ di determinazione, in somma.

Questo secondo opus dei HiFi Gloom è molto più sostenuto e ritmato che l’album di esordio. Porta brani più energetici e vivaci alla scaletta della formazione, per le loro apparizioni pubbliche. Secondo me averne altre dello stesso calibro sarebbe anche un vantaggio. Vorrei già avere una risposta ad una curiosità che è rimasta ancorata nei miei pensieri: L’influenza di Simone Gardumi è sicuramente ancora bella presente in questo EP e solleva la domanda di sapere se lui rimarrà ancora allo stato della produzione e registrazione per le prossime produzioni, o nel caso in quale la separazione diventa definitiva, quale direzione il duo Zeni-Buonvecchio prenderà. Con il chilometraggio che hanno alle spalle, dopo essere stato in Vetrozero, Resando, L’ira di Gioto ed altre band, sono ovviamente più che capaci di scrivere il loro materiale.  Pero cosa porterà questo spazio aperto, concesso al binomio?

- Rotta nel 270, torniamo alla base Nibraforbe. Secondo? ci riporta a casa, mi ritiro per pensare al futuro della band.

-Aye aye sir!

Cosa porterà lo spazio libero concesso? Ci devo pensare… Si, devo pensare triplice malto, tecnica doppia gocce, e fermentazione lenta. Ci devo pensare….

Capitolo 171

Stiamo ritornando da una bella serie di settimane di riposo. Solo il capo centrale, il secondo e me siamo tornati abbordo il giorno prima del ritorno dell’equipaggio completo. Anche Seven Seagul il cuoco e due marinieri di servizio caricano il fresco, nelle ampie celle frigorifere del bordo. Il capo cantiere fa il suo reso conto sulla manutenzione e aggiornamenti dei programmi del bordo, mentre il Secondo e me facciamo il giro di tutti strumenti del centrale e firmiamo la presa in mano del nostro giocatolo per ragazzi grandi.

- Capo centrale, mi dica cosa abbiamo in archivio da oggi?

- N’attimin, Capitan… Vardo da subit. Hmmm... 4250 tracce in tutto per un totale di 254 ore di musica trentina, 255 gruppi in archivio di quale 166 attivi e 89 sciolti, 170 rapporti di missione, 20 200 visite sul blog, 630 abbonati, 380 pillole e 140 avventure narrate mandate nella memoria centrale del Intel. Tutto li.

La mattina seguente, guardo dalla torre un equipaggio sorridente, rilassato e abbronzato camminare sulla piattaforma, scavalcare la passarella e sparire, con i loro effetti personali rinchiusi nelle sacche bianche di marina, uno per uno, nei boccaporti da ogni parte della torre.  Questa immersione sarà di qualche giorno massimo, sembra che andiamo a caccia di una pre-uscita, le nostre prede preferite e dell’ultimo album degli “To you mom”. Loro al meno sono schedati, basta tirare il dossier dall’archivio. Il secondo esce dietro di me, dalla scala di torre:

- Ho letto l’ordine di missione, Capitan…

- “To you Mom” nuovo EP e Rich machines, facciamo nell’electro stavolta, pero su quel ultimo a vedere il rapporto del Intel, credo si tratta di una collaborazione, con gente fuori della nostra giurisdizione.

- Il capo centrale è già davanti al telex, avremo tutti dati prima di tagliar gli ormeggi. Hai un’idea della rotta da prendere?

- Hmm… per i “To you mom” so dove andare a cercare, per i altri non so… Credo abbiamo un quadrante abbastanza largo dove cercare e beccare qualcosa, basta trovare “Rich machines” poi seguiamo la firma interferometrica del segnale dove ci porterà. Tanto Jones, in questa missione, è il nostro asso in manica. Posto di manovra in un’ora.

Non c’è da dire. Il ronzo della strumentazione, i bip del sonar, la leggera vibrazione della propulsione silenziosa ridiventa prestamente un ambiente famigliare. Non ci aspettavamo a una preda così facile a poche miglia fuori dal passaggio segreto della base Nibraforbe. Sono 10 minuti che siamo in immersione, quando:

- Segnale nel 085, rotta nel 110, distanza 05 miglia, velocita 03 nodi, profondità 019.

- Firma sonar?

- Arriva… To you mom, Capitan.

- Buon! Vanno pieno sud, Rallentare! avanti 03 nodi, lasciamoli passare e prendere il largo, Secondo? una volta sono a circa 6 o 7 miglia, ci attacchi di dietro come lei sa fare, Jenkins! strumentazione quando dico IO… Non prima, Capo centrale il loro dossier è già pronto?

Anche il capo centrale, attrezzato di fresco di una nuova matita gialla, con gommino pristino, si avvicina alla tavola delle carte per il suo rapporto:

- Certo Capitan … I To You Mom: esistono dal 2011 da un'idea di Luca Lorenzi, Massimiliano Santoni e Marco Ricci, quello della Casa del Mirto. Ne esce un EP "I am Ian": un lavoro veloce, volutamente grezzo che doveva essere l'unica produzione del progetto. Dopo due anni però, Luca e Massimiliano decidono di riformare il gruppo cercando nuove sonorità più curate, eleganti e pulite. 2014 un single due tracce “On a Friday” e “Happy people” esce per Ghost Records. Poco dopo è pubblicato il primo disco ufficiale dei To You Mom: che porta il nome di WE ARE LIONS, uscito nel 2015 sempre per Ghost Records. I due membri che lavorano tra Milano e Trento sono ancora poco concentrati sulla formazione perché hanno progetti personali e si staccano da Ghost Records per proseguire da soli. Nel giugno 2017 l'uscita del secondo disco THIS HARMONY. Sempre con queste atmosfere calme, luci soffuse, raffinatezza avanti.  Nel 2020 iniziano l’idea di presentare sul tubo un nuovo brano ogni 3 mesi circa, accompagnato da un video-testo, ideato e realizzato dall’artista Caterina Nebl. Il risultato è un nuovo mini album di 7 canzoni uscito il venerdì 11 giugno 2021… che è il nostro rilevamento, tutte le canzoni sono prodotte e registrate da Luca Lorenzi e Massimiliano Santoni. Mastering a cura di Gianni Peri. Artwork cover: Luca Lorenzi. Penso sia tutto.

- Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio… Cominciamo!

Per definire l’essenza del gruppo, bisogna capire la o le ragioni in quale i oramai due membri decidono di versare un contributo. Cioè, al di fuori della loro vita musicale già impegnata; Luca Con “Young lies” il suo progetto strumentale personale e Massimiliano con “After dark my sweet” questa formazione è uno spazio libero, in quale i due membri esprimano quello che li tocca più particolarmente. A dire la verità, io percepisco più questo come un ripostiglio, che uno spazio…  uno nascondino sotto le scale, una capanna da bambino in fondo al giardino, definisce molto meglio il lato intimo del motivo in quale le canzoni sono prodotte. A me sembra che importa più quello che è detto e la maniera in quale è portata avanti, piuttosto che il successo che ha, attraverso vendite per esempio. Non si entra qui dentro con le scarpe da cantiere, ci si utilizza lo zerbino accuratamente o ci si cammina sulla punta dei piedi.

“Blow” inizia direttamente con il canto e ordina “Wake up”. La canzone invita a un raduno, una presa di coscienza, la definizione di un obbiettivo comune, un invito all’empatia, a l’umanità rispettosa: “We should stop building these towers, instead of stepping on the flowers” Cioè Dovremo smettere di costruire delle torri, invece di calpestare fiori. È vero che siamo partiti male, ma come lo dicono bene ci vuole un inverno per fare una primavera. Il tessuto musicale è sottile e filigrana: un ritmo programmato discreto, lascia accordi di tastiere scorrere in sotto fondo. Il pianto di una chitarra crea un rilievo attraverso arpeggi discreti sui versi e rialza i ritornelli delle sue lunghezze.

Un ritmo che sembra fatto della miscela di una percussione e del campionamento di una voce femminile porta “Tulips”, e il suo video testo,  con questo suono definito e messo avanti, ritroviamo una chitarra molto più presente che arpeggia sui versi. Il tema rimane romantico e intimo ed è basato sul gioco di parola “Two lips” cioè due labbra e “tulips” famoso fiore olandese.  Un pezzo ad ascoltare in due prevalentemente.

C’è un consistente cambio di colore su “Birds of december” Un ritmo intermittente sincopa le battute portando l’accento a metta misura. Al meno, la costruzione della canzone è stata considerata sotto un angolo poco classico. Testimonianza del desiderio di volere variare le essenze delle composizioni nel EP. Qui proviamo di considerarsi come un uccello in gabbia, triste destino, una condanna a l’immobilita e l’impotenza.

Non volevo credere alle parole che avevo sentito ripetutamente “I’m thinking of combs on a road” mi sembrava sfasato… pero a guardare il titolo e sentire la sequenza che stampa un ritmo ferroviario su “Pettinati road” ci si rende conto che l’immagine iniziale sentita era quella giusta. Questo brano è notevole, non soltanto per la sequenza su di quale la canzone passeggia, ma anche per la metrica del canto e la sua sovrapposizione sulla musica, semplice e spogliata. La mia traccia preferita sull’EP.

Hikari dawn” esce in video già in dicembre 2020 e si distingue ancora una volta dal insieme, dalla sua chitarra messa avanti per avvolgere l’inizio della canzone, la fine dei versi che scorrono su un ritmo simile alla canzone precedente, che dà al corpo centrale del EP, una consistenza più sollevata. Necessita di muovere e di muoversi. Nelle immagini del video la finestra simbolizza la via di uscita, il passaggio verso un fuori vietato, l’unica sorgente di luce. L’interno conosciuto e protettivo diventa gabbia dalle costrette esterne è delimitato dalla tenda. Fra i due uno spazio conciso, ne dentro, ne fuori, dove l’immaginazione porta la liberta necessaria al movimento libero del ballo. Qui solo la volontà e la mente creano gli spazi necessari alla nostra stabilita.

Le leggere percussioni di “Sorrow” rimangono discrete come su tutto l’album, con dei bassi sotterranei. Una voce femminile apre la canzone e sottolinea la fine dei ritornelli. Il testo è declamato due sillabe alla volta e individua più notevolmente la metrica del testo. Una brillante idea.

La “Melatonin” è un ormone segretata dal cervello in assenza di luce e regola il ciclo del sonno.  Ci invita alla conclusione del EP essendo la canzone la più corta del album, cantato in un inglese perfetto alla pronuncia accurata. Incrociamo belle immagini generate dal testo. “I can feel the flavour of the cinnamon, A technicolor vision makes it cinematic”. Ci si sente la riflessione nella composizione o magari momenti liberi, lasciati allo svago del pensiero, campo fertile dove appariscono questo tipo di idee e sillabe magicamente combinate.

Questo EP genera dopo un ascolto accurato la voglia di ascoltare meglio, o al meno, con un orecchio più sintonizzato, i due album precedenti “We are lions” e “This harmony” storia di essere sicuro di non avere sorvolato troppo in alto le composizioni precedenti. Magari sarà l’album che porterà la giusta considerazione al gruppo. Il terzo album si inserisce nella produzione della band come un’entità di stile diverso ed è degna di considerazione.

Sara Jones a portare la nostra attenzione sul resto della missione:

- Segnali! Nel 110, rilevamenti statici, distanza 23 miglia, profondità 090. 4 rilevamenti, Rich Machines firma sonar in banca dati.

- Brao Jones, agganciami l’interferometro su quel segnale che cerchiamo l’uscita avvenire…

(to be continued)

Capitolo 172

[..] Seguito recensione “To you mom”

- Segnali! Nel 110, rilevamenti statici, distanza 23 miglia, profondità 090. 4 rilevamenti, Rich Machines firma sonar in banca dati.

- Brao Jones, agganciami l’interferometro su quei segnali che cerchiamo l’uscita avvenire.

Per il momento la fortuna ci sorride, abbiamo 4 rilevamenti con la firma sonar di “Rich Machines” e il capo centrale è già pronto con il suo rapporto:

- Allora, Rich Machines è un certo Yari Ciani. Ricercatore a l’università di Trento nel settore Oncologico, che suona le tastiere, è di formazione classica, pubblica il suo primo single “I don’t need anything” nel 2017, segue il notevole “Night” nel 2018, due tracce cantate. Poi si lancia nello strumentale nel 2019 con un EP intitolato “Zebrala” di 4 Tracce inclusa “Night”. In 2020 pubblica “Isolation” un EP di 4 altre tracce puramente strumentale questa volta, seguito da un single “Natron” nel 2021, e inizia una collaborazione con Alergy un DJ produttore di Rimini, nonostante sia molto giovane ha già rilasciato vari singoli e ben 3 EP questo anno. Secondo me è in un periodo isterico-febbrile di produzione tipico di questi giovani…

- Rimini, ci sono andato una volta… Non è il posto dove c’è una discoteca per 40 abitanti?

- Si, Si è lì… Proseguo, il paio si è incontrato on line, e hanno fatto conoscenza ascoltando le produzioni di ciascuno, perché sono sullo stesso label discografico. Un altro EP di quattro tracce EDM deve uscire in settembre e dobbiamo trovarne il rilevamento…

- EDM? Cos’è sta roba?

- Electronic Dance Music, Capitan!

- Ah, Ok! Grazie Capo.

Yari è uno dei rari musicisti attuali a veramente premere la tastiera dei sintetizzatori. Cioè suona veramente. Non è nel campo dei triti bottoni, anche se secondo me, in questo genere elettronica o Dance, quello che importa è il suono che esce dalle casse, non il modo in quale è suonato. Nelle sue prime produzioni definisce il suo stile mescolando campionamenti, suoni della banca dati del sintetizzatore, anche a tornare francamente verso suoni basici su “Isolation”, per esempio.

Vari canzoni si distaccano della produzione di Rich machines mentre ci dirigiamo verso il nostro obiettivo: “Night” è una canzone cantata al ritmo del passo di un cavallo su strade urbane. C’è qualcosa di estremamente profondo nella costruzione di questo brano, oltre alla profondità intrinseca dei suoni. La semplicità spogliata di poche sorse sonore, una sequenza bassa, il suono di un piano forte, percussioni filigrane, ma messe avanti, e la voce. Poi c’è l’atmosfera delle fine vacanze, gli amorini di ragazzi che si ricordano per vite intere, le meteoriti che sfrecciano nel cielo e, sdraiati per terra, senza niente nel campo visivo, ti sembra flottare nello spazio.

2021 Ci porta un pezzo all’aspetto radicalmente diverso: più meccanico, più robotico, più metodico, più ripetitivo. “Natron” impone il suo ritmo determinato che scorre su ondate di rumori all’origine vocale, presenti su tutto il pezzo: Uuuuuap! Uuuuuap! Un altro campionamento vocale sottolinea l’aspetto sintetico della presenza quasi umana, agli contorni cibernetici, che mastica un canticchio unico, allungo il brano, che si frammenta intorno a stacchi ripidi. Notevole pezzo.

- Jones? dove ci porta il segnale del l’interferometro?

- Continua a guidarci dritti nel 140, Capitan.

- Avanti tre quarti, rotta nel 140, profondità 090, Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio… Cominciamo!

Il nostro rilevamento appare finalmente ma è frantumato. Di fatti, tracce sono state rilasciate progressivamente dall’inizio luglio, e a noi serve solo seguirle come sassolini bianchi, lasciate per guidarci verso l’ultima traccia ancora nascosta nel EP.

Synthetic Diamonds appare il 7 Luglio 2021. Il brano come tutti altri rimane abbastanza corto per essere destinato ad un uso notturno nei Clubs. Non abbiamo una traccia superiore a 2.42 nel EP. O la moda del extended play è completamente passata, adesso che i brani sono visibilmente disponibili a un DJ, su uno schermo. Mi spiego: al tempo del vinile o ancora un po’ del CD i famosi “dance mix” incisi su un super 45 giri di vinile duravano 6/7 minuti o anche di più, e in una serata si faceva una cinquantina-sessantina di missaggi manuali.  Adesso, una serata di stessa durata deve comportare fra 150 e 250 missaggi assistiti elettronicamente. Francesca Pittatore cantante, corista e doppiatrice presta la sua voce al campionamento digitale. La sua presenza su Synthetic Diamonds rimane un prestito tagliato, manipolato, sformato e ripetuto. Sillabe sue sono utilizzate come percussioni vocali e aggiungono dettagli al ritmo. Il brano è invitante al ballo.

“Desired” è rilasciato il 21 Luglio 2021, è il più umano dei tutti brani rilasciati qua. Francesca Pittatore si materializza finalmente in carne e ossa. L’introduzione prende un aspetto più Jazzy. La traccia è più aerata e temperata, la progressione nel brano è più posata e dettagliata. L’accento è più portato sul groove e sulla voce stupenda di Francesca. La sua voce calda è un invito e suoi cori sono gradevoli. La fine sembra stroncata e tagliata netta. Speriamo sia sviluppata una versione un po’ più lunga, destinata agli clubs.

Il sassolino bianco seguente non è ancora uscito e dobbiamo ringraziare Jones, al sonar, per averlo scovato alla profondità da quale rissale piano. “Boreal” uscirà l’8 Settembre 2021 ed è uno strumentale ballante che offre una frase musicale ripetuta ossessivamente su una base di bassi al tono maschile. Interessante stacco a 1.53 che guida il brano verso l’uscita. Rimane per lo meno un tema interessante da sviluppare ed espandere.

“Pure gems” è l’ultimo pezzo che apparirà a l’uscita del EP “Dangerous Crystals” il 17 Settembre 2021

Inizia con calma su un tempo medio, quasi trap. Felicemente il raddoppio del beat da corpo allo strumentale per poche battute poi si riposiziona nel ritmo temperato per lasciare una progressione, un crescendo riportarci verso il beat invitante. Questo brano sembra essere un utensile per DJ storia di estrarne una progressione o l’altra da includere di mezzo a tutta l’interminabile serie di missaggi di una serata.

Questo EP di Alergy in collaborazione con Yani Ciani è destinato a un pubblico giovane e notturno. Rinserra note di pure House music, ritmi invitanti, sequenze contorte e a spalle larghe. Due tracce cantate, anche se una usa il campionamento della voce di Francesca Pittatore, e due strumentali. Avrei voluto trovare pezzi un po’ più sviluppati musicalmente, che troncati per un uso radiofonico, che considererà il contenuto per una diffusione sempre troppo breve nel tempo, visto l’intensità del flusso di creazioni in continuo arrivo in questo genere musicale.  Magari un serio motivo per Alergy di surfare la sua onda di produrre pezzi, a mano a mano che le idee li vengono in testa. Storia di rimanere in cima alle cose.

- Rotta nel 320, avanti due quarti, torniamo alla base Nibraforbe. Jones tienimi d’occhio la zona sulla via del ritorno.

- Aye aye, sir!

Capitolo 173

Doveva essere la seconda volta che l’Intel ci mandava a fare un giro… Cosi, senza obbiettivi precisi storia di tastare l’acqua delle profondità e vedere cosa si muoveva nell’oscurità del fondo mare. Da qualche mese le restrizioni dell’isolamento forzato iniziavano a farsi sentire, pochi album uscivano e eravamo rimasti ancorati, quasi saldati, alla nostra piattaforma della base Nibraforbe dal resoconto della nostra missione su Rich Machines. Dalla nostra percezione dei rumori di corridoio, si sussurrava che il Sior Felix Lalu avesse finito di registrare il suo nuovo album, che i Jambow Jane erano in fase di missaggio, I supercani hanno messo la registrazione del loro monumentale prossimo opus chiamato “Aggioviaggio” in sospeso, che i “Point Nemo” avevano un album pronto ad uscire, da tempo ma che un cambio di personale nella band, le riportava in sala prove per potere sopportare l’uscita come ci si deve. Casaligam appoggiava una nuova formazione; “66cl” nell’uscita del loro primo EP al gusto provocatore, iconoclaste, spolverato di ribellione, come della grana trentina stravecchia su dei strangola preti ancora fumanti. Tutto era in acque turbe, galleggiando di mezzo ad enormi punti di domanda. Questa missione doveva per forza condurci nelle profondità dei mari nostrani, vicino al fondo, da dove si staccano le uscite.

Di solito andavamo poco ad Ovest, quindi questa volta, facciamo rotta nel 270 e dopo una sessantina di miglia dalla base, piombiamo a peso morto e in larga spirale, con la convinzione di sondare il deserto abissale. Sara l’orecchia extra fine di Jones a portare la nostra attenzione su un’anomalia, un segnale strano, non ancora un rilevamento preciso, un’anormalità ancora presa nel fango e la sabbia della piattaforma continentale:

- Capitan, c’è qualcosa sul fondo nel 245, velocita 0, distanza 21 miglia, profondità 395, mi sa che vuole risalire. Crea un dosso sul fondo.

- Secondo, rotta nel 245, profondità 290, poi a 3 miglia del rilevamento giriamo in cerchi concentrici, velocita minima, distanza minima 3 miglia, li lascio la manovra. Capo centrale?

- Siamo troppo profondi capitan, niente rete flash!

- Mi combina i dati del sonar e spettrometro, per avere dati, qualcosa.

- Segnale confermato capitan, è sul fondo adesso, uno schedato.

- Uno schedato???

- Aspetto che la nuvola di fango e sabbia si chiarisce capitan, per uno segnale più definito, ma confermo Francesco Armani nella formazione.

Perché ero sorpreso? Tanto andando a cercare ad ovest, dovevamo incrociare forme di vita strane. Non c’era bisogno del rapporto del Capo centrale; Francesco suonava il basso nel “Eco del Baratro”, prestava il suo strumento a Geisterchor, un’entità nera e turbata, usava la chitarra per il suo album solo “le ceneri” e risaltava fuori dal fango delle profondità, per dare una aria famigliare a nostra missione. Il capo centrale torna con un po’ di dati:

- Credo avere la copertina ancora in bassa definizione e il nome del gruppo “Freaky Leeks” Armani Francesco: chitarra e basso, Freddy Porro: voce, Maurizio Viviani: batteria

- I porri strambi??? Cos’è?? Un concetto nuovo? Un trio che canta le verze? Una corale di giardinieri? Fammi vedere sta copertina... ula! Fanno metal? Sacrifici umani? Dati, voglio dati! Scanner, doppler, spettrometro, decoder Audio! Come hai detto che si chiama il cantante?

- Freddy Porro, Capitan! Risponde il Capo centrale.

La risposta alla domanda era nell’elenco dei dati presenti: Porro in Italiano vuole dire “Leek” in inglese. Già il Wyznoscafo fortemente inclinato girava a propulsione silenziosa, intorno al rilevamento e piombava a peso morto verso l’oscurità: la copertina rappresenta la dentatura di una sega circolare pronta ad affettare il primo che si avvicina di troppo. Il contenuto dell’album pero, non è così aggressivo come lo potrebbe suggerire la copertina. Anzi, è piuttosto Pop rock, limite power pop, tutte le tracce sono distinte nel loro stile, tutti soggetti trattati con un angolo diverso, l’opus intero è consistente senza essere eteroclite. Il Batterista rifletta un’esperienza accumulata a Londra a livello professionale. Le chitarre sono mordenti, il basso imperiale, la voce è magniloquente, imponente, spinta avanti ed esagerata di teatralità. I dati trattati arrivano…

- Cominciamo…

“Goatz” inizia con una dichiarazione di intenti: “Magari esagero, ma fa niente” … Questo dà il tono del album. Il primo brano è rock sostenuto, senza essere ne isterico, ne rugoso. Notiamo che Francesco Armani suona chitarre sparse su generalmente due, certe volte tre strati, e anche un basso bello espressivo con partitura elaborata. Il testo richiama ad una libertà spirituale senza guinzaglio: “You pray your gods on Sunday, you blame yourself on Friday”. Notevoli stacchi nell’ultimo ritornello del brano che indica la voglia uscire della rettitudine, creando asperità sul cammino.

“Mornings (Without sun) è un tempo più quieto, ma i vocali distillano la stessa energia. A dire la verità ci vuole un po’ di tempo per acclimatarsi a questo timbro grandiloquente, pero mette in evidenza un fatto nelle prime misure del canto, in particolare nella frase “Stay away from me” la voce di Freddy e quella di Francesco hanno un timbro abbastanza simile e il fatto poteva essere utilizzato al livello di cori, per sottolineare una frase chiave, per sollevare un passaggio. 

“Park” è un lento leggermente disperato, campato su un ritmo ferroviario guidato dal timpano della batteria. Notevole chitarra solista che ribadisce la frase musicale principale mentre i versi seguono l’arpeggio ritmico di un’altra chitarra. La seconda parte del brano scatena la voce, chiusa dietro sbarre, lontano dell’essere amato.

“Locked Up & Down” si distacca dall’album con la sua magica partitura di chitarra sbilenca. La ripetizione della frase dello strumento porta conformità. Le dissonanze genialmente organizzate danno al brano il rilievo di un Kilimangiaro di mezzo all’album. Il ritornello è più Rock e quadrato, diretto e potente, la voce sale sul tetto e cerca risorse per essere ancora più presente che lo è già. C’è un Alien dentro il cantante, che cerca una via di uscita…

“Road to Stockhausen” si appoggia del tutto su una batteria preponderante che passeggia su suoi Toms. Il basso è leggermente arretrato. Le chitarre hanno un suono più puro e diretto. Disegnano pianure nei versi, poi rilievi nell’introduzione e nei ritornelli. La voce cerca di nuovo di uscire del corpo di Freddy per diventare un’entità libera del tutto e non lo può fare discretamente. Mi sembra che c’è un Hulk vocale dentro il sior Porro, che strappa tutte le camicie di Freddy.

“A quarter to five” si appoggia ad un ritmo più temperato e sincopato, il genere è più pop, la voce è più posata e melodica, il testo diventa più temperato, imposto dalla sincerità del tono. Il testo è una richiesta di aiuto, una conversazione di uomini, fra figlio e padre. Questa canzone sembra la più accessibile al grande pubblico, di tutto l’album.

“You can sing” parte su un ritmo più rapido, si tinge di Brit pop, affetta con regolarità il testo. Lascia il batterista sfogarsi, il basso elabora sempre partiture intricate, mentre il cantante ci spiega il suo atteggiamento dall’inizio della registrazione: “Beh non sono un cantante, pero ho provato, lo faccio a modo mio e poi posso sfogarmi a squarciagola, perché mi piace farlo cosi” e varda che te podi farlo anca ti! Dai! Su… canta!

“Saint petrus” accoglie due lignee di chitarre dissonanti e una voce più rauca, quasi minacciosa, senza essere spinta. Il ritmo si appoggia di nuovo sugli toms della batteria, per accentuare un certo aspetto tribale nel pezzo. Tre chitarre per concludere il brano, oltre il secondo minuto ed arruffare il finale di mezzo a chitarre più melodiche che Rock.  Un gran bel finale che lascia una buona impressione al cadere delle bacchette di mezzo alla batteria. 

Cosa dire dopo questa conclusione? Ci sono due modi di considerare questo album; essere critico sul modo di cantare di Freddy, quindi essere annoiato dal suo timbro di voce o abbracciare totalmente il suo modo di abbordare il suo compito e trovare nella sua eccentricità qualcosa di nuovo e di fatti poco comune. Nonostante avere una voce già potente Freddy sembra volere superare le sue proprie capacita e sembra avere trovato, sulla musica di suoi compagni, il modo di farlo. Inutile di dire che ho scelto la seconda, e dalle profondità alzare il mio capello al risultato.  Abbordo il Wyznoscafo sappiamo già tutto, eravamo lì prima di tutti. Vi tocca aspettare il 15 ottobre 2021.

Di colpo mi sto chiedendo se rimanere a profondità 290 o tornare vicino alla superficie….